05/07/09

NUOVO SONDAGGIO

Sono curioso di sapere cosa mancherà di più a noi ITALIANI nel prossimo futuro, coraggio dite la vostra e scopriamo la nostra vera natura!!!!!!

Zio

LA DEMOLIZIONE CONTROLLATA DI BERLUSCONI


Data: Domenica, 05 luglio @ 08:17:36 CDT
Argomento: Italia


NELL'ERA DEL PEDOFICALLY CORRECT

DI ROBERTO QUAGLIA
www.roberto.info

I giornali hanno con la vita all'incirca lo stesso rapporto che le cartomanti hanno con la metafisica" (Karl Kraus)
Nessuno si è mai chiesto come saranno le discussioni politiche da bar il giorno in cui l'era di Berlusconi sarà terminata? Non è un problema da poco. La politica in Italia ormai consiste solo in un litigio permanente fra chi insulta Berlusconi con la stressa passione e costanza con cui le nostre bisnonne ripetevano fino allo sfinimento i loro rosari, e chi invece, non insultando Belusconi, insulta a tempo pieno quelli che insultano Berlusconi. Quando Berlusconi non ci sarà più, come occuperanno il tempo tutti costoro? Azzardo un'ipotesi: continueranno a litigare a proposito di Berlusconi per i decenni a venire, nello stesso spirito in cui ancora adesso si litiga a proposito di Mussolini. Italiani brava gente, siamo d'accordo, ma per favore almeno smettiamola di tirarcela da intellettuali che non è più proprio il caso. Le discussioni di politica nel Bel Paese sono ormai indistinguibili nei contenuti dai battibecchi del tifo calcistico.

