ALLARME ROSSO!!!!!!



MERCATOLIBERONEWS S.O.S.

Per tutti coloro che hanno risparmi superiori ai 100.000 EURO da proteggere.
Se come noi pensate che il rischio di confische, espropri, uscita dall'euro sia ormai troppo elevato contattateci :mlnewsprogetti@yahoo.it
Ti offriamo soluzioni per salvaguardare i tuoi risparmi dai dittatori europei

Aprire un Rapporto Bancario in Svizzera in una banca fra le piu' sicure al mondo. Garanzia totale su tutti i risparmi depositati (e non solo 100.000 franchi come per le poste svizzere)

Un costo di gestione del conto piu' basso che in Italia

La soluzione più vicina e pratica per gli Italiani che vogliono delocalizzare i propri risparmi, ora depositati nelle banche italiani, rimane la Svizzera. MERCATO LIBERO NEWS ha selezionato la migliore soluzione che offre un elevatissimo livello di sicurezza (anche in Svizzera le banche non sono tutte uguali) e costi di accesso bassissimi.

20/05/13

Zio Romolo: Meglio non salire su un treno in corsa...

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Sell in may and go away ?


Il celebre adagio di Wall Street sembra che

quest’anno non verrà rispettato !



Da quattro settimane i 
 
prezzi stanno salendo

senza sosta !

E’ online

l' ultimo articolo di Zio Romolo su ITForumNews


“ Meglio non salire sul treno in corsa….”


Clicca sull’immagine sottostante o sul link
per essere reindirizzato automaticamente all’articolo
http://news.itforum.it/newsletter/2013-150/meglio-non-salire-sul-treno-in-corsa.html

Anche quest’anno Zio Romolo

sarà presente come relatore
 

Venerdì 24 maggio 2013

 ore 14:30Sala della Marina
 



Non vuoi fare la fila ?




Clicca sui banner presenti in questa pagina
 

e PRENOTA il tuo posto in sala





Il Governo Letta e il gioco delle tre carte: Imu sospesa ma aumenta l’Iva. Il Banco vince sempre.

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Il Governo Letta e il gioco delle tre carte: Imu sospesa ma aumenta l'Iva. Il Banco vince sempre.

Dal 21% al 22%. Con l'obiettivo di portarla fino al 23%, anche se nessuno si azzarda a dirlo. Quindi, ricapitolando: l'Imu non viene abolita ma solo sospesa, la restituzione di quella pagata nel 2012 è pura fantasia berlusconiana, e l'iva aumenta. Una fregatura bella e buona. Perché il Banco vince sempre: ecco come.



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“Il futuro è una rottura di coglioni incredibile”

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"Il futuro è una rottura di coglioni incredibile"




Il pessimismo comico di Fantozzi di fronte alla crisi e al declino dell'Occidente: «Fuggite in Cina»





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Quando vi dico che l'Italia è TECNICAMENTE FALLITA...

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Quando vi dico che l'Italia è TECNICAMENTE FALLITA...

L'Italia (a contesto invariato ed invariabile...) è TECNICAMENTE FALLITA

e vi ho fatto molti esempi CONCRETI a dimostrazione di questa "poco confortevole" ipotesi...

L'Italia "Reale" è tecnicamene FALLITA (anche se i mercati finanziari se la godono al rialzo sull'Italia "Virtuale")



Invece le fonti non-imparziali continuano a dirvi che l'Italia sarebbe OK...

perchè i BTP non solo non sono "saltati" (come prevedevano i "Gufi"...)

ma addirittura starebbero andando bene...;-)

Chi invece...



[clicca sul titolo per leggere tutto il post]


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Parlamentari pagati dalle lobby. Ma davvero?!

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Parlamentari pagati dalle lobby. Ma davvero?!

Parlamentari pagati dalle lobby. Ma davvero?!
La scoperta dell'acqua calda... Ma c'è comunque qualcosa di utile nel servizio delle Iene: un pizzico di luce sul processo di formazione delle "leggi". Che dovrebbe spiazzare gli acefali cultori della "legalità".
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Il fallimento non è solo dell’Italia, è in generale di tutta l’Europa

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Il fallimento non è solo dell'Italia, è in generale di tutta l'Europa

di CHRIS WILTON


Gianluca Marchi, nel suo editoriale, cede al realismo più assoluto e proclama che l'Italia è fallita. Ha ragione? Temo di sì ma con lei tutta l'Europa. E più che la politica incapace, di fatto nulla più che un'esecutrice testamentaria, a decretare l'addio del residuo di sovranità e l'ingresso in grande stile nelle truppe della troika potrebbero essere ancora una volta le banche. In Italia, come in Spagna, come in Grecia. Il problema dell'Europa, infatti, è che ha a che fare con troppe banche, troppo debito e poca crescita. In alcune nazioni, infatti, gli assets locali superano e di molto il Pil generato: questo grafico lo dimostra chiaramente e implacabilmente. Ma anche la composizione delle Borse parla questa lingua: i titoli finanziari pesano per il 42% del mercato azionario spagnolo, per il 31% di quello italiano e solo per il 16% di quello statunitense. Il problema è che quando il settore bancario pesa troppo sui destini di un Paese, ipoteca gli stessi e li piega ai suoi interessi: da dinamo, diventa zavorra. Se poi questo settore, oltre che esorbitante, è anche malato, capite che l'epilogo non lascia molto spazio all'immaginazione.


Questo secondo grafico ci mostra la crescita delle sofferenze bancarie: la linea che vira verso l'alto in maniera esponenziale è quella dei cosiddetti NPL (non performing loans) nei Paesi periferici dell'Ue, Italia inclusa. Sono crediti divenuti inesigibili o quasi, per l'incapacità del contraente di far fronte alle scadenze contrattuali su prestiti e mutui. Il motivo è semplice: non è che di colpo nel Sud Europa la gente è diventata disonesta verso il sistema bancario, è che come dimostra quest'altro grafico, il tasso di disoccupazone nei periferici ha raggiunto livelli spaventosi ed è in traiettoria ancora crescente. Se non lavoro, non guadagno, quindi non pago le rate: non serve un Nobel dell'economia. Inoltre, l'aumento delle sofferenze è un comodo alibi per le banche per chiudere ancora di più i rubinetti del credito a famiglie e imprese, sabotando del tutto il meccanismo di trasmissione di liquidità. E' un cane che si morde la coda. In Italia il tasso di sofferenze è orm...



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Speciale Giappone: Svalutazione Competitiva Finita (e Reattori Nucleari da Riaccendere…presto)

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Speciale Giappone: Svalutazione Competitiva Finita (e Reattori Nucleari da Riaccendere…presto)

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 Shinzo Abe1 Speciale Giappone: Svalutazione Competitiva Finita (e Reattori Nucleari da Riaccendere...presto)

Pare che il la svalutazione competitiva dello yen sia (forse) arrivata al capolinea, il ministro delle finanze giapponese Amari ha dichiarato in televisione che " la forza eccessiva dello Yen è stata corretta e che un ulteriore indebolimento sarebbe dannoso per i cittadini giapponesi".

In altre parole il ministro delle finanze ha battezzato quota 103 Yen per un Dollaro (da 78 di 6 mesi fa) come appropriato e, cosa interessante, ha citato i cittadini giapponesi che potrebbero essere colpiti da una eccessiva perdita del potere di acquisto se la svalutazione continuasse.

