CHI E' PIU' MINCHIONE? RENZI O IL SUO ELETTORATO?

04/12/11

GIUDICI IN GALERA...E FALLIMENTI ED ESECUZIONI


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GIUDICI IN GALERA...E FALLIMENTI ED ESECUZIONI

GIUDICI IN GALERA...E FALLIMENTI ED ESECUZIONI IMMOBILIARI 


Firenze, 22 novembre 2011 - Quindici anni di carcere, tre dei quali condonati per Sebastiano Puliga, il giudice fallimentare del tribunale di Firenze. Era accusato di corruzione, peculato, abuso d'ufficio, falso, interesse privato in procedure concorsuali e concorso in bancarotta. Oggi la sentenza di condanna. Il giudice è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici e condannato al risarcimento dei danni delle parti civili. Il tribunale di Genova ha estinto il rapporto di lavoro del magistrato. Gli altri imputati, una trentina di persone tra avvocati, ingegneri, commercialisti e architetti, sono stati condannati a pene che vanno da un minimo di 3 anni e 2 mesi a un massimo di 9 anni e 9 mesi. Secondo l'accusa Sebastiano Puliga e gli altri imputati facevano parte di un presunto comitato d'affari che ruotava attorno al tribunale fallimentare di Firenze per pilotare l'affidamento di curatele e perizie. Puliga, all'epoca dei fatti contestati, era giudice della sezione fallimentare del tribunale di Firenze e il suo coinvolgimento nelle indagini sui fallimenti, avviate nel 2002 dalla magistratura fiorentina, aveva comportato il trasferimento dell'inchiesta a Genova.


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Passera e la crescita che non verrà


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Passera e la crescita che non verrà

Il ministro dello sviluppo presenta la sua parte di decreto. E si capisce che c'è qualche delusione Piccolo lapsus del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera in conferenza stampa. Il ministro dello Sviluppo, definito da Mario Monti "un ministro forte", … Continue reading →



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Tagli? Si torna alla recessione



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GERMANIA: COMMERZBANK CANDIDATA ALLA NAZIONALIZZAZIONE!


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GERMANIA: COMMERZBANK CANDIDATA ALLA NAZIONALIZZAZIONE!

In attesa che i lettori sostenitori di Icebergfinanza possano condividere l'analisi in preparazione per fine anno dal titolo " Datemi una leva e vi distruggerò il mondo" in Germania der Spiegel lancia l'eco della nazionalizzazione tra i canyon del fragilissimo sistema finanziario tedesco, che con Commerzbank subirebbe la quinta nazionalizzazione dall'inizio della tempesta perfetta!
 In attesa di leggere insieme il post di domani incentrato quasi esclusivamente sulla manovra finanziaria diamo un'occhiata a quanto sta succedendo in Germania e Stati Uniti...
ASCA) - Roma, 4 dic - Il governo tedesco non esclude la  nazionalizzazione di Commerzbank. E' quanto scrive il  settimanale Der Spiegel domani in edicola. Berlino, secondo  fonti del governo, potrebbe riattivare il fondo di aiuti alle  banche acquistando altre quote di Commerz di cui gia' detiene  il 25%.
   La seconda banca tedesca ha presentato risultati  fortemente negativi a causa dell'esposizione su titoli della  Grecia. Secondo l'Eba la Commerzbank dovrebbe procedere a una  ricapitalizzazione di 2,9 miliardi di euro, il 60% delle  necessita' del sistema bancario tedesco.
Tralasciando il teatrino dell'EBA, se Commerzbank ha bisogno realmente dell'aiuto dello stato per far fronte ad una misera ricapitalizzazione di 2,9 miliardi di euro, non oso pensare a quello che accadrà il prossimo anno alle banche


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Perché Mosca non si fida di Washington sulla difesa missilistica. Verso una guerra preventiva nucleare?


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Perché Mosca non si fida di Washington sulla difesa missilistica. Verso una guerra preventiva nucleare?

F. William Engdahl Global Research, 2 dicembre 2011 


La maggior parte del mondo civilizzato è beatamente inconsapevole che stiamo marciando inesorabilmente verso una sempre più probabile guerra nucleare preventiva. No, non è affatto tra Iran e Israele. Riguarda la decisione di Washington e del Pentagono di spingere Mosca contro il muro con quello che è, eufemisticamente chiamato, Difesa Anti-missili Balistici (BMD).

Il 23 novembre, un generalmente schivo presidente russo Dmitrij Medvedev, ha detto al mondo, in termini chiari, che la Russia è pronta a dispiegare i suoi missili al confine con l'Unione europea, tra Polonia e Lituania, e possibilmente a sud, vicino a Georgia e Turchia, membro della NATO, per contrastare l'avanzato processo di costruzione dello scudo di difesa missilistica statunitense: "La Federazione russa implementerà a ovest e a sud del paese, moderni sistemi d'arma che potrebbero essere utilizzate per distruggere la componente europea della difesa missilistica degli Stati Uniti", ha annunciato alla televisione russa. "Uno di questi passi potrebbe essere il dispiegamento di sistemi missilistici Iskander a Kaliningrad" (1). Questi sono sistemi missilistici balistici di teatro. L'ultima versione dell'Iskander, l'Iskander-K, i cui dettagli rimangono top secret, avrebbe una gittata di 2000 km e trasporterebbe missili da crociera con una precisione sul bersaglio di 7 metri o meno.

Medvedev ha dichiarato di aver ordinato al ministero della difesa russo di avviare  "immediatamente" il sistema radar di Kaliningrad, che avvertendo di attacchi missilistici imminenti, pone in stato di prontezza al combattimento.  Ha chiesto di estendere i bersagli presi di mira dalle forze strategiche missilistiche nucleari russe e il ri-allestimento dell'arsenale nucleare della Russia con nuove testate, in grado di perforare lo scudo difensivo USA/NATO, da rendere operative in sei anni, entro il 2018. Medvedev ha anche minacciato di far abbandonare alla Russia il nuovo Trattato di riduzione dei missili START, se gli Stati Uniti continuano come annunciato.

Medvedev ha poi giustamente sottolineato il legame inevitabile tra  missili "difensivi" e missili "offensivi": "Dato il legame intrinseco tra le armi offensive e quelle difensive strategiche, le condizioni per il nostro ritiro dal trattato New Start, potrebbero anch'esse verificarsi", ha detto. (2)

Il presidente russo non ha usato mezzi termini: "Ho ordinato alle forze armate di svil...



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la ricchezza ci sarebbe


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la ricchezza ci sarebbe

Gano, riparto da qui, perchè siamo andati fuori tema

io facevo notare che 7 gg fa tu eri stato svegliato da una amica che paventava fossero finiti i soldi. mentre dai dati sembra che siamo solo in ...


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QUESTIONARIO MONTI (PREGO RESTITUIRE CON LE RISPOSTE ALLE DOMANDE)


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QUESTIONARIO MONTI (PREGO RESTITUIRE CON LE RISPOSTE ALLE DOMANDE)

- DI MARCO DELLA LUNA – marcodellaluna.info - 1-Monti è sempre stato sostenitore del modello neoliberista dell'economia, della privatizzazione, della finanziarizzazione, della libertà per le banche; questo modello ha portato a determinati sviluppi, rovinosi e pericolosissimi. Ha dichiarato di essersi ravveduto, dopo le negative esperienze degli ultimi anni, e di aver cambiato il proprio modello [...]


Dovresti leggere anche:
  1. 10 risposte alle 10 domande della SIAE

  2. Domande e risposte su cosa è la BCE e chi è Trichet

  3. Le 39 domande di un cittadino italiano a Mario Monti



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MANOVRA/ Una tantum sui capitali scudati dell'1,5%. Salgono anche le tasse di bollo sui conti correnti e depositi titoli, compresi fondi e sicav


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MANOVRA/ Una tantum sui capitali scudati dell'1,5%. Salgono anche le tasse di bollo sui conti correnti e depositi titoli, compresi fondi e sicav

Monti ha anche annunciato orientamento favorevole dell'Italia all'introduzione della Tobin tax sulle transazioni finanziarie.


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La Russia: missili contro l’Europa se Israele minaccia l’Iran


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La Russia: missili contro l'Europa se Israele minaccia l'Iran

Dopo la vistosa operazione di difesa preventiva della Siria, la Russia rilancia: Mosca è pronta a dislocare sistemi missilistici "Iskander" nell'enclave baltica di Kaliningrad, se la Nato insisterà nel voler dispiegare – stavolta contro l'Iran – lo scudo anti-missile che da anni preme per installare ai confini dell'ex Unione Sovietica. Complice anche la campagna elettorale moscovita, si riaccendono toni [...]


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  1. La Russia riarma la Siria con i missili per difendersi dall'attacco NATO

  2. Virus informatico Stuxnet e rischio di una Chernobyl in Iran, la Russia chiede alla Nato di intervenire

  3. Iran: Usa e Israele ci provano



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TEMPI - GLI SPARI SOPRA - INTERVISTA A MERCATO LIBERO



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Nei paesi che gli oligarchi della Bce e dell’UE chiamano con disprezzo “Piigs” le forze di classe resistono e cominciano a coordinarsi


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Nei paesi che gli oligarchi della Bce e dell'UE chiamano con disprezzo "Piigs" le forze di classe resistono e cominciano a coordinarsi



Scioperi generali in Grecia e Portogallo, assemblee preparatorie in Italia, movimenti in Spagna. Intervista a Pierpaolo Leonardi (Usb) di ritorno dalla Grecia. Nei paesi che gli oligarchi della Bce e dell'UE chiamano con disprezzo "Piigs" le forze di classe resistono e cominciano a coordinarsi. Riunione il 15 dicembre ad Atene per discutere delle lotte e dell'organizzazione comune nei Piigs.
Giovedì in Grecia c'è stato il settimo sciopero generale di quest'anno. Lavoratori, disoccupati, precari, studenti, artigiani e giornalisti, continuano a resistere e ad opporsi alle sanguinose ricette della Trojka (Fmi, Bce, Ue) che stanno devastando socialmente il paese. A margine dell'assemblea nazionale dei sindacati di base in corso a Roma ci siamo fatti raccontare direttamente come sono andate le cose dal coordinatore nazionale della Usb, Piepaolo Leonardi che era ad Atene durante lo sciopero e la manifestazione del Pame.
E' intervenuto al comizio in piazza Omonia e poi all'assemblea con gli operai siderurgici della Greek Steelaworks che occupano la loro fabbrica da quasi quaranta giorni. Leonardi ci racconta il conflitto di classe in Grecia dove tornerà nuovamente tra poco più di dieci giorni per la riunione dei sindacati dei paesi Piigs, i dannati del debito e dei diktat della Bce.

Come è stato lo sciopero generale del 1 dicembre in Grecia? C'è stanc...


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Euro: una catastrofe annunciata


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Euro: una catastrofe annunciata

di Alberto Bagnai Alberto Bagnai


Quando vengo chiamato a esprimermi in pubblico sul tema dell'euro, comincio citando un brano del Diario notturno di Flaiano:

 


"Illustre professore, in questa lettera troverà accluso un assegno di lire 50.000, che mi permetto di inviarLe a saldo del Suo onorario. Mentre La ringrazio per le Sue attente cure, che mi hanno grandemente giovato a superare il mio deplorevole esaurimento psichico, La prego di credermi, per sempre, il Suo riconoscente e devotissimo Napoleone IV."


Cerco così di rompere il ghiaccio, ammettendo ironicamente che, dopo anni di bombardamento mediatico, anche chi ormai intuisce di avere preso una fregatura, nel sentirsi dire il contrario di quello che gli è stato ripetuto da tante "autorevoli" fonti, potrebbe avere la legittima impressione di trovarsi di fronte a un pazzo, o al solito blogger complottista e visionario. Credo sia per questo che tanti amici, forse perché essi stessi un po' dubbiosi, forse perché desiderosi di appoggiarsi all'auctoritas di famosi economisti (ammetto che la mia sia scarsa), mi hanno chiesto di fare una piccola antologia di autori che avevano preannunciato i pericoli dell'euro.


Un compito facilitato dal lavoro di Lars Jonung e Eoin Drea. Forse non li conoscete. In effetti il secondo non lo conosce nessuno, perché lavora per una società di consulenza privata di Dublino, e ha solo due pubblicazioni accademiche; il primo invece (Jonung) è un economista con un curriculum nutrito (48 articoli di cui pochi su riviste molto buone, come l'American Economic Review, che è nelle top 20 per impact factor). Nel 2010 i due hanno pubblicato una rassegna delle opinioni espresse dagli economisti statunitensi sull'euro nel periodo dal 1989 al 2002 (qui trovate la versione working paper, l'articolo è stato pubblicato su Economic Journal Watch, vol.7, n. 1). Dettaglio: Jonung dal 2000 lavora per la Direzione generale per gli affari economici e finanziari della Commissione Europea. E, guarda caso, conclude che l'euro è una buona idea, della quale gli economisti accademici americani hanno parlato male perché legati a teorie vetuste come quella delle aree valutarie ottimali (AVO). Viene da chiedersi a quale altra teoria mai avrebbero dovuto rifarsi degli economisti nello studiare un problema di unificazione monetaria. In effetti, visti i risultati, forse quella del Big Bang sarebbe stata più appropriata. Ma lasciamo perdere.



Paren...



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++Manovra, Consiglio dei Ministri convocato alle 16++


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++Manovra, Consiglio dei Ministri convocato alle 16++

La manovra da 24 miliardi sarà varata nel consiglio dei ministri che avrà inizio questo pomeriggio alle ore 16,



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22 ragioni per le quali potremmo assistere nel 2012 al collasso economico dell’ Europa


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22 ragioni per le quali potremmo assistere nel 2012 al collasso economico dell' Europa

Il 2012 sarà l'anno in cui assisteremo al collasso economico dell' Europa? Prima di licenziare il titolo di questo articolo come "allarmista", leggete prima le informazioni elencate nel resto di questo articolo.

Nel corso degli ultimi mesi, vi è stata una sorprendente perdita di fiducia nel sistema finanziario europeo. In questo momento, effettivamente nessuno vuole prestare denaro alle nazioni europee in difficoltà finanziaria, e praticamente nessuno vuole prestare denaro alle grandi banche europee.
Ricordate, una delle ragioni principali della crisi finanziaria del 2008 è stata la pesante stretta creditizia che si è verificata qui, negli Stati Uniti. Questa strozzatura creditizia che sta fiorendo ora in Europa è solo un elemento della "tempesta perfetta" che si sta rapidamente avvicinando mentre ci apprestiamo ad entrare nel 2012. I segnali delle difficoltà sono ovunque.


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“Il matematico indiano” di David Leavitt



Godfrey Harold Hardy è un grande matematico inglese, nato nel 1877 e morto nel 1947, studente e poi professore a Oxford e a Cambridge, noto soprattutto per il suo libro “ A mathematician,s Apology” del 1940.


David Leavitt è il grande romanziere americano che ci ha regalato quei racconti scritti su “Ballo di famiglia” e che fece scalpore quando uscì, cui seguì “La lingua perduta delle gru”, altro successo mondiale....

Crisi: anche la Spagna è vicino al baratro


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Crisi: anche la Spagna è vicino al baratro

Buona domenica, cerchiamo tramite ricerca di notizie, di vedere come è messa la situazione spagnola. Ormai l' effetto contagio, pesa da più parti/membri sull' eurozona.

Le notizie di questa settimana, non sono molto confortanti, la disocuppazione tocca livelli altissimi, quasi 4,5 milioni di persone, dato che non si irvedeva dal 1996:

Nuovo record di disoccupati in Spagna. A novembre il numero dei senza lavoro è salito a 4.420.000 persone. La crescita mensile è stata pari all'1.37%. Si tratta della cifra più alta mai registrata nel Paese dal 1996, ed è il quarto mese consecutivo che il numero dei disoccupati aumenta. I settori più colpiti sono industria ed edilizia.
La percentuale dei senza lavoro in Spagna si attesta al 21.5%

Nel settore edile, già nel 2008, per via della bolla immobiliare, dove chiunque poteva e voleva comprare una seconda casa per le vacanze, o una seconda casa e basta, si cominciarono a vederne gli effetti sui posti di lavoro:

Secondo i dati del ministero dei lavori pubblici, nel 2005, un totale di 2.649.615 persone svolgevano una professione legata al settore edilizio. Nel 2008 tuttavia erano già 600.000 persone in meno, andando a ingrossare le fila dei disoccupati che nel dicembre di quello stesso anno ammontavano ad


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I Nuovi Bonds Argentini "GDP Warrants" (parte II)


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I Nuovi Bonds Argentini "GDP Warrants" (parte II)

I Nuovi Bonds Argentini "GDP Warrants" (parte II)

L'economia argentina è dal 2006 "en fuego", la crescita reale è il 7-8% annuo da cinque anni in media nonostante l'inflazione ...


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I Nuovi Bonds Argentini, "GDP Warrants" (parte I)


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I Nuovi Bonds Argentini, "GDP Warrants" (parte I)

I Nuovi Bonds Argentini, "GDP Warrants" (parte I)

A Rimini ho discusso tra i bonds emergenti i nuovi bonds argentini, "GDP Warrants Argentina" che lo stato argentino si è invent ...


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Grecia, “default più pesante del previsto E il piano franco-tedesco è disastroso”


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Grecia, "default più pesante del previsto E il piano franco-tedesco è disastroso"




di Mauro Meggiolaro e Matteo Cavallito     Nicholas Economides, docente della Leonard Stern School of Business di New York, e consulente della US Federal Trade Commission "Lo sapevano tutti che il programma imposto alla Grecia nel maggio del 2010 non avrebbe funzionato. Lo sapeva l'Unione europea, lo sapevano il Fmi e la Bce, lo [...]


Dovresti leggere anche:
  1. Grecia in default ma non fuori dall'eurozona

  2. Grecia, Papandreu chiede unità nazionale per evitare il default. E annuncia un referendum

  3. Grecia: default all'85% Ma lo sapevamo fin dall'inizio



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La Manovra del Genio Risolutore


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La Manovra del Genio Risolutore


mmmRipubblico molto volentieri il pezzo di Leonardo Facco a commento della manovra economica avanzata dall'acclamatissimo Mario Monti.



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Proposte: Hedge funds internazionali



Nel 2009, durante la Presidenza Aiaf -Associazione Italiana Analisti Finanziari- di Gregorio De Felice, un gruppo coordinato da Alfonso Scarano, ha realizzato il "Position paper Aiaf". Vista l'attualità delle proposte iniziamo a pubblicare i singoli punti.

E’ necessario accrescere il grado di presidio da parte delle Autorità di vigilanza sulle attività dei fondi hedge internazionali. L’ammontare complessivo del controvalore gestito dai fondi hedge è significativamente cresciuto negli ultimi anni: in base a stime del McKinsey Global Institute (The New Power Brokers, Luglio 2008), il valore delle attività sarebbe triplicato a partire dal 2000, raggiungendo 1,9 trilioni di dollari a fine 2007. Il Global Financial Stability Report diffuso dal Fondo Monetario Internazionale nell’ottobre 2008 segnala che, a partire dalla metà del 2007, si sarebbero registrati, tra i soli fondi hedge fixed-income, ben 31 casi di fallimento, per un attivo complessivo di 97 miliardi di dollari. Dal momento che le tecniche di investimento di questi fondi possono basarsi anche su strat

Una bomba è esplosa davanti all’ambasciata britannica in Bahrein



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L’Europa nelle mani di Draghi. Salvi, solo se la Bce stamperà moneta


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L'Europa nelle mani di Draghi. Salvi, solo se la Bce stamperà moneta



Roma – Ovunque, "è emersa una nuova visione universale, secondo cui la crisi europea può essere risolta solo dai governi o dall'adozione di una politica fiscale": nell'esprimere tale "visione", ciascun esperto o leader europeo "parla di quella che dovrebbe essere la dose appropriata di dolore", in queste misure, che reputa imprescindibili. Ma "vi sbagliate tutti", [...]


Dovresti leggere anche:
  1. Quella sovranità della moneta in mani private

  2. Lisbona cade nelle mani del FMI

  3. Il Merkonti lascia il cerino nelle mani della Bce



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AFFIDERESTI IL TUO PORTAFOGLIO A MARIO MONTI ?


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AFFIDERESTI IL TUO PORTAFOGLIO A MARIO MONTI ?


