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Dite ai romani quanto gli costano i derivati del Comune
Ecco i contratti di interest rate swap sottoscritti dal Campidoglio, di cui si sa ancora troppo poco
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"Non dite che non vi avevamo avvisati"

MERCATOLIBERONEWS S.O.S.
Aprire un Rapporto Bancario in Svizzera in una banca fra le piu' sicure al mondo. Garanzia totale su tutti i risparmi depositati (e non solo 100.000 franchi come per le poste svizzere)
Un costo di gestione del conto piu' basso che in Italia
La soluzione più vicina e pratica per gli Italiani che vogliono delocalizzare i propri risparmi, ora depositati nelle banche italiani, rimane la Svizzera. MERCATO LIBERO NEWS ha selezionato la migliore soluzione che offre un elevatissimo livello di sicurezza (anche in Svizzera le banche non sono tutte uguali) e costi di accesso bassissimi.
Ecco i contratti di interest rate swap sottoscritti dal Campidoglio, di cui si sa ancora troppo poco
Paul Krugman colpisce ancora. Nella sua crociata contro l'austerità da tempo critica il bocconiano Alberto Alesina, co-autore – ricordiamo – del libro "Il liberismo è di sinistra" insieme ad un altro grande luminare che proviene da queste parti, Francesco Giavazzi.
Negli ultimi mesi Krugman ha ripetutamente criticato un paper di Alesina e Silvia Ardagna che avrebbe fornito una sorta di base teorica per le azioni della Bce in questi anni. In estrema sintesi, la linea di Alesina sembra puntare tutto sulla riduzione del deficit e liberalizzazioni, necessarie – a suo dire – per porre le basi per la crescita.
A nostro avviso la campagna di Krugman è importante, perché rappresenta una delle poche voci forti sui media contro il ritornello che bisogna "mettere a posto i conti" per far ripartire l'economia. Mostra giustamente che le ricette dell'austerità hanno provocato solo danni, puntando il dito in modo particolare contro la situazione in Europa.
Tuttavia, come abbiamo scritto qualche tempo fa, la sua visione rimane limitata, e lo porta a sostenere un aumento della liquidità senza il criterio fondamentale della distinzione tra investimenti produttivi e quelli speculativi.
http://nobigbanks.it/2013/03/13/krugman-sachs-e-il-deficit/
In questi giorni i "Bocconi boys", sotto tiro da parte di Krugman, un po' se la sono presa. A partire dall'ex rettore Guido Tabellini, che definisce "una sciocchezza" l'idea che la Bocconi sia la scuola dell'austerity.
Lo stesso Alesina si difende dicendo che "C'è austerity e austerity, in troppi usano questa parola...
Reblogged from IL CORRIERE DELLA COLLERA:
Se guardiamo ai fatti, notiamo che il governo OBAMA ha stravolto le posizioni tradizionali dell'America e che ne aveva fatto il leader del mondo libero.
Non dovrebbe lamentarsi se alcuni alleati di sempre come Spagna, Germania, Francia, Vaticano e , nel mio piccolo anch'io, stiamo passando da un atteggiamento passivo ad uno sempre più scettico, quando non di aperta critica.
Art.5319 |
Alla faccia di tutti coloro che accusavano incautamente, con prepotenza e arroganza, il Movimento 5 Stelle di non parlare del signoraggio e della sovranità monetaria ... Adesso, aspettatevi l'evoluzione e la crescita di OPPT, e ne vedrete delle belle ... VIDEO: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5319 |
Cambiano gli esecutivi, si rinnovano, a parole, i programmi di governo, ma il desolato quadro di riferimento macroeconomico e le pessime condizioni di vita della popolazione rimangono immutati. Le dinamiche sapientemente messe in moto dalla speculazione nel 2007 con lo scoppio della bolla dei mutui subprime continuano a produrre gli effetti voluti: trasferire risorse dalla remunerazione del lavoro a quella del capitale finanziario. Un drenaggio inarrestabile che finisce per accentuare quella curva di distribuzione della quale – sempre a parole – chiunque sostiene la necessità di correzione.