In questo senso, il ministro delle finanze giapponese ha anche annunciato due misure per migliorare la bilancia commerciale giapponese anche dal lato delle importazioni:

  • Un progetto di importazione di "Shale Gas" americano a minor costo rispetto a quello che gira sui mercati internazionali (4$ invece di 7$ a mmBtu)
  • La riattivazione di tutti i reattori nucleari (funzionati) spenti dopo la tragedia di Fukushima.

Di fatto anticipando il parere positivo che l'agenzia per la sicurezza nucleare giapponese darà certamente nelle prossime settimane.

Il punto è che il Giappone NON ha alcuna possibilità al mondo per tornare ad avere una bilancia commerciale positiva se è costretto ad importare miliardi di dollari al mese di petrolio e gas. Buona fortuna a tutti i giapponesi, e comunque, la sicurezza non è più un lusso che i "paesi svilupati" possono più permettersi.

 

dal Nikkei:

 Mr. Amari was speaking on a Sunday television talk show on national broadcaster NHK.

His comments come after the dollar appreciated past Y103 for the first time in four years Friday, marking a 3% gain in the past week alone, and a 30% rise since mid-November, when Prime Minister Shinzo Abe started his successful campaign for office on ...



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Mig Bank, la Bce sarà costretta ad agire e il dollaro si rafforzerà

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Mig Bank, la Bce sarà costretta ad agire e il dollaro si rafforzerà

L'euro, secondo gli esperti della banca elvetica, potrebbe tornare sotto pressione nei prossimi mesi. Anche la sterlina di indebolirà nei confronti [...]




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TAV: ora basta, ce lo chiede l'Europa

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TAV: ora basta, ce lo chiede l'Europa

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Vi svelo un segreto, in realtà di Pulcinella se non per l'informazione nostrana: la Francia ormai ha deciso di non costruire il Tav Torino-Lione. Manca ancora la firma sul certificato di morte del progetto: poi bisognerà incaricare qualcuno di dare il doloroso annuncio ai Letta bipartizan nella stanza dei bottoni e - soprattutto - alla nazione.

Continua a leggere TAV: ora basta, ce lo chiede l'Europa...

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Macroeconomia e oro: speculazione planetaria in corso

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Macroeconomia e oro: speculazione planetaria in corso

GUEST POST: il barometro settimanale dell'oro. Gli avvenimenti più importanti della settimana e il ruolo dell'oro nei portafogli di investimento e delle banche centrali. L'oro chiude in calo per la settima giornata consecutiva di trading sulla scia di un rafforzamento … Continua a leggere


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Germania: rischio recessione. Senza riforme tornerà il “malato d’Europa”

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Germania: rischio recessione. Senza riforme tornerà il "malato d'Europa"

Joerg Asmussen, membro tedesco del consiglio BCE, prevede che la crescita in Germaniacontinuerà anche nel secondo trimestre, ma ha avvertito: la più grande economia europearischia di diventare (nuovamente) il "malato d'Europa", etichetta che la Germania si guadagnò un decennio fa.


Cinque anni dopo la caduta del Muro di Berlino, nel 1994, l'unificazione del Paese sembrava un'utopia, un progetto destinato al fallimento. La parabola discendente della Germania, costretta a lottare contro i costi della riunificazione, sembrava inarrestabile e senza precedenti. Sembrava, appunto. Nel 2004 infatti, il Paese riuscì ad emergere dal proprio torpore e malessere e a compiere quello che fu definito un miracolo di rinascita economica. La Germania affrontò e superò la recessione diventando una rara isola di prosperità in Europa, passando da "malato d'Europa" a locomotiva del Vecchio Continente.


La performance della Germania nei primi due anni della crisi della zona euro è stata nettamente superiore rispetto a quella dei cugini europei, anche se con una crescita dello 0,1 per cento registrata nel primo trimestre di quest'anno, dopo la contrazione dello 0,6 per cento nel quarto trimestre del 2012, il Paese è appena riuscito a scongiurare lo spettro di una nuovarecessione.


"Penso che ci siano buone ragioni per credere che il secondo trimestre sarà migliore del primo", ha detto Asmussen. Oltre ad essere un membro del comitato esecutivo della Banca centrale europea, Asmussen appartiene ai socialdemocratici di centro-sinistra (SPD), il partito che sta lottando per spodestare il cancelliere conservatore Angela Merkel nelle elezioni tedesche in programma a settembre. La Germania sta raccogliendo i frutti delle riforme intraprese dai governi precedenti, ha aggiunto Asmussen, come le misure e gli sforzi compiuti in materia di mercato del lavoro dall'ex cancelliere Gerhard Schroeder SPD, .


Ma il rischio che la locomotiva d'Europa, possa tornare a rivivere i suoi anni bui, esiste. La Germania ha bisogno di riforme e se non continuerà lungo questa strada, nell'arco di cinque–dieci anni tornerà ad essere il "malato d'Europa", ha sentenziato Asmussen. Istruzione, infrastrutture, sistema fiscale, forniture energetiche, cambiamenti demografici, sono alcune delle aree che necessitano di una revisione.


Asmussen ha dichiarato che la BCE avrebbe perseguito una politica monetaria espansiva per tutto il tempo necessario, dopo che a inizio maggio, per la prima volta in 10 mesi, l'Istituto diFrancoforte ha deciso di tagliare i tassi di interesse. "Ma abbiamo bisogno di tenere a mente che una lunga e permanente politica di bassi tassi di interesse comporta rischi, perché incoraggia gli investitori a cercare rendimenti crescenti altrove, e può por...



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FISCO: GLI AIUTI CHE NON AIUTANO

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FISCO: GLI AIUTI CHE NON AIUTANO










di Paolo Cardenà - Nel dicembre del 2011, nel decreto salva
Italia, fu introdotto un meccanismo, chiamato ACE (Aiuti alla crescita
economica)
, finalizzato a premiare le imprese che, già dal periodo di imposta
2011,  avrebbero effettuato operazioni di ricapitalizzazione, ossia che si
sarebbero dotate di maggiori capitali propri. A quei tempi, la stampa
sussidiata, presentò l'innovazione introdotta dal Ministro Passera
come
un'iniziativa che avrebbe stimolato, e di molto, le operazioni di aumento di
capitale da parte delle società, proprio grazie ai benefici fiscali previsti
dalla normativa.


Dotare le imprese di maggiori capitali, equivale a
 diminuire la dipendenza delle stesse imprese dal mondo bancario
, sempre
agonizzante e perciò avverso alla concessione di linee di credito alle sistema
delle imprese. E' chiaro che un imprenditore che capitalizza la propria impresa
non dovrebbe  certo farlo per un incentivo fiscale, ma per il semplice
motivo che, avere un'azienda adeguatamente capitalizzata, oltre a diminuire la
dipendenza dal mondo bancario, favorisce la realizzazione di economie in
termini di interessi passivi, e costituisce un ottimo biglietto da visita per
affacciarsi sul mercato
, che chiaramente apprezzerà maggiormente aziende
adeguatamene patrimonializzate, ritenendole  più affidabili rispetto ad
altre dotate di esegui capitali. 