AFFIDERESTI IL TUO PORTAFOGLIO A MARIO MONTI ?
                                                                                             
di Antonio Pantano

1     =     Da Mario Monti a….
                                                                                                     
         Questa la prima domanda che ogni italiano serio dovrebbe porsi.
Perché le dicerìe su un personaggio anche se parzialmente noto - e mai sufficientemente conosciuto proprio a in forza della sua apparenza, neutra, misurata ed essenziale, accattivante sia per i "politici" che per gli sprovveduti - imposto "formalmente" da un "rappresentante" politico esercitante il massimo ruolo istituzionale (politico… perché in servizio "di routine partitica" da 60 anni) alla guida del governo italiano, sono infinite e controverse.
 La "carriera" ufficiale di Mario Monti, redatta da consumati uffici stampa, gli accredita età da "maturo" nato 68 anni fa' a Varese. Durante la seconda guerra mondiale, in epoca costituzionale di "regno" e "regime fascista", e, ancora infante, durante il governo della primissima vera Repubblica Italiana - la Sociale - che lo ebbe cittadino per due anni, e, poi, passivo ed ignaro spettatore all'arrivo dilagante al nord Italia degli eserciti degli Stati Alleati, da "vincitori", alla fine della seconda guerra mondiale. Indi studi consueti in liceo milanese dei gesuiti (quanti sono coloro che studiarono dai gesuiti! Carlo Azelio Ciampi – studente in perfezionamento nella Germania nazionalsocialista tra il 1940 ed il 1941,  scalatoredal dopoguerra in Bankitalia, poi "tecnico" al governo, Quirinale –, Luigi Abete, Gabriele Albertini, Giovanni Conso, Gianni De Gennaro, Steffan De Mistura,  Giuseppe De Rita, Marcello Dell'Utri, Giuseppe De Rita, Luca di Montezemolo, Mario Draghi, Piero Fassino, Vito Gnutti, Enrico La Loggia, Carlo Maria Martini, Enrico Medi, Cesare Merzagora, Giambattista Montini,  Massimo Moratti, Pierluigi Nervi, Leoluca Orlando, Amerigo Petrucci - guardato a spalla da Vittorio Sbardella -, Salvatore Rebecchini – sindaco DC di Roma nel dopoguerra, e fondatore della omonima dinastia "politico-palazzinara" -, Francesco Rutelli, Edgardo Sogno, Marco Staderini, e  molti con "carriere di successo" ) laurea in economia alla Bocconi di Milano, ove si sfornano, maggiormente oggi, giovani che si prefiggono carriere di dirigenti e banchieri, o di "economisti". Attività, questa, che, in pratica, vorrebbe indirizzare gli andamenti produttivi umani sempre e solo nel criterio del lucro e profitto ad ogni costo, e mai nel sano senso "sociale", per il quale l'economia, "scienza empirica di studio ed indirizzo delle attività produttive", dovrebbe operare.
Rimarchevole è, per Monti, la "specializzazione all'università americana di Yale", passaggio obbligato per approdare a rapporti e livelli "da gran mondo" e, come si rileva anche da internet (ormai "segreto conclamato" ma notissimo) , sede ...


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Il plastico di Monti


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Il plastico di Monti

Seguirò con molto interesse e partecipazione la puntata di Porta a Porta di martedì quando Mario Monti si accomoderà sulla poltroncina bianca per spiegare a noi per quale motivo e con quale prospettiva dovremo svenarci già sapendo in anticipo che i grandi evasori (e fors'anche i piccoli) continueranno a evadere allegramente perseguendo così lo sfascio di quel poco che resta del nostro paese.


Seguirò il programma non tanto per ascoltare cosa dirà Monti, ma per non lasciarmi sfuggire nemmeno una movenza facciale del conduttore che lunedì scorso con tali movenze (l'ho scritto nel mio post di martedì) ironizzava sulle "misure che dovrebbero complicarci la vita" assunte dal governo in carica.


Mi gusterò il suo sguardo compunto, la sua bacchetta guizzante che indicherà la cifre sullo maxischermo alle sue spalle. Chissà, forse ci sarà anche un plastico smontabile: il gioco sarà quello di indicare cosa dovremo via via vendere o ipotecare di casa nostra per sbarcare il lunario. Dalla cassapanca della nonna alla collezione di monete, fino alla cyclette necessaria al nonno infartuato.


Ma, a ben vedere, ciò che è peggio è che per comunicare con noi Monti abbia scelto proprio Vespa, cioè il sistema. Al quale qualcuno aveva precipitosamente pensato che il Professore fosse, se non proprio antitetico, almeno estraneo.


Andare da Vespa in un momento tanto delicato vuol dire garantire al creatore dei plastici di Cogne, Avetrana e Garlasco (cioè della più articolata operazione di distrazione del pensiero via tv mai vista in questo paese) la patente di principe dei comunicatori, o almeno di comunicatore più ascoltato dalla gente comune. Vuol dire ammettere che Porta a porta è luogo di autorevolezza quando invece è stata nell'arco degli anni il megafono dell'inferenza vaticana nelle cose dell'Italia, il luogo dei processo a Beppino Englaro, del patto con gli italiani, eccetera eccetera.


Nel migliore dei casi il fatto che Monti vada da Vespa è, ai miei occhi, una scelta clamorosamente sbagliata. Nel peggiore dei casi la scelta di un presidente del Consiglio che va a parlare nel salotto di uno fidato. Ed è questa la possibilità che mi spaventa di più.



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Cameron ha un problema col suo partito


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Cameron ha un problema col suo partito

Venerdì prossimo il primo ministro britannico David Cameron parteciperà all'incontro di Bruxelles dei capi di governo dei paesi dell'Unione Europea. Le misure che saranno discusse verranno probabilmente messe a punto domani, nell'incontro a Parigi tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy. Secondo gli esperti, riguarderanno un coordinamento fiscale più stretto tra i 17 paesi della zona euro: una soluzione del genere però terrebbe da parte, anche dal punto di vista politico, i dieci paesi che non hanno la moneta unica, compreso il Regno Unito.


I molti euroscettici del partito conservatore di David Cameron, di conseguenza, sono tornati alla carica chiedendo di diminuire gli impegni del Regno Unito nei confronti dell'Unione Europea, e rischiano di trascinare Cameron in una serie di scontri durissimi all'interno del suo stesso partito simile a quella che dovette affrontare John Major negli anni Novanta per ottenere l'approvazione del parlamento inglese al trattato di Maastricht.


Durante l'attuale crisi, Cameron ha finora tenuto la posizione di chiedere un'azione incisiva dei governi europei senza rimettere mano ai trattati, sostenendo che modifiche alle leggi fondamentali dell'UE richiederebbero troppo tempo per essere ratificate da tutti i 27 paesi membri, alcuni dei quali terrebbero referendum. La Francia e la Germania stanno andando in direzione molto diversa, e nelle ultime settimane ci sono stati duelli verbali anche piuttosto accesi tra Sarkozy e Cameron.


In patria, i parlamentari inglesi più euroscettici del suo partito si sono rifatti sentire in questi giorni, ripresentando la proposta di referendum che a fine ottobre aveva portato alla defezione durante il voto di 81 parlamentari conservatori e all'astensione di altri 15, numeri storici per le maggioranze di governo inglesi, solitamente molto leali. Il referendum che chiedono gli euroscettici potrebbe riguardare sia eventuali cambiamenti ai trattati europei, sia l'appartenenza stessa del Regno Unito all'Unione Europea. Chiedono inoltre che si lavori a strumenti legislativi per sottrarre il Regno Unito alla legislazione europea, soprattutto nei campi dell'occupazione e delle politiche sociali.


Un parlamentare conservatore ha detto al Sunday Telegraph che se Cameron non esprimerà chiaramente cosa ha intenzione di fare in una Unione Europea divisa in due, con i dieci paesi che non hanno l'euro messi da parte, si ripeterà la rivolta di ottobre, ma ci saranno anche le dimissioni di alcuni ministri conservatori che attualmente fanno parte del governo.


Chris Heaton-Harris, un altro politico conservat...



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Manovra: in arrivo tassa su beni lusso


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Manovra: in arrivo tassa su beni lusso

Prelievo differenziato


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Ma Vespa è già in pensione?


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Ma Vespa è già in pensione?

Si andrà in pensione più tardi, questo l'hanno capito anche i bambini. Si taglierà con l'accetta un diritto acquisito rompendo il patto legislativo (se vuoi cambiare una norma, basta approvarne una differente) tra produttori di ricchezza e gestori di ricchezza perché lo chiede l'Europa. Inciso: perché l'Europa non lo ha chiesto a Berlusconi, a gran voce, quando ha visto che nel 2009 la percentuale del debito pubblico sul Pil passava dal 105,8 al 115,5 percento?


Ora, in via di principio si potrebbe anche accettare il peso del sacrificio, persino quello del primo passo. Ma è inaccettabile che il sacrificio dei più deboli, perché meno rappresentati nei centri di potere, sia anche l'unico. Perché in contemporanea non si tagliano le pensioni d'oro (Dini, 17.000 euro netti al mese; Prodi, 15.000; Ciampi, non ne parliamo)? La giustificazione che sono un diritto acquisito non regge più. Se Monti vuole cambiare la norma, firmi subito un decreto che abolisce tutti i bonus, i superbonus e gli extrabonus di chiunque, cominciando dall'alto, da chi più guadagna (e ha guadagnato, e quindi accumulato).


A dire il vero potrebbe cominciare dalla pensione di Bruno Vespa medesimo: Vespa ha 67 anni, secondo voi la prende? Ebbene, sì. Quanto riceve dall'Inpgi, la previdenza dei giornalisti, mentre incassa oltre un milione di euro l'anno come "esterno" Rai? A che età è andato in pensione?


Vespa offre lo spunto per allargare il ragionamento, in termini "liberisti".


Partiamo proprio dai giornalisti.


Come è noto, difficilmente una riforma-mannaia potrebbe passare senza il conforto della buona stampa. E infatti, così è. La stragrande maggioranza dei media se proprio non è favorevole, quantomeno non mostra contrarietà. Eppure, i giornalisti dovrebbero essere i primi a fiutare l'inganno che si cela dietro l'equazione non-euclidea "la vita si allunga ergo allunghiamo la vita lavorativa".


E sapete perché? Per la semplice ragione che, nei passati tre anni, quasi tutti i gruppi editoriali italiani hanno dichiarato lo stato di crisi e chiesto di applicare  una delle conseguenti misure previste: il pre-pensionamento.


Ah, ecco abbiamo detto la parola… pre-pensionamento, ovvero pensionamento anticipato rispetto a ciò che prevede la legge.


L'età pensionabile è 65 anni per gli uomini? Se fai lo stato di crisi (stiamo parlando di editoria, per ora), ti consentono di mettere a riposo i tuoi dipendenti anche a 62, 61, 60, 59…cioè prima del tempo. In questo modo, considerando che la crisi è stata utilizzata anche da gruppi editoriali che non hanno mai avuto i bilanci in rosso, gli editori si sono liberati di forza lavoro considerata ormai un po' usurata e molto costosa.


La domanda allora è: non sarà che tutti gli imprenditori sono come gli editori e tendono a considerare usurate e troppo ...



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L’ORTICARIA ALLA PATRIMONIALE


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L'ORTICARIA ALLA PATRIMONIALE


- Lucia Del Grosso - Mario ha frequentato buone letture e quindi questa la sa: "Quasi tutte le rivoluzioni che hanno mutato la fisionamia dei popoli sono state fatte per consacrare o per distruggere la disuguaglianza. Scartate le cause secondarie che hanno prodotto le grandi agitazioni, e arriverete sempre alla disuguaglianza".  E quindi sa che [...]


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BCE, tiranna indipendente


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BCE, tiranna indipendente




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Monti o dell’ovvietà


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Monti o dell'ovvietà

Ma davvero, insieme al perbenista di sinistra dell'editoriale l'Espresso Michele Serra, vi siete stupiti alla notizia che il premier Mario Monti andrà a illustrare il suo programma agli italiani in quel di Porta a porta, il salotto televisivo di Bruno Vespa reso infrequentabile dall'aver ospitato le più scandalose marchette da regime?


Allora vuol dire che vi siete bevuti le storielle propalate a tutto spiano dalla stampa controllata da Carlo De Benedetti (appunto, il Gruppo l'Espresso) per cui, sotto la corazza del severo conservatore, il cuore dell'economista varesino pulserebbe di inconfessati afflati progressisti. Impagabile la manovra giornalistica per far figurare Monti come l'allievo prediletto di James Tobin, lo studioso di Yale premio Nobel 1981, autore di una proposta di tassazione delle transazioni internazionali diventata il cavallo di battaglia dell'organizzazione Altermondialista. Proprio lui, intellettuale organico alla sacralizzazione dei cosiddetti Mercati (la finanza incontrollata, libera di andare a far danni dove più e meglio le aggrada), che una volta ebbe a dichiarare: «Di Poteri Forti non ne conosco». Candide o pervicace fiancheggiatore del mimetismo strategico di tali Poteri Forti, che nell'ombra danno il meglio di sé (come poi ci rendiamo conto, tardivamente, quando i loro accrocchi vengono alla luce)?


Un dubbio amletico che si chiarisce da solo, basta considerare il palmares montiano: presidente europeo della Trilateral (quella che già negli anni Settanta propugnava la tesi secondo cui il costo della democrazia non sarebbe più sostenibile per le economie occidentali avanzate), advisor di Goldman Sachs, affiliato a organizzazioni reazionarie dal nome ostrogoto.


Eppure Serra continua a disperarsi: le poltrone bianche di Vespa «rappresentano il primato del Palazzo sulla società». Ovvio: simboleggiano il mandato di tenere a bada le persone, impedendo loro di arrecare un qualche disturbo al manovratore. Ma questo va benissimo per un cultore dell'ovvio come Monti. Frequentatore di una cattedrale dell'ovvio quale l'università Bocconi. Difatti ne è stato a lungo preside. Come ovvie sono tutte le cure a cui – come ha ovviamente dichiarato – intende sottoporre il nostro Paese malato. In questo caso l'ovvietà è soltanto la declinazione di un acronimo dovuto a Noam Chomsky: Tina, non ci sono alternative (there is no alternative). Ed è ovvio che non ci siano alternative a precarizzare il lavoro, taglieggiare le pensioni o bastonare i sindacati se "è correttamente Tina" considerare intoccabili le primazie di censo, il privilegio plutocratico. Ovviamente cosmopolitico, nel senso che gli straricchi non hanno nazionalità, appartengono al club degli abbienti. Cui era – ancora ...



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IL GOVERNO DELLA MISERIA Zero credito, zero voto, zero tutto


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IL GOVERNO DELLA MISERIA Zero credito, zero voto, zero tutto

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fonte: Rinascita


Se avessero ancora in tasca soldi da spendere, agli italiani converrebbe uscire ogni sera per scongiurare il rischio di passare anche solo qualche minuto davanti alla tv. Se ne sentono e se ne vedono di tutti i colori e di tutte le forme. Vecchi nocchieri (Vespa), giovani e impettiti barcaioli (Vinci), mozzi vaneggianti (Lerner), griffati grilli parlanti (Floris) e redivive crocerossine (Annunziata), accompagnano il teledipendente in viaggio attraverso montagne di idiozia e di rincitrullimento.
L'ideologia scendilettista del Pd di fronte al governo trilaterale di Mister Monti diventa "senso di responsabilità", la vigliaccheria dei camerieri di Arcore si trasforma in cauto assenso, la ritrosia degli ululanti Di Pietro e Vendola, in attendismo motivato.
Miracoli della nostra meravigliosa lingua. Si affannano al salvataggio dei loro privilegi mentre milioni di famiglie non sanno più dove sbattere la testa.

Il piano di questi politicanti straccioni e languidi gazzettieri, è chiaro: lasciar a questo governo non eletto e protetto i provvedimenti antisociali e poi affidare alla spugna del tempo le loro responsabilità. Beninteso occorre anche un po' di chiasso distrattore. Ci penseranno le scimmie ammaestrate dell'estremismo e della dissidenza a cottimo.
Per quanto ancora?
Occorre svegliarsi alla svelta, facendo saltare i ponti del consenso e avvelenando i pozzi dell'imbonimento.
Bisogna rifiutare l'euro, una moneta fasulla che non ci appartiene, e la logica del debito. Occorre osteggiare quest'Europa che è solo un ...


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Lo sgombero di Occupy Portland


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Lo sgombero di Occupy Portland

Ieri sera a Portland, in Oregon, una cinquantina di agenti in tenuta antisommossa ha sgombrato un accampamento che i manifestanti di Occupy avevano allestito nel pomeriggio nel South Park, al centro della città. La polizia non ha ancora diramato un comunicato ufficiale, ma avrebbe arrestato diverse persone che non hanno rispettato l'ordine di lasciare l'area entro le 20:30 di ieri (ora locale), mezz'ora prima del normale orario di chiusura del parco. I manifestanti avevano detto che sarebbero rimasti lì tutto l'inverno, ma poi hanno dovuto cedere agli agenti che hanno rimosso tutte le loro tende. Allora il movimento si è spostato davanti al municipio di Portland dove ha cominciato a cantare «Whose streets, our streets» («Di chi sono le strade? Sono nostre!»). Subito le forze dell'ordine hanno circondato l'edificio e i manifestanti hanno iniziato una marcia nelle strade del centro della città fino a tarda serata. È il terzo sgombero in pochi giorni che il movimento Occupy subisce a Portland. Due settimane fa, infatti, la polizia aveva liberato le piazze di Chapman e Lownsdale precedentemente occupate dai manifestanti.



Sempre ieri, a New York, mentre alcuni attivisti protestavano a Broadway, vicino Times Square, un centinaio di persone si è brevemente riunito a Zuccotti Park dopo il recente sgombero e ha promesso una nuova ondata di occupazioni per il prossimo 17 dicembre, a tre mesi dalla prima protesta del movimento Occupy Wall Street.


Intanto, in un campo Occupy di Denton (Texas), ieri un uomo è stato trovato morto. Le cause del decesso sono ancora ignote. In un altro avamposto Occupy a Hartford (Connecticut), invece, giovedì c'è stato un tentativo di violenza su una ra...



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Andiamo ai materassi


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Andiamo ai materassi

Il futuro è scritto. Dobbiamo andare ai materassi, come nel film "Il Padrino". Togliere le armi al Sistema. Tornare a una sostenibile leggerezza dell'essere. Eliminare il superfluo, riprendere possesso della nostra vita. Ciò che possiedi ti possiede, ma non possono tassare ciò che non possiedi. Per mettere in ginocchio per sempre questa economia malata non [...]


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Manovra, Monti incontra parti sociali Fornero: “Esteso a tutti metodo contributivo”


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Manovra, Monti incontra parti sociali Fornero: "Esteso a tutti metodo contributivo"

Dopo aver incontrato ieri i leader dei principali partiti, oggi il presidente del Consiglio Mario Monti ascolterà le richieste di parti sociali, enti locali e sindacati di polizia per limare il testo che questa sera dovrebbe arrivare in Aula per una prima approvazione prima che domani riaprano i mercati. Al tavolo insieme al premier anche il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera e il ministro del Welfare, Elsa Fornero. E proprio la Fornero, secondo indiscrezioni, avrebbe confermato quanto già trapelato nei giorni scorsi: "Sarà esteso a tutti il metodo contributivo".


Segui la cronaca ora per ora


9.47 – Monti: "Colpito da consapevolezza parti". Prima del mandato "sono stato colpito dalla consapevolezza della crisi che hanno avuto le parti sociali. Da allora la situazione è peggiorata". Lo avrebbe detto – secondo quanto riferito da alcuni partecipanti alla riunione tra Governo e parti sociali a palazzo Chigi – il presidente del Consiglio Mario Monti.


9.39 – Iniziato incontro parti sociali con Monti. E' iniziato da pochi minuti a palazzo Chigi l'incontro tra Governo e parti sociali sulle misure della manovra correttiva. Al tavolo, secondo quanto si apprende da partecipanti alla riunione ci sono per il Governo il presidente del Consiglio, Mario Monti, il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera e il ministro del Welfare, Elsa Fornero. Per i sindacati partecipano i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti e il numero uno dell'Ugl Giovanni Centretta. Per le imprese c'è il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia.