Ragione per cui anziché con il solito testa e croce delle elezioni (non vi siete accorti che le elezioni un po' le vincono gli uni e un po' le vincono gli altri, proprio come se se la giocassero a testa e croce? Questo non vi da da pensare? O vi siete lasciati confondere dal fatto che la chiamano "alternanza", che forse suona bene, ma a sembra che anche alla roulette il rosso e il nero si alternino con discreto successo…) sarebbe paradossalmente più coerente che i nostri politici si giocassero il governo in un regolare incontro di calcio (o per lo meno a calcetto), almeno così saremmo sicuri che davvero vince il migliore. E in caso di parità, sempre meglio la lotteria dei rigori che il testa e croce elettorale.
Amen.
Ecco, in questo articolo io vorrei evitare di scendere a questi livelli, quindi per favore i tifosi in ascolto si astengano dal cercare di stabilire se intendo qui difendere Berlusconi o se invece mi sto trattenendo a stento dall'unirmi al linciaggio. Nulla di tutto ciò. Azzardo solo una piccola e modesta analisi di quanto sta oggi accadendo, poiché non riesco a trovare in giro ragionamenti che non siano viziati da una pesante faziosità di chi scrive, da una parte come dall'altra, sin dai grandi giornali fino ai più piccoli blog.
Uno dei motivi per cui non si ragiona più, è che in effetti è rimasto ben poco su cui ragionare. La Politica con la P maiuscola dalle nostre parti è finita, così come ci dobbiamo scordare la Democrazia con la D maiuscola. Ci aspetta a breve la ratificazione del Trattato di Lisbona, che nessuno sa bene cosa sia (qualcuno se/me lo sa spiegare?), ma alcuni sostengono che comporterà sostanziali cessioni di sovranità da parte delle varie nazioni al governo europeo. I nostri politici avranno quindi sempre meno possibilità di scelta, dovendo obbedire per i temi importanti alle "direttive europee", che nessuno bene capisce come si formino. In pratica saranno declassati ad un rango di poco superiore a quello di amministratori di condominio. Visto il livello medio della nostra classe politica c'è chi dice che questo sia in fin dei conti un bene, mentre per altri è molto male dato che non è chiaro quanto il nuovo sistema possa ancora essere davvero democratico. A voler approfondire c'è allora chi si interroga sulla possibilità che una democrazia parziale possa in effetti funzionare meglio rispetto una democrazia completa, ma noi non ci lasciamo attirare in queste discussioni accademiche.
"Come cominciano le guerre? I diplomatici raccontano bugie ai giornalisti, poi credono a quello che leggono." (Karl Kraus)
Ciò che ci interessa oggi è esaminare il procedimento di demolizione controllata di Berlusconi che si sta attuando in questi giorni. In gergo tecnico si chiama character assassination (assassinio del personaggio), in parole povere si diffama ad arte il bersaglio fino al punto di rendere la sua immagine impresentabile. E' una tecnica usata innumerevoli volte ovunque nel mondo e nella storia, ed ogni popolo ha i suoi modi e stili preferiti. Lo scandalo sessuale, di cui oggi Berlusconi è vittima, è un modo inedito nel nostro paese. E' invece come si sa il trattamento preferito nei paesi anglosassoni. Bill Clinton fu quasi interdetto dalla sua carica di Presidente degli Stati Uniti in seguito allo scandalo montato intorno alla fellatio di Monica Lewinski, un atto di sesso orale con opportuna eiaculatio ante cassafortem, (la Lewinksi conservò a lungo la propria blusa sporca di sperma presidenziale in cassaforte – non farebbe così qualsiasi fanciulla di buona famiglia?).
"Ovunque la gente scambia quello che legge nei giornali per notizie" (A. J. Liebling).
Vediamo quindi innanzitutto in dettaglio un piccolo esempio di questa demolizione del personaggio Berlusconi, dopo di che ne analizzeremo i possibili retroscena. Il quotidiano La Repubblica è l'ariete principale in questa operazione, quindi scegliamo un giorno a caso e commentiamone la prima pagina. L'immagine sottostante mostra la homepage dell'edizione online de La Repubblica del 22 Giugno 2009.
Berlusconi su repubblica
Repubblica titola: Berlusconi, indagini su 5 feste, si allarga il filone della cocaina
A fianco del titolo un'immagine di Berlusconi che si muove frettolosamente su un prato, con ansia, quasi scappando. L'insieme dei segni evoca l'idea che Berlusconi organizzi feste a base di cocaina e che ora che è stato scoperto si stia dando alla fuga. Subito dopo la frase "In almeno 4 occasioni Tarantini POTREBBE avere reclutato donne per il Cavaliere" si commenta da sola. L'uso del condizionale è una vecchia tecnica per insinuare impunemente colpe che non sono provate. Subito sotto, gratuita e fuori luogo, la parola "transessuale". Ancora sotto, titolo grosso: "Slave vestite da Babbo Natale" – si noti l'uso chiaramente dispregiativo, classista e razzista in questo contesto della parola "slave" (in un certo immaginario nostrano di bassissima lega sinonimo implicito di troie). Si poteva scrivere "donne","ragazze", invece si è scritto "slave" per rendere l'espressione molto più morbosa, soprattutto in accostamento a Babbo Natale. "Ragazze vestite da Babbo Natale" suonerebbe molto più innocente. E poi: "C'erano rumene, sembravano di casa..:" e anche qui la parola rumene è intesa in senso razzista, classista e dispregiativo, di nuovo accomunate al ruolo di puttane, e l'elemento diffamatore per Berlusconi è che sembrassero di casa. Lo dimostra il fatto che se invece si fosse scritto "C'erano ragazze, sembravano di casa", l'effetto non si sarebbe ottenuto. Le rumene peraltro NON sono slave, ma chi se ne frega, l'obiettivo è raddoppiare l'insulto. Il milione e rotti di rumeni che vivono e lavorano in Italia prendano nota del rispetto loro tributato da Repubblica, e così facciano gli slavi. Con quale autorità morale Repubblica potrà in futuro criticare casi di discriminazione razzista dopo titoli di questa risma?
Glissando sui dettagli puramente trash (Barbara mostra i regali di "Papi", la "trans" Manila, "così andai a cena da lui") facciamo il bilancio tecnico di questa notizia: nello spazio di pochissime righe – i titoli e sottotitoli – Berlusconi viene associato alle seguenti parole chiave 1. Indagini (NB: lui non è al momento indagato in questa vicenda) 2. Cocaina, 3. Transessuali, 4. Droga, 5. Slave (sottintese come zoccole), 6. Rumene (sottintese come zoccole)
Gli psicologi ben sanno che il cervello umano crea associazioni automatiche fra elementi che vede fisicamente attigui, anche se privi di collegamenti logici. Quando perseguono una character assassination, i giornalisti (di ogni parte politica, Repubblica è solo un caso, anche se eclatante) ricorrono sistematicamente a questa tecnica.
"L'editore è una persona impiegata in un giornale, il cui lavoro è separare la crema dal fango e far stampare il fango" (Bob Phillips)
Se avete dei dubbi sul fatto che questa pratica funzioni, potete sempre fare un esperimento facile facile, della serie try-it-at-home: prendete una fotografia che vi ritrae ed incollatela su un foglio bianco. Poi prendete la foto di un bel pezzo di merda ed appiccicatecela a fianco. Quindi incorniciate il tutto e regalatela al/alla vostra/o fidanzata/o (se ne siete privi provate con la mamma), pregandola/o di tenerla sempre sul comodino. E se il partner butta via o nasconde la foto dove non la può vedere, voi regalategliene una al giorno, ad oltranza. Quindi osservate nelle settimane seguenti se qualcosa cambia nel comportamento del partner nei vostri confronti…
Ogni giornale, dalla prima all'ultima riga, non è che un tessuto di orrori. [...] Non capisco come una mano pura possa toccare un giornale senza una convulsione di disgusto. (Charles Baudelaire)
Scherzi a parte, sia quindi chiaro che Repubblica non è peggio delle altre testate giornalistiche, solo più efficiente nei risultati, eventualmente. Quando conviene, i giornali (o i telegiornali) fanno tutti così, questo è il giornalismo, e non da ieri, complice la dabbenaggine di chi leggiucchia privo del senso critico necessario per distinguere le informazioni significative dalle vacue ciance e le balle. Qualcuno si ricorda dell'emblematico caso di Enzo Tortora? A smemorati e ignavi consiglio l'ottimo libro in merito di Vittorio Pezzuto, che andrebbe reso obbligatorio nelle nostre scuole.
"La pubblicità è la parte più veritiera di un giornale" (Thomas Jefferson)
Adesso che abbiamo verificato il fenomeno, possiamo investigarne l'eziologia. Fosse un fenomeno interamente italiano, l'opera non sarebbe molto interessante. Invece è ormai uno scandalo di visibilità internazionale che riempie le pagine anche all'estero, soprattutto nei paesi anglosassoni. The Times da al nostro Presidente del Consiglio del pagliaccio al quale è caduta la maschera, il Financial Times lo attacca pesantemente (e non per la prima volta), nello staff di Berlusconi qualcuno accusa la sinistra italiana di essere in grado influenzare questi grandi giornali inglesi, che come si sa sono un tutt'uno con i potenti centri finanziari anglosassoni. Che sciocchezza! In realtà il semplice buon senso suggerisce che ad essere vero è probabilmente l'esatto contrario. Molti elementi suggeriscono che la demolizione controllata di Berlusconi sia un prodotto d'importazione, e venga da lontano.
Il presidente emerito Cossiga si è espresso almeno due volte in merito: nella prima intervista non esclude un ruolo dell'America, la seconda volta propende per un complotto nazionale, ma tra le righe rimane l'idea dell'intrigo internazionale. L'opinione di Cossiga è sempre molto interessante, poiché è uno dei pochi politici in giro che si conceda il lusso di divertirsi a dire ciò che pensa, e di sicuro non gli fanno difetto intelligenza, esperienza e fonti. Pochi lo sanno, ma nel 2007 Cossiga dichiarò al Corriere della Sera che negli attentati dell'11 settembre Al Qaeda non c'entrava, che si era trattata di un'operazione essenzialmente made in USA. Non lo sanno in molti poiché curiosamente nessun altro giornale riprese la notizia. Neppure Repubblica, oggi così pervicace in questa manifestazione di giornalismo esemplare che ci fa scoprire di tutto e di più sui genitali assortiti dell'orbita presidenziale. Uno scoop di tale magnitudo – accipicchia, un ex-Presidente della Repubblica Italiana che dichiara che gli americani di sono fatti l'11 settembre da soli – è passato sotto un silenzio che avrebbe fatto invidia alla censura dell'Unione Sovietica di Stalin. Niente male, eh, per la trasparente e democratica stampa occidentale? D'altra parte anche sul mio libro di 500 pagine sui retroscena dell'11 settembre il silenzio della stampa è stato perfetto e la disinformazione tale che anche chi ne ha sentito parlare non ha provato il bisogno di leggerlo credendo di sapere già tutto nel merito (vedi www.mito11settembre.it).
Il giornalismo è un inferno, un abisso d'iniquità, di menzogne, di tradimenti, che non si può traversare e dal quale non si può uscire puri a meno di essere protetti, come Dante, dal divino alloro di Virgilio.(Honoré de Balzac)
