30/05/12

Il prezzo del petrolio affonda al di sotto di $88 al barile


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Il prezzo del petrolio affonda al di sotto di $88 al barile

Il future sul Crude (WTI) con scadenza luglio ha perso al NYMEX il 3,2%.





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Qualche breve considerazione su euroobligazioni e ‘quantitative easing’


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Qualche breve considerazione su euroobligazioni e 'quantitative easing'


Riceviamo dal nostro affezionato lettore Lorenzo e volentieri pubblichiamo


***


Segnalo il seguente articolo:


 http://www.presseurop.eu/fr/content/article/2034571-laissez-les-allemands-tranquilles


Traduco il terz'ultimo e quart'ultimo periodo, che ci aiutano a capire la natura dei conclamati eurobonds e i motivi che ispirano la resistenza della Merkel.


"E' sicuramente vero che gli esportatori tedeschi hanno guadagnato bene commerciando col resto dell'Europa colla stessa moneta dei loro vicini meno sviluppati. L'argomento economico più comunemente avanzato consiste nel far notare come i sostanziosi attivi per questa via realizzati dovessero essere reinvestiti da qualche parte, in questo caso nei prestiti concessi a soggetti sia privati che sovrani nel resto della zona euro. Ecco perché, sempre secondo la solita argomentazione, è nell'interesse della Germania fare tutto il possibile per salvare queste economie, a pena di perdere fior di miliardi data l'impossibilità di recuperare i fondi investiti.Descrizione: Oggetto sconosciuto


 In termini puramente contabili l'argomento ha un senso. Tuttavia, proprio com'era assurdo considerare Pechino responsabile del fatto che le banche americane avevano redistribuito gl'immensi attivi in dollari cinesi in bolle follemente speculative in Florida o in California, sarebbe strano ritenere Berlino moralmente responsabile della frenesia immobiliare spagnola. E sarebbe davvero stupido pensare che se la Germania assorbisse il grosso di questi passivi facendone carico ai propri contribuenti la cosa non finirebbe per incoraggiare la prosecuzione delle peggiori pratiche bancarie: solo adesso le banche spagnole riconoscono il carattere tossico dei prestiti presenti nei loro portafogli, molto dopo che gli americani han fatto il mea culpa".


 Insomma: il meccanismo impossibilità di svalutare-crescita delle esportazioni tedesche-accumulo di capitali presso le banche tedesche-reinvestimento nei titoli di stato dei Paesi dell'Europa meridionale è reale, ma esso avrebbe potuto tenersi (in Spagna e altrove) se le banche avessero reinvestito i giganteschi fondi ricevuti a tassi bassissimi (unico vantaggio effettivo dell'euro) in investimenti produttivi, anziché dilapidarli in bonus autopagati e selvagge quanto autodistruttive speculazioni immobiliari, colla perfetta connivenza delle oliate autorità politiche.


 Il salvataggio della Grecia è stato in realtà un salvataggio delle banche europee che in Grecia a...



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CATRICALA’: “L’aumento della benzina è probabile”


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CATRICALA': "L'aumento della benzina è probabile"

"E' probabile, ma non scontato, che il prezzo della benzina alla pompa aumenti", ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Catricalà, a Otto e mezzo.



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CATRICALA’: “Nessuno può escludere l’aumento dell’Iva in autunno”


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CATRICALA': "Nessuno può escludere l'aumento dell'Iva in autunno"

"Né io né Monti né Grilli siamo in grado di escludere l'aumento dell'Iva in autunno", ha detto il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, ospite di Otto e mezzo.



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Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate


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Il 2 giugno? Lasciamoli soli con le loro sobrie parate




- Doriana Goracci - 16 morti, 350 feriti, 8000 sfollati in poche ore e si ciancia ancora del 2 giugno che s'ha da fare. Il 2 giugno, e mi rivolgo a coloro che portano le figliolanze  a Piazza Venezia  a vedere non so cosa, lasciamoli SOLI  a farsi la parata e le commemorazioni. Abbiamo nella [...]


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La corsa dei BRIC's ai posti che contano: sconfitti nella corsa alla Banca Mondiale e obbligati a digerire un compromesso al Fondo Monetario Internazionale


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La corsa dei BRIC's ai posti che contano: sconfitti nella corsa alla Banca Mondiale e obbligati a digerire un compromesso al Fondo Monetario Internazionale

 

 

Sconfitti nella corsa alla Banca Mondiale e obbligati a digerire un compromesso al Fondo Monetario Internazionale: i BRICs sono stati protagonisti di due prove di forza finite non troppo bene nelle ultime settimane, ma le conseguenze potrebbero essere di ben differente tenore.

I paesi emergenti economicamente più forti (Brasile, Russia, India, Cina e ...Sudafrica) si sono imposti all'indomani della tempesta finanziaria del settembre 2008 grazie alla loro crescita in grado di trainare il pianeta, riuscendo a incassare un doppio importante
risultato: l'assegnazione al summit del G20, di cui sono parte, del ruolo di più importante foro economico internazionale (prima di allora attribuito al G8) e l'accettazione nel 2010 da parte del FMI di una riforma della governance interna che assegna proprio a quei paesi un maggiore potere di voto a scapito dei paesi europei, divenuti assai più deboli. Ma la riforma del FMI fino a questo momento è rimasta sulla carta per la parallela ritrosia americana a versare nuovi aumenti di fondi e l'ostilità europea a cedere una quota del proprio potere decisionale. Il malumore davanti al ritardo dell'applicazione di un'intesa già approvata è degenerato in aperta irritazione quando, la scorsa estate, la defenestrazione del direttore esecutivo dell'FMI, Dominique Strauss Kahn, ha portato alla sua quasi automatica sostituzione con Christine Lagarde, anch'essa francese. I BRICs infatti ritenevano, in base alla riforma del 2010, di aver diritto a partecipare ad una selezione del successore "nella massima trasparenza" e "con la presentazione di più candidature", come la riforma prevede, ma nulla di simile è avvenuto.

È noto da tempo che le grandi economie emergenti puntano al superamento degli equilibri di Bretton Woods, siglati fra Stati Uniti ed Europa alla fine della Seconda Guerra mondiale, i quali prevedono l'assegnazione della guida della Banca Mondiale ai primi e del FMI alla seconda. Ironia della sorte ha voluto che il nuovo smacco subito con la nomina di Lagarde è stato seguito in autunno e inverno dal divampare della crisi del debito europeo che ha...


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Meglio aumentare la benzina


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Meglio aumentare la benzina


di Marco Cedolin

Il Corrosivo


Più passano i mesi vissuti all'insegna del governo golpista del duo Monti/ Napolitano, più quella che inizialmente era solamente una sensazione a pelle si trasforma in una certezza granitica. Per affossare definitivamente l'Italia, eliminando lo stato sociale, svendendone il residuo patrimonio e creando un regime di polizia fiscale, dove ogni problema si "risolve" attraverso l'introduzione di una nuova tassa, non era certo necessario scomodare i banchieri di Goldman Sachs e tanti "cervelli fini" che hanno studiato alla Bocconi. Sarebbe stato sufficiente un gruppo di detenuti prelevato dalle patrie galere, che almeno avrebbero praticato il ladrocinio con quel briciolo di umanità sconosciuta ai banco robot della banda Monti.

La gestione da parte del governo dei rovinosi terremoti che stanno mettendo in ginocchio l'Emilia Romagna ed hanno già provocato una trentina di vittime e almeno 14mila sfollati, è stata fin da subito grottesca, vissuta all'insegna di un mix fra il più totale disinteresse e la ferma volontà di far si che la catastrofe non incidesse minimamente sulle casse dello stato.