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IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE


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IL NOCCIOLO DELLA QUESTIONE


di Gianni Tirelli


"Gli individui omologati di quest'epoca, si appellano alla soggettività, come attenuante ad uno stato di incapacità e impossibilità di formulare un personale giudizio critico attendibile sulla base della loro conoscenza"


L'arrivo di Tony – Milano, 27 Febbraio 1982 ore 16:30


Suonarono alla porta e mi precipitai ad aprire. Finalmente era arrivato Tony che nella mano destra stringeva per il collo una bottiglia di vino rosso.

L'abbracciai affettuosamente dopo tanto tempo e ci accomodammo in cucina, uno di fronte all'altro. Io del resto stavo già sorseggiando un buon bicchiere del mio vino nuovo, che gli versai dentro una capiente coppa di cristallo adatta per la speciale occasione.

Brindammo senza dire nulla, svuotando completamente le due coppe. Una fragorosa risata di entrambi, ruppe quel religioso silenzio e, dopo alcuni scambi di battute, Tony spostò il discorso sulla sua bottiglia, decantandone la bontà e le caratteristiche del suo contenuto.

Così versò il vino nelle due coppe e attenendoci alla prassi di chi se ne intende, infilammo il naso ben oltre il bordo del cristallo per carpirne e percepirne il profumo, l'abboccato e un ipotetico retrogusto – In seguito, dopo averlo fatto ruotate lentamente in senso antiorario, ritornammo ad odorarlo.

Per un attimo ci guardammo con occhi eccitati e quindi brindammo: "Alla salute Tony! Alla tua Gianni! Alla nostra.. alla nostra!!"

Ne assaporai un piccolo sorso, e non proferii parola. Quel vino non mi piaceva e lui lo capì!



Ne nacque una vivace discussione che, dopo un po', degenerò in un vero e proprio litigio.

Eravamo (e ancora oggi lo siamo) due buoni amici, ma quel pomeriggio in quella cucina, davanti alla bottiglia del suo vino rosso del cazzo, non sopportai il modo con il quale diede un taglio al nostro contrasto e alla sua incapacità di dare risposte plausibili alle mie affermazioni e conclusioni.

Così, con un tono imperativo che non dava spazio ad altri commenti, affermò: "Tutto è relativo".

Irritato, non risposi! Agguantai il cappotto e me ne uscii sbattendo la porta.


Vagai per la città di Milano camminando per ore con in testa quella stupida, sciocca conclusione: "Tutto è relativo!!!". Ero triste, avvilito e mi sentivo incompreso. Dubitavo dell'autenticità della sua amicizia. Come, tutto è relativo? Il mio vino era il risultato della spremitura tradizionale di una nobile qualità di uva, esente da trattamenti antiparassitari, prodotta da un vitigno autoctono della Sicilia orientale, mentre il suo, non altro che un diabolico intruglio industriale pa...



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La crisi in un film: "The company men"



Vi suggeriamo un bel film che racconta di vite segnate dalla crisi economica, uscito nel 2010, ma passato forse in secondo piano nel panorama cinematografico: The Company Men.
La pellicola è incentrata sulla vita di Bobby Walker (impersonato da Ben Affleck), emblematico manager americano di una multinazionale, con tanto di Porsche, villetta e abbonamento allo stadio. In seguito ad una fusione verrà licenziato insieme ad altri due colleghi, differenti da...

PROFESSORE MARIO MONTI, NOI NON SIAMO TUTTI TONTI!


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PROFESSORE MARIO MONTI, NOI NON SIAMO TUTTI TONTI!

"... Secondo voi, con mezza Europa in ginocchio, in piena crisi economica, con precariato e disoccupazione alle stelle, potrà un presidente del consiglio, scelto a tavolino, salvarci da un disastro che solo fino a pochi mesi fa, soltanto poche persone, troppo poche, erano capaci di prevedere? ..."
ARTICOLO QUI: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4429










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La truffa della Germania contro le banche italiane


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La truffa della Germania contro le banche italiane


La truffa della Germania contro le banche italiane
Cos'è il mark-to-market imposto alle banche italiane e perché farà crollare i mercati

DI: Vince Boccione
Con questo articolo voglio cercare di spiegare a tutti in parole semplici e con esempi chiari come funziona il metodo contabile mark-to-market che farà affondare gran parte delle banche italiane.
La Merkel e Sarkozy complottano e progettano di conquistare l'Europa annientando stati come la Spagna e l'Italia. Sì ma come fare in modo che il popolo di tutti gli stati europei non si accorga di nulla? Molto semplice. Utilizzando un'arma contabile tanto distruttiva quanto legale: il mark-to-market. Costringono l'EBA (European Banking Authority) a obbligare tutte le banche europee a contabilizzare I debiti sovrani degli stati membri, come i buoni del Tesoro italiani o greci, al valore di mercato (o fair value) degli stessi titoli e non più secondo il costo a cui erano stati acquistati (hold to maturity). Questa tecnica contabile è assolutamente non verietiera e costringe le banche italiane a registrare perdite inesistenti e cercare nuovi fondi per ricapitalizzarsi.
Ma vediamo in pratica cosa vuol dire contabilizzare il debito sovrano al mark-to-market.
Supponiamo che la Banca X compra nel 2010 un titolo di stato italiano zero coupon (per semplificare I calcoli) ad un prezzo di 80€ con scadenza 5 anni. La peculiarità di uno zero coupon è quella che nel 2015 alla scadenza lo stato Italiano ripagherà alla Banca X €100. La banca otterr...


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TUTTO L’ORO LINGOTTO PER LINGOTTO.


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TUTTO L'ORO LINGOTTO PER LINGOTTO.

La mancanza di fiducia nei Bonds di tutto il mondo sta contagiando anche la carta moneta.

Di conseguenza l'oro sta riprendendo il ruolo che ha avuto negli ultimi settemila anni, ad eccezione dell'ultimo scorcio del XX secolo.

Il problema e' che l'oro, oltre ad essere tesaurizzato dai privati per la sua " eterna immutabilità' " ha anche un ruolo importante nella geopolitica e la corsa dei governi all'accaparramento delle riserve auree, ha sempre coinciso con vigilie di guerra.

Conoscerne la storia, controllarne le evoluzioni del prezzo , le scoperte di nuovi giacimenti, individuare i protagonisti del mercato mondiale, sono tutti aspetti dell'analisi strategica indispensabile a capire se la nostra generazione conoscerà' un' altra inutile strage di dimensioni mondiali.


Alcuni elementi storici sono indispensabili da conoscere.


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I Signori del Denaro - The money masters (PRIMIT - SIGNORAGGIO NETWORK)

I Signori del Denaro - The money masters (PRIMIT - SIGNORAGGIO NETWORK)

- Leggilo con comodo [PDF]

~•~

1. Introduzione

Cosa sta succedendo oggi in America? Perché siamo sommersi dai debiti? Perché i politici non riescono a riportare il debito sotto controllo? Perchè così tante persone, spesso ora entrambi i coniugi, svolgono lavori con salari così bassi, senza prospettive e si arrangiano con il poco che hanno? Qual è il futuro dell'economia e dello stile di vita americani?

Perché il governo ci dice che l'inflazione è bassa quando il potere d'acquisto delle nostre buste paga sta diminuendo ad un ritmo allarmante? Soltanto una generazione fa, il pane costava venticinque centesimi e si poteva acquistare un'auto nuova per 1995 dollari.

Siamo forse diretti verso un collasso economico senza precedenti, tale da far sembrare il crollo del 1929 e la Grande Depressione che ne seguì una scampagnata domenicale con l'oratorio? Se è così, come possiamo impedirlo? E cosa possiamo fare per proteggere le nostre famiglie?

Alcuni esperti attendibili sostengono che un collasso è imminente. Essi dicono anche che esistono dei semplici accorgimenti poco costosi che chiunque può mettere in pratica per proteggere la propria famiglia, per continuare ad avere il cibo in tavola e un tetto sulla testa, persino nei momenti peggiori. Ma per farlo, dobbiamo capire il perché una depressione stia per arrivare, chi c'è dietro, che cosa vogliono questi individui e come pensano di proteggere le proprie famiglie. Armati di questa conoscenza, ognuno di noi può sfuggire alla tempesta incombente.

Larry Bates è stato presidente di banca per undici anni. Come membro della Camera dei Rappresentanti del Tennessee, ha presieduto la Commissione sul Sistema Bancario e il Commercio. E' stato inoltre professore di economia ed autore del bestseller "The new economic disorder".

"Posso dirvi proprio ora che ci sarà un disastro senza precedenti. Un crollo come non si era mai visto prima in questo paese. Lo shock più grande di questo decennio è che è sempre più persone perderanno sempre più denaro rispetto a qualunque altra epoca della nostra storia. Ma il secondo shock più grande sarà l'incredibile quantità di denaro che un gruppo relativamente piccolo di persone guadagnerà, esattamente nello stesso periodo. Vedete, nei periodi di sconvolgimento economico, in una crisi economica, la ricchezza non viene distrutta, viene semplicemente trasferita."  - Larry Bates (scrittore economico)

Il candidato alla presidenza Charles Collins è un avvocato, ha posseduto banche ed è stato anche direttore di banca. Egli crede che non usciremo mai dal debito perché la Federal Reserve controlla il nostro denaro.

"Attualmente, esso è perpetuato dalla Federal Reserve, che fa sì che le chiediamo in prestito il denaro, più gli interessi, allo scopo di  pagare l'interesse che è già stato accumulato. Quindi non possiamo uscire dal debito per come stiamo andando ora." – Charles Collins (candidato alla presidenza)

L'economista Henry Pasquet è docente di ruolo di economia. Egli concorda nel dire che la fine è vicina per l'economia degli Stati Uniti.

"Sai, non quando aggiungi all'incirca un miliardo di dollari ogni giorno. Non possiamo più andare avanti. Avevamo meno di 1000 miliardi di dollari di debito nel 1980, adesso è di circa 5000 miliardi – 5 volte più grande in 15 anni. Non ci vuole un genio per capire che tutto questo non può andare avanti per sempre." – Henry Pasquet (economista)

Il problema è che fin dal 1864 abbiamo avuto un sistema bancario basato sul debito. Tutto il nostro denaro è basato sul debito del governo. Non possiamo estinguere il debito governativo senza estinguere la nostra offerta monetaria. Ecco perché non hanno alcun senso le proposte di estinguere il debito senza prima riformare il sistema bancario. Ecco perché la soluzione non sta nel discutere l'ammontare del debito nazionale ma piuttosto sta nel riformare il nostro sistema bancario.

Questa è la sede della Federal Reserve a Washington. Essa sorge in questa posizione imponente sulla Constitution Avenue, giusto di fronte al Lincoln Memorial. Ma è forse "federale"? Fa davvero parte del governo degli Stati Uniti?

Ebbene, quello che stiamo per mostrarvi è che non c'è nulla di "federale" in merito alla "Federal Reserve", e che non vi sono riserve. Il nome è un inganno concepito prima che il Federal Reserve Act fosse approvato nel 1913 per indurre gli americani a credere che la banca centrale americana operi nell'interesse pubblico.

La verità è che la Federal Reserve è una banca privata, posseduta da azionisti privati, e operante solo per i loro profitti privati.

"E' esattamente così, la Fed è una società per azioni a scopo di lucro detenuta da privati che inoltre non ha riserve, o per lo meno non ha riserve disponibili per garantire le banconote della Federal Reserve che sono la nostra valuta corrente." – Henry Pasquet (economista)

"Ah, certamente... la Federal Reserve non è federale e inoltre ha dubbie riserve. E' una banca privata posseduta da banche membre. E fu creata per statuto, con l'inganno, da una legge del Congresso nel 1913. Il 23 dicembre 1913 quando la maggior parte dei membri del Congresso se n'era già tornata a casa per le vacanze, la Camera dei Rappresentanti aveva approvato il Federal Reserve Act del 1913, ma questo stava avendo delle difficoltà nell'approvazione al Senato. Ma, una delle cose che avevo l'abitudine di controllare e verificare è che quando avevamo una sospensione dell'attività legislativa occorreva assicurarsi di aggiornarla in quello che definiamo  "sine die", senza un giorno. Il Senato non si era ancora aggiornato "sine die" – senza un giorno – e quindi la seduta era ancora tecnicamente in corso. Quindi quel giorno, il 23 dicembre 1913, secondo quanto riportato dagli atti del Senato, erano presenti tre senatori, i quali approvarono il Federal Reserve Act al Senato con un consenso unanime in una votazione a chiamata. Non ci fu alcuna obiezione. Fosse stata presente una singola persona che avesse contestato l'assenza di un quorum, in quel caso non sarebbe passato." – Larry Bates (scrittore economico)

Se vi sono ancora dei dubbi sul fatto che la Federal Reserve possa far parte del governo degli Stati Uniti, date un'occhiata al vostro elenco telefonico. Nella maggior parte delle città la Fed non è elencata nelle "pagine blu" governative ma si trova nelle "pagine bianche" delle aziende d'affari, appena dopo la Federal Express, un'altra società privata. Più esplicitamente, i tribunali degli Stati Uniti hanno più volte decretato che la Fed è una società per azioni privata.

Perché il Congresso non può fare qualcosa riguardo alla Fed? La maggioranza dei membri Congresso non comprende proprio il sistema, e quei pochi che lo capiscono hanno il timore di parlare. Ad esempio, inizialmente un membro del Congresso di lunga data di Chicago ci chiese se fosse stato possibile intervistarlo per questo video. Tuttavia, entrambe le volte in cui i nostri operatori sono arrivati nel suo ufficio per l'intervista, questo è stato tutto quello che siamo stati in grado di filmare. Il deputato non si è mai presentato e, alla fine, ha deciso che non voleva più partecipare.

Ma alcuni altri membri del Congresso si sono mostrati più audaci in passato. Eccone tre rapidi esempi.

Nel 1923, il deputato Charles A. Lindbergh un repubblicano del Minnesota nonché padre del famoso aviatore "Lucky" Lindy, spiegò:

"Il sistema finanziario... è stato rovesciato in favore del Consiglio della Federal Reserve. Quel Consiglio amministra il sistema di finanziamento per conto di... un gruppo di meri speculatori. Il sistema è privato, condotto con il solo scopo di ottenere i più alti profitti possibili utilizzando il denaro di altre persone." – Deputato Charles A. Lindbergh

Uno dei critici più schietti della Fed all'interno del Congresso è stato il presidente della Commissione sul Sistema Bancario e la Valuta durante gli anni della Grande Depressione, Louis T. McFadden, repubblicano della Pennsylvania. Egli disse nel 1932:

"Abbiamo in questo paese una delle istituzioni più corrotte che il mondo abbia mai conosciuto. Mi riferisco al di Consiglio della Federal Reserve... Questa malvagia istituzione ha impoverito... il popolo degli Stati Uniti... e ha praticamente mandato in bancarotta il nostro governo. Ha fatto questo grazie... ai metodi disonesti dei ricchi avvoltoi che la controllano." – Deputato Louis T. McFadden

Il senatore Barry Goldwater fu spesso critico nei confronti della Fed:

"La gran parte degli americani non è al corrente dell'operazione dei prestavalute internazionali... I conti della Federal Reserve non sono mai stati esaminati a fondo. Essa opera fuori dal controllo del Congresso e... manipola il credito degli Stati Uniti." – senatore Barry Goldwater

"La Federal Reserve, sebbene non faccia parte del governo federale, in realtà è più potente del governo federale. E' più potente del Presidente, del Congresso e delle Corti di giustizia. In molti mettono in dubbio quello che dico, ma permettetemi di esporre la mia tesi. La Federal Reserve determina a quanto ammonterà la rata dell'auto del cittadino medio, a quanto ammonterà il mutuo della sua casa e se questi avrà o meno un lavoro. E vi dico - questo è controllo totale. La Federal Reserve è il più grande creditore unico del governo degli Stati Uniti. Che cosa è scritto nel libro dei Proverbi? Chi prende in prestito è schiavo di chi presta." – Larry Bates (scrittore economico)

Quello che si deve capire è che dal giorno in cui la Costituzione fu adottata fino ad oggi, gli individui che traggono profitto dalle banche centrali private, i "cambiavalute", come Madison li chiamava, hanno combattuto una battaglia incessante per ottenere il controllo su chi deve stampare il denaro americano.

Perché chi stampa il denaro è così importante? Pensate al denaro come ad una qualunque altra merce. Se si ha il monopolio su una merce di cui tutti hanno bisogno, che tutti vogliono e di cui nessuno ne ha a sufficienza, esistono molti modi per trarne un profitto e, inoltre, esercitare una fortissima influenza politica.

Ecco il vero significato di questa battaglia. Nel corso della storia degli Stati Uniti, il potere della moneta è andato avanti e indietro tra il Congresso e una banca centrale in qualche modo di proprietà privata.

I padri fondatori conoscevano i mali derivanti da una banca centrale di proprietà privata. Innanzitutto, avevano visto come la banca centrale privata inglese, la Banca d'Inghilterra, aveva fatto aumentare il debito nazionale ad un tale livello che il Parlamento era stato costretto ad applicare tasse inique alle colonie americane.

Infatti, come vedremo poi, Ben Franklin sostenne che questa fu la vera causa della Rivoluzione americana. La maggioranza dei padri fondatori comprese i pericoli potenziali della sistema bancario ed ebbe paura dell'accumulo di potere e ricchezza da parte dei banchieri. Jefferson disse:

"Credo sinceramente che le istituzioni bancarie siano più pericolose per le nostre libertà degli eserciti nemici schierati. Il potere di emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo, al quale giustamente appartiene." – Thomas Jefferson

Questa breve affermazione di Jefferson è effettivamente la soluzione a tutti i nostri problemi economici di oggi. Vale la pena ripeterla: "Il potere di emissione dovrebbe essere sottratto alle banche e restituito al popolo, al quale giustamente appartiene".James Madison, il principale autore della Costituzione, era d'accordo. E' interessante che egli definisse coloro che stavano dietro le trame della banca centrale i "cambiavalute". Madison criticò duramente le loro azioni:

"La storia narra che i cambiavalute hanno usato ogni forma di abuso, complotto, inganno e ogni metodo di violenza possibile  per mantenere il proprio predominio sui governi, controllando il denaro e la sua emissione." – James Madison

La battaglia su chi debba emettere la nostra moneta è stato il problema cruciale nel corso di tutta la storia degli Stati Uniti. Sono state combattute guerre e sono state causate depressioni per acquisire questo potere. Eppure, dopo la Prima Guerra Mondiale, questa battaglia è stata raramente citata sui giornali e nei libri di storia. Perché?

All'epoca della Prima Guerra Mondiale, i cambiavalute, grazie alla loro ricchezza dominante, si erano impadroniti della maggior parte della stampa nazionale.

Nel corso della storia degli Stati Uniti ha infuriato la battaglia su chi dovesse avere il potere di emettere la nostra moneta. Questo potere è infatti passato di mano in mano per otto volte dal 1764. Tuttavia questo fatto è praticamente scomparso agli occhi dell'opinione pubblica per più di tre generazioni dietro una cortina fumogena generata nei mass media dalle ragazze pon-pon della Fed.

Finché non la smetteremo di parlare di "deficit" e di "spese governative" e inizieremo a parlare di chi controlla la quantità del denaro che possediamo, avremo sempre di fronte un grande gioco delle tre carte, una truffa assoluta. Non avrà importanza se approveremo un rigido emendamento alla Costituzione che ponga sotto mandato un budget in pareggio. La nostra situazione potrà solamente peggiorare finché non sradicheremo la causa alla radice.

Qual è la soluzione per il nostro problema nazionale? Innanzitutto, l'informazione. Il video punta a questo. E, in secondo luogo, dobbiamo agire, dobbiamo riprenderci il potere di emettere la nostra moneta. L'emissione della nostra moneta non è una soluzione radicale, lo voglio sottolineare. E' la stessa soluzione alla quale, nel corso di diversi periodi della storia americana, sono giunti uomini come Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, Andrew Jackson, Martin Van Buren e Abraham Lincoln.

Quindi, riassumendo: nel 1913 il Congresso ha dato ad una banca centrale indipendente, denominata ingannevolmente Federal Reserve, un monopolio sull'emissione della moneta degli Stati Uniti e il debito generato da questa società quasi interamente di proprietà privata è ciò che sta uccidendo l'economia americana.

Anche se la Federal Reserve è oggi la più potente banca centrale del mondo, non è stata la prima. Da dove è venuta quest'idea? Per comprendere veramente la vastità del problema, dobbiamo ritornare in Europa.