A questo punto sorge la domanda : cosa avrebbe fatto Berlusconi per meritarsi tanta sgradevole attenzione da parte di questi poteri esteri? C'è solo l'imbarazzo della scelta.
Ad inizio novembre 2008 Berlusconi va in Russia e si incontra col Presidente Medvedev e pubblicamente dichiara qualcosa di inaudito. Vediamo se qualcuno si ricorda. Vi dice qualcosa la battuta di Berlusconi su Obama, bello, giovane ed abbronzato?
Esatto, Berlusconi pronunziò queste parole in occasione di quell'incontro con Medvedev, ed i nostri giornali amanti della verità non persero l'occasione di ricamarci sopra un tormentone che durò a lungo. Ma io non mi riferivo a questo, quando ho usato la parola inaudito. Nella stessa occasione Berlusconi ha infatti anche dichiarato, testualmente:
"Ringrazio il presidente Medvedev per avere apprezzato la posizione italiana in merito al conflitto con l'Ossezia. Questa posizione era basata sulla conoscenza dei fatti. E io penso che questi fatti dovrebbero aiutare la comunità internazionale a comprendere che cosa sia accaduto in realtà e superare la disinformazione che spostò l'opinione pubblica lontana dalla realtà."
Accipicchia, ecco qualcosa di veramente inaudito, il presidente di una nazione della NATO che pubblicamente riconosce che la versione dei fatti fornita dall'America e ripetuta su tutti i giornali è una totale menzogna, e che la versione dei fatti autentica è quella della Russia. Ma voi questo probabilmente non lo sapevate, dato che i giornali nei quali riponete la vostra fiducia vi parlavano invece tutto il tempo della battuta sull'Obama bello, giovane ed abbronzato. Chi l'avrebbe mai detto che il famoso invito di Nanni Moretti a Massimo d'Alema, "Dì qualcosa di sinistra", sarebbe stato piuttosto raccolto da Berlusconi?
Di bene in meglio (o di male in peggio – dipende dai gusti), qualche giorno dopo Berlusconi alza ulteriormente il tiro, dichiarando che le progettate installazioni dei radar e missili americani in Polonia e Repubblica Ceca, ufficialmente destinate ad intercettare missili dall'Iran (!), sono in realtà una provocazione contro la Russia, così come lo è il riconoscimento del Kossovo, provocazioni che potrebbero condurre ad una nuova guerra fredda. Tutto vero, ma sempre più inaudito, da parte del leader di una nazione della NATO! L'unico commento noto a riguardo è quello di Giulio Andreotti, che consiglia discretamente a Berlusconi di tenersi lontano da certi argomenti.. La notizia scomparirà immediatamente dal proscenio giornalistico, e per immediatamente intendo poche ore. Io ebbi la ventura di leggere la notizia sulla versione online del Corriere della Sera, e quando poche ore la volli rileggere scoprii che era scomparso qualsiasi riferimento ad essa dalle prime pagine del quotidiano. Riuscii a ritrovarla solo ricercando nella cronologia della navigazione.
Giornalisti. Chi si salverà da questi cuochi della realtà? (Ennio Flaiano)
Così, mentre gli strateghi angloamericani investono energie e risorse per isolare la Russia cercando in mille modi di rovinarne l'immagine internazionale, Berlusconi esce dal coro dicendo la scomoda verità (mi rendo conto che per alcuni può essere un duro colpo dal quale non ci riprende più sorprendere Berlusconi nel flagrante atto di non mentire) e, non pago, dichiara poi addirittura di volere che la Russia entri nell'Unione Europea.
Già questo basta ed avanza a decretare la necessità della sua fine politica. Tuttavia, dalle parole Berlusconi passa anche ai fatti, concludendo con la Russia accordi importanti in campo energetico fra l'italiana Eni e la russa Gazprom. Se è vero che verba volant, energīa manent, insomma, chi si ricorda del caso Mattei saprà che a giocare sul serio col fuoco (o con ciò che serve a produrre il fuoco) ci si scotta, magari con qualche aiutino da parte del famigerato club atlantico dei fuochisti invidiosi. Anche l'invito in Italia a Gheddafi, del quale gli americani bombardarono l'abitazione uccidendone una figlia, non deve avergli guadagnato molte simpatie oltreoceano. E l'operazione Alitalia di sicuro gli ha esacerbato altre importanti inimicizie.
C'è da avere più paura di tre giornali ostili che di mille baionette. (Napoleone I)
L'attacco con armi sessual-scandalistiche a Berlusconi iniziò con le famose foto della diciottenne Noemi, alla cui festa di compleanno il Presidente del Consiglio si recò. Ben poca cosa, in confronto a ciò che sarebbe seguito, ma all'epoca sembrava già abbastanza per intaccare il consenso popolare del Cavaliere. Ricordo Berlusconi, in televisione per la campagna elettorale, sottolineare fuori da ogni contesto l'importanza della imminente ratificazione del Trattato di Lisbona, un argomento curioso da usarsi in campagna elettorale dato che non mi risulta che in Italia ci siano partiti che osino esprimersi contro (a parte qualche voce isolata all'interno della Lega e all'estrema sinistra, se ricordo bene). Quindi il destinatario di tali dichiarazioni non era probabilmente qualcuno nel nostro paese. Berlusconi ha forse cercato di mandare deboli messaggi a chi aveva iniziato a mettere in opera la sua character assasination, che tuttavia non sono bastati a richiamare i sicari. Ma Noemi non bastò a disarcionare il Cavaliere, l'elettorato non lo ha abbandonato, e quindi per questo lo scandalo è dovuto salire di livello. Eppure Berlusconi per il momento resiste. L'aspetto grottesco di questo processo è che proprio il suo controllo sulle reti televisive (oggettivamente poco democratico) a proteggerlo dal complotto (oggettivamente altrettanto poco democratico).
Politica: Conflitto di interessi mascherato da lotta fra opposte fazioni. Conduzione di affari pubblici per interessi privati. (Ambrose Bierce)
Il paradosso affascinante di questa questione è rappresentato dalla notevole (quasi sadica, psicanaliticamente parlando) passione e soddisfazione catartica che trapela fra i detrattori di Berlusconi mentre lo scandalo si sviluppa. E' un paradosso, dato che generalmente i detrattori di Berlusconi sono tali poiché gli imputano comportamenti illegali, conflitti di interesse e soprattutto velleità antidemocratiche. E si tratta di tre elementi chiaramente presenti anche nella costruzione di questo scandalo: è difficile sostenere che fotografare col telescopio da chilometri di distanza qualcuno nudo a casa sua, non violi la sua privacy (e quindi la legge rispettiva) oltre ovviamente al buon gusto, è ingenuo pensare che non vi siano precisi e potenti interessi in questa "crociata morale" che con la morale nulla abbiano a che fare, ed infine, per quel poco che capisco di democrazia, mi sembra che l'unica cosa che dovrebbe legittimare o delegittimare un governante in democrazia sia il voto dei cittadini, e non so quanto democratica sia una eventuale delegittimazione mediante scandalo sessuale. Non sto cercando qui di difendere Berlusconi (già si odono tra un bit e l'altro gli ululati dei ciberlupi), bensì formulando un ragionamento logico che vuol solo essere tecnico e mettere in evidenza alcune contraddizioni palesi. E' interessante a questo proposito il consiglio che Cossiga ha dato a Berlusconi in una lettera aperta: fare una dichiarazione personale in parlamento su questa vicenda, porre la fiducia su di essa, farsi intenzionalmente votare contro dalla maggioranza suicidando così la legislatura e andare subito ad elezioni anticipate. Chi vincerebbe le elezioni? Ognuno deve cercare la risposta in cuor suo. Ma chiunque vincesse, l'argomento sarebbe chiuso una volta per tutte.
Fin qui abbiamo gustato solo l'antipasto del paradosso. Il piatto forte del paradosso è che i detrattori di Berlusconi sono di solito parimenti ostili anche al potere imperialista americano, al sistema dei banchieri internazionali e compagnia bella. Dato che pare siano proprio costoro ad avere decretato la demolizione controllata di Berlusconi, scopriamo che l'esultazione degli antiberlusconiani per l'attacco a Berlusconi è quanto meno bizzarra. Per quanto essi – a ragione o a torto, non sta a me qui giudicare, schierarsi non giova mai all'analisi – detestino Berlusconi, è un dato di fatto che il Cavaliere ha ripetutamente pestato i piedi agli americani in un modo che nessun altro leader occidentale ha osato fare in tempi recenti (a parte forse Schroeder in Germania qualche anno fa, con il suo accordo coi russi per un oleodotto marino – e la sua carriera politica è finita 10 minuti dopo). Non si tenta quindi oggi di demolire Berlusconi per le colpe che storicamente gli vengono ascritte, bensì per azioni che a rigore di logica dovrebbero riscuotere l'approvazione di chi lo ha sempre avuto in antipatia.
In pochi per ora si sono resi conto di questa "alternativa del diavolo", che colpisce chiunque viva la politica in termini di bianco e nero, di buoni e cattivi, e ad un tratto si trova di fronte alla necessità di fare un bilancio fra differenti mali e decidere qual è il meno peggiore.
Qualcuno però si sta svegliando, in quella parte di blogosfera dove Berlusconi è sempre stato visto come IL nemico da abbattere, e a denti stretti deve ammettere di dover considerare l'eventualità di ritrovarsi un giorno a rimpiangere l'odiatissimo Cavaliere, perché ciò che verrà dopo sarà probabilmente assai peggio.
"La differenza tra la letteratura e il giornalismo? Il giornalismo è illeggibile e la letteratura non è letta. (Oscar Wilde)
Non ho idea di quanto i burattinai di questa demolizione controllata di un Presidente del Consiglio siano in grado di alzare il tiro, né di quante forze – politiche e psicologiche – l'ormai ultrasettantenne Silvio Berlusconi possa disporre per resistere all'assedio. Dato per finito innumerevoli volte, come niente fosse il Cavaliere si è finora sempre rialzato e ogni volta più baldanzoso di prima.. La demolizione di Berlusconi è ormai già anche uno show nelle televisioni americane (come potete vedere nel videoclip in calce a quest'articolo). Quale sarà la prossima puntata del melodramma? E quale ne sarà l'epilogo? Berlusconi può resistere e vincere, oppure resistere e cadere. Oppure può arrendersi sottobanco e mettersi in riga a prendere ordini dall'alto come ogni politico "che si rispetti". Se non cederà, forse l'escalation andrà avanti, e ne vedremo di tutti i colori. In una recente (e criticata) battuta Berlusconi ha detto: "Ci manca solo che mi dicano che sono gay".. No, caro presidente, sia più immaginativo, se l'ipotesi di complotto internazionale è fondata, c'è probabilmente il fior fiore dei creativi a lavorare sul Suo caso. Da alcuni anni viviamo in un mondo pedofically correct (lo so che in inglese si dovrebbe scrivere pedophically correct, ma il mio neologismo è in italiano), ovvero è stata approntata questa formidabile arma di scomunica moderna istantanea, l'accusa di pedofilia, dalla quale non c'è ritorno, anche quando si viene assolti, l'arma definitiva di demolizione di qualsiasi personaggio. Non è mai stata usata sinora contro un capo di governo. Ma come Hiroshima insegna, per tutto c'è sempre una prima volta.
Roberto Quaglia

