30/08/12

Ecco come funziona un ente pubblico. Siamo un paese marcio


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Ecco come funziona un ente pubblico. Siamo un paese marcio

di REDAZIONE*


Sono una vostra lettrice ed una dipendente di un Ente Pubblico Locale, di piccole dimensioni, da ormai 18 anni e sono arrivata alla conclusione che la crisi che ci attanaglia, una delle cause all'origine di buona parte della situazione a dir poco critica che l'Italia sta attraversando, siamo noi italiani ed il nostro sistema. Mi dispiace ammetterlo ma siamo un paese vecchio, propenso alla truffa, assistenzialista, moralista, statalista e clientelare, che si è crogiolato sugli allori, sulle ricchezze guadagnate nel dopoguerra, che ha vissuto sopra le proprie possibilità, non ha investito in innovazioni, ed ora che le risorse sono finite ne paga le conseguenze. Abbiamo regole vecchie di secoli, non più adatte alla realtà attuale, ma non facciamo nulla per cambiare.


E' obiettivamente vero che il mercato finanziario ha dei seri problemi, ma pensare che tutti i problemi dipendano solo da fattori terzi è assurdo. Io credo che la maggior parte di noi dovrebbe farsi un esame di coscienza rivedendo il proprio modo di pensare. Sino a quanto il nostro paese ovvero, i nostri politici, gli imprenditori e la mentalità dei lavoratori stessi non cambierà ci sarà ben poco da fare. Volete esempi concreti?


Vi spiego come funziona un Ente Pubblico di piccole/medie dimensioni in provincia di Brescia/Bergamo; rapportatelo su scala nazionale e lascio a voi le conclusioni. Valutate gli sprechi e la mala organizzazione che esiste in questo Ente, che in ogni caso funziona e che fa parte di una realtà sociale ed economica abbastanza favorevole e vi renderete conto di come siamo messi. Immaginate cosa succede in certe realtà d'Italia. I politici locali, che siano di destra, di sinistra, di centro, liste civiche ecc. una volta vinte le elezioni, una volta che hanno raggiunto la bramata "poltrona", si rivelano per quello che sono: opportunisti. Tutte le promesse fatte in campagna elettorale all'insegna del cambiamento, della giustizia, del benessere dei cittadini, della famiglia, della semplificazione…, si dissolvono come bolle di sapone e si scoprirà ben presto che i "rinnovatori" non si erano candidati per passione, ma perché sapevano benissimo che avrebbero potuto avere dei vantaggi, che avrebbero avuto accesso alla stanza dei bottoni, alle amicizie che contano, anche loro sarebbero entrati nel mondo clientelare dell'Ente Pubblico italiano.


La prima cosa che succede? Il valzer dei dirigenti, dei tecnici. Le persone che non fanno più comodo vengono "eliminate" o "spostate" nonostante siano competenti. Spuntano come ...



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IL REGNO DI SPAGNA DISSANGUA LA SUA POPOLAZIONE PER SALVARE LE BANCHE


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IL REGNO DI SPAGNA DISSANGUA LA SUA POPOLAZIONE PER SALVARE LE BANCHE

"Tutti questi tagli di bilancio ci hanno lasciati nudi"
Il salvataggio di BFA-Bankia attraverso la nazionalizzazione delle sue perdite e dei suoi attivi tossici, seguito da una richiesta storica di aiuti pubblici per 19 miliardi di euro (23,5 miliardi complessivi, contando gli aiuti già ricevuti), ha fatto precipitare la Spagna in un'isteria politica ritmata dalla pressione finanziaria delle scadenze fissate dai creditori. L'annuncio del governo Rajoy, il 9 giugno scorso, di un piano di salvataggio che potrebbe toccare i 100 miliardi di euro (circa il 10% del PIL) destinato a risanare l'intero settore finanziario spagnolo, in precedenza rifiutato, mette i mercati e le istituzioni finanziarie internazionali sotto pressione. A Roma, Washington, Parigi e Bruxelles si susseguono riunioni dell'Eurogruppo, del G20 o videoconferenze incapaci di placare la frenesia degli speculatori che si scatenano sul mercato del debito. Nel frattempo la popolazione subisce nuove misure antisociali che le impongono una precarietà sempre più severa.
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Fracking: clamoroso, in Francia stop definitivo


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Fracking: clamoroso, in Francia stop definitivo

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La tecnologia che tutti applaudono come salvezza dal picco del petrolio, ossia il fracking, riceve un altro sonoro calcio nel sedere. Stavolta è la Francia a mettere la parola fine a ogni tipo di sperimentazione sul fracking.

Così il Ministro dell'Industria riportato da Bloomberg:

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INFOGRAFICA - La bussola di Draghi: le armi della Bce e i loro impatti secondo Morgan Stanley


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INFOGRAFICA - La bussola di Draghi: le armi della Bce e i loro impatti secondo Morgan Stanley

Le opzioni a disposizione della Bce: difficoltà di realizzazione ed effetti potenziali nelle valutazioni di Morgan Stanley



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Il premier slovacco gufa, 50% possibilita' di rottura dell'euro


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Il premier slovacco gufa, 50% possibilita' di rottura dell'euro

Riaumenta la pressione sulla valuta europea.


