18/06/12

Tagli sanità, “entro il 31 dicembre undicimila strutture da eliminare”


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Tagli sanità, "entro il 31 dicembre undicimila strutture da eliminare"

Nuove difficoltà e possibili disagi in arrivo sul fronte sanitario, in particolare per gli abitanti delle regioni sottoposte ai piani di rientro per la sanità. Sono infatti 11mila complessivamente le strutture previste che entro l'anno rischiano di essere tagliate, come i reparti ospedalieri, piccoli o complessi, consultori, centri di salute mentale, Sert per il trattamento delle tossicodipendenze e altro ancora. I responsabili della Sanità di Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania Puglia, Calabria e Sicilia infatti, dovranno ridurre il numero delle strutture sanitarie entro il 31 dicembre di quest'anno, secondo quanto prevede un documento elaborato lo scorso marzo dai ministeri della Salute ed Economia e dalle Regioni per il contenimento dei costi.

Nel territorio le strutture sanitarie complesse, previste dagli atti aziendali o da altri provvedimenti regionali e aziendali (riportate nel documento ministero-regioni), sono 6.738 e le strutture semplici 15.793. Secondo i nuovi parametri dovrebbero diventare 4.917 le complesse e 6.441 le semplici. Il che significa che si dovrebbero eliminare nel territorio 1.821 strutture complesse e 9.352 strutture semplici. Ciò si traduce, spiega Massimo Cozza, segretario nazionale dei medici della Cgil, "nella possibile riduzione dei servizi sul territorio per i cittadini. Il che è paradossale, visto che ministero e regioni non fanno altro che parlare di potenziare l'assistenza sul territorio e limitare l'afflusso in ospedale. Ad essere più a rischio invece è proprio l'assistenza territoriale, già depauperata di personale anche per il blocco del turnover, dai consultori ai servizi di salute mentale, ai Sert per le tossicodipendenze. In alcuni casi ad essere tagliate potranno essere strutture rimaste finora sulla carta, ma che non vedranno mai la luce, sottraendo di fatto servizi ai cittadini".

E sui conti della sanità pubblica peseranno anche, in modo diverso, i risparmi che potranno arrivare con l'operazione legata alla centralizzazione degli acquisti in vista della spending review.

"L'applicazione ragionieristica dei parametri – afferma Cozza – senza tenere contro dei bisogni di salute e senza un confronto sindacale rischia di portare ad una riduzione di strutture e prestazioni. A fronte dei tagli già subiti dalla sanità e dei sette miliardi già programmati, questo documento potrebbe essere utilizzato come un'accetta da chi vuole solo fare cassa senza riqualificare il servizio. Vanno perciò superate le situazioni dove le strutture sono create solo per dare incarichi, in particolare nei policlinici e con medici che a parità di professionalità e funzioni reali hanno incarichi diversi".

E a proposito di incarichi, sempre da questo stesso documento, emerge come i 19 mila primari pr...



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“La crisi finanziaria”: parla l’avv. Paola Musu


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"La crisi finanziaria": parla l'avv. Paola Musu

- di Laura Caselli - Venerdì 15 Giugno Paola Musu (l'avvocato che lo scorso 2 Aprile ha sporto denuncia presso la Procura della Repubblica di Cagliari contro i vertici delle Istituzioni) è stata ospite ad un incontro sul tema economico dal titolo "La crisi finanziaria" tenutosi a Cagliari. "L'uomo senza conoscenza non possiede il libero [...]


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Su casa e auto arrivano nuove tasse


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Su casa e auto arrivano nuove tasse

Il governo accelera sulla riforma del lavoro, coperta con un'altra stretta fiscale. Monti vuole approvare il ddl Fornero prima del 28 giugno. La [...]




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MA I MERCATI CHI???


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MA I MERCATI CHI???

MA I MERCATI CHI - Grecia - Elezioni - Italia - Borsa



 Apri il telegiornale e senti il giornalista dire: "I mercati soffrono... ", "I mercati chiedono...". Poi parte un contributo con Mario Monti che dice "I mercati patiscono un vizio di orgine della pur bella costruzione dell'euro".  E allora non ce la fai più e sbotti: "Ma i mercati chi???".





 No, perché deve essere chiaro che i mercati non esistono come soggetto antropomorfo né come entità giuridica. Sono solo l'insieme dell'interazione di tante piccole (e alcune gigantesche) operazioni di compravendita. Nessuno sa perché la borsa scende o sale. Forse giusto quelli di Piazza Affari, a fronte di un'analisi di massima, e in ogni caso non te lo vengono certo a dire né possono aver parlato con ognuno dei milioni di risparmiatori che hanno venduto e comprato. Caso mai con quelli grossi grossi che hanno speculato. Ma lì vai nel penale.



 Quindi delle due l'una: quello che vi spiega cosa vogliono i mercati o sta mentendo per poterne concludere che "I mercati chiedono più Europa", cioè quello che interessa a lui sostenere, e allora è un bugiardo, oppure lo sa perché conosce personalmente le grandi banche d'affari e le grandi organizzazioni che, con le loro operazioni di compravendita gigantesche, influenzano le borse e portano alle stelle i rendimenti dei titoli di Stato. Ma in questo caso è un criminale, perché sa chi affama milioni di persone, ci parla al telefono e ciononostante non dice chi è, non lo porta allo scoperto e quindi ne è complice.



 La prossima volta che qualcuno vi dice "I mercati pensano che...", chiedetegli se è uno stupido oppure se per caso sa esattamente chi è che ogni giorno, da mesi, decide la politica che devono subire i popoli delle grandi democrazie occidentali. E se lo sa, fatevi dire quali sono i nomi e le facce perché possano essere opportunamente processati. O perlomeno si possa avviare una trattativa, che suona tanto come quella più famosa tra Stato e mafia.


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Barack Obama ha deciso l’attacco alla Siria: non più questione del ‘se’ ma del ‘quando’


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Barack Obama ha deciso l'attacco alla Siria: non più questione del 'se' ma del 'quando'

WASHINGTON – Notizie allarmanti da fonti vicine all'amministrazione Usa: Barack Obama ha deciso di attaccare la Siria ed ormai l'unica questione è scegliere il momento opportuno per sferrare l'aggressione. "L'attacco avverrà. Non è più questione del 'se' ma questione del 'quando' ", ha scritto il sito DEBKAfile, considerato portavoce dell'intelligence israeliana.  Secondo il resoconto del [...]


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Grecia. I mercati temono una mancanza di liquidità


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Grecia. I mercati temono una mancanza di liquidità

I mercati temono che un prolungamento finanziario per tenere la Grecia nell'unione monetaria significhi meno soldi disponibili per gli altri Stati in difficoltà della Zona euro.



Se già il giorno dopo la vittoria in Grecia dei partiti pro-Europa i mercati europei si preoccupano, significa che anticipano una frattura più grave per mantenere la Grecia nella Zona euro, a danno dei due altri paesi in difficoltà: Spagna e Italia.

I mercati delle obbligazioni sono stati i primi a reagire lunedì mattina, con un forte rialzo dei tassi spagnoli, passati dal 6.7% al 7% e di quelli italiani, passati dal 5.8% al 6%.

Il Fondo europeo di stabilità finanziaria dispone di soli 220 miliardi di euro sui 440 che erano a disposizione. A luglio verrà sostituito dal MES, il Meccanismo europeo di stabilità, che avrà una capacità di prestito di 500 miliardi e che sarà subito chiamato a intervenire.



Se la Grecia rimane nella Zona euro, avrà infatti ancora bisogno di diverse decine di miliardi di euro. Potrebbe accadere che la Zona euro decida di ristrutturare il suo debito, che oggi è di 240 miliardi di euro.

Comunque sia, mantenere la Grecia nell'unione monetaria continuerà a essere costoso per i contribuenti europei, in particolare per quelli tedeschi, dato che la Germania è ancora il pilastro della stabilità finanziaria europea.

