27/06/12

La provocazione di Toscani: “Mi fa più paura Monti di Grillo”


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La provocazione di Toscani: "Mi fa più paura Monti di Grillo"

Ogni settimana Oliviero Toscani selezionerà le foto dei lettori del Fatto. Potete mandare le vostre immagini più strane, irriverenti e dissacratorie. Le migliori saranno pubblicate sul giornale e nella gallery sul sito.Cliccate qui per inviarcele

Sa qual è la verità?

Qual è, Oliviero Toscani?

I bocconiani ci stanno uccidendo. Non c'è più fantasia né umanesimo. Non ci sono gli artisti.

Qualcuno sarà rimasto.

No. Soltanto bocconiani. Ovunque. Meglio passare 4 anni a San Vittore che trascorrerne uno in quell'Università. Ne escono certi prodottini, dio ci scampi.

Parla di Monti?

Ma lo guardi in faccia. Con uno così di cosa vuoi parlare? Di Arte? Di Cinema? Di Figa? È un ragioniere. Per quelli come lui l'esistenza la vita sono i minuti utili a spendere, incassare, far ripartire il Pil. Per l'accozzaglia di Monti ho anche lo slogan.

Ce lo rivela?

Governo impresa pompe funebri La Rapida.

Allegro.

Lei trova che ci sia qualcosa da ridere?

(Oliviero Toscani, 70 anni, fotografo. Impressionista ordinato: "L'artista non può essere confusionario. Mi ricordo Picasso. Terminato il lavoro, puliva ogni singolo pennello". Osservatore turbato di una politica che pure, dai radicali a Salemi, seppe irretirlo. L'Eterno Franti che alla carezza preferisce il pugno oltre la siepe, vede Guernica. "Rappresentanti improponibili, sopravvissuti troppo a lungo, già morti. È un periodo in bilico tra il ridicolo, il patetico e lo spaventato il nostro. La gente è terrorizzata. Racconterò il momento scegliendo una foto alla settimana per il Fatto. Scatti altrui, sia chiaro. Cinesi all'assalto delle spiagge, ad esempio. Gente dei nostri tempi. Sono peggio di noi i cinesi, ma ci mangeranno per poi naturalmente divorarsi tra loro)

Come le pare?

Vuole fare il ducetto anche lui. Anzi, Grillo è un Duce.

Sarà contento.

Non è colpa mia se parla come Goebbels. Dice cose giuste in divisa da nazista. Ma l'Italia ha sempre avuto bisogno di un Duce. Nero, giallo o rosso. Craxi era un Duce e anche Berlinguer, a suo modo, era tale.

E Berlusconi?

Un Superduce. Gli italiani sono così. Scelgono il condottiero, lo incensano e poi, ogni 20 anni, come a Piazzale Loreto, lo mettono a testa in giù.

All'epoca in cui non c'era la televisione, il film di Piazzale Loreto venne girato d...



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Kein Pfunsch® : Il Botto Silenzioso


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Kein Pfunsch® : Il Botto Silenzioso


Kein Pfusch - Il botto silenzioso.  


Scritto da Uriel
Fanelli





Mi fanno una domanda per email: "perche' mai le banche stanno togliendo
credito alle aziende, che pure sono le loro fondamenta, quando hanno
ricevuto miliardi all' 1% dalla BCE in due operazione LTRO?" E perche'
hanno preferito comprarci debito - pur sapendo che si sarebbero
intossicate di titoli a rischio - anziche' investirli
nelle aziende italiane producendo un balzo del PIL? LA risposta e' nella frase che nessuno vuole dire: in Italia sta scoppiando una bolla immobiliare.









Esistono decine di siti web che hanno postato statistiche su quanto sia
calato il numero di vendite , e si quanto i prezzi siano congelati. Il
vero problema di questi siti e' che non analizzano la situazione nel suo
insieme, ovvero la profonda relazione tra i debiti delle aziende e
valore degli immobili.






Tempo fa scrissi che il costo delle case a Milano, non giustificato da
alcun incremento demografico, fosse dovuto all'uscita dal mercato di
molti immobili. Uscita dal mercato dovuta principalmente al fatto che
moltissime case appartengono ad imprenditori e liberi professionisti. I
quali hanno "messo la firma" in banca sul credito aziendale. Poiche' la
firma ha forza a seconda delle proprieta' immobiliari,il risultato e'
che tali imprenditori hanno bisogno di essere...


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Finalmente il big-bang della politica. Pdl e Pd: fuori dai coglioni…


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Finalmente il big-bang della politica. Pdl e Pd: fuori dai coglioni…

(Piero Sansonetti) -  Finalmente non siamo più soli a invocare il "big bang" della politica italiana. Un paio d'anni fa, quando noi de "Gli Altri" abbiamo iniziare a battere su questo tasto, in molti ci hanno guardato con sospetto. "Perché...


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Islanda…la crisi continua


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Islanda…la crisi continua



- Di Jason Netek - Alla vigilia delle elezioni presidenziali in Islanda, il prossimo 30 giugno,  persistono molti degli stessi problemi economici che hanno afflitto il paese negli ultimi tre anni. Nel gennaio 2009, il governo islandese divenne la prima vittima politica della crisi economica globale.  Per quasi 20 anni, il Partito (conservatore) dell'Indipendenza aveva [...]


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Ricalcolate le pensioni d'oro


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Ricalcolate le pensioni d'oro

Com'è noto le pensioni d'oro costituiscono uno scandalo tutto italiano, che ha contribuito non poco al dissesto delle nostre finanze...


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L’era post-statunitense


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L'era post-statunitense

Imad Fawzi Shueibi Réseau Voltaire Damasco (Siria) 25 giugno 2012


Alla fine del XX.mo secolo, la buona notizia sarebbe stata il crollo dell'URSS come impero che imponeva la sua legge all'Europa centrale, e la cattiva sarebbe stata la sopravvivenza degli Stati Uniti come impero che impone la sua legge su Europa Occidentale, America Latina e altre parti del mondo. La rinascita della Russia e l'ascesa della Cina portano inesorabilmente all'invenzione di un nuovo ordine internazionale, in cui l'anacronistico impero degli Stati Uniti dovrà scomparire. Pertanto, gli strateghi stanno discutendo il modo di limitare gli scontri inerenti ai periodi di transizione. Per il dottor Imad Shuebi, i nuovi leader del mondo, Beijing e Mosca, agiscono con cautela per .........


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High Roller. Gigantesca frode informatica alle banche mondiali


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High Roller. Gigantesca frode informatica alle banche mondiali

A fornirne i dettagli di quanto accaduto è il rapporto "Dissecting Operation High Roller" diffuso da due aziende specializzate nella sicurezza informatica, Guardian Analytics e McAfee.

High Roller è un sistema di frode informatica innovativo che nei mesi scorsi ha colpito banche europee, statunitensi e del sud America
.



Come si legge nel rapporto, il metodo messo a punto ha permesso di sottrarre denaro dai conti correnti online in maniera totalmente automatizzata. A differenza delle tecniche usate dagli Spyware del passato, High Roller non richiede nessun intervento manuale.

Gli autori della frode hanno dimostrato di avere una conoscenza approfondita delle transazioni bancarie, come se fossero ben inseriti nel mondo delle banche.



L'organizzazione criminale ha attivato oltre 60 server in tutto il mondo, dove ha aperto falsi account utilizzati come destinazione dei furti di denaro dai conti correnti online.

Questi account, precisa McAfee, erano collegati a carte di debito prepagate e anonime da cui i soldi venivano prelevati rapidamente.

A essere presi di mira sono stati soprattutto clienti privati con elevate somme di denaro sul conto o aziende e professionisti.

I criminali hanno tentato trasferimenti per un valore di almeno 60 milioni di euro dai conti di oltre 60 istituzioni finanziarie in Europa, America Latina e Stati Uniti.





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Ue, vertice Merkel-Hollande: “Ora unione monetaria, domani anche politica”


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Ue, vertice Merkel-Hollande: "Ora unione monetaria, domani anche politica"

Le dichiarazioni restano vaghe, ambigue, prudenti. Ma le poche parole pronunciate in una rapida conferenza stampa da Angela Merkel e da François Hollande, prima del loro incontro, durante una cena a Parigi questa sera, fanno pensare a una certa disponibilità di entrambi, alla guida delle due maggiori economie dell'eurozona, a trattare e a trovare qualche soluzione concreta all'infinita crisi della moneta unica.

«Dobbiamo approfondire ora l'Europa economica e monetaria, domani politica», ha detto il Presidente francese, venendo incontro (apparentemente) alle reiterate richieste di Berlino di un più forte controllo centralizzato nella Ue, sulla gestione dei bilanci pubblici come a livello politico. Insomma, Hollande sembrerebbe pronto a maggiori rinunce alla sovranità nazionale, una strada che la Francia ha sempre esitato a imboccare. Una prospettiva, invece, iche è sempre stata invocata da Berlino. «Siamo alla vigilia di un Consiglio europeo importante e abbiamo lavorato bene: ci sono stati dei progressi, soprattutto sulla crescita», ha detto la cancelliera tedesca. Per poi aggiungere: « Ci vuole più Europa, un'Europa che funzioni. E un'Europa dove gli Stati si aiutino gli uni gli altri». Anche in queste parole, in contrasto con altre dichiarazioni degli ultimi giorni molto più dure e pessimistiche, sembra emergere la volontà ad andare incontro alle esigenze di Hollande e di Italia e Spagna con lui: pensare anche agli stimoli alla crescit e non solo al rigore nei budget. E poi in quell'aiutarsi «gli uni gli altri», il richiamo a una possibile solidarietà finanziaria.