originalmente pubblicato su: www.Roberto.info
articolo pubblicato con licenza diritti Creative Commons, ovvero è permessa la libera riproduzione di questo testo purché in forma inalterata e comprensiva dei link in esso contenuti e purché la pubblicazione non abbia carattere commerciale
Ecco un video in cui Berlusconi viene preso in giro su una TV americana
Fonte: http://www.roberto.info
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25.06.2009







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Imprese in crisi. «Senza aiuti non c' è futuro»

Corriere della Sera
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Corriere della Sera

Il bilancio I dati di Milano produttiva della Camera di Commercio. Soffrono negozi, tessile e manifatturiero. «L' estate più difficile»

Imprese in crisi. «Senza aiuti non c' è futuro»

Calano fatturato e occupazione. «Ma Milano ha più possibilità rispetto al resto del Paese» I saldi Chevallard, Camera di Commercio: non credo che i saldi segneranno una diminuzione drammatica, anzi potrebbero essere un' occasione di ripresa

Più che alla frutta i milanesi sono arrivati al pane. Solo pane, niente brioche. «Negli ultimi due-tre mesi la crisi è entrata anche nei negozi di noi prestinée - racconta Stefano Fugazza, una vetrina storica in zona Lambrate -. La gente compra meno pizza e focaccia perché costano di più. Per non parlare della piccola pasticceria che registra cali delle vendite anche del 35-40%. Piccoli col fiato grosso Fugazza fa parte della miriade di microimprese con meno di dieci addetti che tutte insieme rappresentano il 40% dell' occupazione in provincia di Milano. Sono proprio loro - i piccoli - a trovarsi in questo momento in prima linea contro la crisi. Una realtà, questa, evidenziata anche dal rapporto «Milano produttiva» presentato ieri come ogni anno dalla Camera di Commercio. La produzione industriale in provincia di Milano nel primo trimestre dell' anno è scesa del 10,3% rispetto all' anno precedente. Nello stesso periodo il volume d' affari del commercio ha registrato un meno 5,7%. Meno 6,7% i servizi. Nel 2009 Prometeia stima che la ricchezza prodotta a Milano e provincia diminuirà di 3,8 miliardi (da 116 a 112 miliardi di euro). Sul fronte dell' occupazione nell' ultimo trimestre 2008 ci sono stati 7.800 occupati in meno rispetto all' analogo periodo del 2007, con un tasso di occupazione sceso dello 0,5%.. Per il 2009 ci si attende il taglio di oltre 15 mila posti. Il solco delle differenze La situazione è comunque meno difficile a Milano che nel resto del Paese. Nel 2008 le imprese a Milano sono aumentate del 2% (grazie al più 8,6% registrato dalle attività aperte da immigrati), contro lo 0,6% nazionale, mentre le assunzioni attese nel 2009 diminuiscono dell' 1,5%, rispetto al -1,9% italiano. La crisi rischia di aumentare differenze sociali già forti in città: il 17,2% delle famiglie milanesi vive sotto la soglia di povertà relativa. All' estremo opposto c' è un 20% di famiglie che può contare sul 40% della ricchezza prodotta sotto la Madonnina. In quella che rischia di essere ricordata come l' estate più lunga dell' economia milanese da molti anni a questa parte ci si aggrappa alla stagione dei saldi. «Non credo che i saldi segneranno una diminuzione così drammatica come quella paventata dalle associazioni dei consumatori, anzi forse i saldi potrebbero essere l' occasione per una modesta ripresa dei consumi», ha detto ieri il segretario generale della Camera di commercio di Milano, Pier Andrea Chevallard, a margine della presentazione del rapporto sull' economia milanese. «Per quanto ci riguarda la situazione è critica - interviene Paolo Galassi, presidente di Apimilano -. Ci sono aziende che stanno già pensando di chiudere per ferie senza sapere quando riapriranno a settembre. Stiamo navigando a vista». Secondo Galassi dopo l' estate sarebbe a rischio il 10% delle imprese. «Ben vengano le misure anticrisi del governo ma qui facciamo i conti con cali del fatturato che in alcuni casi raggiungono il 50-70%. Questi incentivi sono un contentino, serve altro. L' allungamento dei termini per il pagamento delle tasse, per esempio». Più ottimista Simonpaolo Buongiardino dell' Unione del commercio: «E' vero, la crisi accentua la perdita di posizioni del dettaglio tradizionale, ma si tratta di un fenomeno che aveva già preso corpo negli anni scorsi. Il negozi di Milano hanno risorse straordinarie per resistere alla crisi». Resistenza a oltranza «L' impressione è che la caduta libera sia terminata. Ora il problema è quanto le aziende riusciranno a resistere in fondo al baratro della crisi nell' attesa della ripresa», fa notare Marco Accornero, segretario generale dell' Unione artigiani di Milano. Per il momento non si teme un' ondata di chiusure. «A mollare potrebbe essere la fascia di artigiani che hanno superato l' età della pensione - riflette Accornero -. Continuare a lavorare con la crisi è un gioco che non vale la candela. Gli altri faranno di tutto per continuare ad andare in azienda ogni mattina. Riciclarsi da dipendente in questo momento è praticamente impossibile».. Rita Querzé

Querze' Rita

 

 

http://archiviostorico.corriere.it/2009/luglio/01/Imprese_crisi_Senza_aiuti_non_co_7_090701007.shtml

 


[sovranitamonetaria] La proposta dell'American Monetary Institute (AMI)





Da: Moneta Nostra
http://leconomistam ascherato. blogspot. com/2009/ 05/moneta- nostra.html

La proposta dell'American Monetary Institute (AMI)