~•~

2. I cambiavalute

Chi sono questi cambiavalute di cui parlava James Madison? Nella Bibbia, duemila anni fa, Gesù cacciò i cambiavalute dal Tempio e fu l'unica volta in cui egli si servì della forza durante il proprio ministero. Che cosa stavano facendo i cambiavalute nel Tempio?

Quando gli ebrei venivano a Gerusalemme per pagare la tassa sul Tempio, essi potevano pagare solamente con una moneta speciale, il mezzo siclo del santuario. Si trattava di una mezza oncia di argento puro, all'incirca di queste dimensioni.

A quel tempo, era l'unica moneta in circolazione fatta di argento puro e dal peso garantito e che non aveva raffigurata l'immagine di un imperatore pagano. Quindi, per gli ebrei, il mezzo siclo era la sola moneta gradita a Dio. Ma non vi era abbondanza di queste monete perché i cambiavalute se ne erano accaparrati il mercato e ne alzavano il prezzo al valore che poteva sostenere il mercato, proprio come ogni qualsiasi altra merce.

In altre parole, i cambiavalute stavano realizzando enormi profitti perché detenevano, di fatto, un monopolio sulla moneta. Gli ebrei dovevano pagare qualunque cosa essi esigessero. Per Gesù, tutto questo violava completamente la santità della casa del Signore.

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3. L'Impero Romano

Ma la truffa del cambio della valuta non ebbe origine al tempo di Gesù. Già due secoli prima di Cristo, Roma stava avendo dei problemi con i cambiavalute. Due antichi imperatori Romani avevano provato a diminuire il loro potere riformando le leggi sull'usura e limitando la proprietà terriera a 500 acri. Essi furono entrambi assassinati. Nel 48 a.C. Giulio Cesare riprese il potere di coniazione della moneta dai cambiavalute e coniò monete per il bene di tutti.

Con questa nuova e abbondante offerta di denaro, Cesare costruì grandi opere pubbliche e riuscì a conquistare il cuore della popolazione. Ma i cambiavalute lo detestavano e alcuni ritengono che questo sia stato un elemento importante del suo assassinio. Una cosa è certa: la morte di Cesare segnò la fine dell'abbondanza di denaro a Roma. Aumentarono le tasse e la corruzione, come sta avvenendo oggi negli Stati Uniti, e l'usura e la svalutazione delle monete diventarono una prassi.

Il risultato fu che l'offerta monetaria dell'Impero Romano si ridusse del 90% e la gente comune perse i propri terreni e le proprie abitazioni, come accadrà presto in America. Con la fine dell'abbondanza di denaro, le masse persero fiducia nel governo e si rifiutarono di appoggiarlo. Roma precipitò quindi nel buio delle invasioni barbariche.

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4. Gli orafi

Un migliaio di anni dopo la morte di Cristo, i cambiavalute, coloro che prestano e manipolano la quantità di denaro, erano attivi nell'Inghilterra medievale. In effetti erano così attivi che, operando insieme, poterono manipolare l'intera economia inglese. Non si trattava di banchieri in senso stretto perché, in genere, i cambiavalute erano gli orafi. Gli orafi diventarono i primi banchieri perché iniziarono a custodire l'oro della popolazione nelle proprie casseforti. La prima forma di cartamoneta era una semplice ricevuta per l'oro depositato presso la bottega dell'orafo. La cartamoneta prese piede perché era più comoda da trasportare rispetto alle pesanti quantità di monete d'oro e d'argento. Alla fine gli orafi si accorsero che solo una piccola parte dei depositanti ritornava nello stesso momento per riscattare il proprio oro ed iniziarono ad imbrogliare. Infatti gli orafi scoprirono che potevano stampare più cartamoneta di quanto oro custodissero e, di solito, nessuno se ne accorgeva. Quindi poterono prestare questo denaro aggiuntivo e raccoglierne gli interessi. Fu la nascita del sistema a riserva frazionaria, ovvero il prestito di denaro in quantità molte volte superiori al valore dei depositi.

Così, se presso un orafo erano depositati mille dollari in oro, egli poteva prestare, con gli interessi, circa diecimila dollari in cartamoneta e nessuno avrebbe mai scoperto il raggiro.

In questo modo, gli orafi accumulavano gradualmente sempre maggiore ricchezza per poi utilizzarla per accumulare sempre più oro. Oggi questa procedura di prestare più denaro di quello custodito nelle proprie riserve è conosciuto come attività bancaria a riserva frazionaria. Ad ogni banca americana è consentito prestare fino a dieci volte la quantità di denaro detenuta. Ecco perché le banche diventano ricche addebitando, diciamo, un'8% di interesse. Il loro profitto annuo non è quell'8% ma è dell'80% ed ecco perché i palazzi delle banche sono sempre i più grandi della città.

Ma questo significa che tutto l'interesse o tutto il sistema bancario dovrebbero essere ritenuti illegali? Niente affatto. Nel Medioevo, il diritto canonico, la legge della Chiesa cattolica, proibiva l'addebito degli interessi sui prestiti. Questo principio seguiva gli insegnamenti di Aristotele e di San Tommaso d'Aquino. Essi insegnarono che lo scopo del denaro era quello di essere al servizio dei membri della società per facilitare lo scambio di merci necessarie a condurre una vita virtuosa. L'interesse, nella loro convinzione, ostacola questo scopo ponendo un onere superfluo sull'utilizzo del denaro. In altre parole, l'interesse era contrario alla ragione e alla giustizia. Rispecchiando la legge della Chiesa del Medioevo, l'Europa proibì l'addebito di interessi sui prestiti e lo rese un reato chiamato "usura". Mentre il commercio cresceva e quindi aumentavano anche le opportunità di investimento, nel tardo Medioevo si giunse alla conclusione che il prestito di denaro aveva un costo per il prestatore sia in termini di rischio che di opportunità perse, e quindi furono apportate alcune modifiche, ma non strettamente legate all'interesse. Ma tutti i moralisti, indipendentemente dalla religione professata, condannano come palesemente immorali la frode, l'oppressione dei poveri e l'ingiustizia. Come vedremo, il prestito a riserva frazionaria è radicato nella frode, causa una povertà diffusa e riduce il valore del denaro di ognuno.

Gli antichi orafi scoprirono che potevano esser realizzati degli ulteriori guadagni facendo oscillare l'economia tra il "denaro facile" e il "denaro limitato".

Quando rendevano il denaro più vantaggioso da prendere a prestito la quantità di denaro in circolazione si espandeva, il denaro scorreva in abbondanza e la popolazione richiedeva altri prestiti per ingrandire le proprie attività. Ma quando i cambiavalute riducevano l'offerta monetaria era più difficile ottenere un prestito. E che cosa accadeva? Quello che accade anche oggi. Una certa percentuale della popolazione non riusciva a restituire un prestito e non riusciva ad avere altri prestiti per ripagare quelli scaduti, e quindi andava in bancarotta ed era costretta a vendere tutti i propri beni agli orafi per pochi spiccioli. La stessa cosa avviene ancora oggi, ma ora chiamiamo quest'oscillazione di alti e bassi il "ciclo economico".

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5. I tally sticks

Come Giulio Cesare, anche Re Enrico I d'Inghilterra riuscì alla fine a strappare agli orafi il potere del denaro intorno al 1100 d.C. Enrico avrebbe potuto utilizzare qualsiasi cosa come moneta: conchiglie, piume o addirittura lingue di yak, come viene fatto nelle lontane province del Tibet. Invece egli inventò uno dei sistemi monetari più insoliti della storia, chiamato "tally stick".

Ho qui in mano uno dei pochi esemplari rimasti di tally stick, questa forma di denaro inglese che rimase in vigore per 726 anni, fino al 1826. Questo sistema fu adottato per impedire la manipolazione delle monete da parte degli orafi. I tally stick erano un sistema monetario basato su dei bastoni di legno levigato sui quali, ad un'estremità, venivano incise delle tacche per indicarne il valore nominale. Quindi il bastone veniva spezzato longitudinalmente in due parti in modo che entrambe avessero un segno delle tacche. Il Re ne teneva una metà per proteggersi dalla contraffazione e avrebbe speso l'altra metà nel mercato, che sarebbe circolata come moneta. Questo particolare tally stick è enorme, rappresentava 25.000 sterline. Uno dei primi azionisti della Banca d'Inghilterra comprò la sua quota di azioni con questo bastone, vale a dire che egli acquistò le azioni della società più ricca e più potente del mondo con un bastone di legno. E' buffo che dopo la sua creazione avvenuta nel 1694 la Banca d'Inghilterra abbia attaccato il sistema dei tally stick perché si trattava di una forma denaro al di fuori del controllo dei cambiavalute, proprio quello che Re Enrico aveva voluto che fosse.

Perché la gente accettava un bastone di legno come moneta? E' una bella domanda. Nel corso della storia, la gente ha commerciato qualunque cosa che pensava avesse un valore e veniva utilizzata come denaro. Vedete, il segreto è che il denaro è solamente ciò per cui la gente si accorda di utilizzare. Che cos'è oggi la nostra cartamoneta? E' solamente carta. Ma ecco lo stratagemma: Re Enrico ordinò che i tally stick dovessero essere utilizzati per pagare le tasse del regno. Queste esigenze interne li fecero circolare immediatamente, vennero accettati come forma di denaro e funzionarono in modo egregio. In effetti, nessun'altra forma di denaro ha funzionato così bene e così a lungo come i tally stick. Tenete ben presente che l'Impero Britannico fu costruito sotto il sistema dei tally stick.

Il sistema dei tally stick ebbe successo malgrado i cambiavalute lo attaccassero costantemente, proponendo in alternativa il sistema a monete metalliche. In altre parole, le monete metalliche non uscirono mai dalla circolazione ma i tally stick resistevano perché erano validi per il pagamento delle imposte.

Alla fine, nel corso del '500, Re Enrico VIII allentò le leggi riguardanti l'usura e i cambiavalute non persero tempo a riaffermarsi rendendo disponibili grandi quantità di oro e argento per diversi decenni. Ma quando la Regina Maria salì al trono e inasprì di nuovo le leggi sull'usura, i cambiavalute rinnovarono l'accumulo di monete d'oro e d'argento causando un crollo dell'economia. Quando fu incoronata Elisabetta I, sorella della Regina Maria, ella fu determinata a riconquistare il controllo del denaro inglese. La sua soluzione fu quella di far coniare le monete d'oro e d'argento dalla Tesoreria pubblica e strappare ai cambiavalute il controllo dell'offerta monetaria. Anche se il controllo della moneta non fu l'unica causa della Rivoluzione inglese del 1642 perché le differenze religiose stavano alimentando il conflitto, la politica monetaria giocò un ruolo primario. Finanziato dai cambiavalute, Oliver Cromwell alla fine detronizzò Re Carlo, sciolse il Parlamento e mise il sovrano a morte. Ai cambiavalute fu immediatamente consentito di consolidare il loro potere finanziario e il risultato fu che per i 50 anni seguenti i cambiavalute fecero precipitare la Gran Bretagna in una serie di guerre dispendiose. Poi presero il controllo di 2 chilometri quadrati di beni immobiliari nel centro di Londra, la City. Questa zona oggi è conosciuta come uno dei tre centri finanziari predominanti del mondo. I conflitti con i Re Stuart portarono i cambiavalute in Inghilterra ad unirsi a quelli nei Paesi Bassi per finanziare l'invasione di Guglielmo d'Orange, il quale spodestò gli Stuart nel 1688 e conquistò il trono inglese. 

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6. La Banca d'Inghilterra

Alla fine del '600 l'Inghilterra si trovava in un disastro finanziario. Cinquant'anni di guerre quasi ininterrotte con Francia e Olanda l'avevano sfinita. Funzionari governativi sconvolti si incontrarono con i cambiavalute ad implorare i prestiti necessari per portare avanti i propri disegni politici. Il prezzo fu elevato: una banca di proprietà privata ratificata dal governo, che poteva emettere moneta dal nulla. Si trattava della prima banca centrale di proprietà privata del mondo moderno, la Banca d'Inghilterra. Anche se fu chiamata formalmente "Banca d'Inghilterra" per far credere alla popolazione che era parte del governo, essa non lo era affatto. Come una qualsiasi altra società privata, la Banca d'Inghilterra vendeva delle azioni per avviare le proprie attività. Si pensava che gli investitori, i cui nomi non vennero mai rivelati, fornissero un capitale iniziale di 1.250.000 sterline in monete d'oro per acquistare le azioni della banca ma furono incassate solamente 750.000 sterline. Ciononostante, nel 1694 la banca fu puntualmente creata per statuto e iniziò le proprie attività prestando somme di denaro di parecchie volte superiori alla quantità che apparentemente aveva nelle proprie riserve. Il tutto con gli interessi.

In cambio, la nuova banca avrebbe prestato ai politici britannici tutto il denaro che volevano, fintanto che essi potevano garantire il debito con la tassazione diretta sulla popolazione. Dunque, la legalizzazione della Banca d'Inghilterra non è stata altro che una falsificazione legittima di una valuta nazionale per un profitto privato. Purtroppo, oggi quasi ogni nazione ha una banca centrale di proprietà privata che utilizza, come modello, la Banca d'Inghilterra. Il potere di queste banche centrali è tale che presto avranno il controllo totale dell'economia di una nazione. Tra breve non ci sarà nient'altro che una plutocrazia, il dominio dei ricchi. Sarebbe come mettere il controllo dell'esercito nelle mani della mafia, il pericolo di una tirannia sarebbe estremo.

Sì, abbiamo bisogno delle banche centrali. No, non devono essere in mani private.

La truffa della banca centrale è davvero una tassa occulta: la nazione vende obbligazioni alla banca centrale per pagare cose per le quali non ha la volontà politica di riscuotere una tassa. Ma le obbligazioni sono acquistate con il denaro che la banca centrale crea dal nulla! Più denaro è in circolazione e meno valore ha il vostro denaro. Il governo ottiene tutti i soldi di cui ha bisogno e le persone lo pagano nell'inflazione. La cosa bella di questo piano è che quasi nessuno riesce ad immaginarselo perché è di solito nascosto dietro ad un gergo economico incomprensibile, complesso e altisonante.

Con la nascita della Banca d'Inghilterra, la nazione fu rapidamente inondata di denaro. I prezzi raddoppiarono in tutto il paese e vennero erogati prestiti enormi anche per i progetti più azzardati. Un'iniziativa imprenditoriale proponeva il prosciugamento del Mar Rosso per recuperare l'oro che si pensava fosse andato perduto quando l'esercito egizio affogò nel dare la caccia a Mosè e agli israeliti. Nel 1698 il debito governativo aumentò da 1.250.000 sterline a 16 milioni di sterline e, naturalmente, furono aumentate più volte le tasse per ripagare il tutto. Con l'offerta monetaria saldamente nelle mani dei cambiavalute, l'economia britannica iniziò un'altalena vertiginosa fatta di boom e depressioni, esattamente il genere di eventi che una banca centrale sostiene di essere decisa a scongiurare.

"Ci sono due cose che, credo, siano intrinseche non solo della Banca d'Inghilterra ma delle banche centrali in generale. La prima è un coinvolgimento nella formulazione della politica monetaria con l'obiettivo specifico di raggiungere la stabilità monetaria" – Eddie George (governatore della Banca d'Inghilterra)

In ogni caso, da quando la Banca d'Inghilterra ha preso il controllo, la sterlina inglese è stata raramente stabile. Diamo ora uno sguardo al ruolo della famiglia Rothschild, la famiglia che si dice sia la più ricca del mondo.

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7. L'ascesa dei Rothschild

Questa è Francoforte, in Germania. Nel 1743, cinquant'anni dopo che la Banca d'Inghilterra aveva aperto i battenti, un orafo di nome Amschel Moses Bauer apriva un negozio di monete - un ufficio di contabilità - e sulla porta d'entrata collocò un'insegna raffigurante un'aquila romana su uno scudo rosso. Il negozio divenne noto come "la ditta dello Scudo Rosso" o, in tedesco, Rothschild. Quando il figlio, Amschel Mayer Bauer, ereditò l'attività decise di cambiarsi il cognome in Rothschild. Amschel imparò ben presto che prestare denaro ai governi e ai monarchi era assai più redditizio che farlo nei confronti dei comuni cittadini. Non solo i prestiti erano di maggiore entità ma erano garantiti dalla tasse delle varie nazioni. Mayer Rothschild aveva cinque figli maschi e li istruì tutti nelle tecniche di creazione del denaro e quindi li mandò nelle principali capitali europee per aprire filiali dell'attività bancaria di famiglia. Il primogenito, Amschel Mayer, rimase a Francoforte ad occuparsi della banca della città natale. Il secondo, Salomon, fu inviato a Vienna. Il terzo figlio, Nathan, era chiaramente il più in gamba e, nel 1798, all'età di 21 anni, fu inviato a Londra, un secolo dopo la fondazione della Banca d'Inghilterra. Il quarto figlio, Carl, si recò a Napoli mentre il quinto, Jakob, andò a Parigi.

Nel 1785, Mayer Amschel si trasferì con la famiglia in questa casa più grande, un edificio di cinque piani condiviso con la famiglia Schiff. Questo edificio era conosciuto con il nome di casa dello "Scudo Verde". I Rothschild e gli Schiff avrebbero giocato un ruolo fondamentale nel corso della storia finanziaria dell'Europa e di quella degli Stati Uniti.

I Rothschild si misero in affari con le famiglie reali europee qui a Wilhelmshöhe, il palazzo dell'uomo più ricco di Germania e, di fatto, anche il monarca più ricco d'Europa, il principe Guglielmo d'Assia-Kassel. All'inizio i Rothschild aiutavano solamente Guglielmo nelle speculazioni relative alle monete preziose, ma quando Napoleone costrinse all'esilio il principe Guglielmo, questi inviò a Londra a Nathan Rothschild 550.000 sterline, una somma enorme a quei tempi, con le istruzioni per comprare dei titoli consolidati, obbligazioni del governo britannico chiamate anche azioni governative. Ma Rothschild utilizzò il denaro per i propri scopi. Con Napoleone in giro, le possibilità di investimenti durante il periodo bellico erano pressoché illimitate.

Guglielmo ritornò qui a Wilhelmshöhe per qualche tempo prima della battaglia di Waterloo del 1815. Egli convocò i Rothschild e pretese la restituzione del proprio denaro. I Rothschild glielo restituirono con l'interesse che i titoli consolidati britannici gli avrebbero fruttato se l'investimento fosse stato veramente fatto. Ma i Rothschield tennero per sé tutti i profitti precedenti conseguiti con il denaro di Guglielmo.

In seguito, Nathan Rothschild riuscì a vantarsi di aver aumentato, durante i diciassette anni trascorsi in Inghilterra, di 2500 volte la somma iniziale di 20.000 sterline che gli aveva affidato il padre. Grazie alla collaborazione all'interno della famiglia, i Rothschild ben presto divennero incredibilmente ricchi e, alla metà dell'800, dominavano tutto il sistema bancario europeo ed erano indubbiamente la famiglia più facoltosa del mondo. I Rothschild finanziarono Cecil Rhodes consentendogli di instaurare un monopolio sulle miniere d'oro e di diamanti del Sudafrica. In America finanziarono, tra gli altri, gli Harriman nelle ferrovie, Vanderbilt nelle ferrovie e nella stampa e Carnegie nell'industria dell'acciaio. Effettivamente durante la Prima Guerra Mondiale si pensava che J.P. Morgan fosse l'uomo più ricco d'America ma dopo la sua morte si scoprì che egli, in realtà, era solo un luogotenente dei Rothschild. Quando fu reso pubblico il testamento di Morgan, si scoprì che egli possedeva solamente il 19% delle proprie aziende. Nel 1850 si stimò che il capitale di James Rothschild, l'erede del ramo francese della famiglia, ammontasse a 600 milioni di franchi, 150 milioni in più di tutti gli altri banchieri francesi messi assieme. Egli fece costruire questa splendida villa chiamata Ferrières, ad est di Parigi. Guglielmo I, nel vederla, esclamò "un re non potrebbe permetterselo, potrebbe solo appartenere ad un Rothschild". Un altro commentatore francese del XIX secolo si espresse così: "C'è un solo unico potere in Europa ed è quello dei Rothschild". Non vi è alcun indizio che il ruolo predominante sulla finanza europea o mondiale dei Rothschild sia mutato.