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Gioco di sponda degli anglofoni contro la Germania


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Gioco di sponda degli anglofoni contro la Germania






Alcuni giornali italiani hanno reagito in maniera isterica al calo delle Borse lunedì scorso con Piazza Affari a segnare un meno 4%.
La Merkel affonda le Borse con il no agli eurobond, così hanno titolato.
In realtà la Cancelliera non ha fatto altro che ribadire la sua nota posizione. Non si possono mettere in comune tutti i debiti dei Paesi dell'Unione, ha obiettato, se prima non viene realizzata una reale Unione politica, con una comune normativa monetaria, finanziaria, bancaria e fiscale.
Una vera Unione in nome della quale ci sia un ferreo controllo sulla spesa pubblica e nessun Paese possa aumentare il debito e il disavanzo senza incorrere in sanzioni automatiche.
Insomma, voleva dire la Merkel, non si può rinunciare alla propria sovranità per devolverla a strutture centralistiche a Bruxelles e a Francoforte se prima tutti i Paesi membri della UE non avranno dimostrato di essere in grado di tenere sotto controllo la propria capacità di spesa e di accettare in caso contrario di essere commissariati più di quanto sia successo alla Grecia. Non si possono mettere in comune tutti i debiti, protesta la Merkel, confidando sul fatto che la Germania, come prima potenza economica continentale, tirerà fuori la maggior parte delle risorse necessarie. Oltretutto, ha ricordato, ogni giorno emergono nuovi debiti e spese occultate nei Paesi più a rischio come in Spagna per le banche e in Grecia per i dipendenti pubblici assunti dopo la concessione dei prestiti internazionali. La conclusione logica della Cancelliera è che con tali premesse sia a rischio la stessa sopravvivenza dell'euro soprattutto perché le migliaia di miliardi di euro immessi nel sistema finanziario sono serviti a ben poco visto che esso nel suo complesso è più debole che nel 2007-2008, quando scoppiò negli Usa la crisi finanziaria. Infatti, gli Stati, e la stessa Bce, si sono dissanguati per salvare le banche con soldi pubblici.
Di conseguenza, anche se la Merkel continua ad affermare la sua fiducia nell'euro, in Germania sono molti quelli che ne temono la fine per colpa dei Paesi cicala dell'area Sud e rimpiangono il marco che era l'emblema della forza economica tedesca.
In realtà gli attacchi alla Merkel e al suo scarso spirito solidaristico rappresentano l'emergere della visione tecnocratica tipica di alcuni dei padri storici dell'idea europea, come Jean Monnet o Altiero Spinelli, che volevano che l'Unione federale (contro cui emerse la visione dell'Europa delle Patrie di De Gaulle) fosse governata da una struttura centralista messa in grado di imporre il proprio volere a tutti i Paesi membri. Una visione purtroppo mai morta e che adesso, in nome dell'emergenza, provocata dalla ...


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Le Banche


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Le Banche

- Fernando Rossi - " Hanno costruito l'attuale organizzazione sociale, ci hanno imposto la globalizzazione, si sono appropriati del diritto degli stati a coniare, ed emettere in proprio il denaro, ora in banconote e in moneta elettronica, controllano Presidenti, Governi, Partiti, logge massoniche, giornali, radio e TV….Sono troppo forti ! Non li batteremo mai, e [...]


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Bce, ancora soldi regalati alle banche


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Bce, ancora soldi regalati alle banche

Berlino Il capo economista della Bce, Peter Praet, ha lasciato intendere che l'Eurotower potrebbe tagliare i tassi di interesse sotto l'1 perc.. Lo scrive oggi il sito del Ftd, Financial Times Deutschland, anticipando un'intervista che sara' pubblicata domani. 'Non c'e' alcuna dottrina per cui i tassi di riferimento non possano scendere sotto l'1 perc.', ha detto Praet.Con i 529,5 miliardi di euro messi ieri a disposizione delle 800 banche dell'Eurozona da parte della Bce il 29 febbraio scorso, si e' realizzato il piu' massiccio intervento nella storia dell'istituto di Francoforte, portando i prestiti a oltre un trilione di euro, con forti rischi di iperinflazione. L'iniezione di liquidita' della Bce e' stata superiore a quella del 21 dicembre, quando l'Eurotower aveva risposto alle richieste di 523 banche per 489 miliardi di euro.Una banca puo' prendere in prestito un miliardo di euro dalla Bce all'1 perc. e usare i soldi per acquistare titoli triennali italiani con un rendimento del 3,60 perc.: il cosiddetto carry trade potrebbe aumentare il guadagno di 26 milioni di euro all'anno, si calcola.Nel 2008 le banche Usa tra cui Morgan Stanley, JP Morgan Chase e Goldman Sachs guadagnarono 13 miliardi di dollari prendendo prestiti a basso costo (700 miliardi di dollari) dalla Fed e prestando a loro volta il denaro a tassi superiori.Le banche non useranno i soldi per aumentare i prestiti ai clienti, ma li utilizzeranno per rifinanziare il debito e li investiranno in titoli sovrani. Si tratta di un pasto gratis, un vero regalo: le banche possono ottenere denaro quasi gratis, e prestarlo a tassi maggiorati.


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Rubiamo ai poveri per dare alle banche


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Rubiamo ai poveri per dare alle banche




La confraternita di usurai prezzolati che dopo il golpe dello scorso novembre usurpa i banchi del governo, continua a maramaldeggiare allegramente sotto la guida di Mario Monti e con il sostegno incondizionato di un parlamento composto da zombies, pronti a ratificare qualsiasi bestialità venga loro ordinata.
Lacrima Fornero ha iniziato ad impegnarsi con cura certosina nella sostituzione della produzione industriale con quella dei disoccupati, il tutto naturalmente al fine di creare la crescita e partendo dal presupposto che "il lavoro non è un diritto", bensì una creatura ectoplasmatica destinata a venire esorcizzata per sempre. Il "buon" Di Pietro e la Lega si scagliano contro le sue parole, ritenendole in contrasto con la costituzione. Ma sono stati (anche) loro a sostituire la costituzione con il Trattato di Lisbona , perchè continuare a fingere che quello che è ormai ridotto a carta straccia esista ancora?
I tagli dei servizi al cittadino e dello stato sociale oggi li chiamano "spending review", probabilmente perché usare il linguaggio del padrone incrementa l'appeal e contribuisce a far si che l'interessato non capisca una mazza di quello che viene ordito alle sue spalle....


Proprio nel nome dello spending review è partita la manovra Bondi che taglierà quel poco che resta del sistema sanitario italiano. Un taglio che dovrebbe far rispa...


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La bolla immobiliare in Norvegia mette (altre) ansie all’Europa

La bolla immobiliare in Norvegia mette (altre) ansie all’Europa:

In Norvegia i prezzi delle case continuano a salire. Dal 2008 a oggi l’impennata è stata del 30 per cento. E la Federal Reserve di San Francisco mette in guardia Oslo, rimarcando che i rischi possono destabilizzare il sistema bancario norvegese. Ma dalla Norges bank, la banca centrale nazionale, si dicono più preoccupati dalla situazione dell’eurozona, che potrebbe contagiare il Paese. Intanto, sempre più capitali volano verso i fiordi. 

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Un po' di verità sull'Immobiliare Italiano: IL BOTTO SILENZIOSO (Kein Pfusch®)

Un po' di verità sull'Immobiliare Italiano: IL BOTTO SILENZIOSO (Kein Pfusch®):

In un paese feudale&corporativo come l'Italia è difficile trovare informazioni ed analisi indipendenti ed affidabili. Infatti quasi sempre sono le Corporazioni che gestiscono le fonti d'informazione e le società di analisi che si occupano del settore in cui esse stesse operano. Per fare un esempio...se salta fuori un'analisi che con Grafici e fior di tabelle ti dimostra che i Notai hanno bisogno di occhiali sovvenzionati dallo Stato perchè svolgono una funzione di utilità pubblica, quell'analisi sarà stata emessa dall'Associazione Notai Miopi Italiani.... E se salta fuori che...

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Italia e Spagna, Ue: spread insostenibile

Italia e Spagna, Ue: spread insostenibile: Bruxelles 'Il livello di differenziale tra obbligazioni e bonos in Paesi come Italia e Spagna rispetto a titoli di altri Paesi suppongono una pressione importante che non si puo' sostenere a lungo termine', secondo il commissario Ue Olli Rehn. Il vertice Ue, ha detto Rehn, discutera' 'della risposta globale alla crisi, incluso il bisogno pressante che subiscono alcuni Paesi vulnerabili' come Italia e Spagna. 'La Commissione Ue da molto tempo spinge per una risposta globale e non parziale'.Intanto oggi lo spread Btp Bund ha chiuso a 460,8 punti base con il rendimento del 10 anni italiano al 6,17 perc.. Il differenziale tra i decennali di Spagna e Germania e' terminato a 527,9 punti base e il tasso dei Bonos al 6,84 perc..

Lo Stato salva Mps prima che l’Europa salvi lo Stato

Lo Stato salva Mps prima che l’Europa salvi lo Stato:

Il governo Monti adotta una misura che permette alle banche di aumentare il capitale tramite la vendita di obbligazioni allo Stato. Il Tesoro vende €3.91 miliardi di debito con rendimenti in aumento dopo che altri due paesi hanno richiesto ufficialmente il salvataggio della zona euro. La Germania rafforza l’opposizione a qualsiasi tentativo di condivisione del debito.