Ad ogni buon conto, lo spirito della normativa
è proprio quello di 
ridurre lo squilibrio
tuttora esistente fra un finanziamento con capitale di debito e con capitale
proprio
, introducendo  un beneficio che si sostanzia in una deduzione dal
reddito imponibile del rendimento figurativo degli apporti di capitale.






Tant'è che nella relazione
illustrativa del decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze 14
marzo 2012, di attuazione della nuova disciplina, in cui si legge:



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Crisi, auto: la riscoperta del “modello base” e l’abbandono dell’optional

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Crisi, auto: la riscoperta del "modello base" e l'abbandono dell'optional

Esiste, l'abbiamo vista e ci siamo anche saliti; provarla no, perché praticamente è un esemplare unico, probabilmente tenuto religiosamente sul piedistallo dal coraggioso concessionario, che ha osato ordinarla, ma chissà se è anche disposto a venderla al primo cliente che gliela chiederà. E' l'ormai celebre Dacia Duster da 11.900 euro, che geniali pubblicitari hanno definitivamente consacrato come icona del low cost  provocatorio. Eppure in pochi credevano che esistesse davvero. Anche perché in realtà neppure quella della pubblicità costa così poco: ha i cerchi in lega, la vernice nera, le barre sul tetto, probabilmente anche le quattro ruote motrici, visto che la si vede sbucare con un certo brio da uno sterrato impegnativo. Non solo. Potrebbe essere dotata persino di aria condizionata quella mandata in scena. Risultato: tutti optional non previsti dal modello base.

La Duster che "costa solo undicimilanovecento euro" – come scandisce con sufficienza e quasi con disgusto il tizio snob con il cocktail in mano quando la vede arrivare al party all'aperto - non ha praticamente nulla. Dei sistemi elettronici solo l'Abs (che è obbligatorio) e della miriade di air bag di cui ormai sono dotate tutte le auto ha solo i due indispensabili (cioè quelli frontali per conducente e passeggero). Poi: non ha il climatizzatore, non ha gli alzacristalli elettrici (la manovella per i finestrini anteriori non si vedeva dagli anni Settanta), non ha neppure la chiusura centralizzata: per chiuderla, si devono abbassare uno a uno i 'pirolini' delle portiere. E se si usa la chiave si chiude solo quella del conducente. E così sembrerebbe sfatato il mito del modello base che esisterebbe solo sui dépliant a far da specchietto per le allodole, ma che nella realtà è praticamente impossibile ordinarlo e averlo. Questione di obiettivi di mercato. Per i commercianti di qualsiasi genere, l'importante è contattare il potenziale compratore; per le case costruttrici, invece, farlo entrare nel salone del concessionario attratto da listini invitanti, che qualche volta restano sulla carta perché non sempre l'auto da depliant è facilmente disponibile.

Accessoriare l'auto certo la rende più confortevole, a volte più piacevole e anche più sicura se consideriamo optional come sistemi di controllo dinamici non ancora obbligatorio, qualche air bag in più gomme e cerchi migliori, per esempio. Ma, sicuramente la si esibisce con orgoglio. Così la tentazione di aggiungere optional piano piano è forte, ma il rischio è di arrivare a superare nel prezzo il modello del segmento superiore.

Saranno i tempi che viviamo, sarà che spesso conta più l'immagine di un modello di classe superiore che la sostanza, cioè guidare un modello inferiore ma dotato di ogni comfort, secondo il parere dei concessi...



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Amazzonia: la fine delle terre coltivabili

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Amazzonia: la fine delle terre coltivabili

fireamazon22.jpg

Qualcuno sicuramente l'avrà pensato leggendo il post di ieri: non è vero che L'Artico è l'ultima frontiera, dopo averlo spolpato resterà ancora l'Amazzonia. Ebbene, non è vero.

Continua a leggere Amazzonia: la fine delle terre coltivabili...

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Fondi Comuni: Una Trappola Subdola

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Fondi Comuni: Una Trappola Subdola

Cosa fare per farti sottoscrivere i fondi comuni?


Alcune banche stanno facendo del terrorismo psicologico nei confronti dei clienti per convincerli a sottoscrivere fondi comuni. Difenditi così.


fondi-comuniI Fondi Comuni non convengono e lo sai bene. Hanno troppi costi (di ingresso e di mantenimento) che, di fatto, li trasformano in vere e proprie macchine mangia soldi. Ma allora come mai nel primo trimestre del 2013 la raccolta netta del settore ha registrato un progresso di 13 miliardi di euro, soprattutto a favore dei fondi comuni obbligazionari?


Ecco come una banca senza scrupoli carpisce la buona fede delle persone per proporre fondi comuni obbligazionari.


Fondi comuni: perché non convengono


Vale la pena svelare un piccolo segreto. I fondi comuni sono molto meno di ciò che appaiono. I gestori, infatti, non fanno altro che seguire il gregge, entrando su mercati a volte troppo spesso 'maturi'. Ti faccio subito un esempio pratico. Bill Gross, uno dei maggiori esperti al mondo di obbligazioni ha recentemente affermato che il mercato sta 'sottostimando i rischi' attraverso rendimenti troppo bassi.


Come mai, allora, la raccolta dei fondi comuni obbligazionari è tornata a crescere? E perché i gestori continuano a investire in obbligazioni se gli stessi esperti mettono in guardia dal livello elevato delle quotazioni? Iniziamo subito a rispondere alla seconda domanda.


I fondi comuni hanno precisi regolamenti di gestione, che con il tempo sono diventati sempre più stretti. Scegliendo un comparto in particolare, "costringerai" il gestore ad investire in una determinata classe di attività finanziaria anche se quest'ultima è destinata a perdere valore con il trascorrere del tempo.


Chi gestisce, ad esempio, un fondo obbligazionario internazionale dovrà sempre e comunque comprare nuovi bond con i soldi che arrivano in cassa per effetto delle nuove sottoscrizioni. Se il mercato crolla non potrà certo liquidare il patrimonio del  fondo per investire in azioni euro o in oro, ammesso ...



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Banche, nuovo aiuto dalla Bce: mille miliardi in 3 anni con le cartolarizzazioni

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Banche, nuovo aiuto dalla Bce: mille miliardi in 3 anni con le cartolarizzazioni

Alla Bce si lavora per mettere a punto un nuovo "aiutino" per le banche, di fatto finanziato anche con i soldi dei contribuenti. Mille miliardi di euro prestati alle banche per tre anni all'1% (260 miliardi alle banche italiane che sinora non hanno restituito neppure un centesimo) sono infatti serviti a puntellare i bilanci ma non hanno prodotto praticamente nessun beneficio per l'economia reale. Così, per ravvivare il mercato del credito e far ripartire i prestiti alle Pmi, la Banca Centrale Europea sta ora pensando di riesumare le famigerate cartolarizzazioni Abs (asset-backed securities) che tanti disastri hanno provocato durante la crisi del 2007-2008. In ultima analisi un modo per rendere più facile, anche se non necessariamente più redditizio, il lavoro alle banche che così erogherebbero i finanziamenti, incasserebbero commissioni e parte degli interessi ma potrebbero scaricare i rischi su altri soggetti (anche pubblici).