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Quando la Bundesbank stampava moneta


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Quando la Bundesbank stampava moneta

Pur se vietato dalla legge, la banca centrale tedesca comprò titoli di stato per mitigare la più dura recessione della Germania post II guerra mondiale





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"I Globalizzatori"


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"I Globalizzatori"

Quando la trasmissione Report poteva essere ancora considerata un servizio pubblico…

Questa inchiesta di Paolo Barnard, del 2000, all'interno della trasmissione Report, parla degli accordi internazionali supervisionati dal WTO e firmati dagli stati aderenti, senza un dibattito pubblico, a svantaggio dei popoli e a favore delle multinazionali.

Il WTO, World Trade Organization,  e cioè l'Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC), regola il commercio mondiale.

L'inchiesta è ancora molto attuale e sottolinea anche le responsabilità della Commissione Europea, quando si parlava poco di globalizzazione ma, in silenzio, si agiva molto alle nostre spalle.

Caricato su Youtube da paolobarnardclips in data 31 Ottobre 2011



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Crisi eurozona: anche in Spagna arriva il baratto


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Crisi eurozona: anche in Spagna arriva il baratto

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Forse qualcuno ricorderà un post di qualche mese fa, in cui si raccontava dell'economia del baratto che si sta diffondendo in Grecia. Cosa sappiamo fare di utile? Mi chiedevo.

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Grecia senza medicine



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Dal liberalismo parolaio al liberalismo di lotta

giannino
Il recente appello ferragostano di Italia Futura e Fermare il Declino (tra gli altri firmato da Nicola Rossi e Oscar Giannino) conferma i grandi movimenti in atto per cercare di dare rappresentanza (o catturare consenso) di quella grande fetta della società italiana che si sta ritrovando sola di fronte ad una crisi che non è solo economica, ma anche sociale e spesso di identità.

ArQule ($ARQL), stiamo forse lucidando le maniglie sul Titanic?


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ArQule ($ARQL), stiamo forse lucidando le maniglie sul Titanic?

Titolo complicato, citazione rubata a "Fight Club" che l'amico Matteo apprezzerà, se la legge. Il senso è questo: sto tessendo le lodi di una compagnia destinata a fallire nell'impresa di portare a compimento con successo la sperimentazione del proprio farmaco di punta?

ArQule come esce dall'ultima notizia che ha causato un sanguinoso meno diciotto sul mercato americano? Perché ieri ho incrementato nel portafoglio virtuale?

Tante domande alle quali spero di poter rispondere in modo chiaro. Se non riesco nell'impresa, commentate o mandate mail.

Si comincia dalla notizia, presa direttamente dall'8K della società:

ArQule, Inc. (ArQule) has been informed by Kyowa Hakko Kirin Co., Ltd. (Kyowa), which has exclusive development rights to tivantinib in Japan and certain parts of Asia, of Kyowa's decision to temporarily suspend patient enrollment in its ongoing Phase 3 ATTENTION (Asian Trial of Tivantinib plus Erlotinib for NSCLC without EGFR Mutation) trial.  The ATTENTION trial investigates the use of tivantinib and erlotinib versus erlotinib and placebo in second line non-squamous non-small cell lung cancer (NSCLC).  This trial is being conducted by Kyowa in Japan, South Korea and Taiwan.


Kyowa has taken this action following the recommendation of an independent Safety Review Committee (SRC) in Japan after the reporting of suspected cases of interstitial lung disease (ILD) in the study.  The SRC has requested additional information and analyses regarding these cases of ILD which showed an imbalance between the arms of the trial.


During review of the additional information, treatment of patients already enrolled in the study is continuing pursuant to the protocol for the study.  Updates on the status of this review and a determination regarding whether to restart patient enrollment will be provided as warranted.


Daiichi Sankyo, Inc. (Daiichi Sankyo) and ArQule are developing tivantinib in the Americas, Europe and certain other regions of the world. The partners are conducting in ...


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Il dissesto finanziario di Alessandria


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Il dissesto finanziario di Alessandria

Oggi, sulla Stampa, Niccolò Zancan racconta la situazione, sempre più grave, dello stato economico del comune di Alessandria. A giugno la Corte dei Conti aveva dichiarato il dissesto finanziario: mancavano 19,5 milioni di euro per pagare i debiti con i fornitori e il personale: da quattro mesi non vengono pagati gli straordinari, né i buoni pasto a settecento dipendenti comunali. Hanno scioperato i dipendenti dei mezzi pubblici (Atm) e quelli della raccolta rifiuti (Amiu). Il conto in banca dell'Amiu, la società che gestisce la raccolta, è stato pignorato, cioè la prima fase di un'espropriazione forzata. L'immondizia marcisce nelle strade e i cittadini protestano davanti alla Prefettura. Alessandria è il primo grande comune italiano a essere stato dichiarato in dissesto finanziario:


Si suda, ecco cos'è il dissesto finanziario. Camicie madide, appiccicate alla schiena, in sala consiliare. Hanno spento i condizionatori per risparmiare sull'elettricità. L'ascensore principale del Municipio è rotto da cinque mesi, ma non ci sono soldi per aggiustarlo.