Ora vediamo gli esiti prodotti dalla Banca d'Inghilterra sull'economia britannica e come questi, in seguito, abbiano rappresentato la causa scatenante della Rivoluzione americana.

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8. La Rivoluzione americana

Verso la metà del '700, l'Impero Britannico si stava avvicinando all'apice del suo potere nel mondo. A partire dalla creazione della propria banca centrale di proprietà privata, la Gran Bretagna aveva combattuto quattro guerre, il cui costo era stato elevato. Per finanziare tali guerre, il parlamento inglese aveva contratto pesanti debiti con la Banca. E nella metà del '700 il debito del governo britannico ammontava a 140 milioni di sterline, una cifra astronomica per quell'epoca. Di conseguenza, il governo, allo scopo di ripagare gli interessi verso la Banca, intraprese un programma di aumento del prelievo fiscale proveniente dalle colonie americane. Ma in America le cose stavano andando in maniera completamente diversa perché il flagello di una banca centrale di proprietà privata non era ancora arrivato.
Questa è l'Independence Hall a Filadelfia, la sala dove furono ratificate la Dichiarazione d'Indipendenza e la Costituzione. Alla metà del '700 l'America pre-rivoluzionaria era ancora relativamente povera. Vi era una grave penuria di monete metalliche preziose da utilizzare per l'acquisto di beni, così i primi coloni venivano costretti in misura sempre maggiore a sperimentare la stampa della propria valuta cartacea locale. Alcuni di questi esperimenti ebbero successo e Franklin ne fu un grande sostenitore.
Nel 1757, Franklin fu inviato a Londra e finì con il rimanervi per i successivi 18 anni, fin quasi all'inizio della Rivoluzione americana. Nell'arco di questo periodo, le colonie iniziarono a stampare la propria valuta, chiamato "certificato provvisorio coloniale". Il tentativo ebbe successo perché rappresentava un mezzo di scambio affidabile e, allo stesso tempo aiutava a suscitare un sentimento di unità tra le colonie. Ricordate che il certificato provvisorio coloniale era cartamoneta, denaro esente da debito, stampato nell'interesse pubblico e non sostenuto da riserve d'oro o d'argento. In altri termini, si trattava di una moneta a costo forzoso. Un giorno, alcuni funzionari della Banca d'Inghilterra chiesero a Franklin come potesse spiegare la ritrovata prosperità della colonie, ed egli rispose senza indugi:

"E' semplice. Nelle colonie stampiamo la nostra moneta, chiamata certificato provvisorio coloniale. La emettiamo in quantità appropriate rispetto alla domanda del commercio e dell'industria per far sì che i prodotti passino facilmente dal produttore al consumatore. In questo modo, creando noi stessi la nostra cartamoneta, ne controlliamo il potere d'acquisto e non dobbiamo pagare interessi a nessuno." – Benjamin Franklin

Questo, per Franklin, era semplicemente buonsenso, ma potete immaginare l'effetto che ebbe sulla Banca d'Inghilterra. L'America aveva appreso il segreto del denaro e il genio doveva tornarsene nella bottiglia il più presto possibile.
Il risultato fu che, nel 1764, il parlamento approvò in fretta e furia il Currency Act, con il quale veniva proibito ai funzionari delle colonie di emettere la propria moneta e veniva loro imposto il pagamento di tutte le tasse a venire in monete d'oro e d'argento. In altre parole, si obbligavano le colonie ad adeguarsi ad un sistema in oro o in argento. Per coloro che ancora credono che il gold standard, detto anche sistema aureo, sia la soluzione agli attuali problemi monetari degli Stati Uniti, consideriamo che cosa è accaduto in America dopo questi eventi. Franklin scrisse nella sua autobiografia:

"Nel giro di un anno, la situazione si era rovesciata al punto che l'epoca della prosperità era terminata lasciando il posto alla depressione, in misura tale che le strade delle colonie traboccavano di disoccupati." – Benjamin Franklin

Franklin sostiene che ciò costituì anche la causa principale della Rivoluzione Americana. Sempre dalla sua autobiografia:

"Le Colonie avrebbero sopportato di buon grado la ridotta tassa sul tè ed altre materie prime, se l'Inghilterra non avesse tolto alle Colonie stesse la loro moneta, creando così disoccupazione e malcontento. L'impossibilità per i coloni di poter stampare la propria moneta affrancandosi in modo permanente da Giorgio III e dai banchieri internazionali fu il motivo della Guerra di Rivoluzione." – Benjamin Franklin

Quando, il 19 aprile 1775, furono sparati i primi colpi a Lexington, Massachusetts, le colonie erano state prosciugate dell'oro e dell'argento dalla tassazione britannica. Come risultato, per finanziare la guerra il governo continentale non ebbe altra scelta se non quella di stampare la propria moneta. All'inizio della Rivoluzione l'offerta monetaria degli Stati Uniti si attestava intorno ai 12 milioni di dollari; alla fine della guerra raggiunse quasi i 500 milioni e la valuta non aveva più praticamente alcun valore. Un paio di scarpe costava 5.000 dollari. Il certificato provvisorio coloniale aveva funzionato in quanto veniva emessa una quantità di valuta appena sufficiente a facilitare il commercio. Come lamentava George Washington: "un vagone carico di denaro riuscirà a fatica ad acquistare un vagone carico di approvvigionamenti."
Oggi coloro che sostengono una valuta basata sulle riserve d'oro, indicano questo periodo della Rivoluzione per dimostrare gli svantaggi di una moneta a corso forzoso. Ricordate, comunque, che quella stessa valuta aveva funzionato così bene vent'anni prima in tempo di pace che la Banca d'Inghilterra l'aveva fatta rendere illegale dal Parlamento.

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9. La Banca del Nord America

Verso la fine della Rivoluzione, il Congresso continentale, riunitosi qui presso l'Independence Hall di Filadelfia, si trovò ad avere un bisogno disperato di fondi. Nel 1781 essi permisero a Robert Morris, loro sovrintendente finanziario, di aprire una banca centrale di proprietà privata. Tra parentesi, Morris era un uomo benestante che si era ulteriormente arricchito durante la Rivoluzione commerciando in materiale bellico.
Denominata "Banca del Nord America", la nuova banca ricalcava da vicino il modello della Banca d'Inghilterra. Ad essa fu consentita la pratica della riserva frazionaria, cioè poteva prestare denaro che non possedeva e applicare su di esso degli interessi. Se io e voi facessimo una cosa del genere saremmo accusati di frode - un reato. Lo statuto della banca richiedeva la costituzione di un capitale iniziale di 400.000 dollari versati da investitori privati. Quando però Morris non fu in grado di trovare il denaro, egli utilizzò spudoratamente la propria influenza politica per ottenere che venisse depositato dell'oro nella sua banca, oro che era stato prestato all'America dalla Francia. Quindi, egli prestò questo denaro a sé stesso e ai suoi amici per reinvestirlo nelle azioni della banca e, come per la Banca d'Inghilterra, alla Banca del Nord America fu dato il monopolio sulla valuta nazionale. Presto i pericoli divennero evidenti: il valore della valuta americana continuò precipitare e quattro anni più tardi, nel 1785, il documento di concessione della banca non fu rinnovato.
Il leader dell'operazione per affossare la Banca, William Findley, della Pennsylvania, spiegò così il problema:
"Questa istituzione, non avendo altro principio che la cupidigia, non muterà mai i propri obiettivi... assorbire tutta la ricchezza, il potere e l'influenza dello stato." – William Findley
Gli uomini dietro alla Banca del Nord America Alexander Hamilton, Robert Morris e il Presidente della Banca, Thomas Willing  non si diedero per vinti. Solamente sei anni dopo, Hamilton, all'epoca Segretario al Tesoro, e il suo mentore, Morris, tramite il nuovo Congresso fondarono una nuova banca centrale di proprietà privata, la Prima Banca degli Stati Uniti. Thomas Willing, ancora una volta, ne rivestì il ruolo di Presidente. I giocatori erano gli stessi, solo il nome della banca era cambiato.

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10. L'Assemblea Costituente

Nel 1787 i leader coloniali si riunirono a Filadelfia per cambiare gli inadeguati articoli della Confederazione. Come abbiamo visto in precedenza, sia Thomas Jefferson che James Madison erano fermamente contrari ad una banca centrale di proprietà privata. Avevano visto i problemi causati dalla Banca d'Inghilterra e non volevano niente del genere. Come Jefferson sostenne in seguito:

"Se il popolo americano permetterà mai che banche private controllino l'emissione della sua valuta, le banche e le società che prolificano intorno ad esse, prima tramite l'inflazione e poi tramite la deflazione, priveranno il popolo di tutte le sue proprietà fino al momento in cui i figli si ritroveranno senza tetto nel continente conquistato dai padri." – Thomas Jefferson

Nel corso del dibattito sul futuro sistema monetario, un altro dei padri fondatori, Gouverneur Morris, criticò aspramente le motivazioni dei proprietari della Banca del Nord America.
Gouverneur Morris, presiedeva la commissione che stese la bozza finale della Costituzione. Morris conosceva bene le ragioni dei banchieri. Insieme al suo vecchio capo, Robert Morris, Gouverneur Morris e Alexander Hamilton erano coloro che avevano presentato il progetto originale della Banca del Nord America al Congresso continentale tenutosi durante l'ultimo anno della Rivoluzione.
Gouverneur Morris, in una lettera scritta a James Madison in data 2 luglio 1787, rivelava ciò che stava accadendo in realtà:

"I ricchi lotteranno per affermare il proprio dominio e ridurre il resto in schiavitù. Lo hanno sempre fatto e sempre lo faranno... Essi avranno qui gli stessi effetti che altrove se noi, tramite il potere del governo, non li circoscriveremo ai loro ambiti specifici." - Gouverneur Morris

Nonostante la defezione di Gouverneur Morris dai ranghi della banca, Hamilton, Robert Morris, Thomas Willing e i loro sostenitori europei non avrebbero abbandonato i loro propositi. Essi convinsero il grosso dei delegati dell'Assemblea Costituente di non accordare al Congresso il potere di emettere cartamoneta. La maggior parte dei delegati era ancora scossa dalla selvaggia inflazione della cartamoneta verificatasi nel corso della Rivoluzione ed essi avevano dimenticato come aveva egregiamente funzionato il certificato provvisorio coloniale prima della guerra. La Banca d'Inghilterra invece non aveva dimenticato, i cambiavalute non potevano permettere che l'America stampasse di nuovo la propria moneta.
La Costituzione a questo proposito non si pronuncia. La grave defezione lasciò la porta spalancata ai cambiavalute, proprio come essi avevano progettato.

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11. La Prima Banca degli Stati Uniti

Nel 1790, meno di tre anni dopo che la Costituzione era stata ratificata, i cambiavalute colpirono ancora. Il Segretario al Tesoro appena nominato, Alexander Hamilton, propose al Congresso un disegno di legge che prevedeva la fondazione di una nuova banca centrale di proprietà privata. Stranamente, era lo stesso anno in cui Amschel Rothschild, dalla sua banca più importante di Francoforte, dichiarava:

"Lasciate che io emetta e controlli il denaro di una nazione e non mi preoccuperò di chi ne fa le leggi."
 "Alexander Hamilton era uno strumento dei banchieri internazionali. Egli voleva creare la Banca degli Stati Uniti, e così fece." – Charles Collins (candidato alla presidenza)

E' interessante notare come uno dei primi impieghi di Hamilton dopo aver conseguito la laurea in Legge nel 1782 fu quello di consigliere di Robert Morris, direttore della Banca del Nord America. In effetti, l'anno prima, Hamilton aveva scritto una lettera a Morris, nella quale diceva: "Un debito nazionale, se non è eccessivo, sarà una benedizione nazionale."
Una benedizione per chi?
Nel 1791, dopo un anno di intenso dibattito, il Congresso approvò il disegno di legge e le conferì uno statuto ventennale. La nuova banca si sarebbe chiamata Prima Banca degli Stati Uniti. Qui siamo di fronte alla sede della Prima Banca degli Stati Uniti a Filadelfia. Alla banca fu dato il monopolio dell'emissione della moneta americana anche se l'80% delle sue azioni sarebbe stato di proprietà di azionisti privati. Il rimanente 20% sarebbe stato acquistato dal governo degli Stati Uniti ma la ragione non era quella di dare al governo una fetta della torta: si trattava di fornire il capitale iniziale dell' 80% agli altri proprietari. Così come per la vecchia Banca del Nord America e la Banca d'Inghilterra prima di allora, gli azionisti non pagarono mai l'ammontare complessivo delle loro azioni. Il governo americano corrispose i suoi 2 milioni di dollari iniziali in contanti e quindi la banca, grazie al vecchio trucco della riserva frazionaria, iniziò a concedere prestiti ai propri investitori statutari in modo da che essi potessero disporre dei rimanenti 8 milioni di dollari di capitale necessari per questo investimento senza rischi.
Come per la Banca d'Inghilterra, il nome della banca – la "Banca degli Stati Uniti" - fu scelto deliberatamente per nascondere il fatto che fosse una banca controllata da privati e, sempre come nel caso della Banca d'Inghilterra, i nomi degli investitori non furono mai rivelati. Molti anni più tardi corse voce che vi fossero i Rothschild a celarsi dietro la vecchia Banca degli Stati Uniti.
La Banca fu presentata al Congresso come un mezzo per dare stabilità al sistema bancario ed eliminare l'inflazione. Dunque, che cosa accadde? Nei primi cinque anni di attività, il governo americano prese a prestito 8,2 milioni di dollari dalla Banca degli Stati Uniti. In quello stesso periodo di cinque anni, i prezzi lievitarono del 72%. Jefferson, nuovo Segretario di Stato, assisteva a tale evento con tristezza e frustrazione, incapace di fermarlo:
"Vorrei fosse possibile ottenere un singolo emendamento alla nostra Costituzione  che impedisse al Governo Federale di prendere denaro in prestito." – Thomas Jefferson
Oggi milioni di americani provano la stessa sensazione, mentre osservano frustrati il governo federale che trascina l'economia americana nell'oblio. Sebbene si chiamasse la Prima Banca degli Stati Uniti, non si trattava del primo tentativo di fondare una banca centrale di proprietà privata in questo paese. Come per la Banca del Nord America, il governo fornì il capitale per avviare questa banca privata e quindi i banchieri si prestarono l'un l'altro il denaro per acquistare le azioni rimanenti della banca stessa.
Era una truffa – pura e semplice – e non l'avrebbero fatta franca per molto. Ma prima dobbiamo ritornare in Europa per vedere come un'unica persona fu in grado di manipolare l'intera economia britannica ricevendo le prime notizie della sconfitta finale di Napoleone.

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12. L'ascesa al potere di Napoleone

Nel 1800, qui a Parigi, la Banca di Francia era organizzata secondo schemi simili a quelli della Banca d'Inghilterra. Napoleone, però, decise che il paese doveva liberarsi dei propri debiti e non si fidò mai della Banca di Francia. Egli dichiarò che quando un governo dipende dai banchieri per ottenere del denaro, sono i banchieri – e non i rappresentanti del governo – a detenere il controllo:

"La mano che dà sta sopra quella che prende. Il denaro non ha patria; i finanzieri non hanno né decenza né amor di patria, il loro unico scopo è il guadagno." – Napoleone Bonaparte

Di ritorno in America, un aiuto inatteso stava per giungere. Nel 1800, Thomas Jefferson sconfisse di stretta misura John Adams nella corsa alla terza presidenza degli Stati Uniti. Nel 1803, Jefferson e Napoleone siglarono un accordo secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero pagato 3 milioni di dollari in oro a Napoleone in cambio di un vasto territorio ad ovest del fiume Mississippi: l'acquisto della Louisiana. Con quei tre milioni di dollari, Napoleone mise rapidamente in piedi un esercito e iniziò a scorrazzare in Europa, conquistando tutto ciò che trovava sul suo cammino. La Banca d'Inghilterra reagì prontamente per ostacolarlo e fu finanziata ogni nazione sul suo tragitto, raccogliendo gli enormi profitti di guerra. La Prussia, l'Austria ed infine la Russia si indebitarono pesantemente nel vano tentativo di fermare Napoleone.
Quattro anni più tardi, mentre il grosso delle truppe francesi si trovava in Russia, il trentenne Nathan Rothschild, direttore della sede londinese della famiglia, si incaricò personalmente di un ardito piano per contrabbandare una spedizione di oro proprio attraverso la Francia allo scopo di finanziare un attacco dalla Spagna del britannico Duca di Wellington.
In seguito, nel corso di una cena con invitati a Londra, Nathan si vantò del fatto che quello era il migliore affare che avesse mai concluso. Non sapeva ancora che nel prossimo futuro avrebbe fatto di meglio. Gli attacchi di Wellington da sud, insieme ad altre sconfitte, costrinsero alla fine Napoleone ad abdicare e Luigi XVIII fu incoronato Re di Francia. Napoleone fu quindi esiliato all'isola d'Elba, presumibilmente per sempre.

Mentre Napoleone si trovava in esilio, temporaneamente sconfitto dagli inglesi con l'aiuto finanziario dei Rothschild, anche l'America stava cercando di liberarsi della propria banca centrale.

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13. La morte della Prima Banca

Nel 1811 fu presentato al Congresso un disegno di legge per rinnovare lo statuto della Banca degli Stati Uniti. Il dibattito divenne incandescente ed entrambi i corpi legislativi della Pennsylvania e della Virginia approvarono delle mozioni nelle quali si chiedeva al Congresso di porre fine alla vita della banca. Gli organi di stampa dell'epoca attaccarono apertamente la banca, definendola "una grande truffa", un "avvoltoio", una "vipera" e un "cobra". Ah, se avessimo di nuovo una stampa indipendente in America!

Un membro del Congresso di nome P.B. Porter attaccò la banca dalle sale del Congresso dicendo che, se lo statuto della banca fosse stato rinnovato, il Congresso "avrebbe allevato nel seno di questa Costituzione una serpe che un giorno o l'altro colpirà al cuore le libertà di questo paese!"

Le prospettive per la banca non erano delle più rosee. Alcuni scrittori hanno affermato che Nathan Rothschild aveva minacciato che, se lo statuto della banca non fosse stato rinnovato, gli Stati Uniti si sarebbero trovati coinvolti in una delle guerre più disastrose mai combattute.

Ma tutto questo non fu sufficiente. Una volta che il fumo si era disperso, il disegno di legge fu battuto per un solo voto alla Camera e si arrestò al Senato.

Ormai il quarto presidente americano, James Madison, si trovava alla Casa Bianca il quale, se ricordate, era un fervido oppositore della banca. Il suo vice presidente, George Clinton, sbloccò le cose al Senato e gettò la Prima Banca nel dimenticatoio.

Nel giro di cinque mesi, l'Inghilterra attaccò gli Stati Uniti ed iniziò la Guerra del 1812 la quale, essendo gli inglesi ancora impegnati nel fronteggiare Napoleone, si concluse nel 1814 senza vincitori né vinti. Sebbene i cambiavalute fossero temporaneamente fuori dai giochi, non stavano comunque con le mani in mano. Sarebbe bastati loro soltanto altri due anni per ripresentare la loro banca, più grande e più forte che mai.

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14. Waterloo

Ma ora ritorniamo a Napoleone. Perché nessun altro avvenimento nella storia dimostra in modo appropriato la furbizia della famiglia Rothschild nell'acquisizione del controllo del mercato azionario inglese dopo Waterloo.

Nel 1815, un anno dopo la fine della Guerra del 1812, Napoleone fuggì dal proprio esilio e ritornò a Parigi. Furono inviate delle truppe francesi per catturarlo, ma il suo carisma era tale che i soldati si strinsero intorno al loro vecchio condottiero e lo acclamarono di nuovo loro Imperatore.

Nel marzo 1815, Napoleone mise in piedi un esercito che il Duca di Wellington sconfisse meno di 90 giorni più tardi a Waterloo. Alcuni cronisti sostengono che Napoleone prese a prestito 5 milioni di sterline dalla Banca d'Inghilterra per riarmare le truppe, ma sembra che questi fondi provenissero dall'istituto di credito Ouvard di Parigi. Ciononostante, da allora in avanti, non era più inusuale che le banche centrali in mani private finanziassero in guerra entrambi gli schieramenti. Perché mai una banca centrale dovrebbe finanziare i due schieramenti opposti? Perché la guerra è il più grande generatore di debiti in assoluto. Una nazione prenderà a prestito qualsiasi somma pur di vincere. Al perdente finale verrà concesso solo quel tanto necessario per mantenere una vaga speranza di vittoria, mentre al vincitore finale viene dato quanto basta per vincere. Inoltre, i prestiti di questo tipo vengono concessi con la garanzia che il vincitore onorerà i debiti dello sconfitto.