Solamente poche ore prima che le scosse iniziassero a martoriare i territori oggetto della devastazione, il governo golpista, dimostrando sorprendenti doti di lungimiranza, già si era preoccupato di mettere le proprie casse in sicurezza, varando una legge che sgravava lo stato dall'obbligo della ricostruzione nel caso di calamità naturali, naturalmente senza che i media mainstream sentissero la necessità di rendere pubblica la cosa, documentata solamente all'interno di qualche trafiletto sms dell'Ansa…..




Solamente dopo avere proclamato lo stato di emergenza, a tre giorni dalle prime scosse, Mario Monti assai svogliatamente ha adempiuto al suo dovere di visitare le zone terremotate, scortato dal bodyguard Cancellieri. Una toccata e fuga estremamente veloce, qualche frasetta di circostanza mormorata con il classico tono da macchinetta del casello autostradale, la promessa di devolvere qualche decina di milioni di euro, sufficienti al massimo per gestire alla meno peggio le prime settimane dell'emergenza, e poi via verso questioni più pregnanti e più degne di cotanto ingegno.


A soli 9 giorni di distanza dal primo sisma, quando ancora le popolazioni dei territori devastati vivevano sotto shock il proprio dramma, ieri mattina la terra veniva squassata da un nuovo terremoto, se possibile ancora più intenso del precedente. Altri morti (finora ne sono stati conteggiati 17), altre case e cap...



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SIRIA La colonia-Europa si allinea al padrone Usa


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SIRIA La colonia-Europa si allinea al padrone Usa

Vergognoso attacco atlantico ai diplomatici siriani, dichiarati "persone non gradite" in Occidente

direttore@rinascita.eu www.rinascita.eu


Festeggia al-Qaida, festeggia la Nato, festeggia Erdogan, festeggiano i terroristi salafiti e le false democrazie del Vicino Oriente. E festeggia, sorridente, anche il ministro degli Esteri pro-tempore, Giulio Terzi.

Il gioco del domino antisiriano è stato ordito a Londra. Il governo di Sua Maestà, ha iniziato dichiarando "persona non grata" l'incaricato d'affari di Damasco (l'ambasciatore era stato già richiamato in patria per protesta contro la sconcia politica britannica pro-ribelli). Un tassello dopo l'altro l'ostilità verso ambasciatori e diplomatici di Siria è stata attivata da Canberra a Ottawa, da Parigi a Madrid, da Berlino a Roma.

Il pretesto sbandierato – per dichiarare non graditi i diplomatici, che ora attendono, com'è la prassi, un richiamo in patria da parte del loro governo – è "l'indignazione" occidentale per la strage di Hula. Un massacro di 108 persone verosimilmente, al contrario, opera proprio dei terroristi legati a doppio filo ad al Qaida e ai fondamentalisti salafiti. Milizie cioè addestrate e rifornite di armi dall'Occidente attraverso la Turchia e la Giordania, come è apparso chiaro fin dall'inizio della "rivolta", con la cattura di agenti destabilizzatori turchi, sauditi e occidentali.




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Bilderberg in Usa per decidere le elezioni


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Bilderberg in Usa per decidere le elezioni

- di WSI - Al via il meeting dell'elite dei potenti che vuole il controllo globale. Fuori dalle sale a porte chiuse, un numero record di manifestanti: in migliaia minacciano di compromettere la segretezza dell'evento. Massoni su tutte le furie.   New York – Non dev'essere un caso che ogni volta che si tiene una [...]


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Riforma del lavoro: sì del Senato alla fiducia sulla modifica dell’articolo 18

Riforma del lavoro: sì del Senato alla fiducia sulla modifica dell’articolo 18:
Il Senato ha approvato la fiducia alprimo dei quattro maxi-emendamenti del governo alla riforma del lavoro. Tra le misure contenute anche il nuovo articolo 18. I voti a favore sono stati 247, i contrari 33 e un astenuto.
E’ ora iniziata a Palazzo Madama la chiama per la seconda fiducia posta dal governo sul disegno di legge per la riforma del mercato lavoro. Il maxi-emendamento contiene gli articoli del provvedimento che riguardano i nuovi ammortizzatori sociali, in particolare l’Aspi. Il governo ha posto quattro questioni di fiducia al Senato su altrettanti maxemendamenti al ddl per la riforma del lavoro. La richiesta di fiducia è stata fatta in aula dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Piero Giarda. Il provvedimento risulta pertanto diviso in quattro parti che corrispondono ai capitoli della flessibilità in entrata, flessibilità in uscita, ammortizzatori sociali e formazione.
La prima votazione è stata interrotta per qualche minuto dal lancio di volantini da parte di ex parlamentari di Rifondazione Comunista e del Pdci che dalle tribune del pubblico hanno protestato contro la riforma del’articolo 18. Sui volantini lasciati cadere nell’emiciclo si legge: “Giù le mani dall’articolo 18″, “No alla controriforma del governo e della Bce”, “Non votate la controriforma del lavoro”. Tra gli ex parlamentari protagonisti del blitz, Giovanni Russo Spena, ex capogruppo di Rifondazione e Manuela Palermi, già capogruppo del Pdci. Il presidente di turno, Vannino Chiti, ha chiesto l’allontanamento dei responsabili della protesta dalle tribune.
“La riforma del mercato del lavoro“non è una bacchetta magica” ma serve a recuperare “occupazione, produttività e reddito”, aveva detto il ministro Elsa Fornero, aggiungendo che “il Paese ha un grande bisogno diquesta riforma”, che dunque è stata fatta per “riprendere un percorso di crescita e non perchè lo chiedono i mercati finanziari”.

I commercialisti sbugiardano Monti e Giarda

I commercialisti sbugiardano Monti e Giarda: Il lavoro del ministro per i Rapporti con il Parlamento potrebbe presto rivelarsi inutile. L’approfondito studio di Piero Giarda sulla cosiddetta spending review sarà derubricato ad un mero esercizio di stile. Qualcosa di molto simile agli articoli pubblicati sulle riviste economiche e giuridiche con cui tanti ministri e sottosegretari in carica collaborano. I trattati istitutivi dell’Unione europea e svariate direttive impongono agli Stati nazionali una diminuzione nel livello di uscite iscritte a bilancio. Le Camere, lontano dai riflettori di una certa stampa, hanno pure modificato l’articolo 81 della Costituzione inserendo il principio del pareggio di...
Matteo Mascia

Mario Monti odia lo Stato. E ci dicono che lo salverà. (quello che non ho potuto spiegare a L’Ultima Parola venerdì scorso).

Mario Monti odia lo Stato. E ci dicono che lo salverà. (quello che non ho potuto spiegare a L’Ultima Parola venerdì scorso).: di Paolo Barnard

Mario Monti, il criminale che sta smembrando il futuro delle prossime due generazioni di bambini italiani e tutta la nostra ricchezza residua, è un fanatico discepolo del Libero Mercato. Il Libero Mercato è possibile solo e unicamente a condizione che lo Stato cessi di esistere, poiché lo Stato moderno è nato con la funzione primaria di proteggere la gente dalla furia predatoria del Libero Mercato.

Il fanatismo integralista del Libero Mercato anti-Stato ha un padre-profeta, che risponde al nome di Friedrich August von Hayek, economista austriaco vissuto dal 1899 al 1992. Di seguito alcuni suoi principi:

Sullo Stato Sociale, Hayek così si pronunciò: “Fornire agli indigenti e agli affamati qualche forma di aiuto, ma solo nell’interesse di coloro che devono essere protetti da eventuali atti di disperazione da parte dei bisognosi”.

Cosa succede al prezzo dell’oro?