E poi hanno ritirato 300 telefoni cellulari giudicati inutili. Revocato 6000 permessi per il parcheggio gratuito, che non avevano ragion d'essere. «Risparmi doverosi». «Razionalizzazione». «Folclore». Ma insomma… In questa piccola Grecia che è la città di Alessandria, «il default» morde soprattutto le caviglie dei più deboli.


Da quattro mesi non vengono pagati straordinari e buoni pasto ai settecento dipendenti comunali. Quello che manca, si inventa. Non ci sono neppure i fogli per le fotocopie. «Chiediamo ai cittadini di portare il necessario da casa» dice Rita Zoboli, impiegata dell'ufficio relazioni con il pubblico. Sta fumando una sigaretta in cortile a fine turno, si definisce «l'ultima ruota del carro, impiegata di fascia b». E di quello che sta succedendo qui, nella pianura bollente di fine agosto, fra Milano e il mare, dice: «Sono giorni di profonda amarezza. La città sta guardando in faccia il suo futuro». Mancano soldi. Mancano soldi per tutto.


(continua a leggere su la Stampa.it)


Foto: La Presse




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L'inflazione ai tempi dell'Impero Romano


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L'inflazione ai tempi dell'Impero Romano


L'inflazione non è una peculiarità delle valute fiat, le valute di carta senza retrostante. Ecco come svalutavano i Romani e come questa sia stata probabilmente una causa, se non una delle più importanti, del crollo dell'Impero, avvenuto a mio avviso non "per colpa delle orde barbariche che premevano sui confini dell'Impero", come ce l'ha raccontata la maestra alle elementari e purtroppo anche alle medie e alle superiori (!), ma per cause endogene, come un vecchio albero marcito dall'interno che ad un bel momento non può fare altro che crollare.

DollarVigilante – Roman Inflation

Ci sono poche civiltà collassate che sono state studiate così approfonditamente come quella della Roma imperiale. Sono state formulate molte teorie, alcune più interessanti di altre. Ludwig von Mises ebbe a dire che Roma fu corrosa da dentro e che le questioni economiche ebbero sicuramente un peso molto più determinante dei famosi barbari alle porte. Chiaramente questo è un topic su cui ci sarebbe da scrivere libri interi e quindi qui ci concentreremo velocemente solo su una questione: la valuta (qui avrebbe senso anche dire la moneta, nell'accezione che ne fa Mike Maloney).


Per centinaja di anni i Romani vissero in uno standard bimetallico, non diversamente dal sistema monetario dei primi Stati Uniti d'America. C'era una moneta d'oro, l'aureus, che fu reso popolare da Julius Caesar (curioso, solo dopo secoli e secoli di repubblica in cui l'oro non aveva troppa diffusione è stato con l'Impero che l'oro prese piede … NdEr), e c'era ovviamente una moneta d'argento, il denarius, che era poi la moneta più usata dai Romani per le transazioni di tutti i giorni. Fu su solido Oro e solido Argento che Roma ascese alla gloria...


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“Fermate Monti!”. Dopo Draghi, ora la stampa tedesca azzanna il premier italiano


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"Fermate Monti!". Dopo Draghi, ora la stampa tedesca azzanna il premier italiano

Mario Monti? Un tecnocrate travestito da riformatore che inguaia Angela Merkel. Da fermare. La riduzione dei tassi d'interesse? Un invito alla decadenza tardoromana. La strada dell'integrazione europea è lastricata da forti sacche tedesche di resistenza, che ancora una volta si sono fatte sentire per mezzo della stampa. Bipartisan. Gli stessi giornali che la settimana scorsa avevano dato al presidente della Bce, Mario Draghi, dell'incosciente che guida a 220 all'ora in autostrada senza accorgersene e che ci riporterà alla Repubblica di Weimar, infatti, oggi hanno preso di mira Monti reduce dal vertice di Berlino durante il quale il cancelliere Angela Merkel aveva appoggiato la linea dei due Mario.

In un duro editoriale, la progressista Sueddeutsche Zeitung scrive nel dettaglio che, "anche se si pensa che la crisi non sia superabile senza un forte intervento della Bce, bisogna sbarrare la strada a Monti. Chi sostiene i governi che chiedono una riduzione artificiale dei tassi di interesse, senza pretendere da essi l'eliminazione dei problemi che ne sono alla base, lancia davvero un invito alla decadenza tardoromana".

Il quotidiano bavarese sottolinea poi che "probabilmente ha ragione il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, quando esprime la preoccupazione che la Bce si privi poco a poco della sua indipendenza e pone la questione della sua legittimazione democratica. Se adesso Monti riesce ad imporsi la Bce imboccherebbe definitivamente e in maniera irreversibile un piano inclinato. La Bce di domani non avrebbe più niente a che fare con la Bundesbank di ieri. La presunta soluzione sarebbe l'inizio della fine della moneta unica".