La Cancelliera Angela Merkel settimana scorsa ha però messo in guardia Bruxelles : le riserve tedesche non sono illimitate.





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Grecia. Vince il partito del debito. La fratellanza bancaria esulta…


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Grecia. Vince il partito del debito. La fratellanza bancaria esulta…

La fratellanza bancaria di mezzo mondo, e forse più, esulta per l'esito delle elezioni greche che ha visto vincere, ma non trionfare, il partito conservatore di Nea Dimokratia di Antonis Samaris. Non c'è molto da stupirsi. Il suo programma era...


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Crisi: La Germania dice no anche agli Eurobond


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Crisi: La Germania dice no anche agli Eurobond

Il Ministro degli Esteri Westerwelle ha dichiarato che Berlino rifiuta ogni forma di garanzie congiunte sul debito europeo.





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POLILLO IL GENIO, LA SOLUZIONE? NON ANDARE IN FERIE


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POLILLO IL GENIO, LA SOLUZIONE? NON ANDARE IN FERIE


La ricetta del sottosegretario Polillo "In Italia troppe vacanze, rinunciate a una settimana di riposo per produrre di più"
Cavolo che genio ma perchè non ci abbiamo pensato prima ci voleva lui Si lui e Monti hanno distrutto il sistema produttivo hanno fatto chiudere migliaia di aziende suicidi di imprenditori e ora ma certo basta una settimana di lavoro in piu' e una settimana di vacanza in meno,Le aziende non hanno ordinativi e questi ti chiedono di rimanere a lavorare con le mani in mano poi non andiamo in vacanza cosi'anche il circuito basato sulle vacanze l'unico ancora produttivo, mandiamo in crisi anche quello,certo sembra proprio che ce la mettono tutta per ridurre l'Italia a un paese sottosviluppato bhe in quello ci stanno riuscendo benissimo
Questi servi esecutori dei banchieri cercano di imbrogliarci con le loro parole Inglesi con le loro false soluzione a loro interessa solo una cosa che stia in piedi l'Europa con il suo sistema economico bancario

Purtroppo L'agonia continua In Grecia sembra abbia vinto la coalizione proeuro e quindi dovremo sorbirci questi personaggi ancora per un po' ora è la volta della Spagna,senza una RIVOLUZIONE non resta che aspettare  il primo fallimento con conseguente uscita dall'euro per vedere cadere come un castello di carte tutto il sistema europeo sono da li' potrà rinascere un Italia e un Europa Nuova e prima è meglio è per tutti i popoli di Europa

Antar Raja



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Il Decreto Sviluppo del governo Monti


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Il Decreto Sviluppo del governo Monti

Evidentemente  anche Mario Monti e i suoi supertecnici ministri  si sono resi conto di non potere più tergiversare e hanno varato  il Decreto Sviluppo che  dovrebbe dare  finalmente concretezza al mantra "crescita-crescita" ossessivamente ripetuto, fino ad oggi con  opposti esiti da Palazzo Ghigi e dal Quirinale.

  A sette mesi di distanza  dall'attribuzione del laticlavio senatoriale  e dall'insediamento, quindi a metà strada  (se non vi saranno inattesi incidenti di percorso o altri "colpetti di Stato") del suo mandato di governo, Monti  ha capito che  né l'appoggio dei grandi mezzi d'informazione né il patrocinio senza condizioni di Napolitano possono  più  impedire il bilancio del suo operato da parte di un'opinione pubblica resa tutt'altro che accomodante  dal pagamento della prima rata IMU e dalla consapevolezza che la seconda sarà più esosa sicché perfino la prima casa, quella che la Costituzione vorrebbe assicurata a tutti, sarà colpita come mai avvenuto in precedenza.  In ogni caso  un bilancio tutt'altro che arduo da stilare  dal momento che esiste un indiscutibile termine  di confronto. Se il Bilderberg-man  ha intrapreso il compito di  strappare l'Italia dalla situazione disperata  in cui l'aveva precipitata il governo del bunga-bunga a fine novembre 2011  non occorre essere geni della finanza per valutare  cosa a metà giugno 2012 sia  cambiato rispetto a quella data.

   Il risultato del giudizio è necessariamente impietoso per   tecnici di governo anche trascurando  l'errore, tutto sommato marginale pur se  drammatico per chi ne è vittima, del conteggio degli "esodati". ribassati  da 390.000 a 65.000.  Lo spread dei bot e dei btp rispetto ai bond tedeschi è sempre prossimo a quota 500 (ai tempi del bunga-bunga bastavano e avanzavano 300 punti, perché  i partiti di opposizione, Repubblica, i più accreditati opinionisti dessero per scontato lo sprofondamento dell'Italia nel baratro), nonostante le tasse e i presunti tagli ai costi della  politica il debito pubblico ha continuato a crescere e la recessione a galoppare. Non si tratta di chiacchiere,  ma  di dati Istat, che evidenziano un calo della spesa delle famiglie italiane nel primo trimestre del 2012  del 2,4% rispetto al primo trimestre del 2011 e dell'1% rispetto all'ultimo. Su base annua i dati sono  drammatici: se per i beni non durevoli (la spesa quot...



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Fate una settimana in meno di ferie, pelandroni che non siete altro!


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Fate una settimana in meno di ferie, pelandroni che non siete altro!

di Marco Cedolin
marcocedolin.blogspot.it

polillo

Le aziende che non hanno ancora delocalizzato chiudono i battenti al ritmo di una quarantina al giorno, la cassa integrazione cresce a ritmo esponenziale, la disoccupazione dilaga, in maniera ben più cospicua di quanto non lascino credere i dati dell'Istat, che non possiede (e non ha interesse a possederli) gli elementi per effettuare un conteggio serio, una cospicua parte di quelli che ancora lavorano è impegnata precariamente in impieghi saltuari che garantiscono redditi nell'ordine dei 4/500 euro al mese. Volendo ricorrere ad una metafora, potremmo dire che il lavoro retribuito senza scendere sotto il limite della decenza, somiglia sempre di più ad un animale in via d'estinzione che tutti cacciano e nessuno si è mai preoccupato di salaguardare.

Il sottosegretario all'Economia, Gianfranco Polillo sembra però avere scoperto la formula magica per innalzare il Pillu e trasformarci tutti in ricchi consumatori felici, basterà rinunciare ad una settimana di ferie ed il gioco è fatto......

Quella che potrebbe somigliare ad una gag di Crozza è in realtà l'esternazione, portata con estrema serietà dal tecnico del governo Monti, durante un'intervista svoltasi a margine di un convegno a Roma, nella quale codesto fulgido esempio di genio italico ha testè dichiarato: "Nel brevissimo periodo, per aumentare la produttività del Paese lo choc può avvenire dall'aumento dell'input di lavoro, senza variazioni di costo; lavoriamo mediamente 9 mesi l'anno e credo che ormai questo tempo sia troppo breve. Se noi rinunciassimo ad una settimana di vacanza avremmo un impatto sul pil immediato di circa un punto". ...



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E ora povertà eterna per la Grecia


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E ora povertà eterna per la Grecia

   
   
Se, come sembra, i partiti pro euro hanno vinto in Grecia, la conseguenza immediata sarà un rialzo, verosimilmente effimero, dell'euro. Effimero perché i problemi dell'Irlanda, del Portogallo e, soprattutto, della Spagna restano tali e perché anche l'Italia sta finendo nel vortice del debito. Per i greci significa approcazione del memorandum ovvero di un programma durissimo e insensato, voluto dal Fondo monetario internazionale e da una donnetta senza alcun spessore politico quale si sta dimostrando sempre più la Merkel, che avrebbe potuto risparmiarsi il commento infelice di questa sera ("I greci ora dicano grazie").