Cosa succede al prezzo dell’oro?: Di Adrian Ash – Originariamente pubblicato su BullionVault Cosa succede al prezzo dell’oro? Il prezzo dell’oro è in calo, così come tutto il resto fatta eccezione per il dollaro e i bond governativi considerati “sicuri”. “Possiamo aspettarci un taglio dei tassi di interesse dalla BCE” ha dichiarato Joachim Fels, chief economist di Morgan Stanley a [...]

Una nuova struttura per controllare le banche

Una nuova struttura per controllare le banche: La crisi in corso non fa altro che aumentare gli appetiti della Commissione europea che vi intravede la possibilità di acquisire sempre maggiore potere e svuotare di sovranità gli Stati nazionali. Il presidente dell’organismo di Bruxelles, José Barroso, ha aperto un nuovo fronte di scontro e di lotta per auspicare una unione bancaria europea e l’introduzione di uno schema unico di garanzie per i depositi bancari. Il tecnocrate portoghese ha sottolineato che in funzione di una piena unione economica che completi l’attuale unione monetaria, la Commissione perseguirà e sosterrà un approccio ambizioso.

All’interno di questa strategia c’è appunto un`unione bancaria...

Andrea Angelini

Wall Street in forte calo. Timori sulla possibile uscita della Grecia dalla Zona Euro

Wall Street in forte calo. Timori sulla possibile uscita della Grecia dalla Zona Euro: Dopo oltre un'ora e mezza di contrattazioni a New York i principali indici statunitensi sono in territorio negativo.

La Spagna è saltata, l’Italia dorme, l’irresponsabilità impera

La Spagna è saltata, l’Italia dorme, l’irresponsabilità impera:

In Spagna ieri si è dimesso il banchiere centrrale sèpagnolo, ma nessun giornale italiano vi ha dedicato una riga. cvapisco: il terremoto, i corvi del papa, il calòcio marcio, tutto quel che volete voi. Ma Angel Fernandez Ordonez  si è dimesso, anzi è stato sacrificato dal governo di fronte a una richiesta parlamentare di commisisone d’indagine dul crac di Bankia, le sette casse di risparmio vicine ai Popolari riunite l’anno scorso per tentarne il salvataggio: invano. E c’è di più. Perché nel frattempo – anche su questo in Italia non vola una mosca, mah – la BCE hja stroncato il puiano goevrnativo di salvare bankia iniettandovi non 19 miliardi di capitali pubblici – il governo non li ha – ma 19 miliardi di titolid el debito pubblico, per girarli subito come collaterale alla BCE. ciò che costituisce violazione dell’impedimento al finanziamento monetario del debito, nell’euroarea. Dunque siamo al crac bancario, ed è per questo che oggi lo spread spagnolo è........................

Crollo dei mutui? La bolla si avvicina

Crollo dei mutui? La bolla si avvicina:

La notizia di ieri relativa al crollo dei mutui per il quarto trimestre del 2011 va letta in una chiave ulteriore rispetto a quella del mero dato. Quest'ultimo parla comunque chiaro: secondo l'Istat i mutui erogati in Italia sono diminuiti del 31.3% rispetto allo stesso periodo del 2010. Non c'è molto da commentare. Ma c'è una ulteriore lettura.

di Valerio Lo Monaco

(nel Quotidiano)

BILDERBERG CONFERENCE 2012

BILDERBERG CONFERENCE 2012: For more details, please click on the link to read the article.

La vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan

La vendita di banche statunitensi alla Cina e la rivalutazione dello yuan:


Il quarto dialogo strategico ed economico tra gli Stati Uniti e la Cina
 


Il quarto ciclo di negoziati Sino-statunitensi ha avuto luogo tra l’euforia delle nuove concessioni apparenti di Beijing: massicci investimenti finanziari negli Stati Uniti e rivalutazione dello yuan nei confronti del dollaro, come Washington ha a lungo preteso. Tuttavia, non bisogna farsi ingannare sul significato dell’evento, osserva Alfredo Jalife-Rahme: la Cina non ha acconsentito a questi sacrifici per sottomettersi agli Stati Uniti, ma per inibire il loro imperialismo. Beijing ha usato le sue armi finanziarie e monetarie per neutralizzare l’aggressività di Washington, mentre ha cominciato la costruzione di una vasta area di libero scambio, con degli stati finora sotto l’ampia influenza degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone.