Duro anche l'attacco del conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) che con un fondo del suo condirettore, Guenther Nonnenmacher, ricorda che Monti è arrivato al potere "come un riformatore sul modello tedesco, ma nel frattempo si è trasformato nel capofila dei Paesi del Sudeuropa e ha messo più volte nei pasticci la Merkel. In Italia si sente parlare parecchio di aumenti delle tasse, ma pochissimo ormai di riforme", sottolinea il direttore della Faz, secondo il quale "dire in continuazione alla gente di stringere ancora di più la cinghia non rende popolari, soprattutto quando si vuole continuare a svolgere un ruolo politico ed è questo che vuole fare anche il tecnocrate' Monti".



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€URO - UE: ALTO RISCHIO DI DISGREGAZIONE!

Uno dei maggiori esperti in materia di integrazione latino-americana, ha rinnovato i timori per l'Europa. "Il rischio della dissoluzione dell'euro e dell'Unione Europea esiste. Non si tratta di un'ipotesi fantasiosa", questo è il parere dell'ex presidente della Banca Interamericana di Sviluppo, Enrique Iglesias. 

Durante una conferenza in Uruguay, uno dei massimi esperti in materia finanziaria, ha definito come "rara e molto profonda" la crisi che ha "crocifisso" l'Europa. A suo parere, "nessuno conosce" in Europa la "via d'uscita, non c'è una consapevolezza chiara né di quando, né di come". Allo stesso tempo, "sembra essere accordo sul fatto che la strada è una nuova economia guidata dalla tecnologia e dalla scienza". La crisi attuale non dovrebbe essere definita come globale, perché "l'economia mondiale cresce del 3,5% l'anno". Il problema è che l'Unione Europea "in quanto tale, non funziona", "non esiste il mercato finanziario europeo", e quindi paesi come la Francia, l'Italia o il Portogallo "non trovano finanziamenti".
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La Crisi? E' solo colpa della Cina. Uno studio getta nuova luce sul crack globale 


La Crisi? E' solo colpa della Cina. Uno studio getta nuova luce sul crack globale


Finanzaonline.com - 30.8.12/09:57

Non c'entrano i mutui subprime e nemmenoLehman Brothers. La crisi finanziaria che in quattro anni è dilagata in tutto il mondo fino a colpire pesantemente l'Europa avrebbe avuto la sua origine in Cina.

E' il risultato a cui è giunto un nuovo studio pubblicato dall'Erasmus Research Institute of Management e condotto da Heleen Mees.

Dalla Cina sarebbe infatti partito il fiume di denaro facile che avrebbe poi inondato il mercato immobiliare Usa creando la bolla collassata sul finire del 2007, mentre i derivati sul credito come CDO e MBS sarebbero stati sottoscritti solo su meno del 5% dei nuovi mutui stipulati tra il 2000 e il 2006: troppo poco per provocare il terremoto a cui l'economia mondiale è andata incontro.

Ripercorriamo allora la catena di eventi che secondo la ricostruzione della Mees avrebbe condotto al crack della finanza globale.

Per farlo occorre tornare al 2003-2004, quando la politica monetaria lassista della Federal Reserve aveva portato a un vertiginoso aumento della spesa da parte degli americani. Spesa che prendeva la strada della Cina dato che dall'ex Celeste Impero proveniva buona parte dei beni più apprezzati dai consumatori a stelle e strisce. Oltremuraglia le spese degli americani assumevano la forma di risparmi cinesi, tanto che in quegli anni - ha ricostruito lo studio - il risparmio in Cina era pari a oltre la metà del Pil. Questi soldi però, lungi dal fermarsi a Pechino o Shanghai, riprendevano la via di Wall Street, o meglio del reddito fisso dello Zio Sam, abbassando i tassi di rendimento dei titoli di Washington e a livello mondiale già a partire dal 2004.

Con i tassi d'interesse a livelli depressi, ossia con il denaro a basso costo, il passo successivo non poteva che essere il boom del mercato immobiliare Usa. Una successione di eventi alla quale quello che oggi è il governatore della Federal Reserve, Ben Bernanke, aveva nel frattempo fornito il necessario supporto accademico - spiega ancora lo studio - attraverso una ormai nota dissertazione sui benefici degli interventi su larga scala da parte delle banche centrali.

Fonte: Finanza.com

Crisi: Barroso, 12/9 Presenteremo Proposta Per Unione Bancaria Europea

Crisi: Barroso, 12/9 Presenteremo Proposta Per Unione Bancaria Europea

(ASCA) - Roma, 30 ago - Il prossimo 12 settembre la Commisione Europea presentera' la sua proposta per l'Unione bancaria europea, lo ha detto il presidente della Commissione, Jose' Manuel Barroso, intervenendo a una conferenza in Austria. Si tratta di un leggero slittamento, in precedenza la presentazione della proposta era stata fissata per l'11 di settembre. Lo riporta l'agenzia Market News International. ''Questo e ' un passo concreto per generare fiducia sul futuro dell'Eurozona'' ha sottolineato il numero uno della Commissione. ''L'unione bancaria richiede una sola autorita' di vigilanza, un ulteriore unione economica con una supervisione europea sulle politiche adottate dai singoli paesi, ma e' anche giusto, che ci sia una ulteriore integrazione politica'' ha detto Barroso. La Commissione Ue, stando alla previsioni degli osservatori, dovrebbe formulare una proposta che attribuisca alla Bce la vigilanza sulle banche dell'Eurozona affidandogli anche i poteri di chiudere le banche che non stanno piu' in piedi.