Nella foto: Antonis Samaras di Nuova democrazia che ha vinto le elezioni in Grecia

Grazie di che? I greci hanno accettato di farsi cavare quel poco di sangue che rimaneva nelle loro vene, senza che all'orizzonte di profili una soluzione concreta dei loro problemi economici e men che meno la speranza di una crescita. I greci diventeranno schiavi del Fmi, della Bce, della Commissione europea,  nei cui programmi c'è molto dirigismo e poco liberalismo. E per questo la Grecia è condannata alla povertà eterna. In nome dell'euro e tra gli sberleffi della figlia ottusa di un pastore luterano, tutta morale e  niente saggeza.

Marcello Foa


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Brave Mario - Il nuovo medioevo istituzionale


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Brave Mario - Il nuovo medioevo istituzionale

Byoblu

brave-mario

Vi sono due forze in campo. La prima è quella di poche persone che contano molto e perciò "possono" anche molto. Sono le élite europeiste. Si incontrano e decidono al di fuori delle istituzioni democratiche, in consessi privati. La maggior parte di loro non sono stati eletti da nessuno, se non dai loro conti in banca, e anche quelli eletti non hanno comunque nessun mandato costituzionale a dibattere quelle che saranno le future leggi al di fuori delle sedi preposte, ovvero i parlamenti nazionali. Costoro hanno deciso che debbono a tutti i costi nascere gli Stati Uniti d'Europa, e che nessuno potrà frapporsi tra il loro proposito e la realizzazione di ciò che ritengono una missione. Neppure i popoli, che sono i proprietari legittimi delle terre che compongono il vecchio continente.

Fra loro c'è chi lo fa perché ne trarrebbe benefici economici, come per esempio le imprese americane che dall'integrazione europea conseguirebbero un vantaggio materiale (parole di Monti). E' il caso della commissione Trilaterale, il cui responsabile europeo (fino a pochi mesi fa lo stesso Monti) è devotamente dedicato (committed) all'unificazione politica europea. Altri, invece, sono preoccupati dal peso crescente delle economie che compongono il terzo polo politico mondiale: il continente asiatico, dall'India alla Cina, cui potrebbe aggiungersi in corsa la Russia, senza dimenticare il sudamerica con il Brasile ma anche la spinta islamica. Questa corrente di pensiero ritiene che solo un'Europa unita, alleata con gli Stati Uniti d'America, possa fronteggiare l'aggressione commerciale (e all'occorrenza anche militare) del resto del mondo. Curioso come in queste fila si annoverino molti neoliberisti, i quali notoriamente sostengono che lo Stato sia cattivo e debba ingerirsi il meno possibile delle faccende che riguardano soldi e mercati, salvo poi ingerirsi loro degli stati fino ad arrivare al punto di scioglierli. Infine, tra le componenti della prima forza in campo vi è certamente anche la schiera dei signori del mondo, le cui fortune vengono incrementate al ritm...



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LA FRODE DEL CAMBIO CON L'EURO. By Pierluigi Paoletti, 26.7.2007


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LA FRODE DEL CAMBIO CON L'EURO. By Pierluigi Paoletti, 26.7.2007


Art.4782
Pierluigi Paoletti, facebook 18/6/2012: Io ero/sono sicuro che, a meno di un miracolo, la Grecia non potesse uscire dall'euro. Avete mai visto uno strozzino lasciare libera una sua vittima? Di solito usa tutti i mezzi che ha a disposizione, intimidazione, forza e persuasione, gli stessi mezzi che si stanno usando per non far uscire dall'euro i Paesi che ne sono "strozzati" ... L'euro è stato lo strumento che ha accelerato il processo. Puoi leggere qualcosa qui ...
LINK: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4782

















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Crisi Europea: si guarda alla Grecia, ma il vero pericolo è la Spagna


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Crisi Europea: si guarda alla Grecia, ma il vero pericolo è la Spagna

La situazione iberica è in bilico, nuovo record del debito pubblico che arriva al 72,1% del PIL, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Banca centrale spagnola, vale a dire otto punti percentuali e mezzo in più rispetto al 2011, quando si attestava al 63,6 per cento. La tendenza è vista in peggioramento e potrebbe arrivare all 80% entro la fine dell' anno in corso, la stima non considera però i 100 miliardi dati alle banche. I CDS ( Credit Default Swap ) della Spagna hanno toccato il record storico attestandosi a 612 punti base, le banche spagnole adesso detengono il 60% del proprio debito, comprato grazie ai finanziamenti dell' LTRO. Nel 2008, solo 5 anni fa ne detenevano il 35%.

 
At the beginning of 2008, Spanish banks held about 35% of outstanding public debt, according to Fitch Ratings. But since then, foreign investors have dumped about €100bn of government bonds. Domestic banks have picked up most of that slack, and now hold about 60% of public debt, Fitch says.

 

I crediti in sofferenza sono ai livelli massimi dal 1994:

spagna debiti

Questa è una miscela esplosiva tra crediti e disoccupazione.....................

P.S. il 20% dei 100 miliardi di euro, prestati al comparto bancario iberico, deve venire dalla nostra Penisola rendendo così sempre più instabile la situazione di Eurolandia:

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=SkMD15zKFKw[/youtube]

 

Tra l' altro anche secondo l' IIF ( Institute of International Finance ), i fondi dell' Eurozona, dopo aver concesso gli aiuti alle banche spagnole, non basterebbero per altri aiuti importanti, le risorse a disposizione sono 251 miliardi.

 
''Questo significa che i fondi, cosi' come sono autorizzati e strutturati, hanno la capacita' sufficiente ad aiutare una piccola economica come Cipro, ma difficilmente possono gestire il salvataggio di un paese grande'' afferma l'Iif, secondo quanto riporta il Wall Street Journal.

Per chi vuol capire cosa sono gli eurobond e a cosa servono ecco l'articolo inserito un pò di giorni fa QUI


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Oh, i greci.


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Oh, i greci.

Ero un pochino in attesa riguardo al voto elettorale in Grecia non tanto perche' dal voto cambiasse il destino dei greci, ma per vedere che cosa sarebbe cambiato prima e dopo. Le borse sono rimaste abbastanza calme prima del voto, il che significa che il risultato non le toccava piu' di tanto....



[[ Questo e' solo un sommario. Vai su http://www.wolfstep.cc per leggere il resto ]]




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Grecia. un voto estorto con il terrore


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Grecia. un voto estorto con il terrore