Questo è il luogo della battaglia di Waterloo, a circa 300 chilometri a nord-est di Parigi, nell'attuale Belgio. Qui Napoleone subì la sua ultima sconfitta, non prima che migliaia di francesi e inglesi perdessero le proprie vite in un'umida mattina estiva del giugno 1815.

Proprio laggiù, il 18 giugno 1815, 74.000 soldati francesi si scontrarono con 67.000 soldati provenienti dall'Inghilterra e da altre nazioni europee. L'esito era sicuramente incerto e, in effetti, se Napoleone avesse attaccato qualche ora prima, avrebbe probabilmente vinto. Ma, indipendentemente da chi fossero i vincitori e i vinti, Nathan Rothschild di ritorno a Londra utilizzò l'opportunità di acquisire il controllo del mercato azionario e obbligazionario inglese e, possibilmente, anche della Banca d'Inghilterra.

Rothschild aveva posizionato un agente di fiducia, tale Rothworth, sul lato nord del campo di battaglia, vicino al Canale della Manica. Una volta che l'esito della battaglia fu deciso, Rothworth si diresse verso la Manica e diede la notizia a Nathan Rothschild ventiquattr'ore prima del corriere personale di Wellington. Rothschild si precipitò alla Borsa e si occupò il suo solito posto di fronte ad un'antica colonna. Tutti gli occhi erano su di lui. I Rothschild disponevano di una leggendaria rete di comunicazione.

Se Wellington fosse stato sconfitto e Napoleone fosse stato ancora in giro per il Continente, la situazione finanziaria britannica avrebbe preso una pessima piega.

Rothschild aveva l'aria affranta, se ne stava là immobile, gli occhi rivolti a terra. Poi, improvvisamente, iniziò a vendere. Gli altri nervosi investitori videro che Rothschild stava vendendo, il che poteva significare solo una cosa: Napoleone doveva aver vinto e Wellington doveva essere stato sconfitto. La Borsa crollò. Ben presto, tutti si trovavano a vendere i propri titoli consolidati – le obbligazioni governative – e i prezzi calarono bruscamente. Poi Rothschild, tramite i propri agenti, iniziò segretamente a comprare i titoli consolidati per una frazione del loro valore.

Pensate che si tratti di un mito, di una leggenda? Un centinaio di anni dopo, il New York Times riportò la notizia secondo cui il nipote di Nathan Rothschild aveva tentato di procurarsi la sentenza di un tribunale per eliminare un libro che conteneva questa vicenda della Borsa. La famiglia Rothschild dichiarò che questa storia era falsa e diffamatoria ma il tribunale respinse la richiesta dei Rothschild e ingiunse alla famiglia di accollarsi tutte le spese processuali.

Quello che risulta ancora più interessante di tutta questa vicenda, è che alcuni autori sostengono che il giorno dopo la battaglia di Waterloo, nel giro di poche ore, Nathan Rothschild acquisì il dominio non solo del mercato obbligazionario ma anche della Banca d'Inghilterra. Che la famiglia Rothschild abbia acquisito o meno il completo controllo della Banca d'Inghilterra (la prima, e più ricca, banca centrale di proprietà privata in una grande nazione europea) in questo modo, una cosa è certa: alla metà dell'800 i Rothschild erano la famiglia più ricca del mondo, nessuno escluso. Essi dominavano i nuovi mercati delle obbligazioni governative ed avevano esteso i propri interessi in altri gruppi bancari e industriali.

Infatti, la seconda metà del XIX secolo fu nota con il nome di "Era dei Rothschild". Nonostante le enormi ricchezze, la famiglia in genere ha coltivato un alone di invisibilità e sebbene essa abbia il controllo di decine di società industriali, commerciali, minerarie e turistiche, solo una manciata di esse porta il nome Rothschild. Alla fine del XIX secolo, un esperto stimò che la famiglia Rothschild controllasse metà della ricchezza mondiale.

Qualunque sia l'entità della loro vasta ricchezza, è ragionevole presumere che, da allora, la loro percentuale di ricchezza mondiale sia aumentata. Ma dall'inizio del secolo scorso, i Rothschild hanno alimentato l'idea che il loro potere sia in un qualche modo diminuito, anche se le loro ricchezze sono aumentate.

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15. La Seconda Banca degli Stati Uniti

Nel frattempo, nel 1816 a Washington, soltanto un anno dopo Waterloo e la presunta acquisizione della Banca d'Inghilterra da parte di Rothschild, il Congresso americano approvò un disegno di legge che permetteva ancora una volta la creazione di una banca centrale di proprietà privata.

Questa banca fu chiamata Seconda Banca degli Stati Uniti. Lo statuto della nuova banca era una copia di quello delle banche precedenti. Il governo degli Stati Uniti avrebbe detenuto il 20% delle quote della banca e, ovviamente, la quota federale fu versata in anticipo nelle casse della banca stessa. Quindi, grazie alla magia del prestito basato sulla riserva frazionaria, la quota già versata fu utilizzata per erogare prestiti a favore di investitori privati, i quali poterono acquisire il rimanente 80%.

Proprio come era avvenuto in precedenza, i principali azionisti rimasero segreti, ma è noto che il blocco maggiore di quote, circa un terzo del totale, finì in mani straniere. Come disse un osservatore: "Non è certamente esagerato dire che la Seconda Banca degli Stati Uniti aveva radici ben profonde sia negli Stati Uniti che in Inghilterra." Nel 1816 alcuni autori affermarono che i Rothschild avessero preso il controllo della Banca d'Inghilterra e che questi sostenessero anche la nuova banca centrale privata in America.

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16. Andrew Jackson

Dopo dodici anni di manipolazioni dell'economia statunitense da parte della Seconda Banca degli Stati Uniti, il popolo americano ne aveva avuto abbastanza. Gli oppositori della banca nominarono un distinto senatore del Tennessee, Andrew Jackson, l'eroe della battaglia di New Orleans, per concorrere alla presidenza. Questa è la sua dimora, l'Hermitage. All'inizio nessuno dava a Jackson alcuna possibilità. Da tempo la banca aveva imparato a controllare il processo politico con il denaro. Ma con grande sorpresa e sgomento dei cambiavalute, Jackson riuscì a vincere nel 1828 e non perse tempo, determinato com'era, ad affossare la banca alla prima occasione.

Ma la concessione statutaria ventennale della banca non sarebbe scaduta prima del 1836, l'ultimo anno del suo eventuale secondo mandato, ammesso che fosse riuscito a sopravvivere fino ad allora. Nel corso del suo primo mandato, Jackson si accontentò di cacciare dagli uffici del governo i numerosi tirapiedi della banca, licenziando 2.000 degli 11.000 dipendenti del governo federale. Nel 1832, con l'avvicinarsi della sua rielezione, la banca sferrò un colpo sperando che Jackson non volesse agitare la polemica. Essa chiese infatti al Congresso di approvare il rinnovo dello statuto con quattro anni di anticipo. Ovviamente il Congresso fu d'accordo e inviò l'atto al presidente per firmarlo. Ma Jackson si espresse senza mezzi termini e mise il veto, il Vecchio Soldato non fu mai un codardo. Il messaggio con il quale egli si opponeva alla legge è uno dei più grandi documenti degli Stati Uniti e sottolinea chiaramente la responsabilità del governo americano verso i suoi cittadini, ricchi e poveri.

"I nostri cittadini non sono i soli che godranno della generosità del nostro governo. Più di otto milioni di azioni di questa banca sono possedute da stranieri. Non vi è forse una minaccia per la nostra libertà e la nostra indipendenza in una banca che, per sua natura, ha così poco da spartire con il nostro paese?"

"Controllare la nostra valuta, ricevere il nostro denaro pubblico, e tenere migliaia di nostri cittadini sotto la loro dipendenza, sarebbe più temibile e pericoloso di una potenza militare nemica."

"Se il governo si limitasse ad un'equa protezione, così come il cielo dispensa la pioggia, e riversasse i suoi favori in egual misura all'umile e all'aristocratico, al povero e al ricco, sarebbe una vera e propria benedizione. Nella legge che mi sta davanti sembra esserci un'ampia e ingiustificata deviazione da questi semplici princìpi." - Andrew Jackson

Nel corso di quello stesso anno, nel luglio 1832 il Congresso non fu in grado di superare il veto posto da Jackson ed era anche giunto il momento per il presidente di prepararsi per la rielezione. Jackson portò la sua causa direttamente al popolo e, per la prima volta nella storia degli Stati Uniti, egli condusse la campagna presidenziale per le strade. Prima di allora, i candidati se ne stavano a casa e "posavano da presidenti". Lo slogan della sua campagna fu "Jackson e Nessuna Banca". Il partito Repubblicano nazionale gli contrappose il senatore Henry Clay. Nonostante i banchieri profusero oltre 3 milioni di dollari nella campagna di Clay, Jackson fu rieletto a furor di popolo nel novembre del 1832. A dispetto della vittoria, Jackson sapeva che la battaglia era appena all'inizio. "L'Idra della corruzione è solamente stordita, non morta", disse il neoeletto presidente. Jackson ordinò al suo nuovo Segretario al Tesoro, Louis McLane, di cominciare a ritirare i depositi governativi dalla Seconda Banca e disporli in altre banche sicure. Ma McLane si rifiutò. Jackson lo licenziò e nominò William J.Duane come nuovo Segretario al Tesoro. Ma anche Duane rifiutò di eseguire la richiesta del Presidente, Jackson licenziò anche lui e incaricò Roger B. Taney. Taney ritirò finalmente i fondi dalla banca a partire dal 1° ottobre 1833. Jackson era entusiasta: "Ho una catena e sono pronto a strappar via ogni dente, fino alle radici".

Ma la banca non aveva ancora rinunciato a combattere. Il suo presidente, Nicholas Biddle, utilizzò la propria influenza per ottenere che il Senato rigettasse la nomina di Taney poi, in una rara esternazione di arroganza, Biddle minacciò di provocare una depressione nel caso in cui alla banca non fosse stato rinnovato lo statuto.

"Questo rispettabile presidente pensa che siccome ha scotennato indiani e imprigionato giudici, possa avere la meglio sulla Banca. Si sbaglia." - Nicholas Biddle

Quindi, in un incredibile momento di onestà per un banchiere centrale, Biddle ammise che la Banca avrebbe provocato una carenza del denaro in circolazione per costringere il Congresso a reintrodurre la banca.

"Nulla, eccetto una sofferenza diffusa, potrebbe produrre un qualunque effetto sul Congresso... La nostra sola salvezza è quella di perseguire un corso prolungato di decisa contrazione - e non ho alcun dubbio che tale corso porterà alla fine alla reintroduzione della valuta e al rinnovo dello statuto della banca." - Nicholas Biddle

Una rivelazione straordinaria, la pura verità rivelata con una chiarezza sconcertante. Biddle intendeva usare il potere della banca di contrarre il denaro per causare una pesante depressione, finché l'America non si fosse arresa. Purtroppo ciò è avvenuto ripetutamente nel corso della storia degli Stati Uniti e sta per accadere di nuovo oggi. Nicholas Biddle tenne fede alle sue minacce: la banca contrasse bruscamente la fornitura di denaro, richiedendo il pagamento di tutti i prestiti e rifiutando di erogarne di nuovi. Ne scaturì il panico finanziario, seguito da una profonda depressione. Ovviamente, Biddle diede la colpa del crollo a Jackson affermando che questo era stato causato dal ritiro dei fondi federali dalla banca. Purtroppo il suo piano funzionò: i salari e i prezzi diminuirono, la disoccupazione dilagò insieme alla bancarotta delle imprese e la nazione andò rapidamente nel caos. I direttori dei giornali si scagliarono contro Jackson. La banca minacciò di trattenere i pagamenti che quindi avrebbero potuto essere fatti direttamente ai politici per mantenerli al loro soldo. Nel giro di qualche mese il Congresso si riunì in quella che fu chiamata la "Sessione del Panico".

Sei mesi dopo avere ritirato i fondi dalla Banca, Jackson venne ufficialmente censurato da una risoluzione passata al Senato per 26 voti contro 20. Era la prima volta in assoluto che un presidente veniva censurato dal Congresso. Jackson inveì contro la banca: "Siete un covo di vipere. Intendo stanarvi e, lo voglia il Cielo, vi stanerò!". Il destino dell'America era in bilico. Se il Congresso avesse messo assieme abbastanza voti da superare il veto di Jackson, la banca avrebbe potuto avere garantiti altri 20 e più anni di monopolio sul denaro americano.  Un periodo sufficiente per consolidare il suo già grande potere. Ma avvenne un miracolo. Il governatore della Pennsylvania si fece avanti a sostegno del presidente Jackson e criticò duramente la banca. Inoltre, Biddle era stato sorpreso a vantarsi in pubblico del piano della banca per far crollare l'economia. Improvvisamente la sorte cambiò e, nell'aprile del 1834 la Camera dei Rappresentanti votò 134 contro 82 a sfavore del rinnovo alla banca. Questo risultato fu seguito da una votazione ancor più schiacciante per creare una commissione speciale che indagasse sulle responsabilità della banca nel tracollo.

Quando la commissione si presentò alla sede della Banca a Filadelfia, armata di mandato per esaminare i libri contabili, Biddle si rifiutò di consegnarli e non consentì nemmeno l'ispezione della corrispondenza con i membri del Congresso, riguardante i loro debiti personali e le richieste che aveva avanzato loro. Inoltre Biddle si rifiutò di testimoniare davanti alla commissione a Washington.

L'8 gennaio 1835, Jackson pagò l'ultima rata del debito nazionale, che si era reso necessario dall'aver permesso alle banche di emettere valuta in forma di prestito per il governo, invece di emettere tale valuta direttamente in forma di banconote del Tesoro, che non generano debito. Egli fu l'unico presidente che riuscì ad estinguere il debito. Alcune settimane dopo, il 30 gennaio 1835, un assassino di nome di Richard Lawrence tentò di sparare al presidente Jackson ma, grazie al Cielo, entrambe le pistole mancarono il bersaglio. Lawrence fu giudicato non colpevole per infermità mentale e, dopo il suo rilascio, egli si vantò con alcuni amici che dei potenti individui in Europa gli avevano assegnato quel compito e gli avevano promesso di proteggerlo nel caso fosse stato catturato. L'anno dopo, quando la concessione statutaria fu scaduta, la Seconda Banca degli Stati Uniti cessò di essere la banca centrale della nazione. Biddle fu quindi arrestato e accusato di frode. Alla fine del processo fu assolto ma morì subito dopo, ancora alle prese con cause civili.

Dopo il suo secondo mandato presidenziale, Jackson si ritirò qui all'Hermitage alla periferia di Nashville per trascorrere il resto della sua vita. Egli è ancora ricordato per la sua determinazione nell'affossare la banca e, in effetti, l'affossò così bene che occorsero 77 anni ai cambiavalute per rimediare al danno. Quando gli fu chiesto quale fosse stata l'impresa più importante che avesse mai realizzato, Jackson rispose: "Ho ucciso la Banca!"

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17. Abe Lincoln

Purtroppo anche Jackson non riuscì a cogliere l'intero quadro e le sue profonde radici. Sebbene egli avesse affossato la banca centrale, l'arma più insidiosa dei cambiavalute, il sistema bancario a riserva frazionaria rimaneva in vigore nelle numerose banche statali. Ciò alimentava l'instabilità economica negli anni antecedenti la Guerra Civile. Tuttavia i banchieri centrali erano tagliati fuori e il risultato fu che l'America prosperava mentre si espandeva verso ovest. In questo periodo, i principali cambiavalute lottarono per riconquistare il loro potere centralizzato, ma senza successo. Quindi, alla fine, essi rispolverarono la vecchia formula dei banchieri centrali: una guerra per creare debito e dipendenza. Se non potevano ottenere la loro banca centrale, l'America doveva essere messa in ginocchio gettandola in una Guerra Civile proprio come essi avevano già fatto nel 1812 dopo che lo statuto della Prima Banca degli Stati Uniti non era stato rinnovato. Un mese dopo l'insediamento di Abraham Lincoln, i primi colpi della Guerra Civile americana risuonarono a Fort Sumter, Carolina del Sud, il 12 aprile del 1861. Sicuramente la schiavitù fu una delle cause della Guerra Civile, ma non la causa principale. Lincoln sapeva che l'economia del Sud dipendeva dalla schiavitù e quindi già prima della Guerra non aveva alcuna intenzione di abolirla. Lincoln così aveva detto nel suo discorso inaugurale soltanto un mese prima: 

"Non ho alcuna intenzione di interferire, direttamente o indirettamente, con l'istituzione della schiavitù negli stati in cui essa vige. Credo che non abbia alcun diritto di legge per farlo e nemmeno vi sono incline."  - Abraham Lincoln

Persino dopo i primi colpi sparati a Fort Sumter, Lincoln continuò a ribadire che la Guerra Civile non riguardava la questione della schiavitù. 

"Il mio supremo obiettivo è quello di salvare l'Unione, non quello di salvare o abolire la schiavitù. Se potessi salvare l'Unione senza dover liberare neppure uno schiavo, lo farei." - Abraham Lincoln

Quindi, per quali ragioni fu combattuta la Guerra Civile? C'erano molti fattori in gioco. Gli industriali del Nord avevano applicato dei dazi protezionistici per impedire agli stati del Sud di acquistare merci europee più a buon mercato. L'Europa aveva reagito interrompendo le importazioni di cotone dagli stati del Sud. Questi si trovavano in una doppia tenaglia finanziaria: erano obbligati a spendere di più per gran parte delle loro necessità di vita mentre i ricavi provenienti dalle loro esportazioni di cotone crollavano. Fu questo a rendere il Sud furibondo.

Tuttavia c'erano altri elementi in gioco. I cambiavalute erano ancora tormentati dal fatto che l'America si era sottratta al loro controllo 25 anni prima. Da allora la solida economia americana aveva reso la nazione ricca, davvero un cattivo esempio per il resto del mondo. I banchieri centrali ora vedevano un'opportunità per spaccare in due la nuova nazione benestante: dividere e conquistare con la guerra. Si trattava forse di una sorta di teoria complottista di quell'epoca? Bene, ascoltiamo quello che disse un privilegiato osservatore di quel tempo. Il suo nome è Otto Von Bismark, Cancelliere di Germania, l'uomo che avrebbe unito gli stati tedeschi di lì a qualche anno.

"La separazione degli Stati Uniti in confederazioni di pari forza era stata decisa di gran lunga prima della Guerra Civile da parte di alti poteri della finanza europea. Questi banchieri temevano che, qualora  gli Stati Uniti fossero rimasti insieme come un'unica nazione, avrebbero ottenuto una tale indipendenza economica e finanziaria da pregiudicare il loro dominio finanziario del mondo." - Otto Von Bismark

Qualche mese dopo i primi spari di Fort Sumter, i banchieri centrali prestarono a Napoleone III di Francia, il nipote del Napoleone di Waterloo, 210 milioni di franchi per impadronirsi del Messico e per posizionare delle truppe lungo il confine meridionale degli Stati Uniti, approfittando della loro guerra per violare la dottrina di Monroe e far ritornare il Messico sotto la dominazione coloniale. Non importa quale fosse stato l'esito della Guerra Civile, un'America indebolita e pesantemente indebitata nei confronti dei cambiavalute avrebbe aperto ancora una volta l'America centrale e meridionale alla colonizzazione europea. Proprio quello che la dottrina di Monroe aveva proibito nel 1823.