Una cartolarizzazione Abs funziona infatti in questo modo: le banche concedono una serie di prestiti che formalmente vengono intestati ad una società creata ad hoc e restano così fuori bilancio. Questa società emette poi delle obbligazioni per un ammontare pari a quello dei prestiti concessi e paga gli interessi utilizzando le rate incassate dai debitori. Così facendo la banca che originariamente ha concesso il prestito scarica il rischio di insolvenza del debitore su chi ha comprato le obbligazioni. Di solito le obbligazioni emesse sono di tre tipi: senior, mezzanine e junior. Le senior sono le più sicure ed offrono i rendimenti più bassi, le junior viceversa interessi più alti e più rischi. I pagamenti avvengono infatti "a cascata". Con le rate che pagano i debitori (in questo caso sarebbero le Pmi che hanno avuto un prestito) si pagano prima gli interessi delle obbligazioni senior poi, con quello che avanza, le mezzanine ed infine le junior. Finché i pagamenti a valle procedono regolarmente, a monte va tutto bene. Appena iniziano i fallimenti basta però poco per finire nei guai. Per chi ha un titolo junior sono ad esempio sufficienti cali nell'ordine del 5%-10% nel valore del pacchetto di prestiti su cui è costruita la cartolarizzazione per mandare completamente in fumo l'investimento. Nella crisi del 2008 proprio l'uso esasperato e fuori dalle regole di questi strumenti aveva causato una propagazione a macchia d'olio delle conseguenze dei crolli dei valori immobiliari.

Intendiamoci, il problema della stretta creditizia è grave e reale. Secondo i dati dell'Associazione bancaria italiana solo scorso aprile i finanziamenti a famiglie e imprese italiane siano diminuiti di un altro 3,1%. Il costo di un nuovo prestito per una Pmi italiana o spagnola resta oggi in media superiore al 6% contro valori vicini al 2% in Francia o addirittura inferiori in Germania...



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Il punto della situazione

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di Ida Magli
ItalianiLiberi | 19.05.2013

  È diventato difficile in Italia, dagli ultimi giorni del 2011 ad oggi, rendersi conto del passare del tempo, cercare di padroneggiarlo rievocando gli avvenimenti e tentare di fare il punto della situazione. In realtà si è trattato di un tempo - non tempo, affondato per i cittadini in una specie di limbo, immobile ed oscuro, di cui non si sa nulla perché non è stato mai sperimentato in precedenza e dal quale quindi si aspetta che siano gli esperti, i politici a traghettarci, nella nostra veste di “ombre”, verso la luce. Ma i politici sanno bene che questa strada non esiste perché l’unica possibile comporterebbe rimettere in questione l’unione europea, cosa che nessuno vuole fare e neanche osa porre di fronte a sé. Ripetono, perciò, che si vede la luce in fondo al tunnel, ma è il tunnel che non è per nulla un tunnel, ossia un corridoio da percorrere per raggiungere una meta: è invece la situazione, è la realtà.

Tra Imu, Iva e Tares la batosta prevista è di oltre 700 euro

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Tra Imu, Iva e Tares la batosta prevista è di oltre 700 euro

di MARIETTO CERNEAZ
Tra il possibile aumento Iva del primo luglio, la scadenza Imu di giugno al netto dell’esclusione della prima casa e il pagamento della nuova tassa sui rifiuti, la Tares a dicembre, potrebbe arrivare una batosta 2013 da 734 euro a famiglia. A calcolarlo e’ la Federconsumatori, sommando …
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Le esenzioni dei militari USA in Italia

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Le esenzioni dei militari USA in Italia

fuori dalle balle


Seppure un poco datato, ecco un utile riepilogo sull'argomento…


Fisco, la truppa gode

di Marco Mostallino


Accise sulla benzina, Iva, imposte su acquisti, servizi e consumi: sono queste le voci su cui il governo ha scelto di puntare per rimettere a posto i conti dell'Italia. Ma c'è chi è esente da ogni tassa. Si tratta di una popolazione di 30 mila persone che paga le bollette dell'elettricità al netto delle imposte, che fa il pieno con un risparmio di oltre 60 euro ogni 100 litri, che è esente dall'imposta di bollo e che non paga la tassa di circolazione delle auto. E non si tratta di evasori.

Sono infatti i militari americani residenti in Italia con le loro famiglie.

In base agli accordi bilaterali tra Italia e Stati Uniti e alle intese in ambito NATO, i comandi militari e i 13 mila soldati delle forze armate USA in servizio alla base navale di Napoli, alla caserma Ederle di Vicenza, agli aeroporti di Ghedi, Aviano e Sigonella e nelle decine di altre installazioni sparse per il Paese godono infatti di un regime fiscale privilegiato. È il contributo dell'Italia alla «difesa comune», quantificato in base al principio del cosiddetto «burden sharing», ovvero la distribuzione della spesa della presenza delle forze armate americane.

Quando un militare americano viene assegnato a una base in Italia, al suo arrivo riceve una serie di indicazioni, tra le quali una lista delle esenzioni fiscali: si va dall'Iva per ogni tipo di acquisto, servizio e contratto, fino alle accise sui carburanti e sul consumo elettrico, passando dai dazi doganali, alla tassa di sbarco e d'imbarco delle merci trasportate per via aerea e marittima, a quella di circolazione sui veicoli, all'imposta di registro e di quella di bollo.

I risparmi sono destinati anche ai comandi miliari che si estendono nel nostro territorio per quasi 2 milioni di metri quadri (secondo i dati aggiornati a fine 2010 forniti dal Dipartimento della Difesa USA).

Difficile calcolare esattamente il sacrificio degli italiani per lo speciale regime fiscale destinato ai soldati USA, perché né il governo di Washington né quello di Roma possiedono, o comunque diffondono, cifre precise.

L'ultimo resoconto risale al 2004, quanto il Congresso USA pubblicò il documento Report on allied contributions to the common defense, da allora mai più reso noto nei suoi aggiornamenti.

In quelle carte si leggeva che nel 1999 il contributo dell'Italia era di 530 milioni di dollari, pari a circa 450 milioni di euro. Nel 2001, i vantaggi concessi agli USA erano del 37% delle spese sostenute, ovvero 327 milioni di doll...



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I cacciatori di vento senza pale. La novità dell’eolico made in Usa

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I cacciatori di vento senza pale. La novità dell'eolico made in Usa

da greenreport.it.


 


 


Tra le energie rinnovabili le tecnologie dell'eolico sono quelle più mature ed in rapida evoluzione, ma quella inventata da una compagnia del Minnesota potrebbe rivelarsi una vera e propriarivoluzione nella trasformazione del vento in energia, una rivoluzione che come scopriremo viene da molto lontano, anche nel tempo. La SheerWind afferma che il suo sistema Invelox può operare in varietà di condizioni più ampia delle pale eoliche tradizionali ed essere fino al 600%, con un impatto ambientale ridotto, che eviterebbe la trafila della valutazione riguardante la presenza di  avifauna stanziale e migratoria e di pipistrelli. .