Un voto estorto con il terrore

I due partiti responsabili del disastro greco e che si sono alternati al potere per decenni dopo la stagione dei colonnelli (perchè la Grecia, come l'Argentina ha conosciuto una stagione di colonnelli) probabilmente formeranno un governo, il governo che tanto piace alla Europa della Merkel e di Monti. Un governo che piacerà anche ad Obama che ha in Grecia rilevanti interessi geostrategici militari. I comunisti sono stati castigati. Solo un misero 4,80 per cento e solo dodici deputati in un Parlamento che dà un premio di maggioranza ragguardevole al primo partito. Il risultato elettorale è maturato in un clima di terrorismo. La Merkel in persona ha fatto pressing pesante sui greci. Si è fatto leva sulla paura della borghesia greca di perdere tutto con l'uscita dall'Euro. Il voto a Syriza è stato importante: il 28 per cento su un programma che non prevedeva l'uscita dall'Euro ma soltanto la rinegoziazione del Memorrandu. Quanti hanno già perso tutto hanno votato comunista, altri hanno votato neonazista ritenendo che un regime antiimmigrazione potesse essere la soluzione giusta. Colpisce l'acquiescenza, il silenzio dei socialdemocratici tedeschi, dei socialisti francesi e della sinistra radicale sulla vittoria della destra che viene accettata quasi con sollievo. La destra è considerata la naturale forza politica di questa Europa. La "sinistra" se vuole avere qualche briciola deve somigliare quanto più è possibile a questa destra. E' quello che stanno facendo i PD in Italia ed in generale la cosidetta sinistra in tutta Europa. Si è creata una internazionale della destra fatta da Capi di Stato e di Governo e dal sistema finanziario che interviene massicciamente ed orienta gli elettorati. Nuova Democrazia e Pasok faranno pagare tutto il peso del risanamento delle finanze della Grecia ai lavoratori ai pensionati ai ceti deboli. Salveranno la borghesia che in grande parte ha trasferito all'estero i suoi averi. Accettano il Memorandum che sarà soltanto diluito nel tempo. Tutti felici e contenti perchè si salva l'Euro, si salva il mondo, si salva questa Europa che assomiglia sempre di più agli USA e che approfondisce ogni giorno di più la distanza dei poveri dai ricchi. Tutto questo piace alla finta sinistra italiana. La Grecia non ha avuto la forza di votare comunista. Ha avuto paura.
Ha avuto paura anche la destra Europea che si è quasi smarrita davanti alla ipotesi di una uscita delle Grecia dall'Euro.Il suo disegno di dominio ha bisogno di tutte le pecorelle dentro l'ovile. Ha avuto tanto paura che cederà su qualcosa ma il letto di procuste resterà intatto.
Io sto con i perdenti. Credo che uscire dall'Euro e dall'Europa significa recuperare la speranza di socialismo. Nessuna speranza di cambiamento se si resta dentro. çProprio nessuna. I poveri sempre più poveri ed i ricchi sempre più ricchi. Le libertà costituzionali cancellate. ...


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Un'attrice Hard a guardia dei terremoti!


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Un'attrice Hard a guardia dei terremoti!

L'osservazione
dell'attività sismica della nostra penisola non sembra interessare alla casta.
L'INGV viene usato per riciclare raccomandati e raccomandate di tutte le razze
come denunciano i 400 scienziati precari che ci lavorano. Dopo la nomina a
direttore dell'istituto di un laureato in scienze motorie scoppia il caso
dell'addetta stampa dal curriculum osè.



Si
chiama Sonia Topazio ed è un ex attrice soft-porno famosa per il cortometraggio
del 1999 "Benedetta Trasgressione". Ma mettere un'attrice porno come
addetta stampa potrebbe, però, essere solo un'ardita  e originale scelta comunicativa, non
necessariamente la solita nomina fuoriposto per piazzare una belloccia
raccomandata! Invece, a fugare ogni dubbio ci pensa lei:"Vi dico il nome del
politico che mi ha raccomandata se mi dite chi sono i precari che tentano di
ancora di screditarmi tirando fuori il mio passato osé. La loro è solo invidia,
ma non sono diversi, sono messi lì dai baroni universitari. La differenza è che
io ho un grande passato e posso riciclarmi, loro fuori dall'istituto non contano
un cazzo"....



[[Se vuoi continuare a leggere clicca sul titolo del post]].


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Norme antiriciclaggio, lo Stato vaticano bocciato dalla Ue otto volte su sedici


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Norme antiriciclaggio, lo Stato vaticano bocciato dalla Ue otto volte su sedici

Il Vaticano è stato bocciato giovedì scorso agli esami scritti in una materia che storicamente pratica poco: l'anti-riciclaggio. E ora confida negli orali che si terranno a Strasburgo dal 2 al 6 luglio prossimo, per agguantare almeno una sufficienza risicata (il 4 luglio sarà esaminata la posizione del Vaticano). Il Fatto Quotidiano è in grado di anticipare le linee principali del rapporto Moneyval, il comitato degli esperti anti-riclaggio europei, consegnato giovedì scorso agli Stati membri dalla segreteria dell'organismo del Consiglio d'Europa. Sulle 16 raccomandazioni fondamentali in materia di anti-riciclaggio prescritte dagli organismi europei per l'inserimento all'interno della cosiddetta lista bianca degli Stati virtuosi, lo Stato Vaticano è stato bocciato otto volte su sedici.

La valutazione è stata effettuata sulla base delle 40 raccomandazioni sull'anti-riciclaggio e sulle nove raccomandazioni relative all'anti-terrorismo. Per ognuna di esse la disamina della situazione del Vaticano si conclude con un voto che può essere positivo, nel senso del rispetto della raccomandazione Gafi, il Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale costituito a Parigi dal G7 per lottare contro il riciclaggio e il terrorismo, con due gradazioni (compliant, cioè conforme, o addirittura largely compliant) oppure negativo con due gradazioni (non compliant; partially compliant). Il rapporto è stato consegnato anche a Giuseppe Maresca, direttore dell'ufficio V del ministero dell'Economia e Finanze, per la "prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a fini illegali". Lo Stato della Città del Vaticano, come un qualsiasi paradiso fiscale alla ricerca di una migliore reputazione, aveva chiesto e ottenuto nell'aprile 2011 di essere sottoposto alla valutazione di Moneyval. Lo scopo della Santa Sede era quello di essere posizionato nella "lista bianca" dei paesi affidabili per le loro procedure e normative. Una valutazione positiva permette infatti maggiore fluidità nei rapporti internazionali e avrebbe quindi favorito l'attività delle istituzioni finanziarie come lo IOR.

Il rapporto è stato stilato da cinque esperti dei vari paesi più due membri del segretariato Moneyval e la parte più importante della valutazione è quella che riguarda le 16 raccomandazioni fondamentali sulle 49 complessive. La valutazione di otto delle 16 previsioni core and key, come le definisce il rapporto, è negativa cioè "non conforme" o solo "parzialmente conforme". Ora, l'inclusione della Città del Vaticano nella lista grigia dei paesi poco affidabili durante l'assembl...



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L’Italia denuncia la combine tra Spagna e Croazia con parole secche e decise: “Trap, ci fai vincere?”



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Il ruolo delle Banche Internazionali all’origine del primo conflitto mondiale


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Il ruolo delle Banche Internazionali all'origine del primo conflitto mondiale

Il Quarterly Journal of Economics, in un articolo pubblicato a Washington nel mese di aprile del 1887, rileva l'insostenibile debito pubblico dei Paesi europei, formulando l'auspicio d'un urgente risanamento dei loro bilanci, esplicitamente espresso nel seguente monito:"Le finanze d'Europa sono a tal punto compromesse dall'indebitamento generale che i governi dovrebbero chiedersi se una guerra, malgrado [...]


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STAMPARE O NON STAMPARE: QUESTO E' IL PROBLEMA


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STAMPARE O NON STAMPARE: QUESTO E' IL PROBLEMA

Hanno comprato tempo: la Grecia rimarrà nell'Euro ancora un po'.



Vi consiglio di ascoltare questa video-intervista serio-umoristica di 2 minuti..




La domanda è: come possono economie fallite prestare soldi ad altre economie fallite che non hanno soldi perché non riescono a ripagare i soldi che un'economia fallita ha prestato ad un'altra economia fallita e che non avrebbe dovuto prestare fin dall'inizio perché un'economia fallita non è in grado di ripagarli?







La risposta pare essere che le economie fallite prestatrici debbano salvare quelle debitrici di modo che quest'ultime siano in grado di ripagare il debito.. alle stesse economie che le hanno salvate.



Ecco a che punto ci hanno portato decenni di pianificazione centralizzata del sistema monetario.




Ma dove li prendono i soldi per il bailout? Dalla Germania, finché non li finisce. Dopodiché o stampano o il gioco è finito.



Tutto questo dovrebbe comunque far comprendere l'insensatezza del tentativo di spiegare la situazione europea identificando in modo netto le nazioni che ci guadagnano e le nazioni che ci perdono.

Ove c'è intermediazione politica c'è redistribuzione arbitraria di ricchezza.

Succede a livello comunale. A livello provinciale. A livello regionale. A livello nazionale. A livello europeo.