La quarta riunione per il “dialogo strategico ed economico tra Stati Uniti e Cina” [1] si è recentemente tenuto a Beijing il 3 e 4 maggio 2012. Questo vertice bilaterale è il più importante del mondo, e mostra una serie di risultati significativi, secondo China Economic Net [2], mostrando un notevole rilassamento dopo una fase d’ improvviso deterioramento delle relazioni tra le due potenze.
I media ufficiali cinesi hanno dedicato molta più attenzione a questo successo che non la stampa statunitense, che tace sull’argomento.
I tre momenti significativi in questa distensione sono stati:
1. Il terzo accesso alla presidenza di Vlady Putin, che è stato acquisito dalla stampa cinese, perché allevierà la pressione degli Stati Uniti sulla Cina [3], mentre tutti hanno notato l’assenza dello “zar” al vertice del G8, configurazione oramai inoperante, di fronte al summit del G20, più ibrido e multipolare;
2. L’annuncio della proposta di Trattato di libero scambio tra le tre maggiori geo-economie dell’Asia del Nordest: Cina, Giappone e Corea del Sud [4];
3. La rivelazione bizzarra e concomitante del Dalai Lama su un complotto per farlo assassinare [5]. Gli Stati Uniti saranno in grado di vendere il Dalai Lama per uno yuan, mentre è oggetto di un omicidio scioccante, che contrarierebbe notevolmente la Cina?
Tre proposte geo-finanziarie di immediata applicazione sono state sviluppate nelle “operazioni di scambio” del quarto incontro Cina-USA:
1. la rivalutazione accelerata dello yuan, che ha attirato le lodi dal Segretario del Tesoro statunitense Timothy Geithner;
2. l’autorizzazione da parte della Federal Reserve (“Fed”) per l’insediamento sul territorio degli Stati Uniti di tre banche pubbliche cinesi:
- Industrial and Commercial Bank of China (ICBC), la banca più ricca del mondo, che ha già acquistato l’80% della statunitense Bank of East Asia, con 13 filiali a New York e in California [6]
- China Bank, la terza più grande, ha aperto una filiale a Chicago,
- e Agricultural Bank of China, la No. 4, che apre a New York
3. La Cina abbassa ancora una volta la sua aliquota di riserva in proporzione ai propri depositi bancari (fino a 50 punti base) per iniettare maggiore liquidità nel mercato [7].
Meglio ancora, la Fed ha permesso a una serie di entità finanziarie della Cina (ICBC, Central Huijin Investment e il fondo sovrano cinese Investment Corp.) di operare come una “holding di imprese bancarie”.
Si è lontani dalla fase bushita, quando sotto l’apotema farisaico della sovranità (sic) economica, proibì alla compagnia petrolifera statale CNOOC di acquistare Unocal, che è finita per essere digerita e imballata come un’ondata di spazzatura dalla Chevron.
Non dobbiamo minimizzare l’apertura del super-strategico settore finanziario degli Stati Uniti all’imponente settore bancario cinese, anche se per il momento non sono che misure simboliche.
Le banche cinesi alla fine arriveranno in Messico, su ordine di Washington, prima che una volontà nazionale in tal senso si manifesti da noi? Presto assisteremo all’acquisizione delle imprese statunitensi da parte delle banche cinesi, secondo lo schema scissioni [8] – acquisizioni (M & A, secondo le loro iniziali in inglese)? Ci sono stati altri baratti di tipo geopolitico dietro le quinte?
Un altro tema su cui gli Stati Uniti hanno approvato una spettacolare apertura: la fine dell’embargo sull’esportazione di tecnologia civile nei confronti della Cina.
In cambio, uno dei più profondi cambiamenti politici sarà la decisione della Cina di permettere investimenti stranieri (in realtà, degli Stati Uniti) al 49%.
Il presidente cinese Hu Jintao ha accolto con favore questa quarta sessione, mentre la Segretaria di Stato Hillary Clinton, più amazzone e nottambula che mai, ha rassicurato i sospettosi, allarmati da questo ritorno degli Stati Uniti in Cina, insistendo sul fatto che Washington vuole una Cina forte, prospera e trionfante: chi osa dubitarne?
Dopo la sospettosa compiacenza nell’oscillazione tra concorrenza e cooperazione, questo esito felice ha portato alla prima visita al Pentagono, dopo nove anni e improvvisamente, del Ministro della Difesa nazionale, Liang Guanglie.
Allo stesso tempo appaiono sui media i cantori della cooperazione bilaterale, a scapito dei partigiani della concorrenza al limite della guerra fredda, come il tranquillizzante Jeffrey Bader, l’ex consigliere di Obama per la Cina e l’Asia al National Security Council e autore del libro Obama e l’ascesa della Cina: una narrazione interna della strategia degli USA in Asia [9].
Secondo Jeffrey Bader, le relazioni tra Washington e Beijing si intrecciano attorno al tavolo delle trattative, non sui campi di battaglia. Questo approccio è in linea con quello degli otto precedenti presidenti degli Stati Uniti, a cominciare da Richard Nixon, appena offuscata da qualche deviazione di poco conto [10].
Obama non fa eccezione, dice, e conclude che la sua politica si basa su tre principi fondamentali:
- riconoscimento e rispetto di fronte al crescente potere della Cina e dei suoi interessi legittimi;
- insistenza sulle norme internazionali e sul rispetto della legge che deve governare questa ascesa;
- intenzione di stabilizzarla rafforzando le alleanze regionali e le partnership.
A suo parere, il rapporto bilaterale è qualcosa di ragionevole, dato che i cinesi hanno collaborato con gli Stati Uniti sulle questioni della Corea del Nord e dell’Iran, e che Taiwan non è nemmeno stata una fonte tensione. Suggerendo che l’unico soggetto su cui, in teoria, ci potrebbero essere dei conflitti, è Taiwan, poiché in una certa misura, la vendita di armi a Taiwan è stata una provocazione e un fattore essenziale di tensione. Ha aggiunto che l’oggetto dell’irritante controversia per i diritti umani e del contenzioso del Mare del sud, sono un ostacolo alla cooperazione. Diverse sfide provengono dall’accelerazione della crescita della Cina nel corso dell’ultimo decennio, e dal suo ruolo crescente nel mondo. Gli Stati Uniti hanno le vertigini!
L’idea che la Cina ha già superato gli Stati Uniti, o che lo faccia presto, nella sua leadership sugli altri paesi, non ha nulla a che fare, secondo lui, con i fatti, perché c’è divario tra potenza e reddito pro capite.
In effetti, le relazioni militari sono state restaurate durante la visita dell’ex Segretario alla Difesa Robert Gates, dice, e liquida come mera leggenda l’idea di una nuova politica di contenimento statunitense. Tuttavia, ammette il rischio di una crisi di sicurezza tra Stati Uniti e Cina: ognuno è destinato a considerare il passo che l’altro compie in sua difesa, come un’azione offensiva nei propri confronti. Ma secondo il suo ragionamento, la sfiducia reciproca può essere superata attraverso il “dialogo strategico ed economico” [11].
Brendan O’Reilly [12] ritiene che la strategia della Cina sia basata sullo sviluppo economico e l’integrazione. Così il commercio bilaterale ha raggiunto i 450 miliardi dollari all’anno, un record assoluto nella storia delle relazioni tra due paesi: la Cina attua così una sottile tattica per rispondere efficacemente alla superiorità militare e politica degli Stati Uniti, attraverso una maggiore integrazione tra le due economie. O’Reilly sostiene che la Cina non può raggiungere il livello militare statunitense, nel medio termine, vuole disarmarli sul piano del vantaggio tattico, creando una situazione di dipendenza reciproca ed economica quasi totale.
Così, la Cina cercherebbe di stabilire un nuovo ordine mondiale, in cui il conflitto militare tra grandi potenze verrebbe superato per effetto dell’integrazione economica. Potrà farlo?


Note
[1] USA-Cina il dialogo strategico ed economico
[2] «‘Significant’ results gained in China-US dialogue», China Economic Net, 5 maggio 2012.
[3] «Putin’s return may ease US pressure on China», Global Times, 13 maggio 2012.
[4] «La Chine, le Japon et la République de Corée lanceront les négociations sur une Zone de libre-échange cette année», Xinhua, 13 maggio 2012.
[5] «Dalai Lama reveals warning of Chinese plot to kill him» e «Dalai Lama: What do I really fear? Being eaten by sharks», Dean Nelson, The Telegraph (UK), 12 e il 13 maggio 2012. E il commento cinese “Dalai Lama’s claims of assassination slammed“, Xu Tianran, Global Times, 14 maggio 2012.
[6] «Questions After the First US Bank Takeover by a Chinese State-Controlled Company»,  Charles Wolf, Jr., Brian G. Chow, Gregory S. Jones e Scott Harold, Rand Corporation, 15 maggio 2012.
[7] «La Chine abaissera le taux de réserves obligatoires de 0,5 point de pourcentage», Xinhua, 12 maggio 2012.
[8] “Scissione”: neologismo inglese riferendosi alla iniezione improvvisa e alla diffusione invasiva di nuove idee.
[9] Obama and China’s Rise: An Insider’s Account of America’s Asia Strategy, Brookings Press, marzo 2012.
[10] «US-China ties revolve around debating table, not battlegrounds», Jeffrey A. Bader, Global Times, 13 maggio 2012
[11] Un aspetto particolare detto del: “Dialogo sulla politica di sicurezza” è stato aggiunto al dialogo economico strategico, al secondo incontro a Beijing, il 24 e 25 maggio 2010.
[12] «Hu oils cogs to lock the US Asia ‘pivot’», Brendan O’Reilly, Asia Times, 9 maggio 2012.


Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Flash Usa: l’indice home pending sales delude le attese

Flash Usa: l’indice home pending sales delude le attese: Ad aprile l’indice relativo alle vendite di case con contratti in corso è calato del 5,5%, mentre le stime erano per un rialzo dello 0,6%.

EUTANASIA DI UN SISTEMA

EUTANASIA DI UN SISTEMA:



di Gianni Tirelli

Fermate tutte queste maledette macchine, rumore di ferraglie e stridere di ruote ferrate!! Voglio ascoltare il silenzio del mondo e il bisbiglio della pace. Spegnete tutte queste luci e luminarie e accendete lampade ad olio e candele. Voglio guardare le stelle del passato! Lasciate che le vostre parole si dissolvano nell’aria, si perdano fra la schiuma del torrente e brucino all’inferno. Aprite piuttosto il vostro cuore all’immensità del cielo, e respirate, respirate la magia che scorre fra il batter d’ali delle rondini e il richiamo dei piccoli che hanno fame – dei piccoli che hanno sete – che chiedono amore

Di questi tempi, se un’azienda non riesce a stare sul mercato, non è concorrenziale, i suoi costi di produzione superano i profitti, ma intende comunque (anche se fuori da ogni logica e buon senso) rimanere in gioco, sarà costretta a una drastica e dolorosa opera di risanamento.
Come primo atto ridurrà al minimo la forza lavoro, licenziando tutto quel......................

BANK RUN.....SIETE PRONTI???

BANK RUN.....SIETE PRONTI???:






E INTANTO IL MONTEPASCHI DI SIENA...DOPO AVER SBAGLIATO TUTTO ECCO COSA SI INVENTA....