«Quelle grandi turbine eoliche che siete abituati a vedere che punteggiano l'orizzonte nelle zone rurali contano su venti abbastanza veloci per funzionare – spiega la SheerWind. Invelox è in grado di generare energia con un vento gentile come 1-2 Mph(miglia all'ora, ndr). Lo fa acquisendo le brezze di passaggio in un grande "inghiottitoio" in cima alla sua torre di 40 – 50 piedi. Il vento viene incanalato verso il suolo attraverso uno spazio sempre più ristretto. Quando l'aria viene compressa, accelera e viene utilizzato per alimentare una piccolo generatore a  turbina».

L'affermazione che Invelox sia 6 volte più efficiente di una pala eolica non convince molti, per questo SheerWind sta realizzando test su due tipi di impianti pilota, con e senza la copertura Invelox che funzionano e con grossi miglioramenti nella produzione di energia: «Ovunque dall'81 al 660%. La media è del 314%, ma va notato questo è effettivamente il vantaggio della turbina SheerWind ottiene dall' essere all'interno del sistema Invelox. Non è proprio un confronto con le  "vere" turbine eoliche.

Calcoli matematici a parte, la compagnia dice di essere in grado di «Produrre energia eolica ad un costo di 750 dollari per kilowatt , compresa l'installazione. Questo porta ad un costo finale in linea con quello dell'energia da gas naturale ed idroelettrica». Quindi la tecnologia Invelox sarebbe pronta per un'industria energetica nuova ma già competitiva che potrebbe avere grandi sviluppi, visto che occupa meno spazio delle grandi pale eoliche e può essere realizzata accanto ad aree migratorie dell'avifauna e più vicina (o addirittura integrata) alle aree urbane.

Della nuova tecnologia si sta occupando anche Sierra Club, la più grande e diffusa associazione amb...



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Allarme rosso: stanno per mangiarsi tutte le nostre banche

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Allarme rosso: stanno per mangiarsi tutte le nostre banche

Allarme rosso: stanno per "mangiarsi" le nostre banche, prosciugando i conti correnti a tutto vantaggio dei colossi della finanzia mondiale. Ossigeno e denaro vero – il nostro – per tamponare la maxi-falla di Wall Street. Lo lascia intendere il nuovo piano di "salvataggio" messo a punto dal Canada, che prevede che in caso di crisi ai risparmiatori sia prelevato il denaro sul conto, lasciando loro solo un pugno di azioni-spazzatura. Lo afferma il professor Michel Chossudovsky, professore emerito di economia all'università di Ottawa e direttore del centro ricerche sulla mondializzazione "Global Research". La ricapitalizzazione delle banche cipriote? Solo un prova generale di quello che ci attende. E' possibile prevedere un "furto dei risparmi" in seno alla Comunità Europea e in Nord America in grado di portare alla confisca completa dei depositi bancari? E' quello che starebbe per succedere a livello planetario, grazie a una manovra che coinvolge la banca centrale del Canada, Wall Street, la Goldman Sachs, il Fmi e la Bce. (continua…)




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I contratti flessibili per i giovani e il part time prima della pensione

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I contratti flessibili per i giovani e il part time prima della pensione

Le proposte per l'occupazione del governo Letta


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Crisi senza colpevoli, secondo la Fiom dell’innocuo Landini

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Crisi senza colpevoli, secondo la Fiom dell'innocuo Landini

Addio Fiom, fine dell'equivoco: Maurizio Landini evita addirittura di denunciare i responsabili della crisi, guardandosi bene dal ventilare possibili soluzioni. Mentre Usa e Giappone reagiscono alla recessione nell'unico modo possibile, cioè battendo moneta sovrana per aumentare la spesa pubblica, l'Eurozona strangolata dalla moneta unica "privatizzata" dalla Bce riduce il bilancio statale alla canna del gas, falcidiando aziende e lavoratori. E il sindacato dei metalmeccanici Cgil che fa? Si limita agli slogan – diritto al lavoro, istruzione, salute, reddito, cittadinanza, giustizia sociale e democrazia – senza neppure dire perché tutti questi obiettivi oggi sono lontani, e per colpa di chi. «Con gli slogan non si otterranno posti di lavoro», avverte Anna Lami, che osserva come la strada maestra seguita dalla Fiom resta «quella delle gite nella capitale assolata, con le celebrity a fare discorsi edificanti dal palco». (continua…)




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Israele & Usa si preparano a una guerra contro la Siria e Putin mette il dito sul Bottone Rosso "NATO fai attenzione".

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Israele & Usa si preparano a una guerra contro la Siria e Putin mette il dito sul Bottone Rosso "NATO fai attenzione".

israele

di Corrado Belli

Sono passati alcuni giorni dall'aggressione Israeliana in territorio Siriano nella quale è stato provato che l'Esercito Israeliano ha sganciato due bombe EPW (Earth Penetrating  Weapons) le famigerate bombe che servono a distruggere eventuali Bunker come quelli che da tanto tempo gli Israeliani in Iran...


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FINANZA/ Pelanda: ecco l'euro "americano" che può salvare l’Italia

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FINANZA/ Pelanda: ecco l'euro "americano" che può salvare l’Italia



Carlo Pelanda
lunedì 20 maggio 2013

L’Eurozona è l’unica area del mercato globale che resta in crisi. Le euronazioni e le istituzioni che gestiscono in comune, tra cui la Bce, non hanno attuato politiche anticicliche contro la recessione e in più hanno tolto denaro al sistema proprio mentre questo mancava. Come hanno fatto tutte le altre nazioni a tirarsi fuori dai guai dopo l’interruzione della ripresa e ri-caduta in recessione (o contrazione della crescita in quelle emergenti) avvenute nella primavera del 2011 a livello globale? La Banca centrale statunitense (Fed) ha comprato quote rilevanti di debito americano, ha ridotto il costo del denaro quasi a zero e ha posto come obiettivo della politica monetaria la riduzione del tasso di disoccupazione (obiettivo sotto il 6,5%) e non il saggio di inflazione, pur questa tenuta sotto attento controllo. Il governo ha aumentato la spesa pubblica a sostegno dell’economia interna. Il tutto, poi, ha comportato una svalutazione competitiva del dollaro per favorire l’export.
In sintesi, l’America ha mollato tutti i cordoni della borsa. Risultato: buona crescita e riassorbimento della disoccupazione, pur ancora lenti, con inflazione che resta contenuta e, sorpresa, una buona tenuta dei conti pubblici grazie al gettito crescente derivato dalla crescita.
Il Giappone, che era in stagnazione dal 1992 e a rischio di depressione, sotto la guida del nuovo governo Abe ha inaugurato la più vasta politica re-flazionista nella storia economica: tutto e di più, senza limiti, per muovere l’economia. In pochi mesi Tokyo è passata a una crescita fortissima.
Il Regno Unito ha tagliato spesa pubblica e tasse in quantità sostanziali e la sua Banca centrale stampa moneta per comprare debito: la ripresa è stentata, ma migliore di qualsiasi altro cugino europeo.
La Cina non è comparabile, ma sta reagendo alla crisi dell’export, perché l’Eurozona non tira e l’America non ancora abbastanza, cercando di pompare il fragile mercato interno con azioni non-standard: riesce a tenere la crescita attorno al 6,5% annuo, pur non potendo più sperare nel 9% e oltre tenuto negli ultimi anni.