Già quella a livello comunale è disfunzionale, stiamo vedendo quella a livello europeo cosa ha creato.



Come si può approssimare milioni di cittadini di una nazione con un unico soggetto?

La redistribuzione avviene tra categorie di persone. Queste sì possono essere in qualche modo approssimate a soggetti unici.



In un sistema inflattivo per definizione, a perderci (arbitrariamente, non per ordine spontaneo) sono i risparmiatori. A favore di chi invece si indebita.



In un sistema burocratizzato a perdere sono i produttori di ricchezza, a favore dei parassiti.



In Europa abbiamo entrambi gli ingredienti.



Quanto riuscirà ad andare avanti questa ridicola barzelletta?



Quando non saranno più in grado di tamponare la situazione con proclami e aria fritta o con i soldi dei tedeschi, saranno costretti ad introdurre le famigerate misure d'emergenza: controllo dei capitali (ne abbiamo parlato ultimamente qui) e inflazione tram...


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Il teorico (serio) del partito anti-euro: “Uscita dell’Italia dolorosa ma inevitabile”

Il teorico (serio) del partito anti-euro: “Uscita dell’Italia dolorosa ma inevitabile”:

alberto bagnai

Materiali per servire ad un più consapevole dibattito sull’euro. Avremmo potuto chiamare così questa chiacchierata con uno dei pochi economisti italiani che sulla moneta unica ha sempre espresso quelle che un eufemista definirebbe profonde perplessità.
In realtà, Alberto Bagnai, che insegna politica economica a Pescara e in Francia, pensa che occorra uccidere l’euro proprio per salvare l’Europa e non per disfarla: per questo il nostro – allergico tanto al pensiero economico mainstream, quanto ai fulminati della Spectre massofinanziaria alla Paolo Barnard – ha deciso da un paio d’anni di uscire dalla cerchia dell’accademia per divulgare una verità che per lui è semplice quanto evidente: la moneta unica è stato un brutto affare. Per spiegarlo, riempie il suo blog di articoli chiari e divertenti, numeri e riferimenti bibliografici che lasciano poco spazio ai dubbi. Non bastandogli il blog, peraltro, sta organizzando un convegno scientifico a Pescara per il 22 e 23 giugno. Titolo: Euro: manage it or leave it. Le sue teorie sono spesso spiazzanti per i non addetti ai lavori; per questo non gli abbiamo posto domande in senso stretto, ma l’abbiamo costretto a interagire con un ipotetico europeista un po’ naif e sinceramente democratico, le cui informazioni derivino esclusivamente dagli editoriali pubblicati dai due più grandi quotidiani italiani. Ecco il risultato.

L’euro va bene, è che c’è la crisi dei debiti sovrani.

I maggiori economisti internazionali, a partire da Paul Krugman e Paul De Grauwe, non la pensano così. Se il problema fosse il debito pubblico, dal 2008 – quando esplode la bolla dei mutui subprime – la crisi avrebbe colpito prima Grecia e Italia (debito pubblico al 110% e al 106% del Pil). Ma i mercati puniscono prima Irlanda (44%), Spagna (40%) e Portogallo (65%), solo dopo Grecia e Italia. Cosa accomuna questi paesi? Gli squilibri di bilancia dei pagamenti, causati dalla moneta unica, cosa ormai riconosciuta anche dal Fmi, che hanno portato all’accumulazione di debito privato.

Debito privato?

Spiego: se un paese compra all’estero più di quanto venda, dovrà farsi prestare dall’estero la differenza. Un deficit di bilancia dei pagamenti porta così a debiti verso l’estero, prevalentemente privati. Ma perché il resto del mondo continua a far credito? Semplice: per finanziare la vendita delle proprie merci. E’ banalmente il meccanismo in atto tra Cina e Usa. La crisi in Europa esplode quando le banche tedesche, scottate dai subprime, devono rientrare dei loro crediti verso i paesi periferici.

Ma tutti scrivono che il problema sono i debiti pubblici?

A valle certamente. Ma a monte il problema nasce perché le banche – i cui crediti sono i debiti dei privati – hanno prestato largamente, realizzando profitti: quando la crisi economica ha messo famiglie e imprese in difficoltà, lo Stato ha salvato le banche, tassando le famiglie, per via della storia del too big to fail. E ora il debito è pubblico.

Ma Giavazzi e Alesina dicono che è colpa nostra che non abbiamo fatto le riforme.

Forse potevamo approfittare di più del dividendo dell’euro, però è anche vero che nei primi anni il debito pubblico era sceso di oltre 10 punti. La spesa pubblica però non l’abbiamo potuta ridurre di più perché l’euro, penalizzando il nostro commercio, ci sottraeva domanda estera: se avessimo diminuito anche quella pubblica saremmo cresciuti ancora di meno.

Ma la Germania le riforme le ha fatte e infatti va bene: vende pure in Cina.

Intanto non è vero: la bilancia commerciale della Germania con la Cina era negativa ed è peggiorata. Sa, invece, dov’è migliorata? Coi paesi dell’Eurozona, con noi. Questo perché le riforme del mercato del lavoro in Germania si sono tradotte in una sostanziale precarizzazione, volta a comprimere i salari. E’ una svalutazione interna, quella che oggi viene chiesta a noi: non va dimenticato, però, che la Germania per assorbirne il costo sociale fu costretta a violare per prima il Patto di stabilità, sussidiando una pletora di sottooccupati (e quindi, indirettamente, il suo sistema industriale). Ma ora a noi chiede austerità, mentre occorrerebbero politiche di rilancio dell’economia, come riconosce anche l’International Labour Office delle Nazioni Unite.

Comprimere i salari? L’operaio tedesco guadagna il doppio dell’italiano.

In Germania non c’è solo l’operaio strutturato e non c’è solo la Wolkswagen: c’è anche sotto-occupazione, ci sono i mini-job… Risultato: dopo le riforme i salari reali in media sono calati del 6,5%.

L’euro, comunque, l’abbiamo fatto per avere stabilità.

Veramente oggi ci viene detto da illustri protagonisti dell’entrata nell’euro che questa valuta è stata adottata e terrà perché conviene alla Germania.

Conviene anche a noi: dove andavamo con la liretta nel mondo globalizzato…

I manuali di economia ci spiegano che gli agganci a una valuta forte spesso servono a imporre agli attori sociali di un paese ‘disciplina’ con lo spauracchio del vincolo esterno. Pensi a quanto non sono cresciuti i salari italiani in questi anni e a cosa sta accadendo con l’articolo 18, che pare non interessi tanto agli industriali italiani quanto a quelli tedeschi, come ci ha ricordato a suo tempo il nostro premier.

Ormai però siamo dentro e dobbiamo restarci: servono gli eurobond e la Bce deve diventare come la Fed.

Faccio un esempio. In Italia abbiamo sotto gli occhi 150 anni di unione monetaria, politica, fiscale, eccetera, e quali sono i risultati? Il Mezzogiorno è oggi in una condizione di deficit strutturale per 17 punti del suo Pil, che colma con risorse prese dal resto del mondo, fra cui trasferimenti fiscali dal Nord Italia. Ma al Nord non tutti sono contenti. Ecco, se applicassimo a livello europeo questo meccanismo di “unione di trasferimento”, nel Nord Europa si affermerebbero (come sta succedendo) dinamiche politiche “leghiste”, molto pericolose.

Lei non starà dicendo che dobbiamo uscire dall’euro?

Temo sia doloroso ma inevitabile, e dovremmo gestire questo processo anziché subirlo. Non commettiamo l’errore di identificare l’Europa con l’euro. L’euro è solo l’undicesima moneta dell’Unione, quella che funziona peggio: l’Europa c’era prima e ci sarà dopo.

L’uscita dall’euro è una catastrofe. La lira si svaluterà: per comprare la frutta servirà una carriola di banconote.