Ospite in collegamento: Vanni Lucchelli – Consulente indipendente e socio di Compagnia Fiduciaria Lombarda a Milano: “È detestabile e odioso agli occhi di qualunque cittadino l’utilizzo di denaro del contribuente per sanare il malsano intreccio tra politica e mercato del credito, la soluzione non può essere trovata nei singoli paesi ma a livello europeo”

RIVENDICARE LA PROPRIA SOVRANITA'

RIVENDICARE LA PROPRIA SOVRANITA':

Art.4794
Santos Bonacci: "Rivendicare la propria Sovranità". Il Diritto, la Storia ...
VIDEO E TESTI: http://www.liberamenteservo.it/modules.php?name=News&file=article&sid=4794












Lobby. Espressione di libertà o cancro della democrazia ?

corruzioneWashington è la capitale sede del parlamento USA, delle maggiori lobby del mondo e una delle città più corrotte del mondo. Non lo dico io, ma le statistiche americane. E allora sorge la classica domanda : ma se le lobby sono il portare alla luce del sole gli interessi delle categorie allora perché tanta corruzione ? Perché la lobby ha tanti soldi, e prima ci prova in modo diretto e chiaro e poi, se serve, compra sottobanco voti e deputati. Anche questa non è una mia interpretazione, ma sono dati pubblici. In Europa si st

Azioni ENI

Agli attuali prezzi quota circa 7 volte gli utili 2012 con un dividend yeld sostenibile del 7%, nimeri decisamente inferiori....

Crisi:piu' famiglie povere Italia,Spagna

Crisi:piu' famiglie povere Italia,Spagna: In Italia tassi difficolta' finanziari saliti da 16% al 26%

Droghe, basta con cocaina e “sintetiche”. Arriva il tempo dello sballo “rilassante”

Droghe, basta con cocaina e “sintetiche”. Arriva il tempo dello sballo “rilassante”:

Basta con cocaina, doping e droghe del sabato sera. Adesso lo sballo lo si vuole “rilassante” e lo si cerca nel modo più facile, economico e meno rischioso possibile. Ecco perché da qui al 2015 uno dei pericoli più immediati in Italia è rappresentato dall’abuso di sostanze lecite, come alcol, farmaci e gioco d’azzardo. E’ questo uno dei punti su cui mette in guardia il Bollettino previsionale 2015 dell’Osservatorio regionale lombardo sulle dipendenze, secondo cui le tendenze che si stanno delineando, complice la crisi economica, sono quelle di un calo leggero dei consumatori occasionali, di un aumento di quelli dipendenti in modo continuativo da droghe e altre sostanze, della crescita del consumo di eroina tra gli studenti e di una consistente espansione di nuove droghe e molecole per sfuggire ai controlli.

“Quello che ha dimostrato questa crisi economica – spiega Roberto Gatti, responsabile scientifico del rapporto – è che il mercato della droga è come gli altri mercati. Non si basa sul rapporto ragazzo-spacciatore, ma é più complesso e la crisi incide sull’auto come sulla droga, che ormai è diventata un bene di consumo. A fronte di risorse più risicate da spendere, le droghe tradizionali subiscono la concorrenza di quelle nuove, rappresentate non solo da nuove molecole (solo 65 quelle scoperte in Europa negli ultimi 2 anni), ketamine e designer drugs, ma farmaci, alcol, gioco d’azzardo, internet e social network, che danno effetti simili agli stupefacenti ma in modo più accessibile”. E’ questo il punto chiave da capire, secondo Gatti, perchè l’attuale generazione di giovani è quella dei nativi digitali, che pensano che tutto sia come internet, “facile, gratuito e scaricabile”, e che non hanno vissuto il periodo del “proibizionismo” e non sono in grado di cogliere le implicazioni etiche del vocabolo “droga”.

Chi sale e chi scende. Le previsioni per il prossimo triennio, contenute nel rapporto, individuano dopo il boom degli anni Novanta, un calo del 9 per cento dei consumatori di cocaina tra i 15 e 64 anni e del 16 per cento tra gli studenti. Più in generale ci sarà un calo del consumo “dopante” anche di amfetamine e simili, in quanto si tratta di un modello ormai datato. Aumenterà invece l’uso di eroina, soprattutto nella fascia studentesca (+18 per cento), venduta a prezzo basso, fumata, non più iniettata e che produce molta dipendenza. Rimarranno sostanzialmente stabili i consumatori di cannabinoidi, con un trend di crescita del 5 per cento da qui al 2015 (in passato era molto di più), mentre caleranno tra gli studenti (-6 per cento), e aumenteranno i consumi di droghe sintetiche, che danno sballo a basso a costo e per cui mancano i narcotest sulle molecole nuove. Al posto però dei sintetici da discoteca, dove ora la musica é più lenta e si chiude prima, si preferiranno altre droghe sintetiche, acquistate su internet, o come la ketamina, che è anche un farmaco veterinario, usato dai giovani e meno rilevabile ai controlli.

Pusher a progetto. La crisi può offrire nuove opportunità di lavoro. Spinti dall’indigenza e minori guadagni, possono essere molti coloro che sceglieranno di improvvisarsi spacciatori temporanei, “magari con coltivazioni individuali di cannabis – continua Gatti – anche in campi agricoli, o facendosi inviare dall’estero molecole non tabellate ma con effetti simili. Inoltre possono esserci maggiori possibilità di affiliazione nelle organizzazioni criminali, e quindi non si disdegna l’occasione di guadagni facili in tempi brevi”.

Droghe lecite (?). “Nelle campagne anti-droga si stigmatizzano gli stupefacenti classici – rileva Gatti – trascurando però altre fonti di dipendenza lecite, come alcol, facilmente reperibile e poco costoso, gioco d’azzardo e farmaci”. Un esempio sono gli Stati Uniti, dove l’abuso di farmaci inizialmente usati per le cure palliative è diventata la nuova emergenza del Paese e su cui bisogna tenere gli occhi aperti anche in Italia. “Non significa che non si debba dare i farmaci oppiacei ai malati terminali – conclude Gatti – ma stare attenti al fatto che molti possono iniziare ad abusare di farmaci, partendo dagli antidolorifici presenti in casa. Senza contare che i mercati legali, collegati a queste sostanze e comportamenti, non hanno grandi interessi a contrastare tali fenomeni”.

Spesa crisi: crollo dell'alimentare, ma non è una brutta notizia

Spesa crisi: crollo dell'alimentare, ma non è una brutta notizia:

zuppa.jpg

Grande preoccupazione ha destato la news di ieri, ovvero che le vendite degli alimentari hanno subito una flessione del 6% nel mese di Aprile. Un ribasso che non si vedeva dal 2001, mentre Codacons si avventura a prospettare un 2012 con un consumo alimentare pro capite pari al 1979(foto:infophoto)

Fermo restando che nel 1979 non moriva di fame nessuno, a me non pare il caso di gridare (ancora) al disastro, come i nostri anchorman che indossano la faccia luttuosa e descrivono un'Italia ridotta a pane e cipolle.

Continua a leggere Spesa crisi: crollo dell'alimentare, ma non è una brutta notizia...

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Mai più senza: l’anello nuziale anti-tradimento

Mai più senza: l’anello nuziale anti-tradimento: Lo fanno in titanio e all’interno riporta la scritta a sbalzo “I’m Married”, che si traduce con “sono sposato/a. L’attrezzo stampa la stessa scritta sul dito del fortunato che l’indossa, una scritta che rimane per un po’ anche qualora astutamente

Salta l’Euro? Ecco le conseguenze. Effetto contagio garantito

Salta l’Euro? Ecco le conseguenze. Effetto contagio garantito:


Quante parole fatte da politici, economisti, giornali. Ma alla fine è chiaro a tutti che, se salta l’Euro sarà anche la capricciosa ed indisponente Germania a pagare.
Questa analisi che ho preso NON da Topolino ma da un signor giornale tedesco, tale Der Spiegel, spiega in modo evidente le conseguenze a cui andrebbero incontro i paesi dell’Eurozona in caso di Euro break up.


Siamo d’accordo che riuscire a fare tale calcoli non è per certo facile. Ma almeno anche i media tedeschi si stanno rendendo conto che non è nell’interesse di nessuno, Germania compresa, che il progetto Euro sia destinato a morire. Perché questo esito non converrebbe a nessuno.



E che fine farebbe l'Italia?


Vorrei però portare alla vostra attenzione i dati dell’Italia.
Secondo il giornale tedesco, se si tornasse alla Lira, l’Italia si troverebbe con una disoccupazione in aumento (12.3%), un crollo dell’Economia che già di per sé mi sembra abbastanza in fase critica, in particolare nei primi due anni, ed un vistoso e pericoloso aumento dell’inflazione che finirebbe fuori controllo (galoppante).
Tenetelo bene a mente questo grafico e fatelo vedere ai nostalgici della Lira. Secondo il mio punto di vista, resta ancora decisamente prudenziale. Il rischio di ritrovarsi con dati ben peggiori è assolutamente realistico. Pensate all’effetto contagio, al crollo del valore degli asset, e alla speculazione.
Non dico che si tornerebbe al baratto ma…l’Italia sarebbe la Grecia di oggi.



Preferisco l’Euro. I’m sorry.


STAY TUNED!

DT


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E l'Italia invece può???

E l'Italia invece può???:

Ecco la recente dichiarazione del Primo Ministro Spagnolo:


Crisi: Rajoy, Spagna Non Puo' Finanziarsi A Lungo Con Questo Spread



Madrid, 27 giu - La Spagna non puo' continuare ''a finanziarsi sul lungo
periodo'', visto il livello dello spread tra titoli di Stato spagnoli e
tedeschi....


ed ecco la mia chiosa sul mio canale twitter


e
l'Italia invece sì??? a suon di manovre salva(ammazza)-Italia...Crisi:
Rajoy, Spagna Non Puo' Finanziarsi A Lungo Con Questo Spread
Lo ripeto: ma l'Italia invece può continuare tranquillmente a finanziarsi a lungo con questo spread e con questi tassi...



[ clicca sul titolo per continuare a leggere ]

Crisi: Squinzi, non so quando finira', situazione estremamente complessa

Crisi: Squinzi, non so quando finira', situazione estremamente complessa:

(Pubblicato il Wed, 27 Jun 2012 14:19:00 GMT)

Il problema è la Germania

Il problema è la Germania: Questo è un intervento che risale a SEI mesi addietro.

Nulla è cambiato da allora.......