L'American Monetary Institute (AMI, istituto monetario americano) [1] è stato fondato nel 1996 da Stephen Zarlenga, autore del testo La scienza perduta della moneta [2], per riunire i soggetti interessati a riformare il sistema americano di emissione della moneta. Infatti ogni anno, di norma a settembre, viene organizzata una conferenza dell'istituto dove partecipano i personaggi chiave della riforma da loro proposta. La loro proposta è stata redatta sotto forma di disegno di legge [3] e si ispira al famoso Piano di Chicago del 1933 proposto dagli economisti di quella città [4] a seguito delle conseguenze del crollo del 1929. A sua volta il piano di Chicago è ricollegabile al lavoro svolto in Inghilterra da Frederick Soddy nel 1926 [5]. Se vogliamo, il primo importante contributo a cui far riferimento rimane il testo di Benjamin Franklin [6] cui rimandiamo il lettore per meglio ricostruire dall'inizio il retroterra culturale del sistema monetario innovativo adottato originariamente nelle colonie. Il Piano di Chicago venne inviato a mille economisti e la grande maggioranza di quelli che risposero era d'accordo con la riforma proposta. I punti salienti erano: affidare al governo l'emissione di moneta, nazionalizzare le banche del sistema della Federal Reserve, abolizione del meccanismo della riserva frazionaria, divisione tra le funzioni di creazione della moneta e quella di prestito della moneta, La funzione di prestito della moneta rimaneva una funzione delle banche private, ma riguardava solo la funzione di intermediazione del credito e non quella di creazione, proprio come ancora oggi la gente crede che avvenga in realtà. Infine, la proposta differenziava i due concetti di moneta e credito che allora, come oggi, erano confusi ad arte per permettere gli abusi bancari che portarono alla grande depressione. Legando infatti la funzione di creazione della moneta ai prestiti erogati, in caso di mancanza di volontà da parte del pubblico ad indebitarsi, in una situazione di penuria di moneta questa tende ad accentuarsi, come notava appunto la Scuola di Chicago. Nonostante che le migliori menti dell'epoca appoggiassero il piano di riforma, esso non venne adottato, anzi. Venne fatto eleggere a presidente Franklin Delano Roosevelt proprio per far da tappo ed impedirne l'attuazione avviandone un surrogato perverso che si chiamò New Deal e portò difilato alla seconda guerra mondiale. Tutte le volte che si propone di far emettere la moneta al governo, invece che ai banchieri furbetti del quartierino, viene paventato lo spettro dell'inflazione. Ma proprio Zarlenga nel suo testo ci dimostra che semmai è vero il contrario: i periodi di massima inflazione si sono proprio avuti quando il sistema monetario era fuori del controllo pubblico ed in mano ad un oligopolio privato. Il dollaro americano ne è un esempio clamoroso, ha perso il 96% del suo potere d'acquisto da quando è stato affidato alla privata Federal Reserve. Questo è dovuto al fatto che mentre il sistema privato presta il denaro ad usura e senza avere in mente scopi produttivi quando lo crea dal nulla, il governo, sottoposto al giudizio popolare, deve invece tener presente il bene del pubblico e non può abusarne impunemente senza rischiare d'essere esautorato. La proposta e disegno di legge dell'AMI va al di là del piano di Chicago apportando tre miglioramenti dettati dall'esperienza storica: primo, le spese destinate alle infrastrutture, compreso il sistema della salute e dell'educazione, vengono usate per introdurre nuova moneta in circolazione per promuovere il bene pubblico. Questo poiché si è notato che il sistema privato non ha interesse a finanziare questo tipo di spese infrastrutturali necessarie. In secondo luogo, il sistema proposto prevede un occhio particolare alle necessità di giustizia, coesione sociale, protezione dell'ambiente e sostenibilità come criteri da adottare per le politiche monetarie. In pratica, una speciale attenzione alle questioni etiche e morali. Terzo, l'American Monetary Act prevede un limite massimo di interessi dell'8% annuo, ritornando alla pratica in vigore in parecchi stati dell'Unione fino al 1981. Uno dei motivi per cui il Piano di Chicago non passò era che il pubblico non era adeguatamente informato dei termini della riforma. Lo stesso proponente Simons era più ossessionato più dai dettagli tecnici su come prevenire che i banchieri aggirassero il piano piuttosto che dalla necessità di informare adeguatamente il maggior numero possibile di persone. Senza il supporto dal basso è difficile combattere questa battaglia di riforma. Se ci si limita all'ambiente accademico e specialistico, si noterà presto che gli attori coinvolti sono tutti, chi più chi meno, comprati dal sistema bancario vigente. Come dice giustamente l'ammiraglio Falco Accame, alla frase antica "tengo famiglia" si è aggiunta la versione moderna "tengo il mutuo da pagare"... Inoltre non va dimenticato che il Senatore repubblicano Bronson Murray Cutting, il maggior sponsor politico del piano di Chicago, morì in un incidente aereo il 6 maggio 1935 a 47 anni. E' da notare che il Cutting era uno degli assidui corrispondenti di Ezra Pound. Tra i collaboratori alla stesura del disegno di legge dell'AMI, troviamo Richard C. Cook [7], ex funzionario del Dipartimento del Tesoro USA, che propone l'adozione di un reddito minimo di cittadinanza come strumento da adottare per introdurre nuova moneta in circolazione.

Note:

1] Sito dell'American Monetary Institute:
http://www.monetary .org

2] Si tratta di: The lost science of money, di Stephen Zarlenga, American Monetary Institute, 2002, pp.724

3] Si tratta dell'American Monetary Act:
http://www.monetary .org/amacolorpam phlet.pdf

4] Fu il professor Henry Simons ad elaborare inizialmente il piano che venne sottoscritto, ta gli altri, da economisti quali Paul Douglas, sempre dell'Università di Chicago, Frank Graham e Charles Whittlesley di Princeton, Irving Fischer della Yale, Earl Hamilton della Duke University e Willford King dell'Università di New York.

5] Vedi i due testi: Frederick Soddy, Wealth Virtual Wealth and Debt, George Allen & Unwin LTD., 1926;
http://abob. libs.uga. edu/bobk/ wvwd/
e Frederick Soddy, The Role of Money: What It Should Be, Contrasted with What it has Become, George Routledge And Sons Limited, 1934
http://www.archive. org/details/ roleofmoney03286 1mbp

6] Vedi: Benjamin Franklin, A Modest Enquiry into the Nature and Necessity of a Paper-Currency, 1729
http://tinyurl. com/l9waqs

7] Il sito di Cook:
http://www.richardc cook.com

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    Running on Empty... Why the Economy Has Yet to Hit Bottom


    Mike Whitney

    There's a big difference between an inventory-driven recession and a credit-driven recession. An inventory recession is caused by a mismatch between supply and demand. It's the result of overcapacity and under-utilization which can only work itself out over time as inventories are pared back and demand builds. Credit-driven recessions are a different story altogether. They typically last twice as long as and can precipitate financial crises.
    The current recession is a severe credit bust of Depression-era magnitude. The financial system has effectively melted down. The wholesale credit system (securitization) is frozen, the banking system is dysfunctional and insolvent, and consumer spending has tanked. The Fed's multi-trillion dollar lending facilities and monetary stimulus have kept the financial system from grinding to a halt, but the problems have not been resolved. Fed chairman Ben Bernanke has chosen to avoid the hard decisions and keep the price of toxic assets artificially high with the help of $12.8 trillion liquidity backstop. That's why stocks have rallied for the last 4 months while conditions in the real economy have continued to deteriorate. Bernanke is using all the tools at the Fed's disposal to keep the market from clearing and to prevent the mountain of debt that has built up from decades of credit expansion to be purged from the system.