FOCUS: prosegue senza sosta l'euforia nei mercati azionari globali| Reazioni: |
CIG-ola.| Reazioni: |
Dopo la fase uno, ossia speculazione sul proprio debito pubblico e conseguenti politiche di austerity, per la Grecia, e soprattutto per i greci, arriva la fase due, la quale consiste nella distruzione del welfare state e nel dare il via libera alle multinazionali di colonizzare il Paese ellenico.
Un brutto destino quello di Atene, abituata a colonizzare e ad esportare la sua civiltà, quella classica da cui è partita la storia europea, adesso costretta a farsi colonizzare ed a mostrare al mondo intero come la stessa storia europea volge al tramonto, morsa nella stretta di poteri finanziari che stanno spianando la strada alla formazione di un nuovo ordine ed un nuovo sistema, fatto di lavoratori schiavizzati e di gente ricca che diventa sempre più ricca.
Samaras, il primo ministro greco, paradossalmente, però sembra gioire ed annuncia da Pechino che la Cina è pronta ad investire 250 miliardi di euro sul martoriato territorio greco: ferrovie, aeroporti, navi, grattacieli, con quelle cifre nessun millimetro della nazione sarà risparmiato dalla "generosità" cinese.
Il tutto mentre il governo di Atene vara un piano di privatizzazioni massicce, una sorta di nulla osta per dare il via definitivo alla colonizzazione; la Grecia vende tutto, dai suoi gioielli artistici a quelli infrastrutturali ed aziendali, pezzo dopo pezzo la propria sovranità, dopo averla ceduta alla Troika, la sta cedendo alle multinazionali collegate a Pechino e non solo, di fatto smantellando ogni porzione di Stato nazione e facendo "pregustare" ai propri lavoratori il modus operandi tipico delle fabbriche cinesi, non certo famose per il rispetto dei diritti umani.
"La Cina investe in tutto il mondo e noi come Grecia vogliamo essere la porta del Mediterraneo", ha dichiarato Samaras e detto così sembra un qualcosa di saggio e lungimirante, se non fosse che Atene non sta aprendo la porta alla Cina, ma sta letteralmente dando le chiavi della propria anima e della propria storia ai nuovi colonizzatori.
Ma non solo cinesi saranno gli investimenti: il 33% dell'aeroporto internazionale di Atene è già in mano ad una grossa multinazionale canadese, così come sono già parecchie le aziende tedesche che hanno acquistato a prezzi stracciati i vecchi caseifici falliti per colpa della crisi scoppiata nel 2009.
La gente continua a scendere in strada, aizzata dalle leggi che impongono austerity ad un popolo già affam...
Il delinearsi dello strano asse Nord-Sud, Sel-Lega a difesa delle Regioni è la più chiara espressione di resistenza passiva di fronte a cambiamenti ormai inevitabili.| Reazioni: |
di REDAZIONE
L'eta' media della classe dirigente italiana impegnata nelle politica, nell'economia e nella pubblica amministrazione e' di 58 anni, la piu' alta tra tutti i Paesi europei. E' quanto emerge dal secondo report sull'eta' media della classe dirigente italiana, presentato nel corso dell'Assemblea dei giovani della Coldiretti e realizzato in collaborazione con il Gruppo 2013. Il forte ringiovanimento che ha interessato la classe politica impegnata nelle istituzioni non ha coinvolto – sottolinea la Coldiretti – i potenti impegnati nelle altre attivita', che sono molto piu' anziani rispetto ai partner comunitari.
A conquistare il triste primato dell'anzianita' nel momento economicamente piu' difficile per l'Italia dal dopoguerra sono – sottolinea Coldiretti – le banche, che hanno una eta' media degli amministratori delegati e dei presidenti di circa 69 anni, addirittura piu' elevata di quella dei Vescovi italiani in carica. Seguono da vicino i presidenti dei tribunali delle citta' capoluogo di Regione, che hanno in media oltre 65 anni, con 9 casi su 20 che superano i 70 anni e solo 2 presidenti che hanno meno di 50 anni. A preoccupare particolarmente – conclude Coldiretti – e' anche il mondo della formazione, con i professori universitari italiani che hanno una media di 63 anni, i piu' anziani del mondo industrializzato. Un quarto dei prof ha piu' di 60 anni contro poco piu' del 10 per cento in Francia e Spagna e l'8 in Gran Bretagna. Con il record della disoccupazione giovanile, la crisi si aggrava perche' non si rinnova la classe dirigente e "vengono a mancare idee, energie e risorse nuove fondamentali per la crescita del Paese", afferma il delegato nazionale dei giovani della Coldiretti Vittorio Sangiorgio nel sottolineare che "la disoccupazione giovanile e' uno spreco che l'Italia non puo' permettersi".