30 11 2011 Mal d’Europa: il problema sono la Grecia e l’Italia… o ...

Anche i pirati somali nel loro piccolo s’incazzano

Anche i pirati somali nel loro piccolo s’incazzano: Sarà che sentono la pressione internazinale?



La più grande bancarotta pubblica negli USA

La più grande bancarotta pubblica negli USA: Queste sono storie che i più giovani, come il sottoscritto, non hanno mai sentito e per questo sembrano così lontane da sembrare irreali.

Abbandonate la Nave - L'Eurozona Sta Fallendo Ad Un Ritmo in Accelerazione

Abbandonate la Nave - L'Eurozona Sta Fallendo Ad Un Ritmo in Accelerazione:
Un inizio di settimana terrificante per il mercato azionario Europeo e Statunitense. I mercati temono che non sarà deciso nulla al prossimo vertice Europeo e che l'Eurozona possa crollare. La BCE, nel frattempo, sembra seguire una politica che mantiene la situazione vicina al panico, molto probabilmente fornirà supporto a quesi paesi dell'Eurozona che si muoveranno verso una maggiore unione fiscale e bancaria. Se davvero scoppiasse un panico, la BCE entrerebbe in gioco per tentare di calmare le acque e sostenere i mercati. La tempesta sta diventando "perfetta." Inoltre, anche il settore bancario Statunitense è esposto ad un crollo dell'Eurozona e nonostante lo zio Ben nell'ultimo periodo stesse tentando di drenare le riserve in eccesso dovrà di nuovo portare aiuto agli amanti dell'azzardo morale. Non solo, ma il pompaggio monetario è rallentato negli USA e questo significa che la ripresa nominale innescata dallo zio Ben si concluderà presto. Fate le vostre scommesse.
__________________________________________________________________________________


di Alasdair Macleod


Non sarà una sorpresa per i lettori: le notizie che giungono dall'Eurozona peggiorano sempre di più. La realtà è che l'Irlanda, il Portogallo, la Spagna, l'Italia, il Belgio, la Grecia e la Francia (in nessun ordine particolare) sono tutti in trappole del debito da cui non c'è scampo. Una trappola del debito scatta quando il fallimento diventa l'unico risultato. Con le corporazioni, di solito questo diventa evidente da subito ed i direttori sono costretti per legge a smettere di commerciare, ma i paesi nascondono questa realtà stampando denaro. Altrimenti non c'è differenza nei due casi, nonostante ciò che i politici e gli economisti neoclassici vorrebbero farci credere. Questo è il motivo per cui sono dolorosamente consapevoli che l'Eurozona è in difficoltà, dal momento che gli stati nazionali non sono in grado di coprire e nascondere i loro obblighi stampando moneta, dopo aver ceduto questo ruolo alla Banca Centrale Europea (BCE).

La BCE è stata pensata per essere indipendente dalla politica e dalle pressioni politiche. Ma la realtà di fronte a qualsiasi banchiere centrale è che egli/ella non può rimanere a guardare mentre lascia che i politici affogano nei loro casini. I politici lo sanno, ed è ciò che c'è dietro agli attuali tentativi di abbandonare l'austerità in favore della crescita Keynesiana. Il motivo è esattamente lo stesso di quello dello spendaccione che dice al suo direttore di banca che l'unica possibilità che ha per ottenere indietro i suoi soldi è quella di aumentare lo scoperto per consentirgli di commerciare ed uscire dalle difficoltà.

Così la BCE sa, nel suo ruolo di direttore, che l'argomento è fallace. Ma a differenza dei singoli spendaccioni, i politici hanno il potere reale, e la BCE ha la responsabilità ultima di non sconvolgere il carretto delle mele. Ed è per questo che l'elezione di un nuovo presidente socialista Francese è importante. Il Presidente Hollande sta conducendo l'Europa lontano dall'austerità, e ha alleati potenti, tra cui il Presidente Obama nel suo anno di elezioni.

Purtroppo, la BCE ed i politici non hanno una corretta comprensione della loro condizione economica perché continuano ad operare nel quadro neoclassico che li ha portati in questo pasticcio. La mancanza di comprensione del rapporto tra la difficoltà di prevedere le preferenze future dei consumatori, come anche la funzione imprenditoriale ed il ruolo del tempo nei calcoli, ha portato ad una dipendenza da modelli economici sterili. Ciò non lascia spazio alla creatività dinamica ed imprevedibile della natura umana che ci dà un reale progresso economico. E' la differenza tra una corretta comprensione del ruolo del libero mercato, ed il pensiero che lo stato possa manipolarlo per ottenere un risultato preferito senza conseguenze negative. Una conseguenza importante è stata la creazione di cicli economici indotti dal credito che hanno portano a livelli crescenti di debito sia nel settore pubblico che in quello privato, motivo per cui tanti paesi sono intrappolati nelle trappole del debito. Questa affermazione dell'ovvio non è compresa da Keynesiani e monetaristi che continuano a sostenere che la soluzione è ancora più debito, più stimoli, ed evitare la deflazione a tutti i costi. E sono i Keynesiani ed i monetaristi che popolano le banche centrali e consigliano gli esponenti politici.

Questo ci porta ad una considerazione importante: nonostante ciò che i suoi funzionari dicono pubblicamente, l'austerità ha un supporto limitato all'interno della stessa BCE, in quanto viene gestita in alto da economisti neoclassici. Al contrario, il vincolo reale è la Germania, i cui risparmi dei cittadini sono in prima linea e si affacciano alla prospettiva di un terzo crollo della valuta in un secolo. Quindi è qui dove possiamo tracciare le linee: gli spendaccioni alla disperata ricerca di più soldi, una banca centrale combattuta, e la Germania.

Angela Merkel ha compiuto notevoli progressi nello spingere l'elettorato Tedesco in una direzione che è completamente contraria ai suoi istinti, giocando la carta politica del "non c'è alternativa." Con le sue notevoli capacità politiche, potrebbe essere in grado di spingere un po' di più il suo popolo, ma sta diventando sempre più difficile, perché tutti in Germania possono vedere che impegnare i risparmi reali per il salvataggio degli spendaccioni elimina semplicemente i risparmi. Non si tratta semplicemente di euro evocati dal nulla, perché la Bundesbank non può stamparli e probabilmente non lo farebbe comunque. Ma la pressione si sta intensificando, e sta per essere schiacciata dai governi come quello Inglese ed Americano, che ora sono nel panico per le conseguenze del fallimento.

È per questo che entrambi i paesi si sono mostrati in pubblico la settimana scorsa, con David Cameron che addirittura andava a visitare la Merkel di persona. Si tratta di un indizio sicuro che i governi più importanti al di fuori dell'Eurozona stanno cominciando ad aspettarsi il peggio, e se la Germania non cederà, accadrà presto.



Il Credito Bancario nell'Eurozona

Mentre vi è una situazione di stallo a livello di governo e banca centrale, questo è ben lungi dall'essere il caso del settore bancario commerciale. Il periodo di espansione del credito bancario, che ha dato luogo a livelli insostenibili di debito, si è concluso con la crisi bancaria del 2008, e da allora, le banche centrali hanno avuto a che fare con le conseguenze. I paesi dell'Eurozona che affrontano problemi oggi erano i beneficiari dell'espansione del credito bancario, e quindi sono stati colpiti dalla contrazione successiva.

Il grafico sottostante illustra come i prestiti bancari dell'Eurozona stiano crollando, e rappresenta i prestiti Europei transfrontalieri del credito bancario tra i paesi Europei, ribasati a 100 al 31 Dicembre 2007. Il totale è indicato dalla linea nera, insieme con i prestiti ai paesi dell'Eurozona selezionati.




Diventa chiaro da questa tabella perché la BCE abbia offerto la sua operazione di rifinanziamento a lungo termine lo scorso Febbraio, quando ha iniettato €530 miliardi in contanti nelle banche. La contrazione dei prestiti transfrontalieri stava accelerando, dopo aver assorbito completamente l'iniezione di Novembre di €489 miliardi. E ci dice che più iniezioni LTRO saranno molto presto necessarie.

Il quadro sottostante è più complesso di quanto mostrato dal grafico. Il prestito che viene indicato è verso sia il settore pubblico che quello privato, ed il calo dei prestiti transfrontalieri ai governi è stato parzialmente sostituito da un incremento dei prestiti concessi da fonti nazionali grazie al LTRO della BCE, e anche dalle banche Statunitensi (vedi sotto). Ma dato che le banche dell'Eurozona sono già altamente esposte ai loro singoli governi, questo aumento della concentrazione di prestiti ha indebolito il loro merito di credito; da cui il continuo declassamento delle agenzie di rating delle banche coinvolte.

Un'ulteriore preoccupazione è che l'indebitamento del governo sta spiazzando il settore privato. I mutuatari del settore privato sono stati compressi seriamente, non solo per i finanziamenti per investimenti in conto capitale, ma anche per le loro esigenze di capitale circolante. La conseguenza è che i governi con deficit di bilancio di grandi dimensioni non otterranno le entrate fiscali future previste nelle previsioni economiche.

Per questo motivo l'unica soluzione ai problemi dell'Eurozona è un giro di tagli massicci e immediati alla spesa pubblica. Senza questi tagli, la distruzione dei risparmi reali, vitali per il benessere economico della società stessa, continuerà. In passato, questa distruzione era un processo relativamente lento, ma la velocità alla quale sta accadendo ha accelerato in modo esponenziale. L'importanza di ridurre la spesa pubblica è diventata più urgente; purtroppo, l'elezione del Presidente Hollande in Francia ha ritardato questo processo.