    The surging stock market has made it harder to see that the economy is resetting at a lower rate of economic activity. Deflation is setting in across all sectors. Housing prices are leading the retreat, falling 18.1 percent year-over-year according to the new Case-Schiller report. Vanishing home equity is forcing households to slash spending which
    is weakening demand and triggering more layoffs. It's a vicious circle
    which ends in slower growth.
    Also, the banking system is still broken. The $700 billion TARP program
     was not used to purchase toxic assets, but to buy equity stakes in the
    banks and bailout insurance giant AIG. Bernanke knows that a hobbled
    banking system will be a constant drain on public resources, but he refuses
     to nationalize the banks or restructure their debt. Instead, he's expanded
    the Fed's balance sheet by $1.2 trillion and ignited a rally in the stock market.
     Bernanke's bear market rally has lifted the financials from the doldrums and
    generated the capital the banks need to survive the downgrading of their
    bad assets. Former Fed-chief Alan Greenspan (unintentionally) clarified this
     point in an editorial in the Financial Times :
    "The rise in global stock prices from early March to mid-June is arguably the primary cause of the surprising positive turn in the economic environment. The $12,000bn of newly created corporate equity value has added significantly to the capital buffer that supports the debt issued by financial and non-financial companies.... Previously capital-strapped companies have been able to raise considerable debt and equity in recent months. Market fears of bank insolvency, particularly, have been assuaged.
    "Global stock markets have rallied so far and so fast this year that it is difficult to imagine they can proceed further at anywhere near their recent pace. But what if, after a correction, they proceeded inexorably higher? That would bolster global balance sheets with large amounts of new equity value and supply banks with the new capital that would allow them to step up lending. (Alan Greenspan, "Inflation, The real threat to a sustained recovery", Financial Times)
    Clearly, Bernanke was thinking along the same lines as Greenspan when he
     decided to push traders back into the market with his generous liquidity
    programs and quantitative easing (QE). He probably realized that political
    support for more bailouts had waned and that "large amounts of new equity
    " (in Greenspan's words) would be needed to keep the banks from defaulting.
    Whatever his motives may have been, Bernanke's stimulus has t
    urbo-charged equities while the real economy continues to stagger.
    Jordan Irving, who helps manage more than $110 billion at Delaware
     Investments in Philadelphia told Bloomberg News, "This has been a
    government-induced rally. We need to see some real positives coming from
     internal demand, as opposed to government-related demand, and it's just
    not there."
    Still, the Fed's intervention in the markets hasn't removed the threat posed
    by toxic assets; a problem which only gets worse over time. That's why
     The Bank of International Settlements (BIS) issued a report last week
     warning of the "perils" of not tackling the issue head-on. Here's an excerpt
    from the report, as described in The Guardian:
    "... Despite months of co-ordinated action around the globe to stabilize the banking system, hidden perils still lurk in the world's financial institutions according to the Basel-based Bank of International Settlements.
    "'Overall, governments may not have acted quickly enough to remove problem assets from the balance sheets of key banks,' the BIS says in its annual report. 'At the same time, government guarantees and asset insurance have exposed taxpayers to potentially large losses.'
    "As one of the few bodies consistently sounding the alarm about the build-up of risky financial assets and under-capitalized banks in the run-up to the credit crisis, the BIS's assessment will carry weight with governments. It says: 'The lack of progress threatens to prolong the crisis and delay the recovery because a dysfunctional financial system reduces the ability of monetary and fiscal actions to stimulate the economy.'"
    The toxic assets problem is further compounded by an estimated $2 trillion
    of additional losses from defaulting residential mortgages, commercial
    real-estate loans, credit card loans, and auto loans. It's is the double-whammy
    ; a fetid portfolio of non-performing loans and garbage mortgage-backed
    derivatives.  At the same time, personal consumption has dropped off a cliff
    and the signs of economic contraction are visible everywhere, from bulging
    homeless shelters, to long lines at the unemployment offices,  empty state
     coffers, half-filled shopping carts at the grocery store. Unemployment is
    rising at 600,000 per month, consumer confidence is at record lows, retail
    sales have fallen sharply, and housing continues its plunge. The data are
    clear; there are no green shoots or silver linings.
    The best snapshot of the economy appeared in the Fed's Beige Book,
    which was released two weeks ago, but was barely covered in the financial
    media. The report gives a candid assessment of an economy that is in deep
     distress. Here's an excerpt:
    "Reports from the twelve Federal Reserve District Banks indicate that economic conditions remained weak or deteriorated further during the period from mid-April through May...Manufacturing activity declined or remained at a low level across most Districts.... Demand for nonfinancial services contracted across Districts reporting on this segment. Retail spending remained soft as consumers focused on purchasing less expensive necessities and shied away from buying luxury goods. New car purchases remained depressed, with several Districts indicating that tight credit conditions were hampering auto sales. Travel and tourism activity also declined....Vacancy rates for commercial properties were rising in many parts of the country... Credit conditions remained stringent or tightened further. Energy activity continued to weaken across most Districts, and demand for natural resources remained depressed.... Labor market conditions continued to be weak across the country, with wages generally remaining flat or falling....Districts reporting on nonfinancial services indicated that for the most part activity continued to decline.... Activity continued to weaken or remain soft for providers of professional services such as accounting, architecture, business consulting, and legal services....Consumer spending remained soft as households focused on purchasing less expensive necessities....Travel and tourism activity declined, and vacationers are tending to spend less....
    "Commercial real estate markets continued to weaken across all Districts....With few exceptions, the District Banks reported that prices at all stages of production were generally flat or falling...Reports from a number of Districts indicated that pricing at retail remains very soft..." (Fed's Beige Book)
    It's all bad. 
    The financial meltdown has left homeowners with the worst debt-to-income
     ratio in history. Working people have been forced to cut discretionary
    spending and begin to save. The household savings rate zoomed to 6.9
    percent in May, a 15-year high. The rate in April 2008 was zero."
    The downside of the rising savings rate, is that it will deepen and prolong
    the recession. The negligible increase in retail spending can be attributed
    to fiscal stimulus. Without the government checkbook, the economy will
    continue to struggle.
    There's been a sudden shift from debt-fueled consumption to thriftiness.
    The trauma of losing one's job, health care or home; or simply living one
    paycheck away from disaster will probably shape attitudes for years to come.
     Personal savings will continue to swell as households build a bigger nest
    egg to weather the slump and make up for lost equity, droopy retirement
    accounts, and the possibility of losing their job.  This fundamental change
    in consumer behavior points to less economic activity, more inventory
    reduction, additional layoffs, and smaller corporate profits. When consumers
     save, the economy contracts.
    Consumer spending is 70 per cent of GDP, but consumers have suddenly
    stepped on the brakes. This is a real game-changer. Even if the credit
    markets are restored and the banks show a greater willingness to lend,
     there will be no return to the pre-crisis consumption-levels of the past; those
     days are over. The administration will have to provide more fiscal stimulus,
    jobs programs, state aid, and other forms of public relief to compensate for
     overcapacity and falling demand. Household balance sheets are so
    stretched that more disposable income will have to be devoted to paying
    down debt and increasing savings. Past consumption trends cannot be
    trusted to predict the future. It's a whole new ballgame.
    Household wealth has slipped $14 trillion since the crisis began.
    This includes sizable losses in real estate, investments and retirement funds.
    Home equity has dropped to 41 per cent (a new low) and joblessness is on
    the rise. When credit was easy, borrowing increased, assets prices rose
    and the economy grew. Now the process has shifted into reverse. Credit
     has dried up, collateral values have plunged, GDP is negative, and
    consumers are buried under a mountain of debt. Personal bankruptcies,
     defaults and foreclosures are all up. It will take years, perhaps a decade
    or more, to rebuild household balance sheets and restore the flagging
     economy. The consumer is running on empty and the chances of a robust
    recovery are nil.
    Mike Whitney lives in Washington state. He can be reached at fergiewhitney@msn.com

    Regolamentazione, anche la Svezia scende in campo

     

    La Svezia proprio nel giorno in cui inizia il suo semestre alla presidenza dell'Unione Europea si schiera in difesa degli hedge fund e delle società di private equity, entrando a gamba tesa nel dibattito sulle riforme del settore finanziario, fortemente volute da Francia e Germania.