Grafico con metalli preziosi a confronto. Oro in forte discesa da inizio anno ma c'è chi sta peggio. Uno dei grandi protagonisti di questo 2013 è sicuramente l'oro. Protagonista sul malgrado in negativo di questo inizio anno. Un asset class … Continua a leggere →L'argento traina al ribasso il segmento dei metalli preziosi. Lunedì 20 maggio ha avviato le contrattazioni subendo marcati ribassi, che sono arrivati a superare i 4 punti percentuali.
Sul mercato asiatico gli scambi sono stati interrotti per quattro volte nella notte asiatica, a causa di un crash improvviso dei prezzi.
L'oncia d'argento si sta avvicinando alla soglia psicologica dei 20 dollari e non è escluso che possa infrangere al ribasso questo livello.
A metà giornata sui mercati internazionali l'argento perdeva 74 centesimi rispetto alla chiusura di venerdì, – 3,34% a 21,6 dollari l'oncia.
(Fonte : Wall Street Italia.com)
L'articolo Crash dell'argento. In Asia scambi interrotti. Valore vicino a 20 dollari l'oncia sembra essere il primo su Ticinolive.
Beppe Grillo risponde a Milena Gabanelli. "Negli ultimi anni la gestione del blog è stata sempre in perdita", ha avvertito il leader del M5S, spiegando che le perdite del sito sono state sempre coperte da Gianroberto Casaleggio. "Il blog è nato nel 2005″, ha precisato, "e a differenza della maggior parte dei prodotti editoriali italiani televisivi o cartacei non ha mai utilizzato fondi pubblici".
Grillo, rispondendo agli interrogativi sollevati nell'ultima puntata di Report riguardo i ricavi della pubblicità sul blog, ha spiegato che "nel 2012 i costi erano diventati insostenibili e fu inserita per questo, verso metà anno, la pubblicità, ma non per tutte le categorie, per evitare di chiuderlo". Sottolineando che nel 2011 la CA, sigla che viene usata per indicare la Casaleggio Associati, "ha chiuso in passivo di 57.800 euro con un fatturato di circa 1,4 milioni di euro.
Il leader M5S ha avvertito infine che "i bilanci di CA depositati alla Camera di commercio di Milano sono peraltro disponibili a qualunque giornalista interessato ai suoi mirabolanti guadagni".
Negli ultimi anni si è sviluppato una sorta di "pensiero unico". Descritto come un nuovo vangelo, questo "pensiero unico" non è altro che la traduzione in termini ideologici degli interessi del grande capitale internazionale. Le sue parole chiave sono: il mercato, la concorrenza e la competitività, la mondializzazione dei flussi finanziari come della produzione, la [...]
L'articolo Il partito unico sembra essere il primo su Italian Insane Information.
"La cosa migliore per l'Europa è vedere l'economia tedesca rotolare. E sembra che che i giapponesi siano adatti a fare questo lavoro." (D. Zervos)
Nel 2009 si sentiva da ogni parte ripetere più o meno tutti i giorni questo mantra: "No al protezionismo e no alle svalutazioni competitive. Non ripeteremo gli errori degli anni Trenta". Il mantra partiva dal G20 ed era propagato poi da economisti e giornalisti. In realtà fin da allora c'era chi era più avanti di tutti – se così si vuole dire – ossia il Tesoro e la banca centrale degli Stati Uniti, che da un lato mantenevano la retorica del dollaro forte, mentre dall'altro avevano la Fed con la stampante a pieni giri e in funzione 24 ore al giorno.
Da allora sono passati poco più di tre anni, ma sembra un'eternità. Adesso il mantra non viene più sostenuto con tanta convinzione, anzi, non se ne sente proprio più parlare. Al massimo c'è qualche timido avvertimento al Giappone di non esagerare, ma in realtà è chiaro che ognuno fa quello che vuole e cerca proprio di uscire dalla crisi svalutando la propria moneta.