Gli aiuti dall'estero ritardano solamente l'inevitabile ed aumentano la loro esposizione ai problemi dell'Eurozona. I prestiti ai paesi dell'Eurozona da parte delle banche Statunitensi sono aumentati in tutti i casi riportati nella tabella sottostante, anche se il totali del credito è oscillato ampiamente. Ma i prestiti totali (la linea nera) è ancora al 67% da Dicembre 2007. Un cinico potrebbe dire che la FED ha incoraggiato le banche Statunitensi ad aumentare i prestiti all'Eurozona, sulla base del fatto che nessun banchiere sano di mente avrebbe altrimenti agito in questo modo. Ma se questo è vero, la FED ha poca flessibilità per continuare con questo sostegno, dato che i banchieri commerciali diventeranno sempre più riluttanti ad impegnarvi ulteriori fondi. Ciò spiega l'interesse manifestato per l'Eurozona da parte del Presidente Obama allo stato attuale, perché se va a ramengo, ci dovrà essere un importante apporto di capitale nelle banche degli Stati Uniti per tenerle solventi. Ci siamo abituati alle migliaia di miliardi gettati in giro, ma questi rappresentano la spesa pubblica e la stampa di denaro; nel contesto delle banche di Wall Street, i quantitativi non sono piccoli, con il totale dei prestiti a fine Dicembre 2011 a $347 miliardi.




E' difficile concludere qualcosa di diverso da questo: sono state esplorate tutte le vie per la risoluzione e sono state gettate ingenti somme di denaro al problema, in gran parte senza che la popolazione ne venisse a conoscenza. La BCE ha ampliato il proprio bilancio per compensare  la contrazione dei prestiti transfrontalieri, ed altre banche centrali, in particolare la FED, hanno fatto la loro parte. La Germania ha impegnato abbastanza risparmi dei suoi stessi cittadini per riempire quello che ovviamente è un pozzo senza fondo. I nuovi investitori, eccetto gli speculatori selvaggi, sono inesistenti. E senza più un aiuto esterno, le istituzioni dell'Eurozona non hanno le risorse per evitare un collasso finanziario.

Questo aiuto esterno non c'è. Il risultato è che l'Eurozona sta fallendo ad un ritmo accelerato. George Soros è noto per aver dato all'Eurolandia tre mesi. Sarà fortunata a durare così a lungo.



Conseguenze

Anche se è impossibile prevedere l'ordine preciso degli eventi in questo crollo in accelerazione, nella Parte II: Gli Eventi Successivi Più Prevedibili, andiamo nel dettaglio degli inevitabili sviluppi che quasi certamente si presenteranno nel corso dell'agonia Europea.

Ricordate che la maggior parte dei commentatori ha scarsa comprensione della vera situazione, o sono addestrati nell'economia neoclassica (se non del tutto), e generalmente riciclano il pensiero di qualcun altro. Inoltre, tenete a mente che i politici dell'Eurozona sono disperati e non consentono passi indietro nel loro amato progetto, perché c'è il sospetto che qualsiasi regressione non solo ucciderà l'euro, ma tutto il progetto UE. Sarà fatto di tutto per evitare che i paesi lascino l'Eurozona, tra cui ignorare i problemi nella speranza che andranno via. E più sarà grande il paese, più tutti saranno risoluti affinché venga impedito a quel paese di lasciare l'Eurozona.

Cliccate qui per accedere alla Parte II della presente relazione (sintesi gratuita; richiesta iscrizione a pagamento per l'accesso completo).


[*] traduzione di Francesco Simoncelli



OkNotizie

Crisi: in corso teleconferenza Eurogruppo su Spagna e Cipro

Crisi: in corso teleconferenza Eurogruppo su Spagna e Cipro:

(Pubblicato il Wed, 27 Jun 2012 13:24:00 GMT)

La vera Fornero: “Il lavoro non è un diritto”

La vera Fornero: “Il lavoro non è un diritto”:

“Stiamo cercando di proteggere le persone e non i loro posti di lavoro. Gli atteggiamenti delle persone devono cambiare. Il lavoro non è un diritto; Deve essere guadagnato, anche attraverso il sacrificio”. Le affermazioni del ministro Elsa Fornero al Wall Street Journal rappresentano un programma politico nella loro secchezza e anglosassone sintesi. Spesso, quando si danno interviste ai giornali stranieri, si dice meglio quello che si pensa davvero, lo spirito di fondo che muove le proprie azioni. 

Da quello che capiamo noi, avendo seguito il ministro dal momento del suo insediamento, la filosofia che la ispira è quella di una società, probabilmente idealizzata, in cui le persone non stiano ferme sul posto, si diano da fare, si “guadagnino” appunto il lavoro piuttosto che aspettare che questo gli piova dal cielo. E’ un concetto che abbiamo sentito più e più volte, addirittura dagli anni 80 quando un craxiano con i boccoli, come Gianni De Michelis, consigliava ai giovani di imparare ad “arrangiarsi”.

Solo che è un concetto che non fa i conti con quell’impegno certosino e generoso di migliaia e migliaia di giovani e meno giovani, precari e disoccupati, che accettano di combattere una quotidiana battaglia, sempre impari, per conquistare una vita decente. A sentire certe affermazioni del ministro sembra che questa realtà non esista e che, al contrario, i giovani disoccupati siano seduti sul divano ad aspettare l’offerta migliore. Il modo migliore per descriverli, del resto, da parte di chi non sa risolvere il problema dell’occupazione.

Per questo di un’espressione che dice che “il lavoro non è un diritto” resta solo la parte amara, quella vera. Il lavoro viene lentamente espunto dalla giurisprudenza europea dal novero dei diritti non tanto garantiti ma su cui una società è impostata e cerca di convergere. E non è un caso che nell’intervista al WSJ questo concetto venga declinato in altre forme. La riforma, spiega infatti Fornero, “è anche una scommessa sugli italiani cambiare il loro comportamento in molti modi”

Ma è il quotidiano finanziario a ricordare l’essenziale quando afferma che “uno dei principi chiave della nuova legge è che i datori di lavoro saranno in grado di licenziare i singoli lavoratori per motivi economici”“Forse il più grande significato dello sforzo della signora Fornero - continua il WSJ - è che la legge ha smantellato la vacca più sacra del lavoro in Italia, l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori”. Si possono fare tutti i discorsi del mondo, teorizzare le migliori filosofie di vita e del lavoro, ma la “riforma Fornero” entrerà nella storia, e sarà ricordata, solo per questo.

Salvataggio MPS. Monti resuscita i Tremonti bond

Salvataggio MPS. Monti resuscita i Tremonti bond:

Siete una grande banca che è in pieno tracollo e vi servono un paio di miliarducci pronta cassa per trarvi d’impaccio? Niente paura. Ci pensa il governo Monti. E già che c’è, magari, vi rinnova il credito precedente per un importo analogo.


Che sarà mai? Due miliardi, quattro miliardi, quello che serve. Quando c’è da andare in soccorso delle banche i soldi si trovano sempre. E figuriamoci per un istituto di antichissima storia come il Monte dei Paschi di Siena, che è nato nel 1472 e che, come viene sottolineato orgogliosamente sul sito ufficiale, è l’«ideale erede delle tradizioni mercantili e bancarie senesi del Medioevo».


 


di Federico Zamboni


(nel Quotidiano)

Monti regala 2 miliardi alla banca del PD. Tutto normale?

Monti regala 2 miliardi alla banca del PD. Tutto normale?:


Il Monte dei Paschi di Siena ha un grosso problema. Anzi, è enorme: non ha i fondi per rispettare gli impegni presi con le autorità di vigilanza. Il nuovo presidente, Alessandro Profumo, non ha trovato i soldi necessari, ma non c’è problema: ci penserà il governo. Cioè noi.


Con una velocità disarmante, Monti ha trovato 2 miliardi di euro da girare – attraverso lo strumento dei Tremonti bond – alla banca toscana: una “paccata” di soldi niente male. A questi vanno aggiunti anche i 2 miliardi già ricevuti nel 2009 (in quell’occasione insieme ad altre banche, oggi invece l’intera torta va al Monte dei Paschi).


La situazione della banca è oggettivamente drammatica: il valore del titolo è precipitato, dalla vendita del patrimonio immobiliare non è andata benissimo e la possibilità di piazzare obbligazioni sul mercato è stata scartata immediatamente (non le avrebbe prese nessuno). L’unica concreta possibilità era quella di chiedere soldi al governo. E così è stato fatto.


Un governo che è sostenuto, vale la pena ricordarlo, dal Partito Democratico: lo stesso partito che nel Monte dei Paschi ha un qualche interesse. Diciamo così. Ma va tutto bene. O forse no?


ps il Comune di Siena e la Provincia nominano 13 dei 16 consiglieri della Fondazione che controlla la banca. Come è noto, Siena è storicamente una inespugnabile roccaforte “rossa”.

I soldi per i terremotati? Rischiano di rimanere ai partiti

I soldi per i terremotati? Rischiano di rimanere ai partiti:




Nel disegno di legge di riforma dei partiti erano stati destinati alle popolazioni colpite dal sisma circa 90 milioni di euro, l’ultima tranche dei rimborsi elettorali. Ad autorizzare il trasferimento doveva essere il governo, con un decreto da emanare entro 15 giorni dall’approvazione della norma. Peccato che l’ok del Parlamento è ancora lontano, ma lunedì i partiti matureranno il diritto a incassare quei finanziamenti. «Una vicenda vergognosa» per la radicale Poretti.





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RIO DE JANEIRO – “Potenti corrotti hanno imposto al nostro mondo un sistema inefficiente e discriminatorio che si rivela a favore dei loro interessi e ai danni dei popoli”. Queste le dichiarazioni del presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad durante una conferenza stampa giovedì in Brasile a margine del summit Onu sullo sviluppo sostenibile Rio+20. Il presidente [...]