    «C'è un timore eccessivo che i fondi di private equity portino con sé rischi esagerati – ha affermato il ministro delle finanze di Stoccolma Mats Odell - . Ma a scatenare la crisi non sono state né le società di private equity né gli hedge funds. In alcuni Paesi, tuttavia, il dibattito politico ha dipinto questi ultimi come la causa del problema. Non intendo dire che i fondi private equity e gli hedge non vadano regolati ma ritengo che il nostro obiettivo sia quello di regolamentare il settore, non quello di ucciderlo».

    La presa di posizione di Stoccolma sancisce definitivamente la prevista spaccatura creatasi in Europa tra i sostenitori della linea dura, Germania in testa, e i promotori di una regolamentazione più leggera guidati idealmente dalla Gran Bretagna. In un discorso pronunciato a Berlino, il ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück ha apertamente accusato Londra di voler opporre resistenza ai propositi regolamentari dell'Unione nel timore di veder scemare la sua posizione di leadership nel mercato finanziario continentale.

    Ma come stanno veramente le cose? Scrivevo in tempi meno sospetti, il 25 febbraio scorso (La banda degli onesti), in occasione di un vertice a Berlino in cui gli hedge fund furono chiamati in causa come tra i maggiori imputati dell'attuale disastro finanziario:

    Ben venga una maggiore regolamentazione, ma sono davvero gli hedge fund responsabili della profondità di questa crisi? Che fossero presenti sulla scena del delitto, comprando e vendendo titoli tossici, è provato, ma sicuramente il loro ruolo è stato minore di quello delle tanto "regolamentate" banche americane ed europee.

    Naturalmente molti hedge fund sono stati chiusi negli ultimi sei mesi, ma nessuno di essi ha mancato di restituire alle banche i prestiti ricevuti. Non ce n'è stato un sol caso. E allora? Allora quale occasione migliore di questa crisi per mettere le mani sul malloppo?

    Verso un nuovo sistema monetario internazionale? (prima parte)

     


    Temo proprio che non si stia seguendo con la dovuta attenzione il sempre più intenso dibattito in corso tra Cina, India, Brasile e Russia sull'opportunità di individuare soluzioni alternative all'utilizzo del dollaro statunitense come mezzo di pagamento e valuta di riserva, un dibattito che avviene a margine di accordi bilaterali tra questi paesi, accordi che prevedono o l'utilizzo delle proprie valute o l'individuazione di 'valute sintetiche' spesso basate su un paniere composto dalle principali valute convertibili.

    Pur essendo del tutto evidente che non è interesse di questi paesi un crollo verticale delle quotazioni del dollaro o di quei titoli rappresentativi del debito statunitense che rappresentano insieme oltre il 70 per cento delle loro riserve valutarie, è tuttavia indubitabile lo sforzo in termini di diversificazione operato dai gestori di queste disponibilità, così come è del tutto evidente la crescente preferenza per titoli statunitensi a breve se non a brevissima scadenza, in luogo della precedente preferenza per i Treasury Bonds a 10 se non a 30 anni.

    Analoghi interrogativi e mutamenti di comportamenti caratterizzano da alcuni decenni i governi e le autorità monetarie dei paesi arabi esportatori di petrolio e del Giappone, paesi strutturalmente esportatori netti per rilevanti ammontari medi e che si sono confrontati ben prima dei new comers sul 'dilemma del dollaro', una questione che ha assunto, almeno a tratti, carattere davvero angoscioso e che ha comportato scelte di investimento diversificate rappresentate da un mix di interventi in aziende industriali, nel settore del real estate, nell'acquisizione di quote di debito sovrano in Europa, in Asia, in America Latina e in svariati paesi dell'Estremo Oriente, mosse spesso accompagnate da una graduale ma sensibile riduzione del peso del dollaro e dei Treasury Bonds nelle loro riserve valutarie e che ha significativamente contribuito alla riduzione di questo peso a livelli che oscillano al 65 per cento, un livello che seppur ancora preponderante è largamente inferiore a quello riscontrabile negli ultimi decenni del secolo scorso.

    Come è a tutti noto, lo squilibrio strutturale della bilancia commerciale statunitense e la correlativa crescita della posizione netta sull'estero di quella grande nazione è stato sino a oggi finanziato da un flusso di investimenti verso gli Stati Uniti d'America di dimensioni pari o superiore al fabbisogno, anche se è sempre più evidente la crescente riluttanza dei paesi creditori, complice anche la tempesta perfetta in corso da poco meno di due anni, a perpetuare questa davvero anomala forma di aggiustamento resa possibile dall'asimmetria implicita nei meccanismi individuati nel corso della conferenza di Bretton Woods, 'miracolosamente' sopravvissuti alla decisione unilaterale assunta il 15 agosto del 1971 dall'allora presidente Richard Nixon consistente nell'abbattimento dello sbilenco pilastro rappresentato dalla piena convertibilità del dollaro in oro, nel rapporto prefissato di 35 dollari per oncia.

    Pur rinviando per maggiori dettagli i lettori al mio articolo "Accordi di cambio e speculazione: spunti per un nuovo approccio teorico", apparso nel n° 5 del 1993 di Rivista Bancaria-Minerva Bancaria (pagg. 95-104), credo proprio sia necessario dedicare un approfondimento al sistema valutario che verrà, non solo e non tanto nei vertici del G20/G21 prossimi venturi, quanto sulla base del movimento spontaneo descritto nei paragrafi precedenti, un movimento prudente e graduale, ma a mio avviso, irreversibile e che si intreccerà in modo quasi inestricabile con gli sviluppi della crisi finanziaria e con la molto sottovalutata questione del più che possibile ingolfamento dell'offerta di titoli di Stato, ma di tutto questo mi occuperò più diffusamente nella puntata di domani.

    IL TASSO NEGATIVO, QUESTO SCONOSCIUTO


    Postato il Sabato, 04 luglio @ 17:10:00 CDT di davide
     
     
      Economia
    DI DOMENICO DE SIMONE
    nuovaeconomia.blogosfere.it

    Da un paio di mesi si parla molto di tasso negativo, dopo gli articoli di Greg Mankiw sul New York Times e di Willem Buiter sul Financial Times , ma la maggior parte della gente non ne sa nulla.
    In Italia, poi, non se ne parla affatto. Sarà pudore, sarà imbarazzo? Sarà che tra gli economisti è fortemente radicata l'idea che il tasso negativo equivale all'inflazione, e parlarne significherebbe evocare gli spiriti maligni se non Satana in persona? Il fatto è che l'argomento era tabù e, nonostante lo sdoganamento sulla stampa-che-conta, nel nostro beneamato paese lo è ancora.
    E allora vediamo di capirci qualcosa.