Dato che non è possibile che tutte le monete si svalutino allo stesso modo contemporaneamente, l'unico esito della nuova frenesia monetaria sarà quello di creare inflazione (non solo nel senso limitativo di crescita dei prezzi al consumo). Ovviamente, poi, chi rimane indietro nella corsa alla svalutazione avrà una momentanea perdita di competitività, a parità di altre condizioni.
E' proprio questo che, tra gli altri, David Zervos considera un fatto positivo per l'Europa. La svalutazione competitiva giapponese inizia ad avere effetti sulla competitività internazionale dei prodotti tedeschi, e questo potrebbe ammorbidire la posizione teutonica sulle politiche monetarie da adottare nell'Area Euro.
Si guarda al Giappone, dove i prezzi degli asset finanziari stanno crescendo a dismisura (questo è il primo rilevante effetto dell'inflazione prodotta dalla BoJ), si vede lo yen perdere valore nei confronti delle altre monete e si conclude che le loro esportazioni cresceranno, aumentando gli utili delle imprese.
E allora perché non fare altrettanto? Come dicevo, è impossibile che la stessa politica di svalutazione porti benefici, peraltro temporanei, a tutti coloro che la praticano. Molto più probabilmente porteranno bolle finanziarie in giro per il mondo e, presto o tardi, una nuova crisi. Ma un sacco di gente (soprattutto nel settore finanziario) è contenta perché il viaggio verso il burrone pare a loro molto piacevole.

Nei giorni scorsi Fabrizio Viola, amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, ha incontrato in conference call alcuni analisti finanziari. Nel corso dell'incontro ha reso noto i dati della trimestrale dell'istituto senese e si è impegnato a restituire, come da programma concordato con lo Stato, le cedole dei "Monti Bond", ovvero il maxi-prestito assicurato dal Governo (circa 4 miliardi di euro) per da salvare la banca più antica del mondo.
Queste le parole di Viola:
«Il Monte dei Paschi di Siena lavorerà pancia a terra fino all'ultimo giorno dell'anno per tentare di pagare per cassa gli interessi sui Monti bond».
Se l'impegno verrà differito o comunque non mantenuto si attiverà la procedura di partecipazione dello Stato nella banca: tutto ciò a partire dall'inizio del 2014.
Non tutti sanno che secondo gli accordi intercorsi in fase di attivazione del mega-prestito Monte dei Paschi di Siena si è impegnato a pagare in contanti una cedola lorda del 9%. I "Monti bond", questo il nome con cui il prestito è stato ribattezzato, visto che è stato il governo tecnico a elaborarlo, costano un milione di euro al giorno di interessi.
Dunque non sarà semplice per Viola ed Mps tenere fede all'impegno assunto e rispettare il piano di rientro. Se ne saprà sicuramente di più tra qualche settimana, ovvero in fase di rendiconto della semestrale da parte dell'istituto bancario fondato nel 1472 e che nei mesi scorsi, secoli di splendore economico e finanziario, ha rischiato di collassare. Ora il bivio è verificare se Mps riuscirà a salvarsi da sola o se nel 2014 verrà, magari parzialmente, nazionalizzata.
Paolo Trapani
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E' ripartita la giostra del denaro facile. La Banca centrale europea sta addirittura pensando di rilanciare le asset-backed securities, ve le ricordate? Quelle della bolla dei mutui spazzatura americani. Perché lo fa? E' la domanda che tutti noi europei, vittime di due decenni di finanza ballerina e tre anni di austerità, dobbiamo chiederci. La risposta arriva dai bilanci delle banche europee dove i debiti cattivi, quelli in moratoria insomma, in questi lunghi e duri anni di magra si sono moltiplicati. Alla fine del 2012 ammontavano a ben 720 miliardi di euro, di cui 500 miliardi provenivano dai paesi della periferia di Eurolandia.