E ADESSO LA CHICCA SU INTESA SAN PAOLO...



Caro Paolo,


negli ultimi 5 mesi ho notato un peggioramento nel servizio allo sportello nella mia filiale di Banca Intesa a Milano. Alla cassa hanno ridotto il personale, ma non solo, hanno messo delle persone che stanno lavorando male, con un ritmo che a dir lento è poco.


Pensavo che fosse solo un problema legato alla filiale, ma nell'ultima settimana mi è capitato, per lavoro, di andare in altre due agenzie di Intesa San Paolo sempre a milano e ho notato le stesse cose.


Una lunga coda (insolita), una sola persona alla cassa invece che due o tre, lentezza nel servizio, clienti che si lamentano  (e anche loro si sono rese conto che il servizio è peggiorato da qualche mese). Sembra quasi che vi sia un PROGETTO voluto dalla direzione strategica.... di stancare i clienti...obbligarli ad abituarsi a non venire in cassa...


Poi ho letto del progetto di chiusura di oltre 1000 filiali di intesa e ho pensato che due piu' due fa sempre quattro.


Il problema è che le persone, i clienti, a essere trattati male ...si incazzano. Clienti da decenni e trattati come nel peggior ufficio statale...eppure Intesa è depositaria dei miei risparmi...del mio futuro...


Personalmente oggi ho messo in chiusura il conto e l'ho spostato in banca Sella, dove ho trovato competenza e gentilezza. 


Ti invio questa mail nella speranza che la pubblichi, anche per vedere se quanto da me riscontrato sia vero e che sia stato vissuto da altri lettori.


Vai avanti così


Gianluca.





MERCATO LIBERO CHIEDE A QUANTI HANNO IL CONTO IN BANCA INTESA SE HANNO RISCONTRATO UN PEGGIORAMENTO DEL SERVIZIO ALLO SPORTELLO NEGLI ULTIMI MESI






Il Contesto o quel che potrebbe accadere alle nostre spalle…

Il Contesto o quel che potrebbe accadere alle nostre spalle…:



Viviamo tempi sciagurati e miserabili sotto molteplici punti di vista, tempi in cui, non solo le normali aspirazioni di verità, trasparenza e giustizia vengono tradite e vilipese da chi si è assunto la presumibile responsabilità di traghettare il paese fuori dalle secche di questa interminabile e devastante crisi globale, continentale e nazionale, ma nei quali perfino il semplice sentimento della decenza è andato smarrito e forse perduto per sempre. Dopo anni di egemonia (sub)culturale berlusconiana ci si aspettava qualcosa di meglio e di più incoraggiante per le sorti della traballante Repubblica. E poi siamo veramente sicuri che i cosiddetti tempi bui della ribalta del Cavaliere sono veramente terminati ?  


Di HS


Quel che non posso più tacere è la mia indignazione di cittadino e le ferite che quotidianamente mi vengono inferte nella mia dignità di semplice uomo civile. Disgraziatamente in questo 2012 ancora così lungo e dolente si susseguono i ventennali, trentennali, quarantennali delle celebrazioni dei “sacrifici” di solerti e coraggiosi servitori dello Stato assassinati per aver anche solo sfiorato quei famosi fili che non..................

Beppe GRILLO: “Bisogna nazionalizzare le banche”

Beppe GRILLO: “Bisogna nazionalizzare le banche”:

«Forse è il caso di nazionalizzare le banche». Lo scrive sul suo blog Beppe Grillo. «I 1000 miliardi di euro prestati dalla Bce alle banche sono serviti per accelerare il rientro dei titoli pubblici nelle nazioni di emissione – sottolinea il fondatore del Movimento 5 Stelle – Le banche nazionali li hanno usati per rastrellare i titoli dall’estero invece di finanziare le imprese e rilanciare l’economia. I Btp tornano in Italia, i Bonos in Spagna, eccetera. In pratica ognuno si riprende i suoi titoli. Torna a casa Lassie. Ogni titolo è bello a mamma sua».

La lunga marcia di logoramento dell’Italia

La lunga marcia di logoramento dell’Italia:


" ... Proprio in questi giorni è stato celebrato l’anniversario della strage di Capaci tra altisonanti discorsi da parte dei più autorevoli esponenti istituzionali. Sarebbe stato interessante se qualcuno avesse osato tirare in ballo le dichiarazione rese dall’ex ministro dell’interno Vincenzo Scotti nel corso di un’intervista resa al quotidiano romano “Il Tempo” il 6 dicembre 1996. In quell’intervista, Scotti spiegò che nel febbraio 1992 i servizi segreti e il capo della polizia Vincenzo Parisi avevano redatto e fatto pervenire sulla sua scrivania un rapporto in cui erano sommariamente elencate e descritte le modalità di un imminente piano di destabilizzazione politico, sociale ed economico dell’Italia, orchestrato da svariate potenze internazionali in combutta con alcune potenti lobby finanziarie. Il piano in questione, secondo quanto affermato da Scotti, comprendeva attentati di varia natura atti a distorcere la percezione di sicurezza nazionale in seno alla società, in modo da creare un clima di instabilità che spianasse la strada agli attacchi finanziari diretti contro il patrimonio industriale e bancario di stato. Non ricorda qualcosa? "









Dietro le forti pressioni esercitate dalla Commissione Europea e dagli organismi dell’Antitrust sia europeo che italiano, l’ENI si accinge a cedere la propria quota di controllo (51%) della Snam. Le ragioni che stanno alla base dello scorporo discendono tutte dal mantra liberista venerato acriticamente dalle istituzioni europee, secondo il quale sottraendo la distribuzione all’azienda si attiverebbe un circolo virtuoso di “sana” concorrenza che garantisca a tutti gli operatori del settore le pari condizioni di accesso che il controllo della Snam da parte dell’ENI avrebbe compromesso. Le compagnie statunitensi, francesi e britanniche avevano caldeggiato con forza questa svolta, in virtù del fatto che dal loro punto di vista lo scorporo della Snam comporta un netto indebolimento dell’ENI.







L’hedge fund statunitense Knight Winke, che controllava una quota ridotta del pacchetto azionario dell’ENI, aveva invece svolto un lavoro “interno” all’azienda, intraprendendo un’opera di convincimento nei confronti dell’azionariato incardinata sul concetto che vendendo la Snam, l’Ente Nazionale Idrocarburi avrebbe incamerato ricchi proventi che avrebbero a loro volta reso possibile l’allargamento del raggio operativo della società. Quando l’Amministratore Delegato di questo hedge fund è volato in Italia per partecipare alla presentazione del bilancio 2011, egli ha sottolineato che la fiducia dei mercati nei confronti dell’Italia è subordinata all’implementazione dei piani di privatizzazione delle ultime aziende su cui lo Stato è ancora in grado di esercitare un controllo effettivo, più che nei confronti del debito pubblico.





Il parossismo generale nei riguardi del debito pubblico – che, lungi dall’essere il fulcro del problema come vorrebbe qualcuno, costituisce invece la vera cartina tornasole capace di misurare grado di deterioramento delle altre attività economiche nazionali – non è altro che uno specchietto per le allodole, utile per giustificare lo smantellamento totale e definitivo dell’industria strategica italiana in nome dell’imperativo categorico di “far cassa”.





Per questa ragione il nuovo piano strategico elaborato da Finmeccanica ha suscitato l’approvazione di Morgan Stanley, che ha alzato il rating sulla società romana poche ore dopo che l’Amministratore Delegato Giuseppe Orsi ebbe esternato pubblicamente l’intenzione di “alleggerire” la holding attraverso la dismissione di alcune aziende “meno produttive”.