Si fa molto terrorismo, ma di fatto nel medio periodo il cambio recupera il differenziale di inflazione accumulato col paese di riferimento negli anni del cambio fisso. Così è successo in Argentina, così successe anche all’Italia quando uscì dallo Sme nel 1992. Nel caso attuale, la svalutazione sarebbe attorno al 20%.

E quindi avremo il 20% in più di inflazione…

In realtà tutti gli studi negano ci sia un rapporto diretto tra svalutazione e inflazione: sempre a stare agli studi scientifici, è lecito attendersi un aumento dell’inflazione fra i 2 e i 4 punti (non certo 20!). Le ricordo cosa successe nel ’92 dopo una svalutazione del 20%: l’inflazione scese dal 5 al 4%.

C’è qualche problema, ma ora i tecnici metteranno a posto i conti.

In realtà il governo Monti sta facendo delle scelte tecnicamente sbagliate, che mettono in visibile difficoltà il paese, applicando a noi le ricette che non hanno funzionato in America Latina negli anni 80 e 90.

In maggioranza c’è il Pd che si batte per introdurre elementi di sinistra nelle leggi del governo.

La fiducia nel mercato di certa sinistra è commovente: nessuno sfrenato pensatore liberale e liberista ne ha altrettanta. Però quando la sinistra aderisce a politiche di forte destra, alla fine succede solo una cosa: vince la destra.  

 

 

Sull’euro avevano detto:

Guido Carli, Considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia, 1971:

Il perseguimento dell’unione monetaria con forte anticipo sull’integrazione delle economie può danneggiare alcune di esse e non consente una distribuzione fra i paesi membri dei vantaggi e degli svantaggi connessi con il processo di unificazione. L’integrazione riguarda i fattori produttivi, le istituzioni in cui tali fattori sono organizzati, le norme che ne regolano e ne promuovono la circolazione, i prelievi fiscali e previdenziali, i trasferimenti di reddito compensativi. Senza l’integrazione delle economie, la rinuncia dei paesi membri all’uso autonomo del tasso di cambio e degli altri strumenti di politica monetaria può danneggiare alcuni di essi”.

 

Rudiger Dornbusch, economista del MIT, Foreign Affairs 1996:

La critica più seria all’Unione monetaria è che, abolendo gli aggiustamenti del tasso di cambio, trasferisce al mercato del lavoro il compito di adeguare la competitività e i prezzi relativi (…) Diventeranno preponderanti recessione, disoccupazione e pressioni sulla Bce affinché inflazioni l’economia”.

Una volta entrata l’Italia, con una valuta sopravvalutata , si troverà di nuovo alle corde, come nel 1992, quando venne attaccata la lira”.

 

Bettino Craxi, intervista del 1997:

Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, ma per noi nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore un inferno. Bisogna riflettere su ciò che si sta facendo: la cosa più ragionevole sarebbe stato richiedere e anzi pretendere, essendo noi un grande paese, la rinegoziazione dei parametri di Maastricht”.

 Martin Feldstein, professore ad Harvard, Foreign Affairs,1997:

Invece di favorire l’armonia intra-Europea e la pace globale, è molto più probabile che il passaggio all’unione monetaria e l’integrazione politica che ne conseguirà conduca a un aumento dei conflitti all’interno dell’Europa”.

Una caratteristica particolarmente critica dell’Unione monetaria europea è che non c’è alcun modo legittimo per i paesi membri di ritirarsi: l’esperienza americana durante la Guerra di secessione del Sud fornisce alcune lezioni sui pericoli di un trattato che non offre via d’uscita. Le aspirazioni francesi all’uguaglianza e quelle tedesche all’egemonia non sono compatibili: gli effetti economici avversi di una moneta unica controbilancerebbero abbondantemente qualsiasi guadagno che si otterrebbe dalla facilitazione del commercio”.

 

Dominick Salvatore, economista della Fordham University di New York, American economic review, 1997:

Muovere verso una compiuta unione monetaria dell’Europa è come mettere il carro davanti ai buoi. Uno shock importante provocherebbe una pressione insopportabile all’interno dell’Unione, data la scarsa mobilità del lavoro, l’inadeguata redistribuzione fiscale e l’atteggiamento della Bce, che vorrebbe probabilmente perseguire una politica monetaria restrittiva per mantenere l’euro forte quanto il dollaro. Questa è certamente la ricetta per notevoli problemi futuri”.

 

Paul Krugman, professore a Princeton, premio Nobel per l’economia, Fortune, 1998:

L’Unione monetaria non è stata progettata per fare tutti contenti. È stata progettata per mantenere contenta la Germania, per offrire quella severa disciplina antinflazionistica che tutti sanno essere sempre stata desiderata dalla Germania, e che la Germania sempre vorrà in futuro”.

Viva la legge elettorale francese: i big perdono e restano a casa

Viva la legge elettorale francese: i big perdono e restano a casa:




Il sistema elettorale francese obbliga tutti i candidati al giudizio degli elettori. E così anche i numeri uno rischiano di finire fuori dal Parlamento (è il caso di Marine Le Pen e Ségolène Royal). Da noi no. Le liste bloccate garantiscono tutti. Se la riforma elettorale partisse proprio da qui, non sarebbe male. In Italia, quando c’erano i collegi uninominali, le sorprese non mancavano. 





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Spagna: chiede intervento Bce per fermare corsa rendimenti

Spagna: chiede intervento Bce per fermare corsa rendimenti:

(Pubblicato il Mon, 18 Jun 2012 14:16:00 GMT)

Der Spiegel: “Se l’Italia esce dall’euro ci guadagna, il danno è per la Germania”

Der Spiegel: “Se l’Italia esce dall’euro ci guadagna, il danno è per la Germania”:

Fonte: http://www.nocensura.com/2012/06/spiegel-se-litalia-esce-dalleuro-ci.html


L’Italia non avrebbe che da guadagnare da un’eventuale uscita dall’Euro: è quanto sostengono i (pochi) economisti liberi a cui il sistema non concede spazio, preferendo terrorizzare i cittadini sostenendo l’esatto contrario. Ma anche un articolo del tedesco “Spiegel” pubblicato nei giorni scorsi, ha rivelato che l’uscita dell’Italia dall’euro sarebbe un problema PER LA GERMANIA, e non per l’Italia.








Persino la Grecia resterà nell’Euro, visto che stando agli esiti exit poll divulgati in queste ore sta trionfando – incredibilmente, ma non troppo – la coalizione Pro-Euro. Stanno facendo credere che in caso di uscita dall’euro le cose andrebbero persino peggio, cosa che certo non corrisponde a verità: ma grazie ai politici e sopratutto ai media, i cittadini ci credono, nonostante siano stati MASSACRATI dall’Euro e dalla Germania – che insieme alla Francia – in cambio di (falsi) aiuti ha imposto al precedente governo ellenico l’acquisto di inutili e costose armi di loro produzione. Germania che nonostante abbia nei confronti della Grecia un debito di addirittura 70 miliardi risalente alla seconda guerra mondiale che non ha mai onorato, ha guadagnato ben 380 milioni di euro di interessi sui prestiti concessi ad Atene




Come ha dichiarato l’ex Ministro Martino, che ha commentato il prossimo aumento dell’IVA  che entrerà in vigore a Ottobre deciso da Monti dicendo che “solo un imbecille può aumentare l’IVA in questo momento” L’ITALIA ORMAI è UNA COLONIA TEDESCA




Ma essendo il paese in mano a questa classe politica, stupidamente sostenuta ancora dalla maggioranza degli italiani, che lobotomizzati dai mass media continuano incredibilmente a sostenere partiti pro-europeisti (PD, PDL, Terzo polo & partiti satellite di FALSA opposizione, Lega e IDV) le possibilità che l’Italia possa uscire dall’Euro sono davvero minime. Continueremo a pagare interessi altissimi agli speculatori – con lo spread sopra i 450 punti per avere liquidità lo stato corrisponde alle banche un tasso di interesse allucinante, del 7% – e sborsare soldi per salvare le banche altrui. E non è finita: il PEGGIO deve ancora arrivare, ma ormai siamo vicini: tramite l’ultima trovata, l’ERF, si prenderanno anche la nostra ambitissima riserva aurea… e pensare chesecondo la mortadella del Bilderberg Prodi, avremmo avuto moltissimi benefici dall’Euro…


Staff nocensura.com



Di seguito l’articolo Spiegel: “Se l’Italia uscisse dall’euro, sarebbe un danno per la Germania”pubblicato da ”iljester.com


Il giornale tedesco esprime la paura dei vertici tedeschi e conferma in generale la tesi più diffusa fra gli economisti e gli osservatori politici. La Germania ha voluto l’Italia nell’euro per castrarla economicamente, e ora ne teme l’uscita. L’economia italiana da una simile eventualità ne verrebbe rafforzata e nel contempo quella tedesca ne verrebbe indebolita.