Il Mercato Globale della miseria

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Il Mercato Globale della miseria

 


 


Bangladesh povertà


di Luciano Lago


liberamente tradotto ed elaborato da Michel Chossudovsky


"The Globalization of Poverty and the New World Order"


Fonte: http://www.globalresearch.ca/understand-the-globalization-of-poverty-and-the-new-world-order/25371




Se analizziamo gli avvenimenti degli ultimi anni dobbiamo considerare che in questo ultimo decennio il mondo ha registrato dei cambiamenti drammatici:  sotto la spinta di forze sovrastanti,  il processo di globalizzazione, con la sua  guerra sotterranea o scoperta  per l'accaparramento delle risorse,  si è esteso su tutte le principali regioni del pianeta, incluse l'Africa e l'Asia centrale ed il medio Oriente.. Un "nuovo ordine mondiale"  si sta di fatto  instaurando, calpestando  le sovranità nazionali dei vari paesi  ed i diritti dei  popoli. Le  nuove centrali del potere mondiale, le centrali finanziarie che hanno accumulato enormi  profitti ,  hanno determinato un aumento della povertà dei popoli  ed un forte incremento dell'opera di distruzione dell'ambiente naturale, hanno contribuito a generare  un forte divario nelle differenze sociali anche nei paesi dell'occidente sviluppato, hanno incoraggiato fenomeni  di  emarginazione e razzismo in vari paesi, hanno provocato una lesione nei  diritti delle minoranze e , frequentemente,  hanno fatto precipitare le nazioni in distruttivi conflitti etnici. 



Alcuni esperti come Michel Chossudovsky,  economista canadese  di Ottawa, nel suo ultimo libro "La Globalizzazione della povertà", altri come come l'italiana Ida Magli, antropologa e scienziata, ne "Il Tramonto dell'Occidente",  vedono  prospettive nere : «I debiti pubblici degli stati sono saliti in forma esponenziale, le istituzioni statali sono crollate e l'accumulazione di ricchezze private, nelle grandi banche private e nelle strutture finanziarie sovranazionali, risulta  aumentata incessantemente».  Immense fortune in poche mani:  in due parole si è globalizzata soltanto la povertà.




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19/05/13

Si morirà più di caldo che di freddo

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Si morirà più di caldo che di freddo

L'Università della Columbia: l'aumento delle temperature colpirà anche gli umani


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L’EUROPA È ORMAI UN SOGNO BALCANICO. ARRIVA LA CROAZIA. di Antonio de Martini

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L'EUROPA È ORMAI UN SOGNO BALCANICO. ARRIVA LA CROAZIA. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera


un altro affare di Maria Calzetta : la Croazia il 1luglio entrerà nella UE a pieno titolo.

La Germania, che era l'ultimo paese a dover ratificare l'accordo, ha deliberato positivamente l'ammissione non senza il fervorino di rito sulle virtù dell'Austerità.

La Repubblica di Croazia è al suo ........


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Showdown, la resa dei conti sull’eurocrisi nel libro del broker tedesco Dirk Mueller

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Showdown, la resa dei conti sull'eurocrisi nel libro del broker tedesco Dirk Mueller

La resa dei conti sull'eurocrisi. Showdown è il titolo del pamphlet firmato da Dirk Mueller, ex broker della Borsa di Francoforte, che disegna gli scenari dell'ultimo biennio horribilis del continente. Moneta unica, germanocentrismo, ruolo del Fmi, default ellenico: c'è di tutto in questo volume che in Germania sta spopolando per via delle tesi radicali sostenute.

Nocciolo della crisi continentale è la Grecia, dove secondo Mueller l'ex premier Iorgos Papandreou è stato "fantoccio esecutivo nelle mani degli Stati Uniti", in quanto ha consegnato il Paese su un piatto d'argento al Fondo Monetario Internazionale. "La sua missione è stata quella di portare in tutti i modi alla rottura nelle relazioni tra la Grecia e l'Europa". Mentre la colpa del suo predecessore, il conservatore Kostas Karamanlis, era di essere troppo vicino a Putin, all'interno di uno scenario geopolitico complesso e articolato. C'è tra l'altro una conversazione telefonica in merito, diffusa da Wikileaks, secondo cui il 18 febbraio 2009 l'ambasciatore americano ad Atene Speckhard telefonò a Washington sostenendo che "Papandreou, probabilmente sarà il nuovo primo ministro, ed è per noi molto positivo".

Scrive che Atene verserebbe in condizioni migliori se avesse la propria moneta, dal momento che dispone di consistenti giacimenti di gas e idrocarburi per svariati milioni di euro. Le definisce "le più grandi riserve in Europa". Tra l'altro cita un rapporto proveniente da Deutsche Bank a Londra che conterrebbe valutazioni analitiche sui guadagni potenziali provenienti dagli idrocarburi greci che, solo nella zona meridionale di Creta, potrebbero raggiungere in pochi anni 427 miliardi di euro. Mentre al Fondo Monetario Internazionale riserva parole al vetriolo, sostenendo che l'unico scopo del potente istituto capitanato da Christine Lagarde è quello di "distruggere l'economia greca, così che i depositi presenti nel sottosuolo possono essere venduti a basso costo proprio per avvantaggiare le multinazionali". A sostegno delle sue pagine cita inoltre Ottmar Isingk, direttore di Goldman Sachs, secondo cui "il ruolo del Fmi è quello di portare al collasso l'economia greca, la colpa del governo greco è di non aver applicato esattamente il programma di stabilizzazione economica. Così da costringerli a consegnare lo sfruttamento del minerale alle multinazionali a fronte di un prezzo esiguo".

E ancora: "L'Europa – asserisce – non è più presa in considerazione", in quanto il gioco "planetario si muove tra l'America e l'Asia, in particolare Cina". E sulla certezza granitica che ha circa il fatto che l'Europa non abbia trattato sui depositi della Grecia e di Cipro, Muller dice che quando i ciprioti proposer...



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La Casta Estrattiva che coltiva i popoli

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La Casta Estrattiva che coltiva i popoli

- Claudio Messora - Esiste una Casta che coltiva i popoli, sfruttandoli come vere e proprie miniere sociali da cui estrarre oltre l'80% delle risorse disponibili. Non rappresentano che l'1% della popolazione mondiale, ma riescono a mantenere i loro privilegi grazie agli immensi giacimenti di risorse umane, mentre al restante 99% dei cittadini del mondo [...]


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Busto Arsizio, i bimbi stazionari e fuori pericolo. La madre: “Spero che muoiano”

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Busto Arsizio, i bimbi stazionari e fuori pericolo. La madre: "Spero che muoiano"

"Ero terrorizzata per il loro futuro, l'ho fatto per il loro bene, spero che muoiano". Silvia B., la donna che ieri a Busto Arsizio (Varese) ha gettato dal terzo piano di casa i suoi figli, si è giustificata così col pm Mirko Monti che l'ha interrogata e ha firmato il decreto di fermo per duplice tentato omicidio con l'aggravante di aver agito sui discendenti.