Parlare, inoltre, di concorrenza in un sistema estremamente corporativo ed oligopolistico come quello dell’energia appare quanto meno fuorviante, dal momento che i prezzi di petrolio e gas vengono stabiliti arbitrariamente da un cartello composto da un pugno di società petrolifere e da un numero altrettanto esiguo di istituzioni finanziarie che speculano sui rialzi. Alla luce di tutto ciò, giustificare l’indebolimento dell’ENI in nome della concorrenza tirando persino in ballo i minori costi che gli utenti si ritroverebbero ad affrontare appare analogo alla crociata guidata dall’attuale esecutivo “tecnico”, che intendeva provocare una diminuzione dei prezzi della benzina liberalizzando le pompe di distribuzione senza prendere in minima considerazione il ruolo di quelle che Enrico Mattei definiva “sette sorelle”. Il che la dice lunga sulla presunta risolutezza del governo Monti, che “non guarda in faccia nessuno”.





L’ultimo tassello da inserire in questo desolante mosaico è costituito dalla nomina ad advisor (consigliere), con compiti di valutazione delle modalità di vendita della Snam, di Goldman Sachs da parte della Cassa di Depositi e Prestiti presieduta da Franco Bassanini, che nel 1992 era salito a bordo del Panfilo Britannia in compagnia di una nutrita schiera di alti esponenti della politica e dell’economia italiana (Ciampi, Draghi, Costamagna, ecc.).





Sull’onda di Tangentopoli si insediò il governo tecnico presieduto da Giuliano Amato, il quale si affrettò a trasformare le aziende pubbliche in Società Per Azioni mente il Fondo Monetario Internazionale segnalava la necessità di provocare una svalutazione della moneta italiana per favorire il processo di privatizzazione. Così, non appena i “tecnici” del governo Amato ebbero incaricato Goldman Sachs di supervisionare alla vendita dell’ENI, il gruppo Rothschild “prestò” il direttore Richard Katz al Quantum Fund di George Soros per imbastire la colossale manovra speculativa contro la lira, provocando una svalutazione della moneta italiana pari al 30%. Ciò consentì ai Rothschild di acquisire parte dell’ENI a un prezzo fortemente “scontato”.





Lo scorporo della Snam appare quindi come una fase avanzata della lunga marcia di logoramento di quel che rimane dell’industria strategica italiana avviata nel 1992, con Tangentopoli e con gli attentati del 1992 che costarono la vita a Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte.





Proprio in questi giorni è stato celebrato l’anniversario della strage di Capaci tra altisonanti discorsi da parte dei più autorevoli esponenti istituzionali. Sarebbe stato interessante se qualcuno avesse osato tirare in ballo le dichiarazione rese dall’ex ministro dell’interno Vincenzo Scotti nel corso di un’intervista resa al quotidiano romano “Il Tempo” il 6 dicembre 1996. In quell’intervista, Scotti spiegò che nel febbraio 1992 i servizi segreti e il capo della polizia Vincenzo Parisi avevano redatto e fatto pervenire sulla sua scrivania un rapporto in cui erano sommariamente elencate e descritte le modalità di un imminente piano di destabilizzazione politico, sociale ed economico dell’Italia, orchestrato da svariate potenze internazionali in combutta con alcune potenti lobby finanziarie. Il piano in questione, secondo quanto affermato da Scotti, comprendeva attentati di varia natura atti a distorcere la percezione di sicurezza nazionale in seno alla società, in modo da creare un clima di instabilità che spianasse la strada agli attacchi finanziari diretti contro il patrimonio industriale e bancario di stato. Non ricorda qualcosa?





di  Giacomo Gabellini






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" ... Tutte le strade portano a Washington ed è proprio qui che si decidono le sorti politiche ed industriali di molte nazioni che non rivendicano e non fanno valere le proprie prerogative nazionali.  Guardate chi sono i (ri)baldi caporioni che esultano per questo dubbio affare nel settore energetico nostrano: Franco Bassanini, membro della Fondazione Italia Usa, il quale dal 2008 è a capo della CDP e Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della medesima Cassa, nonché ex manager di JP Morgan. Se questi vi sembrano disinteressati ed innocenti perseguitori dell’interesse pubblico, in nome della concorrenza e dei vantaggi per i consumatori, allora il sole può riprendere benissimo a girare intorno alla terra, la quale ovviamente è ancora piatta come l’encefalogramma di chi ci crede. "










I TENTACOLI DELLA FINANZA INTERNAZIONALE SULLE IMPRESE STRATEGICHE ITALIANE





Le smancerie di Obama al nostro Presidente del Consiglio sono la mancia in spiccioli che gli Usa elargiscono all’Italia per aver eseguito gli ordini coloniali alla perfezione. Gli osservatori internazionali chiamano questa affettazione con nomi altisonanti ma l’immagine che essa rimanda alla mente è quella del biscotto tirato al cane da compagnia scodinzolante. Se a Monti è stato riconosciuto un ruolo di primo piano al G8 è soltanto perché questo evento è ormai inutile e squalificato, un summit delle chiacchiere (come lo ha definito il Generale Carlo Jean),  e di una stanca ritualità ineffettuale, fuori dalle geometrie geopolitiche dell’attuale fase storica di un mondo non più unipolare e timidamente multicentrico.





A Monti viene anche affidato il compito del mediatore tra la rigida Berlino e quel che resta della flaccida Europa, con quest’ultima davvero persuasa che i malanni comunitari abbiano origine nella foresta nera piuttosto che nella selva oscura del Nuovo Mondo, dove la nostra sovranità resta atterrita. Ma che strano intermediario questo professore affossatore al quale la divisa dell’arbitro serve solo per tenere nascosta, appena sopra la pelle, la casacca a stellette e striscette. Innalzare più in alto la bandiera europea per meglio seppellirla, ecco a cosa serve l’ostentato europeismo ex cathedra di questi illuminati spenti, pieni di sé e vuoti di spirito dei tempi. E sì, perché Monti, non può fare diversamente, essendo il prodotto di quei tentacoli finanziari atlantici che adesso rivendicano il momento della reminiscenza e della riconoscenza da parte del loro pupillo, il quale senza manine e spintarelle d’oltreoceano non sarebbe Premier e nemmeno Senatore. Così descrive il sito scandalistico Dagospia questa truce faccenda: “In qualsiasi parte del globo la politica è fatta di ideali, trame e baratti. Questi ultimi sono un ingrediente fondamentale nella logica del potere, soprattutto di quei poteri forti che non danno niente per niente e al momento buono presentano le cambiali da pagare. Tra gli ambienti che si aspettano da Monti qualche gesto concreto di buona volontà c’è sicuramente Goldman Sachs, la potente merchant bank americana nella quale il Professore ha lavorato a partire dal 2005, e che ha ingaggiato personaggi come Mario Draghi, Romano Prodi, Massimo Tononi e per ultimo il Maggiordomo di Sua Santità, Gianni Letta”. Goldman Sachs passa appunto ora dalla cassa, la Cassa Depositi e Prestiti per la precisione, al fine gestire direttamente l’acquisizione del 30% di Snam, scippata ad Eni, con evidenti scopi d’indebolimento del cane a sei zampe e con l’intento di pilotare le sue sfere di penetrazione estera, prevenendo ulteriori pericolosissimi smottamenti verso est. Qualcuno potrebbe obiettare che trattasi semplicemente di “melina” di Stato, di movimento apparente, perché in un caso come nell’altro, la proprietà resterebbe saldamente in mano pubblica.