Il pannello che cattura energia dalla Luna - foto

Non solo sole. Presto anche la luna potrebbe diventare una fonte di energia rinnovabile

Non solo sole. Presto anche la luna potrebbe diventare una fonte di energia rinnovabile

Fallite 46.400 imprese dall’inizio della crisi

Fallite 46.400 imprese dall’inizio della crisi

di REDAZIONE

Dall’inizio della crisi alla fine di giugno di quest’anno, i fallimenti in Italia hanno sfiorato le 46.400 unità…. Tra questi poco meno di 14.400, poco piu’ del 30%, sono maturati a causa dell’impossibilita’ di incassare in tempi ragionevoli le proprie spettanze. Il grido d’allarme arriva dalla Cgia

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In Cina bonus in lingotti ai cittadini

In Cina bonus in lingotti ai cittadini

Il villaggio di Yujiatou premia in oro i 1001 abitanti per il loro impegno

SHANGHAI - Un villaggio della provincia dell'Hubei, nella Cina centrale, ha iniziato a inviare a ciascuno dei suoi abitanti in regalo un lingotto d'oro del valore di oltre 36.000 yuan (oltre 4000 euro) in segno di gratitudine per il loro contributo alla città e in occasione del suo ventesimo anniversario. Lo riferisce lo Shanghai Daily.

.....

Fonte: http://www.cdt.ch/mondo/cronaca/69132/in-cina-bonus-in-lingotti-ai-cittadini.html

Ryan fa il Berlusconi: “Creeremo 12 milioni di posti di lavoro”!


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Ryan fa il Berlusconi: "Creeremo 12 milioni di posti di lavoro"!

di REDAZIONE


Ha promesso una svolta economica annunciando un piano "per rafforzare la classe media" con la creazione di 12 milioni di nuovi posti di lavoro in quattro anni, Paul Rayn, accettando la nomination repubblicana come vice di Mitt Romney. Il 42enne presidente della commissione bilancio della Camera dei Rappresentanti, da molti considerato la mente economica del GOP, si e' direttamente scagliato contro il presidente Barack Obama che "sta solo sperperando soldi" e che ha creato "piu' debito di quello di tutti paesi europei messi insieme".


Gli Usa devono voltare pagina "e noi non passeremo quattro anni ad attaccare chi c'era prima. Ci assumeremo le nostre responsabilita'. Sistemeremo l'economia di questa nazione prima di venire sopraffatti. Non abbiamo molto tempo ma con serieta', intelligenza e leadership possiamo farcela. So che siamo pronti. Il nostro candidato e' pronto. La sua vita lo ha preparato per questo momento", ha assicurato Ryan, scelto come ticket di Romney per accontentare l'ala piu' conservatrice del partito. "Accetto la chiamata della mia generazione per lasciare ai nostri figli l'America che e' stata lasciata a noi, con opportunita' per i giovani e garanzie per gli anziani", ha proseguito, tentando di rassicurare la classe media preoccupata per le annunciate misure di tagli alla spesa pubblica. "Non c'e' leadership alla Casa Bianca. Dopo quattro anni passati a tergiversare – ha rincarato Ryan – l'America ha bisogno di una svolta e l'uomo giusto per questo lavoro e' Mitt Romney".


Ryan ha dunque ribadito di voler cancellare la legge sulla sanita' di Obama, cavallo di battaglia della sua campagna elettorale insieme alla riforma di Medicare, il programma di assistenza medica per gli anziani . L'Obamacare consiste "in oltre 2.000 pagine piene di regole, obblighi, tasse, costi e multe che non possono avere spazio in un paese libero – ha rimarcato – nessuno di noi puo' accettare che vengano stravolti i nostri principi fondamentali. Con noi, la liberta' tornera' al centro della nostra vita e del nostro paese". Per il suo debutto in grande stile sulla scena nazionale, Ryan ha rivelato alcuni dettagli personali: "Mio padre era avvocato in una piccola citta'. E' stata una presenza gentile nella mia vita e penso che oggi sarebbe orgoglioso di me. Lui usava dirmi – ha raccontato il parlamentare del Wisconsin – figlio mio tu puoi scegliere se essere parte del problema o parte della soluzione. L'attuale amministrazione ha fatto la sua scelta. Mitt Romney e io abbiamo fatto la nostra". Poi ha presentato la...



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Il banchiere e lo scettro della Ue


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Il banchiere e lo scettro della Ue

Il compromesso tra la Germania e la Banca centrale europea sembra definito. Lo dimostrano le parole concilianti di Angela Merkel ieri dopo l'incontro con Mario Monti a Berlino e lo dimostra l'intervento del presidente della Bce Mario Draghi pubblicato ieri sul quotidiano tedesco Die Zeit.