I piccoli, il maschietto 6 anni e la femminuccia di 3, sarebbero fuori pericolo di vita. Secondo i responsabili dell'ospedale di Legnano il piccolo, che ha riportato un trauma cranico, resta in prognosi riservata nel reparto di rianimazione ma ha trascorso una notte tranquilla. La sorellina, che ieri era stata ricoverata con un trauma toracico all'ospedale di Busto Arsizio è stata poi trasferita in serata all'ospedale di Bergamo ed è ricoverata in terapia intensiva pediatrica. Le sue condizioni sono stazionarie: gravi ma stabili, e comunque non sarebbe in pericolo di vita. Secondo il quotidiano La Prealpina la piccola avrebbe gridato alla madre "Mamma no, non farlo". 

Silvia, che ha spiergato che voleva togliersi la vita, è agli arresti domiciliari nel reparto di psichiatria dal quale era stata dimessa il 10 maggio scorso: "Da giorni avevo questa idea in testa, i bambini mi infastidiscono, non mi fanno dormire e io ho bisogno di riposare un po' perché sto male. L'ho fatto per il loro bene, non vedo futuro per loro, non potevo assicurarglielo". In casa la donna era con la madre, che si era allontanata per andare a preparare il pranzo. Quando l'anziana è tornata in salotto e ha chiesto spiegazioni la figlia le ha risposto: "Li ho buttati".

Difficilmente con una storia clinica di questo genere alle spalle (alcuni testimoni dicono che la malattia risalisse ad ancora prima della nascita dei due figli, ndr) l'indagata potrà essere considerata imputabile. Difficilmente ci sarà un processo perché questo non è previsto per chi viene considerato incapace di intendere di volere. Ma questo sarà una perizia a doverlo stabilire.



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RIPRESA SOLO NEL 2020, QUANDO MENDICHEREMO UN LAVORO

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RIPRESA SOLO NEL 2020, QUANDO MENDICHEREMO UN LAVORO


«Il disastro sociale e civile della Grecia sta diventando una opportunità economica per la finanza
internazionale, come la ricostruzione di un paese distrutto dalla guerra. Questa è la ripresa». Vogliamo accelerarla? «Dobbiamo smetterla di frenare il rigore: prima ci autodistruggiamo, prima
arriva il momento di ripartire».



disoccupato.jpg



 



 



Parola di Giorgio Cremaschi, che condanna innanzitutto l'atteggiamento della sinistra: «Giorgio
Napolitano – afferma l'ex leader della Fiom – rappresenta con il massimo dell'onestà e del rigore una sinistra che ha rinunciato ad essere se stessa». Una sinistra «che ha accettato i dogmi
dell'economia liberale e che ora condivide le follie dei trattati e delle istituzioni europee che impongono l'austerità». E' una sinistra "complice", in tutto il continente, perché «contribuisce
alla distruzione dello stato sociale e dei diritti del lavoro». E soprattutto «si è assunta il compito di spiegare che a tutto questo non c è alternativa», proprio come diceva Margaret
Thatcher.




Impressionante il baratro nel quale il paese sta precipitando: secondo le previsioni più ottimistiche,
scrive Cremaschi su "Micromega", il Pil tornerà Napolitanoai livelli pre-crisi soltanto nel 2020, ma neppure allora sarà assorbita la disoccupazione di massa: lo scenario di oggi è solo l'avvio
di un futuro uguale o peggiore. E nonostante un quadro da apocalisse, proseguono gli appelli a una politica "a bassa voce", invocata in nome degli impegni assunti da governi e Parlamento con
l'Unione Europea: "State zitti, l'Europa ci ascolta". «Non ci sono illusioni da coltivare, secondo Giorgio Napolitano, sul fatto che si possa in breve abbandonare la politica di austerità e
rigore», dice Cremaschi. «I patti europei, il Fiscal Compact, la Troika non lo permettono. Quindi non ci saranno risorse per la mitica ripresa, per i disoccupati, i precari e i cassaintegrati, i
pensionati. Non ci saranno risorse se non per qualche aggiustamento e qualche dilazione di catastrofi sociali. I conti non lo permettono».




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Flassbeck: salviamo l'Europa dalle macerie della moneta unica

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Flassbeck: salviamo l'Europa dalle macerie della moneta unica




In una recente analisi pubblicata dalla Rosa Luxemburg Stiftung, il grande economista tedesco Heiner Flassbeck ribadisce la sua scarsa fiducia nella possibilità di salvare la moneta unica e lancia un appello: salviamo l'Europa politica dal crollo dell'Euro. Versione completa in inglese qui.




Lo studio proposto dalla fondazione Rosa-Luxemburg «The Systemic Crisis of the Euro – True Causes and Effective Therapies» di Heiner Flassbeck und Costas Lapavitsas mostra  come l'Euro sia minacciato nella sua stessa esistenza. Sin dall'inizio sono state ignorate le condizioni necessarie per il funzionamento della moneta unica. La gestione della moneta unica, concentrata sulle questioni fiscali, non si è mostrata adeguata alla complessità della situazione, ed è stata accecata dall'ideologia degli attori piu' importanti. Ancora una volta, l'attenzione sugli aspetti fiscali ("crisi di debito pubblico") ha impedito una terapia completa ed efficace. Inoltre, aver accusato in maniera unilatarale i paesi debitori ed aver preteso da loro una politica di austerità, ha messo in moto una crisi economica le cui conseguenze negative per le condizioni di vita degli uomini mettono in discussione i sistemi democratici e la convivenza pacifica dei cittadini in Europa, con un impatto negativo che durerà per decenni.





E tardi, ma forse non ancora troppo tardi per un'inversione di rotta. Se la Germania, come principale paese creditore, mostrasse comprensione cambiando radicalmente la ...


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"Fate gli idraulici che è meglio"

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"Fate gli idraulici che è meglio"

Il sindaco di New York Bloomberg: "Altro che Harvard, si guadagna di più"


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Crisi di liquidità per le banche italiane

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Crisi di liquidità per le banche italiane

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Lo stato patrimoniale delle banche italiane si fa sempre più debole. Mancano miliardi di euro.

Il peggioramento della recessione e gli stress test più rigidi definiti da Basilea 3 potrebbero mettere nei guai le banche italiane di medie dimensioni, che già si trovano a fronteggiare una mancanza miliardaria di liquidità.

E' quanto risulta da un'analisi di Reuters, secondo cui il peggioramento delle casse delle banche italiane più piccole metterà l'Italia nella situazione di dover chiedere nuova liquidità. al contempo si prospetta una revisione sulle regole per la concessione dei prestiti.

Anche in vista degli stress test europei, che dovrebbero avvenire in concomitanza, o poco prima che la Banca centrale europea, il prossimo anno, assumerà la diretta supervisione di banche della zona euro, gli istituti più piccoli sono sotto pressione per rafforzare i loro bilanci dopo che Bankitalia ha verificato la presenza di prestiti che non rispettano le regole patrimoniali più severe definite da Basilea 3.
Negli ultimi mesi, le sofferenze sono saliti al tasso annuo del 20%.

(Fonte : Wall Street Italia.com)

L'articolo Crisi di liquidità per le banche italiane sembra essere il primo su Ticinolive.