Dal 2007 il tasso di crescita dei debiti bancari in moratoria cresce nella periferia al ritmo del 2,5 per cento annuo. Eppure un anno prima la percentuale dei prestiti 'cattivi' di queste nazioni rispetto al totale dei prestiti era la più bassa in Europa, appena il 3 per cento. Oggi un quarto dei debiti bancari greci è in moratoria, il 25 per cento! La medaglia d'argento della triste gara dell'insolvenza va all'Irlanda con il 19 per cento e quella di bronzo all'Italia con il 13,4 per cento, seguono a ruota Spagna e Portogallo con tassi sotto il 10 per cento. Complessivamente, la percentuale dei debiti cattivi della periferia rispetto al totale dell'indebitamento è oggi pari al 20 per cento, 17 punti percentuali in più rispetto al 2006. In Germania invece, si è verificato l'esatto contrario: dal 2010 ad oggi si è passati dal 4 al 2 per cento e nel resto di Eurolandia dal 2 a 4 per cento.
Colpisce in questi dati forniti dalla Bce, dalla Banca Mondiale, dalla Banca centrale spagnola, dalla Banca d'Italia e da J.P. Morgan, la correlazione che esiste tra disoccupazione e prestiti in moratoria. Dal 2006 al 2012 il tasso di disoccupazione della periferia è salito dall'8,5 per cento al 26 per cento odierno, quello della Germania è sceso dal 10,5 a sotto l'1 per cento e quello degli altri paesi nordici è passato dall'6 al 9 per cento. Disoccupazione ed insolvenza vanno dunque a braccetto! O si tratta di un'altra coppia? Disoccupazione e austerità?
Per fermare l'emorragia monetaria legata alla recessione, all'austerità e alla pessima gestione del sistema bancario dei paesi della periferia si ricorre all'ennesima cartolarizzazione. Questa la proposta della Bce. Grazie ai derivati si lucra sul debito cattivo delle banche della periferia e si trasferisce il pessimo rischio a qualcun altro, un po' come una patata bollente che si lancia di mano in mano e finisce per bruciare l'ultima. E qui bisogna domandarsi chi sono i potenziali acquirenti di questi beni tossici, perché di questo si tratta, l'ennesima spazzatura finanziaria? Immondizia con la la quale, a detta di Mario Dragh...
Uno dei grandi problemi che ci troviamo in questa crisi è quello della cattiva distribuzione del reddito ed il progredire delle disuguaglianze economiche e sociali. Già ieri in un post forse banale ma sentito, ho provato spiegare qual è la vera natura della crisi. E la vera natura della crisi si nasconde innanzitutto nell'uomo. E l'uomo con il suo operato ha sicuramente contribuito a creare una sempre maggiore sperequazione tra le varie classi sociali.
Non dimentichiamo infatti che questa crisi ha colpito innanzitutto la classe media, la quale progressivamente si sta estingendo, contribuendo a far aumentare il divario tra la classe povera e quella più ricca.
Cresce e si divarica sempre più la forbice delle disuguaglianze sociali. Il 10% delle famiglie italiane detiene poco meno della metà (47%) della ricchezza totale. Il resto (53%) è suddiviso tra il 90% delle famiglie. Lo segnala la Fisac Cgil, sulla base di uno studio sui salari nel 2012. Una differenza che diventa macroscopica mettendo a confronto il compenso medio di un lavoratore dipendente e quello di un top manager: nel 2012 il rapporto è stato di 1 a 64 nel settore del credito, di 1 a 163 nel resto del campo economico. Nel 1970, sempre secondo lo studio del sindacato del credito della Cgil, tale rapporto era di 1 a 20.
Fatevi due conti… Questa è stata la grande ingiustizia sociale di questi anni. Un dipendente ha incassato mediamente 26.000 Euro lordi l'anno. Un top manager? Ben 17.300.000 Euro. Ovvero 665 volte! Il che è una vergogna. Ipotizziamo anche che i mega dirigenti meritino tali cifre. Ma ancora di più è una vergogna il fatto che sempre in questi ultimi anni per i manager, gli stipendi non hanno fatto altro che lievitare. Mentre per i dipendendi si è rimasti fermi al palo. Anzi, le condizioni del lavoro sono progressivamente peggiorate, con un potere d'acquisto di pensioni e salari che si è praticamente dimezzato.

Nel 2012 il salario netto mensile percepito da un lavoratore standard è stato pari a 1.333 euro che cala del 12% se si tratta di una dipendente donna...

Meno male che la popolazione non capisce il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo capisse, credo che prima di domani scoppierebbe una rivoluzione.
(Henry Ford)