Ma lo Stato non è un monolite, i suoi apparati, nei quali agiscono uomini e drappelli in costante conflitto tra loro, possono perseguire obiettivi non convergenti in base ad intenzioni e piani persino contrastanti, in quanto nascenti da differenti esami della realtà e delle molteplici direzioni da far imboccare alle istituzioni e al Paese. Che questa “compravendita” sia sospetta lo dimostra il fatto che la merchant bank americana svolgerà il ruolo di Advisor nell’operazione praticamente gratis, alla cifra simbolica di 1013 euro. Va bene che sono periodi di crisi ma nessuno fa mai niente per niente. Infatti, non sono i soldi che contano in questa circostanza ma l’opportunità di poter manovrare a proprio piacimento l’acquisizione, ricavandosi uno spazio di azione presente e futuro nelle più importanti aziende strategiche nostrane. Sarà un caso che tutto avvenga nell’interregno impolitico e sempre più impopolare dei tecnici che si sono fatti le ossa all’estero, soprattutto negli Usa, prima di ritornare in patria per spezzare le reni agli italiani? Monti è stato dipendente di Goldman Sachs, oltreché membro del Bilderberg e della Trilaterale, organismi “anglo-globali” poco avvicinabili dall’uomo qualunque e per nulla trasparenti che non hanno mai nascosto le proprie manie di grandezza e di dominio sull’orbe terracqueo.  Quel che importa, al di là dell’ossessione mondialista di tali gruppi, spesso più eccitati che conseguenti, è il luogo geografico dove si basano. Tutte le strade portano a Washington ed è proprio qui che si decidono le sorti politiche ed industriali di molte nazioni che non rivendicano e non fanno valere le proprie prerogative nazionali.  Guardate chi sono i (ri)baldi caporioni che esultano per questo dubbio affare nel settore energetico nostrano: Franco Bassanini, membro della Fondazione Italia Usa, il quale dal 2008 è a capo della CDP e Giovanni Gorno Tempini, amministratore delegato della medesima Cassa, nonché ex manager di JP Morgan. Se questi vi sembrano disinteressati ed innocenti perseguitori dell’interesse pubblico, in nome della concorrenza e dei vantaggi per i consumatori, allora il sole può riprendere benissimo a girare intorno alla terra, la quale ovviamente è ancora piatta come l’encefalogramma di chi ci crede.





di Gianni Petrosillo

Tratto da: http://www.conflittiestrategie.it/2012/05/21/i-tentacoli-della-finanza-internazionale-sulle-imprese-strategiche-italiane/


Spagna, la tormenta perfetta di Bankia tra politici e banchieri

Spagna, la tormenta perfetta di Bankia tra politici e banchieri:

La nazionalizzazione parziale di Bankia, che di fatto si traduce nel controllo dell’istituto bancario da parte dello Stato, compiuta dal governo del Partito Popolare, è una pietra miliare importante, e non l’ultima, nello sviluppo della grave crisi nella quale si trova il sistema bancario spagnolo.

La maniera nella quale è stato realizzato l’intervento è allo stesso tempo un riflesso delle contraddizioni interne al Pp, e della mancanza di professionalità dei suoi dirigenti. Un avvenimento tanto importante come la nazionalizzazione di un istituto sistemico (con capacità di mettere a rischio il sistema nel suo insieme), segnalata come tale dall’Fmi, è stata eseguita con improvvisazione, filtrazioni di indiscrezioni e ripensamenti. Le contraddizioni del Pp si possono riassumere così: “I conti non tornano”. I salvataggi, questo e i prossimi, spazzano via le più ottimistiche previsioni sul compimento degli obiettivi di deficit pubblico. Le cifre che sono in gioco superano, in ordine di grandezza, i bestiali tagli annunciati e approvati. Per quanto si impegnino nel ripetere che tutto questo non costerà niente, i conti non tornano.

L’economia spagnola si trova in un circolo di contrazione di tale grandezza, che fa sembrare subito ridicola qualsiasi cifra stimata sul volume delle perdite degli istituti finanziari. Il volume di attivo che nelle banche non generano rendimenti, parzialmente o totalmente, continua a crescere, perché l’effetto contrattivo dei tagli si è manifestato soltanto allo stato iniziale. Come dire, la necessità delle previsioni e il riconoscimento delle perdite non bastano.

La crisi bancaria è nata dalla sintesi tra gli errori di gestione dei dirigenti bancari, e gli interessi mutui di arricchimento non sostenibile dei dirigenti stessi e degli “imprenditori tossici”, ma, successivamente, le cosiddette politiche di austerity hanno aggravato la crisi bancaria inziale rendendola irrisolvibile.

Non possiamo dimenticare che la politica di tagli brutali ha esarcebato la crisi economica, convertendola in grande recessione, il che ha amplificato ed esteso la crisi bancaria a tutto il settore. D’altra parte, la cosiddetta crisi del debito sovrano è stata la conseguenza della crisi economica, che ha provocato l’enorme crollo delle entrate fiscali, e il deterioramento di banche e casse di risparmio, dato che, come è successo, il governo ha finito per salvare le entità con problemi.

La crisi di Bankia

Nella crisi di Bankia confluiscono due casse di risparmio, Caja Madrid e Bancaja, ma nell’analisi possiamo aggiungere anche la Cam, la cui crisi è scoppiata prima. In tutto hanno accumultato un pauroso volume di crediti legati al business immobiliare. Queste tre casse sono state governate dal Pp nel periodo in cui montava la bolla immobiliare. Il portafoglio dei prestiti dei tre istituti ha inglobato una grande quantità di prestiti ai promotori immobiliari, con i quali i membri dei consigli di amministrazione avevano forti vincoli, o addirittura arrivavano a sedersi nei consigli come imprenditori indipendenti.

Le tre casse hanno preso grandi partecipazioni industriali, con l’obiettivo di far sedere nei consigli d’amministrazione delle grandi aziende spagnole i presidenti e altri alti membri delle casse di risparmio. Il principale merito di Miguel Blesa, per 14 anni presidente di Caja Madrid, fu quello di essere amico di Aznar, nel caso di José Luis Oliva, il fatto di essere stato presidente della regione di Valenzia. Gli stipendi noti dei presidenti delle casse sono pari a quelli dei dirigenti delle banche private, nello stesso momento in cui anche gli stipendi dei consiglieri raggiungevano cifre scandalose. Il nucleo dirigente non poteva stare fuori dal periodo di vacche grasse, e, oltre alle retribuzioni e i fondi di pensione milionari, venivano premiati con posti nei consigli di amministrazione delle imprese partecipate, molte delle quali condivise con promotori immobiliari. Così si sono preparate le condizioni ideali per la tormenta perfetta. Tutti gli implicati avevano interessi nel business, che si basava sull’aumentare il bilancio, generare benefici a breve termine, perché se la situazione fosse cambiata, già avrebbero avuto le clausole di protezione, sotto forma di fondi di pensione e uscita dall’istituto con compensi milionari.

Nazionalizzazione: socializzare le perdite e privatizzare i benefici

I governi di destra sono nemici del pubblico, salvo quando devono utilizzare le risorse pubbliche a favore degli interessi privati. Questo torna a ripetersi con la nazionalizzazione di Bankia e i sostegni pubblici già concessi, oltre a quelli futuri. Per quanto che il ministro Luis de Guindos ripeta che quello che sta facendo è un affare magnifico per i contribuenti, la cosa certa è che le terribili conseguenze della crisi e delle politiche dei tagli sono irreversibili.

Con la creazione delle “banche cattive” il governo ha aperto un’altra voragine di necessità di risorse pubbliche. Il problema elementare è che le casse di risparmio e le banche ha sofferto, e continueranno a soffrire, enormi perdite, e qualcuno deve farsi carico di questo. Bisogna riporre capitale negli istituti bancari o lasciarli crollare e, in entrambi i casi, le perdite si socializzano, perché il capitale viene soltanto dalle risorse pubbliche, che sia sotto forma di emissioni di debito pubblico, emissioni del Frob, o futuri salvataggi proveniente da Bruxelles, che si dovrà pagare (con gli interessi). Questi sono solo i costi diretti.