Allo stesso tempo, la Gran Bretagna spostò 11.000 soldati in Canada e li posizionò minacciosamente lungo il confine settentrionale americano. Anche la flotta britannica si dispose in stato di pre-allerta, per essere pronta ad intervenire eventualmente in un conflitto. Lincoln sapeva di trovarsi in un grosso dilemma ed era tormentato dal destino dell'Unione. Tutto ciò andava ben oltre la differenza tra Nord e Sud. Ecco perchè la sua enfasi fu sempre sull'Unione e non banalmente sullo sconfiggere gli stati del Sud. Ma Lincoln aveva bisogno di denaro per vincere e, nel 1861, si recò a New York insieme al suo Segretario al Tesoro, Salmon P.Chase, per richiedere i prestiti necessari. I cambiavalute, ansiosi di vedere il fallimento dell'Unione, offrirono prestiti ad un interesse compreso tra il 24 e il 36%. Lincoln rispose 'no, grazie' e ritornò a Washington. Quindi mandò a chiamare un vecchio amico, il colonnello Dick Taylor di Chicago, e gli sottopose il problema di come finanziare la guerra. Durante una riunione Lincoln chiese a Taylor che cosa aveva escogitato. Taylor rispose:

"Ebbene, Lincoln, è semplice: chiedi al Congresso di approvare un disegno di legge che autorizzi la stampa di banconote del Tesoro a corso legale... e paga i tuoi soldati con quelle, procedi e vinci la tua guerra." - Colonnello Dick Taylor

Quando Lincoln chiese se il popolo degli Stati Uniti avrebbe accettato le banconote, Taylor rispose:

"Il popolo o chiunque altro non avrà alcuna scelta al riguardo se le si emetteranno come denaro a pieno corso legale. Esse avranno la piena approvazione del governo e saranno valide quanto qualunque altra moneta poiché la Costituzione attribuisce espressamente al Congresso questo diritto." - Colonnello Dick Taylor

Ciò fu esattamente quello che fece Lincoln. Nel 1862-63 egli fece stampare nuove banconote per un valore di 450 milioni di dollari. Per distinguerle dalle altre banconote in circolazione, le fece stampare con inchiostro verde sul retro, ecco perché furono chiamate "greenbacks". Con questo nuovo denaro, Lincoln pagò le truppe e acquistò i loro viveri. Nel corso della guerra, quasi 450 milioni di dollari "greenbacks" vennero stampati senza interessi per il governo federale. Lincoln sapeva chi manovrava davvero dietro le quinte e cosa ci fosse in serbo per il popolo americano. Ecco come spiegò il suo pensiero:

"Il governo dovrebbe creare, emettere e far circolare tutta la valuta e il credito necessario per soddisfare il potere di vendita del governo e il potere d'acquisto dei consumatori."

"Il privilegio di creare ed emettere moneta non è solo la suprema prerogativa del governo, ma è anche la sua più grande opportunità creativa."

"Con l'adozione di questi princìpi, ai contribuenti verranno risparmiate enormi quantità di interessi. Il denaro cesserà di essere il padrone e diventerà il servitore dell'umanità." – Abraham Lincoln

Un editoriale davvero incredibile sul Times di Londra spiegava la posizione dei banchieri centrali nei confronti dei greenbacks di Lincoln:

"Se questa malefica politica finanziaria, che ha le sue origini in Nord America, dovesse perdurare fino a consolidarsi, il governo fornirà il proprio denaro senza alcun costo. Ripagherà i debiti  e rimarrà senza debito. Avrà tutto il denaro necessario per mandare avanti il suo commercio. Diventerà prospero come mai nella storia del mondo. Le menti e la ricchezza di ogni nazione andranno verso il Nord America. Quel paese deve essere distrutto o distruggerà ogni monarchia sul pianeta." – Times di Londra

Il piano funzionò, e funzionò così bene che l'anno dopo, il 1863, con le truppe federali e confederate che si concentravano sul campo per la battaglia decisiva nella Guerra Civile, e con il Tesoro bisognoso di un'ulteriore autorizzazione del Congresso ad emettere altri greenbacks, Lincoln permise ai banchieri di far approvare il National Bank Act. Queste nuove banche nazionali avrebbero operato in regime di immunità fiscale e detenuto il monopolio sulla creazione del nuovo tipo di denaro, le banconote. Sebbene i greenbacks continuassero a circolare, il loro numero non fu incrementato. Ma, ancor più importante, da questo momento in poi l'intera offerta monetaria degli Stati Uniti sarebbe stata creata dai banchieri con l'acquisto delle obbligazioni governative e la loro emissione come riserva per le banconote. Come spiegò lo storico John Kenneth Galbraith:

"Per molti anni dopo la guerra, il governo federale ebbe un notevole saldo attivo, tuttavia non poté ripagare il suo debito e ritirare i suoi titoli perché se l'avesse fatto non ci sarebbe stata alcuna obbligazione a sostegno delle banconote nazionali. Ripagare il debito equivaleva a distruggere l'offerta monetaria." - John Kenneth Galbraith

Nel corso del 1863, Lincoln ebbe un aiuto inaspettato da parte dello Zar Alessandro II di Russia. Lo Zar, così come Bismark in Germania, sapeva quello a cui miravano i cambiavalute e aveva tenacemente negato loro la creazione di una banca centrale in Russia. Se l'America fosse sopravvissuta e fosse rimasta fuori dalle loro grinfie, la posizione dello Zar sarebbe rimasta al sicuro. Se invece i banchieri avessero avuto la meglio separando l'America e restituendo le sue parti a Gran Bretagna e Francia, entrambe sotto il controllo delle rispettive banche centrali, essi avrebbero potuto minacciare nuovamente la Russia. Quindi lo Zar diede disposizioni che nel caso in cui l'Inghilterra o la Francia fossero intervenute attivamente in aiuto del Sud, la Russia avrebbe considerato tale atto come una dichiarazione di guerra. Quindi fece altrettanto inviando parte della flotta presente nel Pacifico verso il porto di San Francisco.

Lincoln fu rieletto l'anno dopo, il 1864, e se fosse vissuto avrebbe sicuramente affossato il monopolio sul denaro della banca nazionale, strappatogli durante la guerra. Il 21 novembre 1864, egli scrisse ad un amico:

"Il potere del denaro vive alle spalle della nazione in tempo di pace e cospira contro di essa in tempo di avversità. E' più dispotico della monarchia, più insolente dell'autocrazia, più egoista della burocrazia." – Abraham Lincoln

Poco prima che Lincoln fosse assassinato, il suo ex Segretario al Tesoro, Salmon P. Chase, si pentì del ruolo svolto nel garantire l'approvazione del National Banking Act avvenuta soltanto un anno prima.

"L'aver incoraggiato l'approvazione del National Banking Act è stato il più grande errore finanziario della mia vita. Esso ha creato un monopolio che incide su ogni interesse nel paese." - Salmon P. Chase

Il 14 aprile 1865, 41 giorni dopo l'inizio del suo secondo mandato e solamente 5 giorni dopo la resa di Lee contro Grant ad Appomattox, Lincoln cadde sotto i colpi d'arma da fuoco di John Wilkes Booth al Teatro Ford. Il Cancelliere tedesco Bismark compianse la scomparsa di Abraham Lincoln:

"La morte di Lincoln fu un disastro per la Cristianità, non c'era uomo negli Stati Uniti che si potesse avvicinare a lui... temo che i banchieri stranieri con la loro astuzia e i loro subdoli trucchetti corrompano del tutto gli esuberanti ricchi d'America, e usino ciò per corrompere sistematicamente la civiltà moderna. Essi non esiteranno a far piombare l'intera Cristianità in guerre e caos affinché il mondo diventi loro schiavo." – Otto von Bismark

Bismark aveva ben compreso il piano dei cambiavalute. Le prove che i banchieri internazionali erano stati i responsabili dell'assassinio di Lincoln emersero in Canada settant'anni più tardi, nel 1934. Gerald G. McGeer, un avvocato canadese famoso e molto stimato, rivelò la sconvolgente verità nel corso di un'audizione di cinque ore davanti alla Camera dei Comuni canadese, nella quale egli screditò il sistema monetario nazionale basato sul debito. Ricordate, era il 1934, l'apice della Grande Depressione che stava devastando anche il Canada. McGeer aveva ottenuto la prova, cancellata dagli atti ufficiali del processo contro John Wilkes Booth e fornitagli da agenti dei servizi segreti, dopo la morte di quest'ultimo. McGeer disse che questa dimostrava come Booth fosse un mercenario, al soldo dei banchieri internazionali. Secondo un articolo pubblicato il 2 maggio 1934 sul Vancouver Sun:

"Abraham Lincoln, il liberatore degli schiavi immolatosi, fu assassinato a causa delle macchinazioni di un gruppo di banchieri internazionali che temevano le ambizioni di credito nazionale del presidente degli Stati Uniti. Un solo gruppo al mondo, a quel tempo, aveva motivo di desiderare la morte di Lincoln. Essi erano gli uomini che si opponevano al suo programma per una valuta nazionale e che lo combatterono per tutta la durata della Guerra Civile, a causa della sua politica dei greenbacks."

E' interessante notare come McGeer affermò che Lincoln venne assassinato non solo perché i banchieri internazionali volevano ripristinare una banca centrale, ma anche perché essi volevano svalutare la moneta americana sull'oro. Oro che essi controllavano. In altre parole, volevano collocare l'America in un sistema aureo, il gold standard.

Lincoln aveva fatto esattamente il contrario perché aveva emesso banconote degli Stati Uniti, i greenbacks, basate unicamente sulla buonafede del credito degli Stati Uniti.

L'articolo riportava le testuali parole di McGeer:

"Essi erano gli uomini interessati all'instaurazione del gold standard e del diritto da parte dei banchieri di gestire la valuta e il credito di ogni nazione del mondo. Senza l'intralcio di Lincoln essi poterono procedere con quel piano e lo fecero negli Stati Uniti. Entro otto anni dalla morte di Lincoln, l'argento venne messo fuori corso e fu costituito il sistema monetario del gold standard."

Dall'epoca di Lincoln gli Stati Uniti non hanno emesso altre banconote nazionali. Queste banconote con il sigillo rosso, emesse nel 1963, non erano una nuova emissione da parte del presidente Kennedy ma semplicemente i vecchi greenbacks, riemessi anno dopo anno.

In un altro atto di follia e di ignoranza, il Reigle Act del 1994 autorizzò la sostituzione dei greenbacks di Lincoln con banconote basate sul debito. Vale a dire che i greenbacks rimasero in circolazione negli Stati Uniti fino al 1994.

Perché l'argento era così dannoso per i banchieri mentre l'oro era perfetto? Semplice: perché l'argento era abbondante negli Stati Uniti ed era molto difficile da controllare a differenza dell'oro che era ed è sempre stato scarso. La storia insegna che è sempre stato relativamente facile monopolizzare l'oro, mentre l'argento è sempre stato 15 volte più abbondante.

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18. Il ritorno del gold standard

Con Lincoln fuori gioco, l'obiettivo seguente dei cambiavalute era quello di acquisire il controllo completo della moneta americana. Questo non era un compito facile. Con l'apertura delle nuove frontiere ad ovest, era stato scoperto argento in grosse quantità e i greenbacks di Lincoln erano piuttosto diffusi. Nonostante i decisi attacchi ai greenbacks da parte dei banchieri centrali europei, questi continuarono a circolare in tutto il paese, di fatto fino a pochi anni fa. Secondo lo storico W. Cleon Skousen:
"Proprio dopo la Guerra Civile, ci fu un un'importante discussione sul riprendere il breve esperimento di Lincoln con il sistema monetario costituzionale. Se non fosse intervenuto il cartello monetario europeo, esso sarebbe divenuto senza dubbio un'istituzione consolidata." - W. Cleon Skousen
E' chiaro che l'idea che l'America stampasse il proprio denaro esente da debito provocasse ondate di agitazione su tutta l'élite bancaria europea. Essa osservava con terrore mentre gli Americani invocavano una maggior quantità di greenbacks. Avevano ucciso Lincoln, forse, ma cresceva il sostegno per le sue idee monetarie. Il 12 aprile 1866, a circa un anno dall'assassinio di Lincoln, il Congresso si mise al lavoro agli ordini dei banchieri centrali europei. Fu approvato il Contraction Act, che autorizzava il Segretario al Tesoro ad iniziare a ritirare dalla circolazione un certo numero di greenbacks e quindi a contrarre l'offerta di moneta.
Gli autori Theodore R. Thoren e Richard F. Warner spiegarono i risultati della contrazione di denaro nel loro libro intitolato "The Truth in Money book".
"I tempi duri che seguirono la Guerra Civile si sarebbero potuti evitare se la politica legislativa sui greenbacks fosse proseguita come Lincoln aveva inteso. Invece, ci fu una serie di ondate di panico monetario, quelle che chiamiamo recessioni, che misero pressione al Congresso per emanare dei provvedimenti in favore di un sistema bancario sotto un controllo centralizzato. Il Federal Reserve Act sarebbe stato approvato il 23 dicembre 1913."
In altre parole, i cambiavalute volevano due cose: la reintroduzione di una banca centrale sotto il loro esclusivo controllo e una valuta americana garantita dall'oro. E anche la loro strategia si apriva su due fronti, prima di tutto causare una serie di ondate di panico per tentare di convincere gli americani che solo il controllo centralizzato dell'offerta monetaria poteva garantire una stabilità economica, e quindi ritirare dal sistema così tanto denaro che la maggioranza degli americani si sarebbe trovata in una condizione di tale povertà che non si sarebbe curata affatto dei banchieri oppure sarebbe stata troppo debole per opporvisi. Nel 1866 vi erano 1,8 miliardi di dollari in circolazione negli Stati Uniti, circa 50 dollari e 46 centesimi pro capite. Solamente nel 1867 fu tolto dalla circolazione mezzo miliardo di dollari; dieci anni dopo, nel 1876, l'offerta monetaria era stata ridotta a soli seicento milioni di dollari, vale a dire che i due terzi del denaro degli Stati Uniti erano stati ritirati dai banchieri. Rimanevano in circolazione solamente 14 dollari e 60 centesimi pro capite. Dieci anni più tardi, l'offerta monetaria era stata ridotta a 400 milioni di dollari anche se c'era stata una forte crescita della popolazione. Questo significava che solo 6 dollari e 67 centesimi pro capite rimanevano in circolazione, una perdita del potere d'acquisto del 760% in 20 anni.
Oggi gli economisti cercano di spacciare il concetto che le recessioni e le depressioni siano una parte naturale di un qualcosa che essi chiamano il "ciclo economico". La verità è che oggi la nostra offerta monetaria è manipolata com'è avvenuto prima e dopo la Guerra Civile. Com'è potuto accadere tutto questo? Come ha fatto il denaro a diventare così scarso? Semplice: i prestiti delle banche furono ritirati e non ne furono concessi di nuovi. Inoltre le monete d'argento vennero tutte fuse. Nel 1872, un uomo di nome Ernest Seyd ricevette 100.000 sterline (equivalenti a circa 500.000 dollari) dalla Banca d'Inghilterra e fu mandato in America per corrompere il numero di membri del Congresso necessari per ottenere la messa al bando dell'argento. A Seyd venne anche detto che avrebbe potuto usufruire di ulteriori 100.000 sterline o di qualunque altra somma, qualora le mazzette non fossero state sufficienti.
L'anno dopo il Congresso approvò il Coinage Act del 1873 e la coniazione dei dollari d'argento fu improvvisamente bloccata. Il deputato Samuel Hooper, che presentava il progetto di legge alla Camera, riconobbe che in realtà questa legge era stata ideata dal signor Seyd. Ma il peggio non fu questo. Nel 1874 lo stesso Seyd ammise chi c'era dietro le quinte.
"Mi recai in America nell'inverno del 1872-1873, autorizzato ad assicurare, se possibile, l'approvazione di una legge che mettesse al bando l'argento. Era nell'interesse di coloro che io rappresentavo - i governatori della Banca d'Inghilterra - fare in modo che venisse approvata. Nel 1873, le monete d'oro furono l'unica forma di moneta metallica." – Ernest Seyd
Ma le vicende riguardanti il controllo del denaro degli Stati Uniti non si erano ancora concluse. Solo tre anni più tardi, nel 1876, con un terzo della forza lavoro disoccupata, la popolazione stava crescendo senza tregua. La gente invocava un ritorno al sistema monetario dei greenbacks del presidente Lincoln oppure ad una moneta d'argento, qualunque cosa avesse fatto tornare il denaro più abbondante. In quell'anno, il Congresso creò la Commissione degli Stati Uniti sull'argento per studiare il problema e, alla fine, il resoconto accusava i banchieri nazionali per la contrazione di denaro. Il rapporto è interessante perchè paragona l'intenzionale contrazione di denaro da parte dei banchieri nazionali dopo la Guerra Civile alla caduta dell'Impero Romano.
"Il disastro dell'epoca delle invasioni barbariche fu causato dalla diminuzione del denaro e dalla caduta dei prezzi... Senza denaro, la civiltà non avrebbe potuto avere origine e, con un'offerta in diminuzione, essa è destinata ad indebolirsi e se non assistita, infine a perire."
"Nell'era Cristiana la quantità di monete metalliche dell'Impero Romano ammontava ad un miliardo e 800 milioni di dollari. Verso la fine del quindicesimo secolo essa si era ridotta a meno di 200 milioni di dollari... La storia non ricorda nessun'altra transizione così disastrosa come quella dall'Impero romano all'era della barbarie..." - Commissione degli Stati Uniti sull'argento
Nonostante questo rapporto da parte della Commissione sull'argento, il Congresso non intraprese alcun provvedimento. L'anno seguente, il 1877, le sommosse esplosero da Pittsburgh a Chicago. Le torce di vandali affamati illuminarono il cielo. I banchieri si consultarono per decidere il da farsi e scelsero di tenere duro. Adesso che erano tornati in controllo in una certa misura non erano intenzionati ad arrendersi. Alla riunione dell'Associazione dei Banchieri Americani di quell'anno, essi sollecitarono i propri membri a fare qualunque cosa in loro potere per reprimere l'idea di un ritorno ai greenbacks. Il segretario dell'ABA, James Buel, scrisse di suo pugno una lettera ai membri nella quale, in modo sfacciato, veniva chiesto alla banche di sovvertire non solo il Congresso ma anche la stampa.
"E' opportuno che facciate tutto ciò è in vostro potere per sostenere i giornali quotidiani e i settimanali più importanti, specialmente la stampa religiosa e agricola, affinché si oppongano all'emissione dei greenbacks e che ritiriate il sostegno finanziario a tutti coloro che non hanno intenzione di opporsi all'emissione del denaro governativo."
".... L'abrogazione della legge per la creazione delle banconote, o il ripristino dell'emissione di denaro governativo significherà fornire denaro alla popolazione e quindi penalizzerà seriamente i nostri profitti individuali come banchieri e prestatori."
"Incontratevi con il vostro membro del Congresso e spingetelo ad appoggiare i nostri interessi in modo da poter controllare la legislatura." – James Buel, Associazione dei Banchieri Americani
Mentre la pressione politica al Congresso saliva chiedendo un cambiamento, la stampa tentò di tenere il popolo americano lontano dalla verità. Il New York Tribune scrisse il 10 gennaio 1878:
"Il capitale del paese si è alla fine organizzato, e vedremo se il Congresso oserà sfidare l'evidenza".
Ma non funzionò del tutto. Il 28 febbraio 1878, il congresso approvò la legge Sherman, che permetteva la coniazione di un certo numero di dollari d'argento interrompendo un vuoto di cinque anni. Tuttavia, questo non metteva fine alla moneta in valuta d'oro e nemmeno liberalizzò completamente l'argento. Prima del 1873, chiunque avesse portato dell'argento alla zecca degli Stati Uniti poteva vederselo coniato in dollari d'argento senza alcun costo. Ora non più. Ma almeno un po' di denaro cominciò a rifluire nell'economia. Senza più alcuna minaccia al loro controllo, i banchieri ricominciarono ad erogare prestiti e la depressione che seguì la Guerra Civile finalmente terminò.
Tre anni più tardi, il popolo americano elesse il repubblicano James Garfield come presidente. Garfield sapeva in che modo l'economia venisse manipolata. Come membro del Congresso, egli era stato presidente della Commissione sulle Appropriazioni ed era un membro della Commissione sul Sistema Bancario e la Valuta. Dopo il suo insediamento, nel 1881 Garfield accusò pubblicamente i cambiavalute:
"Chiunque controlli la massa monetaria in qualsiasi paese è il padrone assoluto dell'intera industria e del commercio... e quando vi rendete conto che l'intero sistema è controllato molto semplicemente, in un modo o nell'altro, da pochi uomini al vertice, non ho bisogno di spiegarvi come nascono i periodi di inflazione e di depressione." – James Garfield
Purtroppo, poche settimane dopo aver pronunciato queste parole, il 2 luglio 1881 il presidente Garfield fu assassinato.