La cancelliera tedesca appoggerà la linea del membro tedesco del board della Bce, Joerg Asmussen, e quindi lascia isolato il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, che si oppone a ogni forma di intervento straordinario da parte di Francoforte. In cambio Draghi si impegna a farsi garante di quel processo di integrazione economica, di bilancio e politica che secondo Berlino è l'unica garanzia davvero efficace: solo con una progressiva cessione di sovranità da parte di tutti i contribuenti tedeschi potranno essere sicuri di riavere indietro i soldi con cui finanziano i programmi di aiuto ai Paesi ad alto debito. 

Visto che il rigore non ha funzionato come gabbia esterna attorno ai Paesi indisciplinati (che ora sono pure sprofondati in gravi recessioni), Berlino prova a imporre quella dell'integrazione europea. Se non può essere Berlino il cerbero della virtù, che almeno lo sia Bruxelles (e Francoforte). Draghi asseconda l'evoluzione. Nell'articolo su Die Zeit, quasi un manifesto del nuovo europeismo che parte proprio dalla difesa dell'euro, Draghi scrive: "La Bce non è un'istituzione politica. Ma è legata alle sue responsabilità come istituzione dell'Unione europea" e le banconote stampate da Francoforte "portano impressa la bandiera europea e sono potenti simboli dell'identità europea". Negli ultimi tre anni di crisi la Germania ha spesso invocato più integrazione soltanto per rinviare interventi concreti pensati per evitare il crollo della moneta unica.

Per questo Draghi indica una lista precisa di temi su cui la Germania deve dimostrare che la sua intenzione di rivedere i trattati dell'Unione non è solo una tattica per temporeggiare, ma un impegno serio. Molti dei temi elencati non piacciono a Berlino, dal rafforzamento del mercato unico (liberalizzazioni per favorire la concorrenza a livello Ue) a una invasiva supervisione bancaria a livello della Bce, che deve poter liquidare le banche zombie, che oggi restano in piedi solo per ragioni politiche (ce ne sono diverse in Germania). Draghi concede però anche ampio spazio al rigore caro agli elettori tedeschi: nessuno deve vivere al di sopra dei propri mezzi o adottare politiche di bilancio che possano danneggiare gli altri Stati membri. Con una giravolta sorprendente, ma utile dal punto di vista diplomatico, il presidente della Bce ribalta una sua affermazione di qualche mese fa che suscitò polemiche: "Questa non è la fine del modello sociale europeo, ma il suo rinnovamento".

La ...



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Quantitative easing: ecco perché avremo un nulla di fatto a Jackson Hole


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Quantitative easing: ecco perché avremo un nulla di fatto a Jackson Hole

Fiducia dei consumatori e previsioni PIL USA: una chiave di lettura Jackson Hole ci riserverà sorprese in ambito quantitative easing? Come dicevo ieri in questo post, mi sento di quasi escluderlo completamente. E uno dei dati più interessanti ed importanti per … Continua a leggere


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Riforma elettorare, al via il modello santirario: niente più nomi dei partiti, indicato solo il principio attivo.


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Riforma elettorare, al via il modello santirario: niente più nomi dei partiti, indicato solo il principio attivo.

 

Cambiamenti epocali in vista per le prossime elezioni. Nello spirito della recente riforma sanitaria, si è deciso di favorire la concorrenza tra forze politiche eliminando i privilegi dei partiti più noti e dotati di notevoli risorse finanziarie. Sulla scheda elettorale, dunque, non sarà più riportato il nome dei vari partiti ma soltanto un elenco di principi attivi tra i quali scegliere. Così, se uno ha voglia di fascismo, non è costretto a votare "La Destra" solo perché ha un marchio commerciale efficace: di fascisti se ne possono trovare ovunque e la scelta dell'elettore assicura una perfetta rappresentanza. Analoghe indicazioni valgono per le coalizioni: invece dell'elenco di simboli e sigle, verrà indicata la percentuale di principi attivi: ad esempio, 20% di socialismo, 30% di liberismo, 40% di corruzione, tracce di impegno civile, 10% coloranti e eccipienti. La speranza è quella di ottenere un Parlamento di cui conosci la composizione e gli effetti collaterali. Ma non tutti sono d'accordo. C'è chi sostiene che, in ogni caso, si tratta di votare individui di cui s'ignora l'effetto sulla società e che, invece, bisognerebbe ricorrere a dei sistemi più naturali ed ecologici. Ad esempio, mandarli a fare in culo tutti e pace.

 



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Crisi Spagna: la voragine del debito regionale


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Crisi Spagna: la voragine del debito regionale

Catalogna ma anche Valencia e Murcia…. E la Spagna rischia di saltare… Come già detto ieri in questo post, la Spagna torna a toccare con mano la parola crisi. Non potevamo certo immaginare che le cose si fossero sistemate da … Continua a leggere


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ASSISI 6: VERSO UNA RIVOLTA GENERALE?


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ASSISI 6: VERSO UNA RIVOLTA GENERALE?