Quelli indiretti, in termini di stancamento e recessione economica per molti anni, sono incommensurabili.

www.econonuestra.org

NUOVA PESANTE TASSA SUL PATRIMONIO E' IN ARRIVO PER GLI ITALIOTI

NUOVA PESANTE TASSA SUL PATRIMONIO E' IN ARRIVO PER GLI ITALIOTI:


LA COMMISSIONE UE HA APPENA DETTO: L'ITALIA DEVE TASSARE DI PIU' IL PATRIMONIO DEGLI ITALIANI.







PREPARATEVI...QUESTA VOLTA L'ESBORSO SARA' DI QUELLI DA RICORDARE....



In particolare verranno tassate le attività finanziarie presenti sui conti deposito e le case il cui valore continuerà a scendere con velocità sorprendente...

e TUTTI, DICO TUTTI SARANNO PIU' POVERI...

PER EVITARE LA TASSAZIONE DEL PATRIMONIO NON RESTA CHE ANDAR VIA DAL PAESE PRENDENDO LA RESIDENZA FISCALE IN SVIZZERA E SPOSTARE TUTTA LA FAMIGLIA.

Altrimenti si puo' tranquillamente ritirare tutti i soldi dalla banca in contanti, valute, oro ecc ecc e mettere tutto in una bella cassetta ...con scritto: DA APRIRE QUANDO TUTTO SARA' FINITO!




Invece, lo spostare i risparmi in svizzera ti protegge dal default dello stato, dal congelamento dei conti e dall'esproprio dei beni da parte di uno stato dittatoriale




Pronte le munizioni del fondo Esm per le banche Ue

Pronte le munizioni del fondo Esm per le banche Ue: Milano procede in calo, nonostante la notizia che il fondo di salvataggio europeo potrebbe ricapitalizzare direttamente le banche in difficoltà [...]










Terremoto, i Vigili del Fuoco: "mandateci nelle zone di emergenza no alla parata!"

Terremoto, i Vigili del Fuoco: "mandateci nelle zone di emergenza no alla parata!":






Mentre il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fa orecchie da mercante sulle richieste dei cittadini di NON SPRECARE INUTILMENTE SOLDI per la parata del 2 giugno (3 milioni di euro per un solo giorno di festa), affrettandosi a precisare, "Celebreremo sobriamente il 2 giugno ma lo dedicheremo alla memoria delle vittime, al dolore delle famiglie e anche a momenti di scoramento che devono essere superati", l'Unione Sindacale di Base dei Vigili del Fuoco diffonde questo Comunicato Stampa:




L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede la sospensione della parata del 2 giugno e chiede che i lavoratori del Corpo nazionale non vengano mandati ad esibirsi in una sfilata, ma a prestare la loro opera di soccorso tecnico urgente alla popolazione delle zone terremotate.



Per l’USB VV.F., i Vigili del Fuoco sono un ente sociale, che non ha mai avuto alcun motivo di partecipare a parate militari o carnevalesche. Ancora più incomprensibile ed inaccettabile in questo momento la scelta di impegnare un folto gruppo di lavoratori  per la sfilata del 2 giugno, lasciando al contempo alcune zone terremotate prive di operatori.



Non basta dichiarare il lutto nazionale per mettere a tacere la coscienza sulla tragedia che sta colpendo l’Emilia. Non serve “mostrare i muscoli” con una parata, quando il nostro Paese viene messo in ginocchio dai debiti ed il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco subisce continui tagli lineari. Oggi, infatti, il soccorso tecnico urgente alla popolazione è assicurato solo ed esclusivamente con il raddoppio dei turni del personale  VV.F. e con la certezza che i lavoratori non saranno retribuiti, perché il Dipartimento non ha fondi e si appresta a nuovi tagli lineari.



Tagli che oggi si dimostrano drammaticamente irresponsabili, in quanto hanno anche contribuito a rendere sempre più precaria la sicurezza nei luoghi di lavoro, come risulta dalla lugubre conta dei lavoratori morti in Emilia. In questo momento i Vigili del Fuoco sono il primo ente preposto alla incolumità privata e pubblica a ricercare la catena di responsabilità  di chi ha autorizzato la lavorazione in capannoni con travi poggiate sui pilastri senza essere ancorate. Come lavoratori si interrogano, ed interrogano quella politica che fino a ieri considerava la  sicurezza come un onere per le imprese e ha fatto in modo di ridurre, se non eliminare, i controlli per garantirla.



L’USB P.I. Vigili del Fuoco chiede dunque al Presidente della Repubblica ed al Governo di porre fine alle  parate  e di considerare i lavoratori del Corpo Nazionale per la loro professionalità.





visto su I segreti della casta





Torna a casa Lassie

Torna a casa Lassie:

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I 1000 miliardi di euro prestati dalla BCE alle banche sono serviti per accelerare il rientro dei titoli pubblici nelle nazioni di emissione. Le banche nazionali li hanno usati per rastrellare i titoli dall'estero invece di finanziare le imprese e rilanciare l'economia. I Btp tornano in Italia, i Bonos in Spagna, i titoli portoghesi in Portogallo, eccetera. In pratica ognuno si riprende i suoi titoli. Torna a casa Lassie. Ogni titolo è bello a mamma sua. Una tendenza iniziata già dopo la crisi finanziaria del 2008 con la fuga dai titoli PIGS. Allora i nostri Btp detenuti all'estero erano il 54% del totale, nel 2012 sono scesi al 32%. I Bonos spagnoli all'estero si sono quasi dimezzati in quattro anni, dal 60% al 34%.
Se una nazione detiene la quasi totalità dei suoi titoli di debito si scongiura sulla carta ogni possibile contagio europeo. Il crollo di un castello di carte. Il Giappone è un esempio. Ha un rapporto debito pubblico-PIL superiore al 200%. Il debito è però posseduto dai giapponesi, quindi nessun pericolo di default, né di destabilizzazione di altri Stati. Avviene invece l'aumento dell'inflazione unito alla diminuzione dei salari. Che è quello che sta succedendo in Italia. Gli stipendi sono i più bassi d'Europa con tendenza al peggioramento, dovuto al carico fiscale che li divora e che cresce insieme all'inflazione.
L'aumento della forbice tra bassi redditi e caro vita sta diventando la norma con milioni di nuovi poveri. Il tutto per tenere in piedi un Sistema che, presto o tardi, comunque collasserà. In questo rientro in Patria dei capitali, chi recita il ruolo dello spallone di fontiera di una volta, le banche, si fa pure pagare l'aggio dallo Stato. Lo Stato italiano presta soldi nostri, attraverso la BCE, alle proprie banche all'uno per cento di interesse. Le banche che comprano i Btp incassano il 5/6 % di interesse dallo Stato. Un euro su quattro delle nostre tasse serve a pagare gli interessi sul debito. Si può quindi affermare che questo giro del fumo serve a finanziare le banche attraverso il Fisco. Forse è il caso di nazionalizzarle.


L'Europa s'è rotta di Eugenio Benetazzo

Un nuovo viaggio nella crisi, fra agenzie di rating farlocche e promesse da marinaio dei governi, fra balle e bolle, fra eurofallimenti e serial killer dell’economia reale.


Romanzo criminale.


Non è uno spot del libro o del serial televisivo. È il racconto della sconfitta della brava gente da parte dei criminali che la vessano e talvolta la uccidono. Nello specifico prenderò in esame la storia dei terremoti in Italia. Limitiamoci al dopoguerra. Belice, Napoli, L’Aquila, Emilia. Il terremoto è imprevedibile e devastante. Ma altretta