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Fanno saltare il banco e si prendono tutto

Fanno saltare il banco e si prendono tutto:
ERF FSF Giuseppe Vegas



 Non bastava l'EFSF, il fondo salva stati europeo. Non bastava il MES, il Meccanismo Europeo di Stabilità. Non bastava l'ERF, il Fondo di Redenzione (ripianamento) Europeo: ora Giuseppe Vegas, il presidente della Consob, vuole l'FSF: il Fondo di Stabilità Finanziaria, o Financial Stability Fund italiano. Cos'ha in comune quest'ultimo con l'Erf, il fondo europeo proposto da Monti che mira ad abbattere al 60% del Pil il debito dei paesi "virtuosi", pignorando le loro entrate fiscali fino al 2035? Ma la garanzia naturalmente, perché se chiedo soldi, qualcuno ce li dovrà pur mettere, e di questi tempi nessuno versa un centesimo se non ha una qualche forma di assicurazione. E dunque qual è questa assicurazione proposta da Monti per l'ERF? L'oro, il nostro oro. E quale sarebbe la garanzia proposta da Vegas per il FSF? I migliori beni dello Stato: gli immobili, le grandi società, le riserve valutarie ed auree.





 Insomma, l'ideona è questa: siccome l'Italia ha ancora qualcosina da parte, rappresentato da Eni, Enel, Finmeccanica (che fatturano bene e hanno come azionista di controllo il Ministero dell'Economia), immobili prestigiosi e una riserva aurea tra le più cospicue al mondo, diamo questi 150 miliardi in garanzia e chiediamo soldi, emettendo obbligazioni del Tesoro per un massimo di 120 miliardi. A chi? Già: a chi? E' un fondo, qualcuno dovrà pur metterceli questi soldi. E ce li metteranno, perché siccome stiamo impegnando i gioielli di famiglia (che non sono fuffa, ma beni reali), il fondo avrà la tripla A. E potrà essere usato (udite udite) anche dalle banche come collaterale per le loro ricapitalizzazioni. Che significa: soldi buoni in cambio dell'assicurazione che se qualcosa va male, i creditori (grandi banche d'affari, come nel caso Monte dei Paschi di Siena, tra cui JP Morgan e Goldman Sachs) potranno rivalersi su Eni, Enel, Finmeccanica e affini. Nonchè sul nostro oro. Lo stesso oro che sarà messo a garanzia dell'ERF, se tale meccanismo dovesse entrare in funzione.

 

 E cosa farci, con i capitali attratti da queste obbligazioni del Tesoro, che già sta sborsando 4 miliardi per salvare Monte dei Paschi e 20 miliardi per salvare le banche spagnole? Semplice: ci si comprano i nostri titoli di Stato sul mercato secondario, che è quello che determina lo spread, per abbassarlo. All'occasione, ci si comprano anche i titoli rimasti invenduti sul mercato primario (cioè le emissioni dirette), che funzionano con il meccanismo dell'asta marginale, in modo da abbassare il rendimento alla fine della giornata. Insomma, il solito giro: ci si indebita per potersi permettere il lusso di indebitarsi meglio. Vegas calcola (nella previsione più ottimistica) un risparmio di 2,5 miliardi all'anno fino al 2025 e un risparmio sui maggiori interessi dei titoli di Stato di circa 8,7 miliardi. Tra i 35 e o 40 miliardi, indebitandosi per 120 e mettendo a garanzia tutto quello che abbiamo. Così se salta qualcosa, perdiamo tutto.



 Sembra il giochetto di colui che siccome ha un debito con un usuraio che non riesce più a saldare, fa un secondo debito più grande con un secondo usuraio per saldare le rate del primo, e poi ne fa un terzo per saldare le rate del secondo e così via. Finchè perde tutto, lui e tutti gli usurai che gli hanno prestato i soldi. Tutti tranne il primo. Già, ma in questo caso chi è il primo? Perchè vuoi vedere che il primo è quello che si è comprato il nostro debito, e con i soldi degli interessi ora si compra anche le obbligazioni di Vegas, per poi far saltare il banco e prendersi tutto?

Siamo in una fase di transizione criminale a gestione Usa

Siamo in una fase di transizione criminale a gestione Usa:

Lo si dimentica troppo spesso, anche grazie ai traghettatori sociali, vili traditori dell’interesse nazionale, pronti a far passare le vittime in carnefici e i carnefici in vittime. Così a livello internazionale con la Merkel dipinta come Hitler, quando sappiamo bene che è sotto attacco Usa mentre, a livello nazionale, abbiamo l’esaltazione del ruolo “statale” delle [...]

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ASIA - Influenza suina: il numero delle vittime - oltre mezzo milione - è 15 volte superiore a quelle dell'Oms: È quanto emerge da un recente studio elaborato negli Stati Uniti. La maggior parte dei decessi per la pandemia, scoppiata nel 2009, è concentrato nel Sud-est asiatico e in Africa. Il nuovo bilancio parla di 284mila morti, ma il numero complessivo potrebbe arrivare fino a 579mila.

PARAGUAY E GLI ALTRI: OPERAZIONE CONDOR 2

PARAGUAY E GLI ALTRI: OPERAZIONE CONDOR 2: PRECIPITANO AVVOLTOI SU SIRIA ED EMILIA




Convoco i popoli indigeni e i movimenti sociali dell’America Latina a formare un unico fronte e a unirsi nella difesa della democrazia in Paraguay e del presidente Lugo. (Evo Morales)

Prendete l’esempio della monarchie reazionarie del Marocco, o dell’Afghanistan. Tutti i comunisti degni del nome le devono difendere in caso di aggressione delle potenze coloniali. In altri termini, si deve stare dalla parte del più debole e mai abbaiare contro di lui insieme agli sciacalli imperialisti. (Vladimir Lenin)

Il giorno in cui vediamo la verità e cessiamo di dirla è il giorno in cui incominciamo a morire. (Martin Luther King)

La cosa più importante nel bottino della vittoria è il privilegio di scrivere la storia. (Mark Alexander)

Essere ignoranti della propria ignoranza è la malattia dell’ignorante. (Amos Brenson Alcott)


Riforma Fornero: niente più rivalse per i precari

Riforma Fornero: niente più rivalse per i precari:

La riforma del lavoro targata Fornero è stata definita un’opera di macelleria sociale, ma a giudicare dai suoi contenuti sembra piuttosto un intervento chirurgico mirato a cancellare alcune delle norme che i lavoratori stanno usando per riacquistare un minimo di potere nei confronti delle aziende. Insomma si può accusare Fornero di tutto, ma non di non avere dei consulenti che sanno benissimo quali norme e codicilli possono fare più male a lavoratrici e lavoratori.

Prendiamo il comma 31 dell’articolo 4 del ddl Fornero: “Ulteriori disposizioni in materia di mercato del lavoro”. Questo comma prevede un’importante modifica dell’articolo 29 della Legge Biagi, ovviamente peggiorativo per noi. Cosa dice l’articolo 29 della vituperata Biagi, che veniva utilizzato in decine di cause da parte di precari e precarie? Semplicemente prevede la possibilità per il lavoratore di richiedere le eventuali retribuzioni e contributi non corrisposti non solo al datore di lavoro appaltatore ma anche, ecco l’elemento fondamentale, al committente.

Per capirci: prendiamo un lavoratore dipendente di una cooperativa di educatori che gestisce i servizi sociali di un Comune. Oppure una lavoratrice precaria che lavora in un call center per una società che a sua volta fornisce i suoi servizi tramite appalto a un’azienda più grande. Con il vecchio articolo 29, se questi lavoratori per esempio non avevano percepito lo stipendio, potevano richiederlo direttamente non solo alla cooperativa medesima (cioè al datore di lavoro), ma anche alla società o all’ente che aveva appaltato il servizio. Questo meccanismo, che si chiama responsabilità solidale tra committente e appaltatore, permetteva quindi al lavoratore di rivalersi nei confronti del soggetto più forte: il committente, aumentando la possibilità di riavere i propri soldi in un tempo relativamente breve.

Con la riforma Fornero questo meccanismo sembra in apparenza immutato, ma in realtà la sua efficacia è stata fortemente ridimensionata. Il lavoratore, infatti, potrà chiedere il pagamento delle retribuzioni e/o contributi non pagati al committente solo dopo aver proceduto esecutivamente nei confronti dell’appaltatore datore di lavoro, ovvero dopo aver pignorato il patrimonio della sua cooperativa o piccola impresa. Ciò significa che prima di poter agire nei confronti del soggetto economicamente più forte, il lavoratore dovrà attendere in media un anno. Questo è infatti il termine minimo per poter concludere l’iter di un’esecuzione nei confronti di un’azienda.

Questa modifica ovviamente limita le nostre possibilità di recuperare i soldi che ci sono dovuti. Ma non è tutto, dato che incide negativamente nei rapporti tra committenti e appaltatori. Prima della riforma la “responsabilità solidale” rappresentava un deterrente per il committente, che era spinto a controllare l’esatto pagamento delle retribuzioni da parte dell’appaltatore per evitare di trovarsi in futuro a dover tirar fuori i soldi. Infatti se un lavoratore o lavoratrice chiedeva il pagamento delle retribuzioni direttamente al committente, quest’ultimo appena ricevuta l’ingiunzione di pagamento alzava il telefono e chiamava l’appaltatore minacciandolo di risolvere il contratto di appalto nel caso non avesse pagato i lavoratori. Ed ecco che magicamente i soldi saltavano fuori.

Se questa norma verrà stravolta dalla riforma Fornero, far saltar fuori i soldi diventerà molto più difficile e lungo, e molti lavoratori e lavoratrici dovranno aspettare mesi e anni per recuperare il maltolto, a tutto vantaggio degli imprenditori disonesti. Un piccolo comma studiato chirurgicamente per causare un grande danno.