In altre parole, se l’Italia uscisse dall’euro, riprenderebbe a crescere. Il suo debito verrebbe tagliato e la spirale recessiva verrebbe interrotta bruscamente, aprendo le porte a una nuova fase economica, rafforzata da un incremento massiccio delle esportazioni (in ragione di una nuova lira svalutata),  le quali a sua volta “danneggerebbero” la Germania che perderebbe molto del suo attuale potere contrattuale e negoziale. Un vero peccato che abbiamo una politica che anziché perseguire gli interessi nazionali, è più preoccupata di tutelare gli interessi tedeschi ed europei a danno del popolo italiano che non ha bisogno né dell’euro né dell’Europa.




Fiat Money: un fiasco totale

Fiat Money: un fiasco totale:

Il regime monetario cartaceo — o “fiat” — di oggi in tutto il mondo è uno schema economicamente e socialmente distruttivo — con conseguenze economiche e sociali di vasta portata e gravemente dannose, che si estendono al di là di ciò che la gente può immaginare.


I.


Il denaro fiat è inflazionistico; va a beneficio di pochi a spese di molti altri; provoca cicli di boom e bust; porta ad indebitamento eccessivo; corrompe la morale della società; e termina, infine, in una depressione su grande scala.


Tutte queste intuizioni, tuttavia, che sono state avanzate dagli studiosi della Scuola Austriaca anni fa, difficilmente giocano un qualunque ruolo tra gli sforzi degli economisti mainstream, le banche centrali, i politici o i burocrati nell’identificare la causa principale dell’attuale crisi finanziaria e la crisi economica e, in questo contesto, la formulazione di rimedi adeguati.


Ciò non dovrebbe sorprendere però. Poiché lo scopo (intenzionale o non intenzionale) dei responsabili politici e dei loro influenti “esperti” — che fungono da formatori di opinione — è di mantenere il regime di denaro fiat attuale, a qualunque costo.


II.


Il regime di denaro fiat poggia essenzialmente sulla banca centrale — il che significa che una banca centrale sponsorizzata dal governo detiene il monopolio sulla produzione di denaro — e sulla riserva frazionaria, che consente alle banche di emettere denaro creato dal nulla o ex nihilo.


In The Mystery of Banking, Murray N. Rothbard smaschera il regime di denaro fiat — insieme al sistema bancario centrale ed alla riserva frazionaria — per quello che è: una forma di appropriazione indebita, uno schema di furto[1].


La conclusione di Rothbard potrebbe aver bisogno di una qualche spiegazione, dato che gli economisti mainstream considerano il concetto di moneta fiat come un’istituzione economicamente e politicamente auspicabile ed accettabile.


La comprensione della natura e le conseguenze di un regime di denaro fiat deve iniziare con un apprezzamento di ciò che è in realtà il denaro e cosa fa in un’economia di scambio monetario.


Il denaro è il mezzo di scambio universalmente accettato. Ludwig von Mises sottolineò che il denaro ha solo una funzione: mezzo di scambio; tutte le altre funzioni tipicamente attribuite al denaro sono semplicemente funzioni parziali di quella principale[2].


Con il denaro che rappresenta il mezzo di scambio, un aumento dello stock di moneta non può conferire, e non conferisce, un beneficio sociale. Tutto ciò che fa è ridurre, necessariamente, il potere d’acquisto di una unità di moneta — rispetto ad una situazione in cui lo stock di moneta fosse rimasto invariato.


Per di più, un aumento dello stock di moneta non può mai essere “neutrale.” Andrà necessariamente a beneficio dei ricevitori iniziali del nuovo denaro a spese dei ricevitori ultimi, o coloro che non ricevono affatto il nuovo denaro — un concetto conosciuto come “effetto Cantillon”.


Poiché un aumento dello stock di moneta avvantaggia di più il produttore di denaro — egli ottiene per primo il denaro appena creato — qualsiasi persona razionale vorrebbe essere tra i produttori di denaro; o ancora meglio: essere l’unico produttore di denaro.


Coloro che sono disposti a mancare di rispetto ai principi del libero mercato (ovvero, il rispetto incondizionato della proprietà privata) vogliono ottenere il pieno controllo sulla produzione di denaro (cioè, detenere il monopolio della produzione di denaro).


Una volta che alle persone viene fatto credere che lo stato (il monopolista territoriale in possesso della decisione ultima e con il diritto di tassare) è un agente di buone intenzioni e indispensabile, la produzione di denaro verrà prima o poi monopolizzata dallo stato.


Il processo (piuttosto lungo) mediante il quale il governo ottiene il monopolio della produzione di denaro è stato teoricamente presentato da Rothbard in “What Has Government Done to Our Money?”[3].


Dopo aver ottenuto il monopolio della produzione di denaro, il governo andrà a sostituire la moneta merce (in forma di, diciamo, oro e argento) con denaro fiat e verrà avviato il regime della contraffazione legalizzata.


Le banche commerciali faranno pressioni per adottare la riserva frazionaria bancaria, nel senso che dovrebbero essere legalmente autorizzate ad emettere nuovo denaro (mezzi fiduciari) attraverso l’estensione del credito in eccesso rispetto alle riserve che ottengono dai loro clienti. La riserva frazionaria è uno schema a scopo di lucro piuttosto interessante per i prestatori; e fornisce al governo credito a basso costo per finanziare le sue elargizioni in eccesso rispetto alle entrate fiscali regolari.


Il denaro fiat sarà iniettato attraverso la circolazione del credito bancario: le banche estendono il credito ed emettono nuovi saldi monetari che non sono sostenuti da risparmi reali. Economicamente parlando, questo è peggio della contraffazione del denaro.


Il denaro fiat non solo è inflazionistico, causa anche tutti i mali economici e sociali derivati dall’erosione del potere d’acquisto del denaro e conduce ad una redistribuzione avversa al libero mercato delle entrate e della ricchezza tra le persone; anche l’espansione del credito circolante delle banche abbassa artificialmente il tasso di interesse di mercato al di sotto del tasso che sarebbe prevalso se il credito e l’offerta di denaro fiat non fossero stati abbassati artificialmente, rendendo in tal modo il finanziamento del debito eccessivamente attraente, soprattutto per il governo.


E’ l’abbassamento artificiale del tasso di interesse di mercato che induce un boom artificiale, che conduce al sovraconsumo ed all’investimento improduttivo, che infine deve terminare in un bust. Mises lo ricorda succintamente:


Il boom non può continuare indefinitamente. Ci sono due alternative. O le banche continuano l’espansione del credito senza restrizioni e provocano in questo modo un costante aumento dei prezzi e un numero sempre crescente di speculazioni, che, come in tutti gli altri casi di inflazione illimitata, terminano con un “crack-up boom” ed un crollo del sistema monetario e creditizio. Oppure le banche si fermano prima di raggiungere questo punto, rinunciando volontariamente a un’ulteriore espansione del credito e provocando quindi la crisi. In entrambi i casi ciò che ne segue è una depressione[4]“.