    L'idea del tasso negativo è di Gesell , che immaginava un denaro che seguisse l'ordine naturale delle cose, e quindi morisse con esse. Non a caso l'idea del tasso negativo nasce durante la crisi del '29: il problema, allora come ora, era la trappola della liquidità e si trattava di far circolare denaro che esisteva ma che non veniva speso dagli investitori. Gesell propone una moneta dotata di demurrage , ovvero di una sorta di tassa che le fa perdere valore periodicamente. In pratica si trattava di emettere banconote cui periodicamente doveva essere applicata una marca perché mantenessero il valore facciale: con un tasso negativo annuo del 6%, ad esempio, ogni mese era necessario applicare sulla banconota una marca pari allo 0,50% (Gesell propose e realizzò una moneta con un tasso negativo del 5,2%). Su 100 euro, ogni mese dovremmo mettere una marca da 50 centesimi per continuare ad usare la banconota. E' chiaro che questo sistema disincentiva l'accumulazione delle banconote ed induce la gente che le possiede a spenderle. È anche chiaro che dopo un certo numero di anni, che dipendono dal tasso negativo, la banconota ha completamente perso il suo valore, realizzando l'idea di Gesell di una moneta che deperisce così come ogni altra merce. A Worgl in Tirolo, dove un seguace di Gesell realizzò l'esperimento nel luglio del 1932, si verificò quello che fu chiamato il "miracolo di Worgl". In una situazione di gravissima crisi in pochi mesi la disoccupazione scomparve, la miniera riaprì, le fabbriche ricominciarono a lavorare, furono costruite case e opere pubbliche (un ponte) e insomma, la depressione fu sconfitta in poco tempo. Dopo poco più di un anno, l'Austrian National Bank pose fine all'esperimento reclamando per sé il monopolio dell'emissione monetaria.
    Insomma, il tasso negativo è un potente antidoto contro la depressione economica: il problema è che esso è anche uno strumento che toglie potere alle banche, perché non consente l'appropriazione di ricchezza mediante gli interessi attivi. In altri termini, il tasso negativo è un'arma potentissima contro il potere finanziario.
    Con un sistema elettronico la realizzazione del tasso negativo è molto più semplice del geniale ma un po' farraginoso sistema ideato da Gesell. Infatti, il tasso negativo potrebbe essere applicato quotidianamente senza far soffrire particolarmente i detentori della moneta. Con un tasso del 6%, che equivale ad uno 0,50% su base mensile, ogni giorno il tasso negativo eroderebbe il capitale dello 0,017%. In pratica 17 centesimi al giorno per ogni mille euro.
    L'effetto del tasso negativo sulla massa monetaria è che questa si riduce costantemente e che quindi l'ambiente economico diventa tendenzialmente deflazionario. La cosa curiosa è che la demonizzazione del tasso negativo passa proprio attraverso il suo opposto: ho sentito noti economisti sostenere che il tasso negativo è una sorta di inflazione (e qualcuno mi obiettò in un dibattito pubblico, che ne sarebbe derivata un'inflazione spaventosa), mentre è vero assolutamente il contrario. Infatti, se prendiamo come parametro di giudizio l'equazione di Fisher (o degli scambi ), per valutare gli effetti dell'introduzione del tasso negativo sul totale della massa finanziaria, notiamo che la riduzione progressiva della M, a velocità di circolazione costante, e senza incremento delle transazioni economiche comporta necessariamente una riduzione dei prezzi. Ricordo che l'equazione di Fisher è la seguente: M * V = T * P. Ovvero, la Massa monetaria per la Velocità di circolazione equivale alle Transazioni correnti per il livello dei Prezzi.
    E' ovvio che un'introduzione del tasso negativo improvvisa porterebbe ad un incremento della velocità di circolazione che scatenerebbe inflazione. Ma qui l'ipotesi è di introdurre mano a mano moneta a tasso negativo per cui alla fine il volume della massa monetaria sarebbe adeguato alle necessità e l'ambiente economico sarebbe necessariamente deflazionario.
    Una moneta a tasso negativo introdotta nel nostro sistema circolerebbe molto velocemente, e spingerebbe la moneta corrente nella trappola della liquidità: in altri termini gli utenti spenderebbero la moneta a tasso negativo per trattenere la moneta corrente, per effetto della legge di Gresham , per cui la moneta cattiva scaccia sempre quella buona dal mercato, finché di fatto, dopo un certo tempo, circolerebbero solo monete a tasso negativo.
    La moneta a tasso negativo è una free money , nel senso che non ha bisogno di alcuna riserva per essere emessa: la sua emissione si giustifica esclusivamente con le attività che va a finanziare. Per questa ragione ritengo che una moneta a tasso negativo può essere introdotta per finanziare gli investimenti, in modo da mantenere l'equilibrio richiesto dall'equazione di Fisher. Di fatto, una moneta a tasso negativo è una tassa sulla circolazione del denaro. Possiamo dire che la Tobin tax, che tende a colpire la speculazione finanziaria, è una variante settorializzata di una moneta del genere.
    La ragione per cui gli americani stanno discutendo molto seriamente, dato il livello degli interessati, al tasso negativo è dato dal fatto che non prevedono alcuna seria possibilità di uscita dalla depressione senza un intervento radicale sulla moneta. L'articolo di Mankiw è stato variamente ripreso ed attaccato, soprattutto per il meccanismo attraverso il quale egli ipotizzava l'introduzione del tasso negativo. Finché lo stesso Mankiw ha spiegato sul suo blog , ciò che era ovvio, vale a dire che il meccanismo proposto dallo studente era una provocazione per far riflettere sulla questione del tasso negativo. Lo stesso Mankiw dopo pochi giorni, in un altro articolo sul suo blog, ha dimostrato che non è affatto detto che il tasso più basso della FED debba essere necessariamente il tasso zero. Dopo pochi giorni, il Centro Studi della FED ha reso noto un report nel quale si sostiene che il tasso ideale per la FED in questo momento, sarebbe del meno 5%. Nella discussione sul tasso negativo è notevole l'intervento di Willem Buiter , che già l'aveva a suo tempo sostenuto nella BIS (Bank of International Settlements) , in pratica un saggio per sostenere l'applicabilità del tasso negativo nell'attuale situazione e le vie per applicarlo. La conclusione di Buiter è che il problema dell'applicazione del tasso negativo è essenzialmente il denaro contante e che la soluzione migliore è l'eliminazione del contante fisico in favore di una gestione elettronica. Buiter dice molto di più nel suo articolo e avremo modo di approfondire gli aspetti teorici del suo breve saggio. Qui mi premeva esporre come si sta svolgendo il dibattito attuale sul tasso negativo e le ragioni di questo dibattito. Non senza notare che a febbraio il Governatore della Banca di Cina ha auspicato l'introduzione di un meccanismo simile al Bancor proposto da Keynes a Bretton Woods e che consiste in pratica nell'introduzione di una sorta di tasso negativo a livello interbancario, per evitare che le Banche Centrali possano accumulare denaro oltre una certa soglia predefinita. Anche qui il discorso è lungo e ne riparleremo. Da ultimo una breve nota personale: in diversi miei libri di alcuni anni fa e segnatamente in uno di essi, Dove andrà a finire l'economia dei ricchi, Malatempora, Roma marzo 2001 , dicevo che l'introduzione del tasso negativo sarebbe divenuta ad un certo punto inevitabile. Ma notavo anche che il tasso negativo è come l'energia elettrica rispetto al gas o al petrolio: ci si può illuminare le strade, ma ci si può anche ammazzare la gente con le sedie elettriche ed altre diavolerie che la crudeltà umana è in grado di immaginare. La questione dell'applicazione del tasso negativo è quindi, una questione politica, mediante la quale la politica assume di nuovo un ruolo decisivo. Che qualcuno lo spieghi ai nostri politici, per favore. Io mi sono stancato di parlare al vento e ai sordi.
    Domenico De Simone
    Fonte: http://nuovaeconomia.blogosfere.it
    Link: http://nuovaeconomia.blogosfere.it/2009/07/il-tasso-negativo-questo-sconosciuto.html
    4.07.2009