Da sinistra: Felice Floris, Mariano Ferro, Nello De Bellis, Marino Badiale,
Leonardo Mazzei, e Massimo De Santis mentre Perino è in collegamento.
«Non abbiamo alternative se non abbattere il sistema»

"La rivolta sociale è nell'aria, e ad essa prenderanno parte quelli che erano di sinistra e di destra, poiché gli interessi comuni contro questo sistema di rapina prevaranno sulle tradizionali differenze ideologiche". (Mariano Ferro)

Serpeggiava molta stanchezza, domenica mattina. Venivamo da tre giorni di dibattiti intensisissimi coi i diversi protagonisti della scena medorientale e, dopo i forum, discussioni accese al bar, a volte fino a tarda notte. Ma la tavola rotonda di domenica mattina era speciale per diverse ragioni. Il Movimento Popolare di Liberazione ha occupato il campo, mettendo all'ordine del giorno la crisi italiana dentro quella europea, e dunque il ruolo e le prospettive dei movimenti popolari di protesta.

Malgrado molti ospiti stranieri fossero in procinto di partire, nonostante, dopo mesi di caldo soffocante, si addensassero minacciose fosche nubi (e infatti l'acquazzone arriverà, violento, verso mezzogiorno), l'attenzione al tema era massima.

Non poteva essere altrimenti, vista la presenza, tra gli oratori, di Mariano Ferro del Movimento dei Forconi<...


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Il Picco dei Negazionisti


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Il Picco dei Negazionisti

Di Richard Heinberg. 

Da Energy Bulletin. Traduzione di Massimiliano Rupalti


In questi giorni, non si legge altro che "Tristi notizie per i Discepoli del Picco del Petrolio", secondo il Financial Post.
L'ultimo esempio:Leonardo Maugeri, un membro del Geopolitics of Energy Project al Belfer Center for Science and Internationa Affairs della Kennedy School — e critico di lungo corso dell'analisi del Picco del Petrolio – ha appena pubblicato un nuovo rapporto, "Petrolio: La Prossima Rivoluzione", nel quale prevede un netto aumento della capacità produzione mondiale di petrolio e il rischio di un collasso del prezzo del petrolio. Il suo rapporto ha innescato una valanga di articoli di stampa con titoli come "Nessun Picco del Petrolio in Vista", "Il potenzale boom petrolifero statunitense scuote le politiche energetiche," e "Il Picco del Petrolio Semplicemente non è più una Minaccia".

Queste seguono a ruota una serie di altri articoli che propagandano un aumento di produzione di petrolio da depositi di scisti "tight" negli Stati Uniti – pezzi con titoli tipo "


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Nascosti in casa a Ferragosto

abbatantuono
Mi sbilancio. Questa volta parecchi italiani si sono nascosti in casa a Ferragosto.Foto di repertorio su facebook, tapparelle abbassate, cellulare staccato, e giù in cantina, come Abatantuono in un vecchio film, Mari del S

USA: Emergenza Virus del Nilo

Il 'Virus del Nilo', una malattia mortale che si trasmette attraverso la puntura di una zanzara, è l'ultimo grattacapo per le autorità sanitarie degli Stati Uniti. "Siamo al culmine dell'epidemia", ha detto mercoledì scorso in una conferenza stampa, il direttore del dipartimento di malattie infettive del Centro per il Rilevamento e Prevenzione delle Malattie (CDC), il dottor Lyle R. Petersen. 
Finora quest'anno, i medici hanno rilevato 1.118 persone contagiate in 48 paesi, dove ci sono già stati 14 morti. "Non abbiamo mai visto niente di simile prima. La malattia sta progredendo rapidamente," ha detto l'esperto. Il 'Virus del Nilo' si è diffuso in quasi tutti gli stati, tanto tra gli esseri umani che tra gli animali. Per ora, ne sono rimsti immuni Alaska, Hawaii e Vermont. Secondo Peterson, si prevede un aumento del numero di casi a fine estate. "Un mese fa avevamo individuato solo 29 casi. Ora ce ne sono più di 1.000. E' la cifra più alta rilevata in estate, da quando abbiamo scoperto che la malattia è arrivata in America, nel 1999", ha detto. "In breve, questo è una delle peggiori epidemie di sempre". L'anno peggiore è stato il 2003, quando ci sono stati 9.862 casi di 'Virus del Nilo' e ci sono stati 264 morti. Peterson spiegato che più della metà dei casi rilevati quest'anno, sono del tipo "neuro-invasivo", cioè il 'Virus del Nilo' ha colpito il cervello di pazienti di cui successivamente provoca la morte.
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Verso la Bancarotta: L’Italia ha Fatto i Compiti a Casa

Verso la Bancarotta: L’Italia ha Fatto i Compiti a Casa


L’Italia ha Fatto i Compiti a Casa

L’avete già sentita questa? L’Italia ha fatto i compiti a casa quindi è giusto che venga difesa dall’irrazionalità del mercato. (traduzione: quindi è giusto che gli altri europei si tassino per salvarla)

Cosa significa compiti a casa?