L’aria che tira in Europa

L’aria che tira in Europa:

A partire da domani, 28 giugno, si terrà a Bruxelles un Consiglio europeo – la riunione dei capi di stato e di governo dei 27 paesi dell’Unione Europea – che molti considerano decisivo per la crisi europea: ma le aspettative molto alte si sono già ridimensionate e l’impressione generale è che anche da questa riunione non usciranno passi avanti risolutivi. Negli ultimi giorni ci sono stati alcuni sviluppi che hanno confermato questa sensazione, mentre anche i mercati finanziari sembrano essere pessimisti: oggi lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi è intorno ai 460 punti base.


Gli eurobond e Angela Merkel

Martedì 26 giugno Angela Merkel si è espressa su una delle questioni più discusse nel dibattito su come contrastare la crisi economica: gli eurobond, ovvero obbligazioni emesse “collettivamente” dagli stati dell’Unione Europea per dare una garanzia comune sul debito pubblico. Parlando a un gruppo di parlamentari dell’alleato di governo Partito Liberaldemocratico (FDP), secondo quanto ricostruito da alcuni giornalisti il cancelliere avrebbe detto che non ci sarà una messa in comune completa del debito “finché io vivo”. Secondo quanto riporta lo Spiegel, diversi parlamentari del FDP avrebbero risposto dicendo “Speriamo che Lei abbia una lunga vita”.


(La storia e le foto di Angela Merkel)


Questa presa di posizione così netta è relativamente una novità, se non nella sostanza almeno nei toni usati da Merkel. Fino a oggi, il capo di governo della Germania aveva sempre ripetuto che gli eurobond non erano “attualmente” la strategia migliore per uscire dalla crisi, e che si sarebbe dovuto subordinare l’emissione di titoli comuni a una maggior integrazione fiscale e politica: ovvero dando agli organismi europei un maggior potere di controllo e di intervento sui bilanci statali. L’opinione comune e più ottimista era che prima o poi Merkel e la Germania avrebbero dovuto cedere su questo punto e concedere qualcosa sul piano della condivisione del debito (lo stesso Monti aveva detto di ritenere gli eurobond probabili nel prossimo futuro), ma le affermazioni di ieri spostano per lo meno in avanti la data in cui questo succederà.


Il piano delle istituzioni europee

La netta presa di posizione è anche, almeno in parte, la reazione alla pubblicazione di una relazione di sette pagine scritte dal presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, insieme al presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, al presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, e al presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker.


Il documento, trasmesso ai rappresentanti dei 27 paesi europei tra lunedì 25 e martedì 26, è una sorta di risposta per punti delle istituzioni europee alla crisi, che avanza qualche scenario possibile e qualche ipotesi di soluzione. Tra queste c’è una maggiore integrazione nel settore bancario e un maggior ruolo di vigilanza affidato alla Banca Centrale Europea, e queste proposte erano attese; ma c’è la proposta di un maggior controllo sui bilanci statali e una timida apertura agli eurobond.


Il documento non pone scadenze e non scende nel dettaglio, apparendo molto più vago rispetto alle bozze che erano circolate nelle settimane precedenti (era stato commissionato a una riunione dei vertici europei dello scorso maggio). Nella forma attuale, è ben lontano dall’essere un piano immediato e parla di quello che andrebbe fatto nei prossimi dieci anni, più o meno: ma, come ha scritto il Wall Street Journal, pur con le sue vaghezze e omissioni è “il piano ufficiale più concreto verso legami economici più stretti che sia emerso dai paesi dell’Unione”.


È anche diventato chiaro che, sul piano delle alleanze, le posizioni dell’Italia e della Francia sono sempre più vicine e sono supportate dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Commissione Europea. Dall’altra parte continua a rimanere la Germania. Italia e Francia spingono per misure immediate contro la crisi, mentre finora ci si è limitati a provvedimenti a medio e lungo termine. Mario Monti ha suggerito di usare il fondo salva-stati da 500 miliardi di euro per comprare i titoli di stato dei paesi sotto l’assedio dei mercati finanziari ma “virtuosi”, ovvero che stanno agendo contro la crisi, una categoria in cui il primo ministro mette evidentemente l’Italia. Hollande è favorevole a questa misura.


Cipro, Francia e le alleanze

Intanto da diversi paesi europei continuano ad arrivare notizie poco incoraggianti sul piano economico. Il 25 giugno Cipro ha chiesto ufficialmente aiuto all’Unione Europea per il suo settore bancario: è probabile che al Consiglio europeo di domani e dopodomani si parlerà anche del prestito per aiutare le sue banche. È facile che l’isola, che fa parte dell’UE dal 2004, riceverà i fondi, vista la piccola dimensione della sua economia, colpita soprattutto dal vicino disastro dell’economia greca.


Due giorni fa il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha detto che ai bilanci pubblici manca una cifra “da qualche parte in mezzo” tra i 7 e i 10 miliardi di euro per raggiungere l’obiettivo (posto dal precedente governo di Sarkozy) di un rapporto tra deficit e PIL del 4,5 per cento. Nel 2011, lo stesso rapporto, che gli accordi europei porrebbero al 3 per cento massimo, è stato del 5,2 per cento, ma il ministro francese ha detto di essere fiducioso in un rientro al di sotto del tetto massimo stabilito dalle regole europee nel 2013, senza bisogno di approvare misure di austerità.


foto: Pool-Cristiano Laruffa Presidenza del Consiglio via Getty Images


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EURO, PIIGS, GERMANIA: CONVERGENZA


POSSIBILE



MEMORANDUM PER IL VERTICE DI FINE GIUGNO


Vedo la possibilità pratica di una conciliazione degli interessi di Germania da una parte, e dei PIIGS più Francia dall’altra. Vedo la possibilità di farli convergere. Se si vuole davvero un’integrazione politica-economica dei paesi europei, iniziando da quelli aderenti all’Euro – se cioè davvero si vuole formare una federazione continentale nell’interesse di tutti i partecipanti, quindi conciliando gli interessi ora in buona parte divergenti di paesi euroforti e di paesi eurodeboli, allora una riforma dell’Eurozona con l’introduzione di una protezione dei debiti pubblici dei paesi membri contro la speculazione e le conseguenze di un eccessivo spread, e insieme con meccanismi che facciano convergere, anziché divergere, le economie dei singoli membri, potrebbe avere i seguenti caratteri:

Si dovrebbero “sterilizzare” gli interessi passivi su ciascun debito sovrano limitatamente alla parte che eccede la media ponderata dei tassi dei paesi membri, nel senso che questa parte verrebbe pagata non dal singolo paese, ma da un fondo comunitario alimentato con una quota pari a 1/4 degli avanzi commerciali dei paesi che hanno un tale avanzo (quindi principalmente dalla Germania)[1]. Un altro 25% di tale avanzo alimenterà un fondo per investimenti infrastrutturali destinati ad aumentare l’efficienza dei paesi più carenti.

Come contropartita, ai paesi contribuenti netti a questi due fondi si daranno i mezzi per accertarsi che i paesi beneficiari netti spendano razionalmente e correttamente i loro denari pubblici. Ossia, si darà loro modo di fare una spending review, un controllo analitico della spesa pubblica dei detti paesi, e di imporre – attraverso una commissione apposita – uno spending cut, ossia tagli alle voci che risultino ingiustificate o gonfiate. Ancora, andrebbe imposto il principio dei costi standard, dimenticando i costi storici. Inoltre, bisognerebbe istituire una sorta di Euro-PM europeo, munito del potere di indagare e di promuovere i procedimenti sia penali, che contabili, che civili nelle materie pertinenti alla spesa pubblica (a un tale organo mi candido sin da ora). Vi dovrebbe essere una corsia preferenziale per questi processi, o meglio una sezione specializzata del tribunale. Le pene andrebbero inasprite per durata e per regime, fino a misura tale da suscitare vera paura nei malfattori politici e non. Si dovrebbero vagliare, per gli ultimi 5 anni almeno, con la partecipazione di esperti nominati dall’Euro-PM e comprendenti persone di fiducia della Germania, tutti i casi sospetti di spese gonfiate per appalti, forniture, dipendenti. Immediatamente dovrebbe partire l’azione di risarcimento contro le imprese e le persone fisiche interessate, col sequestro conservativo dei loro beni

In essenza, sarebbe un accordo con cui la Germania accetta di dare parte del denaro che sta incassando grazie all’Euro a quei paesi che, a causa dell’Euro, stanno perdendo denaro e industrie. Ma, al a contempo, la Germania ottiene i mezzi per imporre ai politici dei medesimi paesi di smettere di sprecare i soldi, di rubarli, di darli alla criminalità organizzata. E anche di far portare, dall’Euro-PM, a giudizio penale e contabile i casi di ritenuti abusi. L’effetto combinato di queste due azioni sarebbe quello di avvicinare i paesi eurodeboli, per correttezza ed efficienza, alla Germania.

Escluderei invece gli eurobonds, la mutualizzazione dei debiti pubblici, perché essa incoraggerebbe la spesa pubblica parassitaria. Il principale e più profondo male dell’Italia, ai fini dell’integrazione con paesi “migliori”, come la Germania, il male che ha ingessato l’Italia e la sta allontanando sempre più dai paesi efficienti, è che le conferisce un’immagine giustamente inaccettabile ai tedeschi, è proprio la spesa pubblica inefficiente e ladresca per appalti e acquisti di beni e servizi, nonché per personale inutile o inutilizzato. Se la Germania e gli altri euroforti vogliono un’integrazione europea, e se temono la convivenza con questa Italia, ebbene, oggi, nel termini sud descritti, hanno un’opportunità d’oro per correggere l’Italia e altri paesi con quel tipo di difetti. Per costringerli a correggersi o a farsi correggere.

Se i politici italiani non ci stanno, è perché vogliono continuare a rubare, ad alimentare le mafie e ad prelevare dai risparmi dei cittadini per finanziare i loro traffici e ciò che intendono per unità del paese.

Se non ci stanno i politici tedeschi, allora bisogna fare un discorso molto aperto.