III.


Un regime di denaro fiat dipende essenzialmente dalla domanda di moneta. Fintanto che la gente è disposta volentieri a detenere moneta fiat (e bond del governo, delle banche e delle aziende denominati in denaro fiat), il regime può essere gestito senza intoppi, poiché la gente aumenta la sua domanda di moneta mentre la sua offerta aumenta.


Di conseguenza, l’aumento dello stock di moneta non viene visualizzato in una modifica dei prezzi complessivi di beni e servizi (mentre passa inosservato che i prezzi sarebbero diminuiti se non ci fosse stata alcuna espansione del denaro fiat).


Se, tuttavia, la domanda della gente per i soldi fiat declina rispetto all’offerta di moneta fiat, il sistema si mette nei guai, poiché un aumento dell’offerta di denaro fiat si trasformerà in un aumenti dei prezzi — siano essi nei prezzi al consumo o negli asset.


L’aumento dei prezzi, a sua volta, soprattutto quando si tratta di aumenti dei prezzi in accelerazione, porta a galla una redistribuzione fino a quel momento piuttosto sottile dei redditi e della ricchezza. Una volta che la gente comincia a rendersi conto che il denaro fiat è inflazionistico, la domanda di moneta fiat inizierà a declinare.


Se la gente si aspetta per il futuro sempre maggiori aumenti dell’offerta di denaro fiat (senza alcun limite, per così dire), la domanda di moneta fiat cade (drasticamente) o addirittura crolla del tutto. Questo è ciò che innesca il crack-up boom, come lo chiamava Mises[5].


La gente scambia disperatamente il denaro fiat per altri oggetti vendibili, facendo aumentare i prezzi monetari dei beni e servizi, mettendo così in moto una spirale verso il basso, portando a sempre maggiori perdite di potere d’acquisto della moneta.


In un tale scenario estremo, il denaro fiat può effettivamente distruggersi del tutto. Questo è ciò che si è verificato nell’iperinflazione Tedesca del 1923, quando il governo emise quantità sempre maggiori di denaro, e alla fine nessuno accettò più il Reichsmark come moneta.


Per far continuare il regime di denaro fiat, quindi, le persone devono mantenere la loro fiducia nel valore della moneta fiat. Questo, a sua volta, spiega il ruolo critico dei modellatori d’opinione sponsorizzati dal governo affinché promuovano l’attuale regime di denaro fiat.


Soprattutto nel campo dell’economia monetaria, gli economisti che favoriscono il governo compiono un grande sforzo per convincere le persone dei vantaggi del regime del denaro fiat, dipingendolo — e quindi il settore bancario centrale e la riserva frazionaria — brillantemente.


Per di più, le persone devono essere indotte a credere che traggano benefici dal denaro fiat, che non vi sia in realtà alcuna alternativa ad un regime di moneta sponsorizzata dal governo e che l’abbandono di tale moneta fiat e la sua sostituzione con una moneta-merce sarebbe economicamente disastroso.


C’è un fattore aggiuntivo e non meno importante che difende il regime di denaro fiat. E’ quello che può essere giustamente definito come corruzione collettiva[6]: prima o poi un numero sempre maggiore di persone svilupperà un interesse vitale nel conservare l’attuale regime di moneta fiat.


Questo perché un regime di denaro fiat consente al governo di espandersi fortemente, corrompendo in tal modo un numero di persone sempre maggiore: le persone cercano posti di lavoro (presumibilmente prestigiosi), elargizioni generose ed opportunità di business offerte dal governo. La gente collabora sempre di più con il governo, rendendo la propria carriera personale ed il proprio successo commerciale dipendente da un apparato di governo in espansione. E molte persone iniziano anche ad investire i loro risparmi di una vita in titoli di stato “sicuri”.


Di conseguenza, prima o poi un governo va in default. In tempi di crisi, la stampa di quantità sempre maggiori di denaro per puntellare le finanze pubbliche (e le finanze dei beneficiari pubblici) sarà spacciata come “la politica del male minore”.


Per il gran numero di quelli che sono diventati dipendenti dall’apparato di governo, la stampa di denaro per finanziare le casse vuote del governo sarà considerata preferibile alla bancarotta di settori pubblici e banche finanziariamente stressate.


La struttura degli incentivi provocata dalla moneta fiat spinge, quindi, il sistema oltre il limite. In altre parole, il denaro fiat passerà attraverso un’alta inflazione — anche iperinflazione — prima di arrivare ad una depressione.


Un regime di denaro fiat non può essere sostenuto a tempo indeterminato, perché erode — mediante un interventismo del governo sempre maggiore — il pilastro stesso su cui si fonda il sistema di libero mercato: la proprietà privata.


Mises disse:



Sarebbe un errore ritenere che la moderna organizzazione dello scambio sia destinata a continuare ad esistere. Porta in sé il germe della propria distruzione, lo sviluppo del mezzo fiduciario deve necessariamente portare al suo crollo[7].



L’erosione del sistema di libero mercato, a sua volta, comporta un calo della capacità produttiva dell’economia, rendendo impossibile ai debitori ripagare le loro passività, aumentando in tal modo l’incentivo a ricorrere alla stampante.


Come gli economisti Austriaci hanno dimostrato, tuttavia, non c’è scampo dalle disastrose conseguenze economiche causate dalla moneta fiat; alta inflazione, o iperinflazione, non hanno nulla di “magico”. In effetti, peggiorerebbero ulteriormente la depressione che ne seguirebbe.


Quanto prima  il boom del denaro fiat viene arrestato, minore sarà il costo della depressione che ne seguirà — un ragionamento già espresso dal filosofo Prussiano Immanuel Kant (1724-1804), che ha notato, nel suo Prolegomena (1783), ” Non è mai troppo tardi per diventare saggi; ma se il cambiamento arriva in ritardo, c’è sempre più difficoltà ad avviare una riforma”[8].


Articolo di Thorstein Polleit su Mises.org


Traduzione di Francesco Simoncelli



Note


[1] Vedi Rothbard, M.N. (1983), The Mystery of Banking, especially capitolo 7, “Deposit Banking,” pp. 87–109.


[2] Consulta Mises, L.v. (1953), The Theory of Money and Credit, p. 29–37.


[3] Vedi Rothbard, M.N. (1990 [1963]), What Has Government Done to Our Money?, Ludwig von Mises Institute, Auburn, US Alabama. Rothbard applicò praticamente il teorema della progressione (un termine coniato dal Professor Joseph T. Salerno) al denaro in un mondo in cui c’è il governo, facendo uso del metodo storico sviluppato da Ludwig von Mises (1881–1973). Per una spiegazione altamente raccomandata del metodo storico di Mises consultare l’introduzione di Salerno al libro di Rothbard A History of Money and Banking in the United States (2005), Ludwig von Mises Institute, Auburn, US Alabama, pp. 7–43.


[4] Mises, L.v. (1940), Interventionism, p. 40. Corsivo aggiunto.


[5] Consulta Mises, L.v. (1996), Human Action, p. 427.


[6] Per la tesi della corruzione collettiva consultare Polleit, T. (2011), “Fiat Money and Collective Corruption,” Quarterly Journal of Austrian Economics, Vol. 14, No. 4, Inverno, pp. 397–415.


[7] Mises, L.v. (1953), The Theory of Money and Credit, p. 409.


[8] Kant, I. (1909, 1783), Prolegomena To Any Future Metaphysics, Chicago, edited in English by Dr. Paul Carus, The Open Court Publishing Company, London, p. 2.


 

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(...)
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