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19. Argento libero

I cambiavalute stavano rapidamente riguadagnando forza e iniziarono un ciclo di periodiche "tosature delle pecore", così le chiamavano, in cui venivano creati boom economici seguiti da depressioni in modo da poter acquisire abitazioni e fattorie per pochi spiccioli. Nel 1891, i cambiavalute si preparavano ad abbattere ancora l'economia americana e i loro metodi e le loro motivazioni furono spiegati con una chiarezza sconcertante in una nota di servizio inviata dall'Associazione dei Banchieri Americani (ABA), un'organizzazione in cui si ritrovano molti banchieri. Osservate come in questa nota venga richiesto ai banchieri di creare una depressione in una data prestabilita di lì a tre anni. Eccone una parte estrapolata dai verbali del Congresso:
"Il primo settembre 1894 non rinnoveremo più i nostri prestiti per alcun motivo. Il primo settembre esigeremo il denaro, pignoreremo e diventeremo creditori ipotecari. Potremo acquisire i due terzi delle fattorie ad ovest del Mississippi e anche di altre migliaia ad est del Mississippi, al nostro prezzo... Quindi gli agricoltori diventeranno degli affittuari come accade in Inghilterra..." – Associazione dei Banchieri Americani nel 1891, tratto dai verbali del Congresso del 29 aprile 1913
Queste depressioni potevano essere controllate perché gli Stati Uniti si trovavano nel gold standard. Data la sua scarsità, l'oro è uno dei beni più facilmente manipolabili. La popolazione voleva che l'argento fosse di nuovo legalizzato in modo da poter sfuggire alla morsa che avevano i cambiavalute sull'oro. La popolazione voleva la reintroduzione delle monete d'argento, ribaltando la legge di Ernest Seyd del 1873, allora definita come il "Crimine del 1873".
Nel 1896, l'emissione di una maggiore quantità di monete d'argento era diventata il punto nodale della campagna presidenziale. William Jennings Bryan, un senatore del Nebraska, scese in campo nelle file del partito Democratico sulla questione dell'argento libero. Nel corso della convention nazionale dei Democratici tenutasi a Chicago, Bryan fece un discorso commovente che gli garantì l'appellativo di "Corona di spine e croce d'oro". Sebbene egli avesse solamente 36 anni a quel tempo, il suo fu considerato uno dei discorsi più importanti mai fatti prima di una convention politica. Nella sua drammatica conclusione, Bryan disse:
"Risponderemo alla loro richiesta di un gold standard dicendo loro: 'Non premerete questa corona di spine sulla fronte dei lavoratori, non crocifiggerete il genere umano su una croce d'oro'." - William Jennings Bryan
I banchieri sostennero con grande generosità il candidato Repubblicano William McKinley, che era a favore del gold standard. Il duello fu una delle corse alla presidenza più contestate della storia americana. Bryan tenne oltre 600 discorsi in 27 stati mentre la campagna di McKinley si servì dei produttori e degli industriali per far sapere ai loro dipendenti che se Bryan fosse stato eletto tutte le fabbriche e gli impianti sarebbero stati chiusi e non ci sarebbe stato più lavoro. Il trucco funzionò e McKinley batté Bryan per una manciata di voti. Bryan si candidò di nuovo alla presidenza nel 1900 e nel 1908, ma ogni volta mancò il traguardo per un niente. Durante la convention Democratica del 1912, Bryan era una figura di spicco che aiutò Woodrow Wilson a guadagnare la candidatura. Quando Wilson divenne presidente, egli nominò Bryan come Segretario di Stato ma Bryan fu ben presto disilluso dalla nuova amministrazione.
Bryan rimase in carica solamente due anni prima di dare le dimissioni nel 1915 in seguito al sospetto affondamento del battello Lusitania, l'evento che fu utilizzato per trascinare l'America nella Prima Guerra Mondiale. Anche se William Jennings Bryan non riuscì mai ad essere eletto presidente, i suoi sforzi ritardarono di 17 anni il prossimo obiettivo dei cambiavalute: una nuova banca centrale americana di proprietà privata.

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20. J.P. Morgan e il crollo del 1907

Per i cambiavalute era giunto il momento di tornare ad occuparsi del problema di una nuova banca centrale privata per l'America. Nel corso dei primi del '900 furono uomini come J.P. Morgan a guidare la carica. Un'ultima ondata di panico sarebbe stata indispensabile per far convergere l'attenzione del paese sul presunto bisogno di una banca centrale. La spiegazione logica era che solo una banca centrale poteva impedire il fallimento delle banche.
Morgan era senza dubbio il più potente banchiere americano e si sospettava fosse anche un agente per conto dei Rothschild. Morgan aveva aiutato a finanziare l'impero petrolifero di John D. Rockefeller. Inoltre, aveva aiutato a finanziare i monopoli di Edward Harriman nella costruzione di ferrovie, di Andrew Carnegie nell'acciaio e altre innumerevoli industrie. Ma, soprattutto, il padre di J.P. Morgan, Junius Morgan, era stato un agente finanziario per conto degli inglesi. Dopo la morte del padre, J.P. Morgan poté contare sul socio inglese Edward Grenfell, che fu per lungo tempo Direttore della Banca d'Inghilterra. Di fatto, dopo la morte di Morgan si scoprì che il suo patrimonio ammontava a soli pochi milioni di dollari. Contrariamente a quanto molti pensassero, la maggior parte dei titoli in suo possesso non era in effetti di sua proprietà.
Nel 1902 il Presidente Theodore Roosevelt, secondo quanto si dice, contrastò Morgan e i suoi amici utilizzando il Sherman Antitrust Act per cercare di spezzare i loro monopoli industriali. In realtà Roosevelt fece molto poco per interferire nella crescente monopolizzazione dell'industria americana da parte dei banchieri e affini. Ad esempio, si immaginava che Roosevelt avesse spezzato il cartello petrolifero. Ma questo non fu affatto spezzato: venne semplicemente diviso in sette società per azioni, tutte ancora controllate dai Rockefeller. L'opinione pubblica si rendeva conto di tutto questo grazie ai vignettisti politici come Thomas Nast, che alludeva ai banchieri come il "Cartello della Moneta".
Nel 1907, l'anno dopo la rielezione di Teddy Roosevelt, Morgan decise che era giunto di nuovo il momento di tentare la via della banca centrale. Combinando la loro potenza finanziaria, Morgan e i suoi amici furono in grado di far crollare segretamente il mercato azionario. Migliaia di piccole banche erano largamente sovraesposte, alcune avevano riserve pari a meno dell'1%, grazie al principio della riserva frazionaria.
Entro pochi giorni si poterono vedere corse agli sportelli in tutta la nazione. A questo punto Morgan apparve all'opinione pubblica e si offrì di sostenere la vacillante economia americana concedendo credito alle banche in fallimento con denaro che avrebbe creato dal nulla. Era una proposta scandalosa, di gran lunga peggiore del sistema a riserva frazionaria, ma il Congresso consentì a Morgan di creare dal nulla 200 milioni di dollari di questo denaro privato completamente senza riserva, con il quale egli fece acquisti, pagò per servizi e che mandò in parte alle proprie banche associate per prestarlo ad interesse. Il suo piano funzionò.
Presto la gente riacquistò fiducia nel denaro e smise di accumularlo. Ma, di conseguenza, il potere bancario si consolidò ulteriormente nelle mani di poche grandi banche. Nel 1908 il panico era solo un ricordo e Morgan fu acclamato come un eroe dal rettore dell'università di Princeton, un tale chiamato Woodrow Wilson.  
"Sarebbe stato possibile evitare tutto questo trambusto se avessimo istituito un comitato di sei o sette uomini dotati di senso civico come J.P. Morgan a gestire gli affari del nostro Paese." - Woodrow Wilson. 
In seguito, i libri di economia avrebbero spiegato che la creazione della Federal Reserve fu la chiara conseguenza dell'ondata di panico del 1907.
"Con la sua allarmante epidemia di fallimenti bancari, il paese era si era alla fine stancato dell'anarchia dell'instabile sistema bancario privato." 
Ma un membro del Congresso proveniente dal Minnesota, Charles A. Lindbergh Senior, il padre del famoso aviatore "Lucky" Lindy, spiegò più tardi che l'ondata di panico del 1907 fu davvero una macchinazione.
 
"Coloro che non erano favorevoli al Cartello Monetario potevano essere estromessi dal business, e la gente spaventata dai difficili cambiamenti contenuti nelle leggi sul sistema bancario e valutario formulate dal Cartello della Moneta."- deputato Charles A. Lindbergh
Così, sin dall'approvazione del National Bank Act del 1863, i cambiavalute furono in grado di creare una serie di boom e fallimenti. Lo scopo fu non solo quello di spogliare il popolo americano delle loro proprietà, ma di poter dichiarare in seguito che il sistema bancario era sostanzialmente così instabile che aveva bisogno di venire consolidato ancora una volta in una banca centrale.

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21. L'isola di Jekyll

Dopo il crollo, Teddy Roosevelt, in risposta all'ondata di panico del 1907, ratificò un disegno di legge che creava un qualcosa chiamato Commissione Monetaria Nazionale. Scopo della commissione era quello di studiare il problema bancario e dare indicazioni al Congresso. Naturalmente la commissione era costituita dagli amici e dai compagni di Morgan.
Il presidente era un uomo chiamato Nelson Aldrich, senatore del Rhode Island. Aldrich rappresentava il Rhode Island e Newport, dimore delle più ricche famiglie americane di banchieri. Sua figlia sposò John D. Rockefeller Junior con il quale ebbe cinque figli: John, Nelson (che sarebbe diventato vice presidente nel 1974), Lawrence, Winthrop e David, capo del Consiglio per le Relazioni Estere ed ex presidente della Chase-Manhattan Bank.
Non appena la Commissione Monetaria Nazionale fu istituita, il senatore Aldrich partì immediatamente per un viaggio di due anni attraverso l'Europa, dove si consultò lungamente con i banchieri centrali privati di Inghilterra, Francia e Germania. Questo viaggio solitario costò ai contribuenti 300.000 dollari, una cifra astronomica per quei tempi. 
 
Poco tempo dopo il suo ritorno, la sera del 22 novembre 1910, alcuni dei più facoltosi e potenti uomini d'America salirono sulla carrozza privata del senatore Aldrich e, in gran segreto, si diressero in questo luogo: l'isola di Jekyll, al largo delle coste della Georgia.
Con il gruppo giunse anche Paul Warburg. Warburg aveva ricevuto un compenso di 500.000 dollari all'anno dalla società di investimenti Kuhn Loeb & Co. perché facesse pressioni per l'approvazione di una banca centrale americana di proprietà privata. Il socio di Warburg in questa società era un tale di nome Jacob Schiff, il nipote dell'uomo che aveva condiviso assieme ai Rothschild la casa dello Scudo Verde a Francoforte. Schiff, come scopriremo più tardi, era in procinto di spendere 20 milioni di dollari per finanziare lo spodestamento dello Zar di Russia. 
Queste tre famiglie di banchieri europei, i Rothschild, i Warburg e gli Schiff, nel corso degli anni si erano imparentate grazie a matrimoni, esattamente come le controparti bancarie americane: i Morgan, i Rockefeller e gli Aldrich. 
Il riserbo era così stretto che a tutti i sette principali partecipanti fu raccomandato di utilizzare soltanto il nome proprio, per evitare che il personale di servizio potesse risalire alla loro identità. 

Anni dopo, un partecipante, Frank Vanderlip, presidente della National City Bank di New York e rappresentante della famiglia Rockefeller, confermò il suo viaggio all'isola di Jekyll nell'edizione del 9 febbraio 1935 del Saturday Evening Post: 
 
"Fui davvero segreto e furtivo come un cospiratore... sapevamo semplicemente che non dovevamo essere scoperti, altrimenti tutto il nostro tempo e sforzo sarebbero stati sprecati. Se fosse stato reso noto che il nostro insolito gruppo si era riunito e aveva tracciato un disegno di legge sul sistema bancario, quella proposta non avrebbe avuto alcuna possibilità di essere approvata dal Congresso." - Frank Vanderlip 
 
I partecipanti vennero qui per cercare di capire come risolvere il loro problema più grande, come ritornare a una banca centrale in mani private. Ma c'erano altri problemi ai quali bisognava porre attenzione. Innanzitutto, stava rapidamente diminuendo la quota di mercato delle grandi banche. Nei primi 10 anni del secolo, il numero delle banche negli Stati Uniti era più che raddoppiato, fino a superare quota 20.000. Nel 1913 soltanto il 29% era costituito da banche nazionali, le quali detenevano soltanto il 57% dei depositi.
 
Come ammise in seguito il senatore Aldrich in un articolo apparso su un periodico: 
 
"Prima dell'approvazione di questa legge, i banchieri di New York avrebbero potuto dominare soltanto le riserve di New York. Ora siamo in grado di dominare le riserve dell'intero paese" - senatore Nelson Aldrich 
 
Dunque, andava fatto qualcosa per acquisire il controllo di queste nuove banche. Come disse John D. Rockefeller "La competizione è peccato". 
In secondo luogo, l'economia nazionale era così forte che le società per azioni stavano iniziando a finanziare la propria espansione attraverso i profitti piuttosto che prendere a prestito enormi quantità di denaro dalle grandi banche. Nei primi 10 anni del nuovo secolo, il 70% dei finanziamenti aziendali proveniva dai profitti. In altre parole, l'industria americana stava diventando indipendente dai cambiavalute e questa tendenza andava fermata. 
Tutti i partecipanti sapevano che questi problemi potevano essere risolti con una soluzione praticabile, ma forse il loro problema più grande era una questione di pubbliche relazioni: il nome della nuova banca. Quella discussione ebbe luogo esattamente in questa stanza, una delle tante sale conferenza di questo labirintico albergo, noto oggi come il Jekyll Island Club Hotel. Aldrich credeva che la parola 'banca' non dovesse neppure comparire nel nome. 
Warburg voleva chiamare il decreto "disegno di legge della National Reserve" oppure "disegno di legge della Federal Reserve". L'idea era quella di dare l'impressione che lo scopo della nuova banca centrale fosse di fermare le corse agli sportelli, ma anche di celare il suo carattere di monopolio. 

Ad ogni modo, fu Aldrich, da politico egoista, che insistette che fosse chiamato "disegno di legge Aldrich". Dopo 9 giorni all'isola di Jekyll, il gruppo si disperse. La nuova banca centrale sarebbe stata molto simile alla vecchia Banca degli Stati Uniti. Avrebbe ricevuto il monopolio sulla valuta degli Stati Uniti e avrebbe creato tale denaro dal nulla.
 
Come crea la Fed questo denaro dal nulla? E' una procedura suddivisa in quattro fasi. Ma prima un cenno sulle obbligazioni. Le obbligazioni sono semplici promesse di pagamento, o pagherò del governo. La gente compra obbligazioni per avere un tasso di interesse sicuro. Alla scadenza, il governo ripaga l'obbligazione con l'interesse e questa obbligazione viene distrutta. Al momento, il valore di questi prestiti e obbligazioni assomma a circa 3600 miliardi di dollari.
 
Ecco ora il meccanismo di creazione del denaro da parte della Fed.
 
Fase 1: il Comitato Federale del Mercato Aperto approva l'acquisto di obbligazioni statunitensi sul mercato. 
 
Fase 2: le obbligazioni sono acquistate dalla Fed da chiunque le metta in vendita sul mercato. 
 
Fase 3: la Fed paga le obbligazioni con accrediti elettronici alla banca del venditore che, a sua volta, le accredita sul conto bancario del venditore. Il trucco, in questa fase, è che questi crediti sono basati sul nulla. La Fed semplicemente li crea. 
 
Fase 4: le banche utilizzano questi depositi come riserva. Esse possono prestare a nuovi mutuatari, con interesse, fino a 10 volte l'ammontare delle proprie riserve.
In questo modo, un acquisto di, ad esempio, un milione di dollari di obbligazioni viene tramutato in oltre dieci milioni in conti bancari. La Fed, di fatto, crea il 10% dell'ammontare totale di questo nuovo denaro e le banche creano l'altro 90%. Per ridurre la quantità di denaro sul mercato, il processo è semplicemente invertito. La Fed vende obbligazioni al pubblico e il denaro defluisce dalla banca locale dell'acquirente. I prestiti devono essere ridotti di 10 volte rispetto all'ammontare totale della vendita. Così una vendita da parte della Fed di un milione di dollari in obbligazioni comporta 10 milioni di dollari di denaro in meno nell'economia. Come riusciva tutto questo ad agevolare i banchieri, i cui rappresentanti si accalcavano sull'isola di Jekyll? 
Primo: vanificava del tutto gli sforzi per raggiungere un'equa soluzione per la riforma del sistema bancario. 
 
Secondo: impediva il ritorno di un equo sistema di finanza governativa esente da debito, come i greenbacks di Lincoln. Il sistema di finanza governativo basato sulle obbligazioni imposto con la forza a Lincoln, dopo che egli creò i greenbacks, era ora scolpito nel marmo. 
 
Terzo: delegava ai banchieri il diritto di creare il 90% della nostra offerta monetaria basata sulle sole riserve frazionarie che essi prestavano ad interesse. 
 
Quarto: centralizzava il controllo assoluto della nostra offerta monetaria nelle mani di poche persone. 
 
Quinto: insediava una banca centrale con un alto grado di indipendenza dall'effettivo controllo politico. Poco dopo la sua istituzione, la grande contrazione della massa monetaria da parte della Fed negli anni '30 avrebbe causato la Grande Depressione. Da allora questa indipendenza è stata rafforzata grazie a leggi supplementari. 
Per indurre l'opinione pubblica a pensare che il governo avesse il controllo, il piano richiedeva che la Fed fosse guidata da un Consiglio dei Governatori scelti dal Presidente e approvato dal Senato. Ma tutto ciò che i banchieri dovevano fare era di assicurarsi che i loro uomini venissero scelti per il suddetto Consiglio dei Governatori. Questo non era difficile. I banchieri avevano il denaro e il denaro compra l'influenza politica. 
Una volta che i partecipanti lasciarono l'isola, si avviò un'intensa attività di pubbliche relazioni. Le grandi banche di New York istituirono un "fondo per l'istruzione" di 5 milioni di dollari per sovvenzionare i professori di finanza che insegnavano presso le università più rispettabili affinché appoggiassero la nuova banca. Woodrow Wilson a Princeton fu uno dei primi a saltare sul carro. Ma il sotterfugio dei banchieri non funzionò. Il disegno di legge Aldrich fu presto identificato come il disegno di legge dei banchieri, una proposta che portava benefici solo al cosiddetto "Cartello della Moneta". Come affermò il membro del Congresso Lindbergh durante il dibattito al Congresso: 
 
"Il Piano di Aldrich è il Piano di Wall Street. Comporterà un'altra ondata di panico, se necessaria, per intimidire le persone. Aldrich, pagato dal governo per rappresentare la gente, propone un piano che in realtà porta beneficio ad un cartello." -  deputato Charles A. Lindbergh 
Dato che non avevano i voti per vincere al Congresso, la direzione del partito Repubblicano non portò mai alla votazione il disegno di legge Aldrich. I banchieri, silenziosamente, decisero di provare con la seconda alternativa, i Democratici. Cominciarono a finanziare Woodrow Wilson come candidato Democratico. Come spiegò il rispettabile storico James Perloff: 
 
"Il finanziere di Wall Street Bernard Baruch fu incaricato dell'educazione di Wilson." 
"Baruch portò Wilson alla sede del partito Democratico a New York nel 1912, 'guidandolo come un cagnolino al guinzaglio'. Wilson ricevette un 'corso indottrinante' dai leader là convenuti." - James Perloff 
 
Così ora il palcoscenico era predisposto. I cambiavalute erano pronti a costituire di nuovo la loro banca centrale privata. Il danno che il Presidente Andrew Jackson aveva inferto 76 anni prima era stato soltanto parzialmente riparato con l'approvazione del National Bank Act nel corso della Guerra Civile. Da allora la battaglia infuriò nel corso dei decenni: i Jacksoniani divennero i Greenbackers che, a loro volta, divennero lo zoccolo duro dei sostenitori di William Jennings Bryan. Con Bryan a guidare la carica, questi oppositori dei cambiavalute, ignari della tutela di Baruch, ora si mettevano a sostegno del Democratico Woodrow Wilson. Loro e Bryan sarebbero stati presto traditi. 

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