Grazie all’Euro, la Germania, come paese più sicuro e più redditizio per gli investimenti, da anni sta attraendo capitali e aziende dai paesi periferici dell’Eurozona. Grazie a quest’abbondanza di capitali, ai conseguenti vantaggi nel credito, e alla sua efficienza organizzativa e tecnologica, inoltre, accumula anno dopo anno avanzi commerciali dalle sue esportazioni, con cui può lanciare ogni azione sui partners deboli: dalle speculazioni contro il loro debito pubblico, al take over dei loro pezzi migliori… Berlino ha interesse a continuare così, cercando di imprigionare le sue vittime nell’Eurolager di istituzioni come il MES, per farne quel che vuole, mentre con le sue ricette di austerità le precipita nell’avvitamento fiscale e nella recessione senza sbocco, e sottrae loro quote dopo quote dei mercati internazionali… Non per niente The New Statesman ha recentemente (22 Giugno) definito la Merkel, con la recessione che impone e i piani di Superstato che porta avanti, seconda solo a Hitler come minaccia tedesca al benessere e alle libertà delle nazioni europee.

Berlino sta insistendo per un’integrazione politica in termini di cessione di sovranità, ma ciò che vuole non è integrazione politica – ossia, degli elettorati e dei parlamenti e del governo e delle responsabilità verso un popolo unificato – bensì una cessione di sovranità a una governance tecnocratica e finanziaria – leggasi BCE e MES: organi per loro statuto dominano dall’alto le nazioni aderenti, da dietro una barriera di irresponsabilità assoluta e di insindacabilità democratica e giudiziaria. Il Superstato contro cui ammonisce The New Statesman, per l’appunto.

Berlino non vuole affatto l’integrazione politica, e per evitarla insiste su un rigore impossibile e controproducente; poiché gli altri, quasi tutti, non possono accettarlo, Berlino si esime doversi integrare politicamente, dal doversi assumere solidarietà pericolose, dal dover condividere organi parlamentari.

Può invece, e meglio potrà in futuro col MES, continuare a drenare capitali e risorse e capacità produttive dai paesi inefficienti. Per poter continuare questo gioco di spremitura, sta aprendo all’uso del Fondo Salvastati per comperare i titoli del debito pubblico dei paesi euro deboli quando il loro rendimento sale oltre un certo limite; ma fa ciò solo per evitare il tracollo della sua macchina di sfruttamento. E pone la condizione del rispetto di regole di virtuosità contabile – regole arbitrarie, senza base scientifica e che empiricamente si sono dimostrate nocive.

Per la Germania invero sarebbe assurdo integrarsi politicamente e socialmente con l’Italia, paese stagnante da un ventennio, di cui tutti i tedeschi hanno visto il marcio e l’inefficienza, dalla gestione dei rifiuti al Sud, al predominio territoriale delle mafie, alla qualità subafricana della c.d. giustizia e di molta pubblica amministrazione e del complesso della dirigenza politica. Similmente assurdo per la Germania sarebbe integrarsi con la Grecia, dopo lo spettacolo della sua spesa pazza, dei suoi bilanci truccati, del governo che assume 70.000 funzionari in violazione degli accordi comunitari. E così con la Spagna, paese che per decenni ha demenzialmente affidato la sua economia alla monocultura intensiva di una gigantesca bolla immobiliare.

Del resto, che integrazione politica, che federazione si può fare, tra paesi in cui le pensioni medie tendono 480 Euro al mese, e paesi in cui sono il triplo?

Con l’Euro, insomma, siamo arrivati a una contrapposizione oggettiva di interessi tra la Germania coi suoi satelliti rispetto ai paesi periferici.

Monti ha probabilmente cercato di fare buona impressione sull’elettorato tedesco e propiziare qualche concessione mediante le sue misure di rigore appariscenti quanto stupide e rovinose, e appoggiandosi alla elargizione di credito facile alle banche da parte di Draghi, credito con cui dovevano comperare titoli del debito pubblico italiano, abbassare i tassi e dare una parvenza di ritrovata salute finanziaria. La messa in scena è durata poco e ha fatto cilecca. E ora siamo alla resa dei conti.

Soprattutto, non si è tenuto conto, a quanto mi consta, di quanto segue: la Germania, ed altri paesi euroforti, hanno un sistema pensionistico ed assistenziale (assistenza a invalidi, disoccupati etc.) molto generoso, che determina un fortissimo debito pubblico implicito, il quale si aggiunge al debito pubblico dichiarato, ma che finora, imponendo una prassi contabile arbitraria, Germania e soci hanno tenuto nascosto al grosso dell’opinione pubblica e hanno evitato di conteggiare ai fini del “virtuoso metro” di Maastricht. Tuttavia quel debito implicito esiste e non è sostenibile – o meglio, è sostenibile solo a condizione che Germania e soci continuino ad attrarre capitali e Gastarbeiter (lavoratori-ospiti) dai paesi eurodeboli, e usino quei capitali e i contributi previdenziali di quei lavorato-ospiti per pagare le pensioni e le varie assistenze per i tedeschi. Quindi è questo che da Berlino stanno facendo: colpiscono il credito e l’industria dei partners deboli per sostenere il flusso di denaro, aziende e lavoratori verso il Reich. Purtroppo, entro la suddetta cornice, la Germania può sopravvivere soltanto schiacciando e spremendo i paesi deboli.

Come superare questa posizione di conflitto e poter rilanciare l’integrazione europea su basi realistiche, e non sognanti o servili? Occorre un progetto che crei un vantaggio reciproco, che faccia convergere gli interessi oltre il punto di contrapposizione. Convergere su una strada percorribile. Quella proposta nella prima sezione di questo articolo.

Se non si converge, che cosa succede? O ci si lascia mangiare dai tedeschi, oppure, fino a che la Germania, l’organismo darwinisticamente più valido, non abbia raggiunto una potenza incontrastabile, gli altri organismi, i meno validi potrebbero coalizzarsi tra loro e imporre alla Germania di smantellare, sotto pena di un blocco alle sue esportazioni intracomunitarie e / o di un’uscita in gruppo dall’Euro (che avrebbe effetti devastanti per i tedeschi), le strutture industriali e finanziarie della propria superiorità, così da non dover soccombere ad essa – qualcosa del genere avvenne a Versailles, infatti, in esito a una guerra tradizionale. Qualcosa del genere potrebbe avvenire anche domani, sotto la guida di Hollande e con l’appoggio degli USA. Guido Salerno Aletta su MF del 2 Giugno 2012, Paul Krugman nove giorni dopo, e Jean Paul Fitoussi, tutti consigliano agli euro deboli di allearsi per piegare la Germania a misure di integrazione, solidarietà, salvataggio come l’eurobond. Fitoussi, in particolare, già il 27 Aprile aveva dichiarato: «Il mio consiglio ad Hollande è di non andare dalla Merkel (per discutere del fiscal compact – nda), prima vada dagli altri paesi dell’Eurozona e faccia un un gruppo di pressione. Se Hollande andrà dalla Merkel – ha proseguito l’economista francese – sarà spacciato come lo è stato Jospin che alla fine ha dovuto firmare. Se poi – ha concluso provocatoriamente – la Germania non accetta, che vada fuori dall’Euro».

Io aggiungo: si incominci, da parte dei PIIGS più la Francia, con l’appoggio degli USA, ad accusare la Germania di sottrarre slealmente capitali loro propri, sviandoli con abuso di posizione dominante, e a pretendere che li rifonda. Cioè, invece di implorare un suo aiuto, si esiga un rimborso, anzi un risarcimento. Sarebbe un vantaggioso reframing psicologico.

Queste richieste potrebbero essere avanzate con la minaccia di dar corso, se la Germania rifiuterà, a una campagna di informazione dell’opinione pubblica e dei mercati sul fatto, molto scabroso, che la Germania ha presentato conti taroccati proprio come la Grecia, che il debito pubblico reale tedesco, quello che si ottiene sommando anche il debito implicito pensionistico, è altissimo, insostenibile, molto peggiore di quello Italiano, perché le pensioni tedesche sono alte e le nostre misere, grazie al sistema contributivo. Una buona campagna di informazione in tal senso potrebbe alzare di molto gli interessi che i tedeschi pagano sul loro debito pubblico, quindi danneggiarli alquanto, ridurre lo spread e frenare la fuga di capitali dai paesi periferici alla Germania. Una parallela campagna sociale potrebbe denunciare le scorrettezze della Germania, le sue mire imperialistiche, e suggerire che non si comperino i suoi prodotti.

La richiesta di risarcimento e di riequilibrio delle rappresentanze nazionali nelle stanze dei bottoni comunitarie e della BCE nonché, se si farà, del MES, avrebbe un ulteriore fondamento nel fatto che la Germania ha compiuto atti ostili e sleali contro qualche partner dell’Eurozona , tra cui l’Italia, nel 2011, consistiti nel vendere massicciamente titoli dei loro debiti pubblici attraverso la Bundesbank. Anche le conseguenze di questa azione vanno risarcite.

Se poi la situazione precipitasse e ci si dovesse difendere da un imminente disastro dovuto all’azione tedesca, la Francia avrebbe i mezzi militari per fermare qualsiasi azione di Berlino.

27.06.12 Marco Della Luna



[1] Il termine “sterilizzazione degli interessi eccedenti” viene dall’uso bancario: quando una filiale di banca concede, per un grosso deposito a vista, un tasso di interesse superiore al massimo praticato di regola – poniamo concede il 2,5% anziché l’1% – allora l’eccedenza – nell’esempio, l’1,5% – viene posta a carico del bilancio centrale della banca, e non di quello della filiale. Ciò perché l’acquisizione del grosso deposito costituisce un’espansione sul mercato, quindi un beneficio per la banca come insieme, non semplicemente per la singola filiale. Perché allora non applicare questa logica aziendale bancaria anche all’Eurosistema, trattando i singoli paesi aderenti come le sue filiali?