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Il punto della situazione

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Il punto della situazione


di Ida Magli


È diventato difficile in Italia, dagli ultimi giorni del 2011 ad oggi, rendersi conto del passare del tempo, cercare di padroneggiarlo rievocando gli avvenimenti e tentare di fare il punto della situazione. In realtà si è trattato di un tempo-non tempo, affondato per i cittadini in una specie di limbo, immobile ed oscuro, di cui non si sa nulla perché non è stato mai sperimentato in precedenza e dal quale quindi si aspetta che siano gli esperti, i politici a traghettarci, nella nostra veste di "ombre", verso la luce. Ma i politici sanno bene che questa strada non esiste perché l'unica possibile comporterebbe rimettere in questione l'unione europea, cosa che nessuno vuole fare e neanche osa porre di fronte a sé.


Ripetono, perciò, che si vede la luce in fondo al tunnel ma è il tunnel che non è per nulla un tunnel, ossia un corridoio da percorrere per raggiungere una meta: è invece la situazione, è la realtà.



Anche se è vero che la crisi economica è drammatica, lo stato di atonia nel quale si trovano i popoli non nasce dai debiti che è impossibile ripianare, così come non ne nascono gli atti estremi di chi uccide i propri figli prima di suicidarsi, o si getta da un ponte perché senza speranza di trovare lavoro: questi sono atti che ne rappresentano semmai un'assoluta, finale negazione. Ci si uccide perché appunto il tunnel non è un tunnel; perché la situazione è immobile e senza senso. La crisi è veramente crisi della politica, ossia dell'unico sistema abilitato ad agire nelle democrazie. Le rovine che hanno travolto nel crollo i popoli d'Europa, sono le rovine delle imprese condotte dai politici, delle loro idee prima ancora che della loro realizzazione. Non è possibile neanche rendersi conto di che cosa significhi affermare, come tutti affermano, che c'è la crisi della politica, la sfiducia nella politica, in un'Europa che aveva affidato tutto alla politica. Tutto, ossia "troppo". Infatti i politici hanno costruito l'unificazione europea, e in prospettiva l'unificazione del mondo, più come sogno, come immagine ideale, che come realtà, tanto da non averne chiamato quasi per nulla i popoli a prenderne atto e a ratificarla. Tutto è stato fatto senza i popoli, con l'inganno, la finzione, la menzogna, ed è soprattutto per questo che adesso, come si vede chiaramente in Grecia, in Spagna, in Italia, i politici si ritrovano soli davanti alle rovine, così come si ritrovano soli i popoli. Una solitudine tanto più spaventosa perché si tratta di riempire con una fiducia che non c'è, l'inganno dei tanti inni canta...



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Cina, a breve sarà primo importatore di riso. Quello straniero costa di meno

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Cina, a breve sarà primo importatore di riso. Quello straniero costa di meno

A orecchie italiane suonerà come se il nostro Paese importasse mozzarella, ma la Cina dei grandi numeri e dei grandi cambiamenti ci regala anche questo: presto, il Dragone sarà il primo importatore mondiale di riso. Lo rivelano le stesse fonti di Pechino, secondo cui sono i chicchi stranieri vanno ormai per la maggiore nello sfamare una popolazione sempre meno contadina e sempre più urbanizzata. Il Paese in cui si dice il riso sia nato nel sesto millennio avanti Cristo lo compra da qualcun altro. 

Le importazioni saliranno quest'anno a 3 milioni di tonnellate dai 2,34 dell'anno scorso e così la Cina scavalcherà la Nigeria al primo posto. Il rapporto che lo prevede è statunitense, rilasciato dal United States Department of Agriculture (USDA), ma i media cinesi riprendono la notizia dandole enfasi e senza smentirla. Il che rivela che c'è de vero. Sta di fatto che anche in base ai dati ufficiali cinesi, nei primi tre mesi dell'anno le importazioni di riso sono aumentate di un incredibile 192 per cento rispetto a un anno fa, raggiungendo le 690.000 tonnellate.

Come la Cina sia diventata importatrice netta dell'alimento base di oltre metà della popolazione mondiale ha poco a che fare con limiti naturali e molto con le leggi dell'economia globalizzata. Basti pensare che per l'intero quinquennio che si è concluso nel 2011, la Cina ha importato "solo" 450mila tonnellate di riso l'anno. Alla radice dell'inedito problema esploso nell'ultimo biennio c'è infatti la differenza di prezzo tra i mercati nazionali e globali.

Il punto è che, negli ultimi anni, la produzione di riso a livello internazionale è aumentata, mentre il consumo è diminuito. Per la più scontata legge della domanda e dell'offerta, il prezzo è sceso. Così, il governo cinese ha deciso di proteggere la produzione interna contravvenendo le leggi di mercato e fissando un prezzo minimo. Di fatto, i prezzi del riso domestico, artificialmente alti, incoraggiano molte imprese cinesi a importare quello meno costoso dall'estero. L'output di riso a livello internazionale è previsto per quest'anno in aumento del 2 per cento anno su anno, per un totale di 479 milioni di tonnellate. In tal caso, il 2013 sarebbe l'ottavo anno consecutivo di aumento delle rese di riso, secondo l'USDA. Le scorte globali hanno raggiunto 107,8 milioni di tonnellate, il livello più alto dal 2002. La stessa Cina ha da parte sua collaborato all'eccesso di offerta globale. Così il Dragone si trova nella paradossale situazione di produrre sempre più riso e di importarne in quantità sempre maggiore. Il paradosso è ovviamente l'ennesima arma nell'arsenale di quanti spingono per ulteriori riforme di mercato: basta interventi dello Stato, lasciate fare alla "mano invisibile".

Intervistato da China Daily, il consulente dell'agenzia Beijing Orient Agribusiness, Ma Wenfeng af...



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SD: Fallito l'HKMEx, l'exchange di metalli preziosi di Hong Kong

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SD: Fallito l'HKMEx, l'exchange di metalli preziosi di Hong Kong


Notizia che potrebbe far pensare che alla fine "non tutti i Rothschild escono col buco" :)






By The Doc - May 18, 2013






Quando l'HKMEx dei Rothschild (Hong Kong Metals Exchange) è stato lanciato nel 2011 molti nella comunità dei metallari avevano speculato che il sistema del COMEX e dell'LBMA, se non addirittura sarebbero arrivati al fallimento, quantomeno sarebbero diventati sempre più irrilevanti con l'avvento di questi exchange di metalli preziosi asiatici.






Ma a due anni dal lancio del nuovo exchange invece – e forse a prova della chiara evidenza di come ora oro e argento stanno cominciando a scarseggiare – l' HKMEX ha annunciato che smetterà volontariamente il trading e tutte le posizioni aperte saranno chiuse e liquidate finanziariamente (in cash) per lunedì prossimo!






Come riporta Commodities Now :






L' Hong...


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Banche: con le nuove regole di supervisione della BCE per gli istituti italiani saranno dolori

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Banche: con le nuove regole di supervisione della BCE per gli istituti italiani saranno dolori

Dall'anno prossimo per le banche italiane potrebbero essere dolori. La Banca Centrale Europea infatti acquisirà i nuovi poteri di vigilanza che le permetteranno di modificare i meccanismi di finanziamento agli istituti bancari, cosa che potrebbe creare non pochi problemi a molte delle nostre banche che di quei fondi hanno parecchio bisogno.

Secondo un'analisi di Reuters infatti, la BCE potrebbe applicare dei parametri molto più selettivi nella concessione di prestiti che potrebbero andare a (...)


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