Se significa che gli Italiani sono stati chiamati a pagare un ordalia di nuove tasse allora è vero: l’Italia ha fatto i compiti a casa.

Se significa che l’attuale legislazione in materia burocratica e fiscale abbia anche solo una possibilità su 10 milioni di generare qualcosa di meglio di una recessione allora no, siamo sempre i soliti furbi asini.

L’Italia NON ha fatto i compiti a casa e ogni singolo euro che eventualmente gli verrà prestato dagli altri cittadini europei sarà buttato nel cesso.

Il governo Monti ha dato la mazzata finale al sistema produttivo italiano, tralasciando il settore della piccola e media impresa ormai in ginocchio, avrete forse notato che a 10 mesi dall’arrivo del governo tecnico (non esattamente ieri) stanno esplodendo una serie di conflitti sociali che riguardano anche grandi aziende e interi distretti produttivi.

Pensate che il “problemino” del Sulcis e Alcoa siano “gratis”? Alcoa conta 500 dipendenti e 400 sono gli addetti dell’indotto. Le miniere del sulcis hanno 464 lavoratori.

E la Fiat?

A Marchionne non manca il dono della sincerità, e il ritorno dalle ferie si apre con 2 settimane di cassa integrazione per gli addetti di Pomigliano. “Sorry Mr. Monti ma gli Italiani non comprano più abbastanza automobili, “per ora” pagaci 2 settimane di cassa integrazione poi si vedrà”

Ecco solo spiccioli di esempi dei “compiti a casa” fatti dall’Italia, settembre è il mese della riapertura delle fabbriche, siamo curiosi e preoccupati di leggere (a metà ottobre) i dati del consumo di gas, energia elettrica e di idrocarburi.

Sarà un massacro, e non ci vuole una palla di cristallo per predirlo.

Eccoli li i compiti a casa, e attenzione: La Germania li conosce benissimo.

p.s. ovviamente la colpa è degli “evasori fiscali”, non vorremmo essere fraintesi…


Prepariamoci alla fine dell'euro  

Prepariamoci alla fine dell'euro



Prepariamoci alla fine dell’euro. Cinque anni fa solo ad uno stravagante o ad un estremista poteva venire in mente un’idea del genere. Poi è arrivata la crisi, il terremoto greco e le sue scosse di assestamento in Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, che hanno scosso anche la Francia.

Il primo rimedio proposto contro i disastrosi effetti di questo terremoto è stato quello di espellere gli alunni indisciplinati dalla zona euro. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, lo aveva richiesto fin dalla primavera del 2010, alcuni ministri austriaci le hanno fatto eco la settimana scorsa e, a sentir loro, questa via sarebbe stata presa in considerazione dai governi europei.

La seconda soluzione, la più radicale, non riguarda un unico Paese o una parte di essi, ma proprio tutta la zona euro: è la sua scissione. Questa soluzione è stata proposta inizialmente da guru, esperti e “cassandre”. Dalla scorsa estate, durante la quale la Spagna e l’Italia sono state attaccate sui mercati finanziari, è diventata un’ipotesi di lavoro. Prima nel settore privato – fra gli economisti bancari e nelle dirigenze delle grandi aziende – e poi nel settore pubblico. Il Ministro degli Esteri finlandese Erkki Tuomioja ha vuotato il sacco la settimana scorsa, spiegando che il suo governo era già pronto a questa eventualità. La cosa certa è che i finlandesi, che sono stati i primi fra gli europei ad accogliere con orgoglio l’avvento dell’euro, oggi sono tra i più delusi, e lo hanno fatto sapere a gran voce con il loro voto.

Questo lento cambiamento di opinione, in seguito al quale l’inimmaginabile è diventato concepibile se non addirittura probabile, mina profondamente la moneta unica. Credere alla fine dell’euro fa presagire la fine della credibilità dell’euro, poiché il denaro non è un costrutto umano come altri. Esso si basa principalmente sulla fiducia, soprattutto per quel che riguarda l’euro, dato che a differenza del dollaro, dello yen, della sterlina o del franco svizzero è la prima grande moneta creata senza alcun fondamento materiale, come l’oro o l’argento.

A causa del meccanismo infernale di un’unione monetaria priva dell’unione fiscale, i governi europei si sono arenati in una pericolosa alternativa. Di fronte ad una crisi che questo meccanismo non consente di affrontare, non prepararsi alla fine dell’euro significherebbe dimostrare di essere incoerenti se non incoscienti. D’altra parte, prepararsi alla fine dell’euro aumenta la probabilità di realizzazione di questo evento distruttivo, agevolando tutta una serie di decisioni di aspetto tecnico.

Nel secolo scorso, gli Europei hanno avuto a che fare in due occasioni con un dilemma simile: decidere se prepararsi per la Guerra o meno. Sappiamo com’è andata a finire. Da allora si suppone che abbiamo imparato.


Jean-Marc Vittori

Fonte: www.byoblu.com
Link: http://www.byoblu.com/post/2012/08/29/Prepariamoci-alla-fine-delleuro.aspx>
29.08.2012

Note:

Biografia di Jean-Marc Vittori ( http://www.theglobalist.com/AuthorBiography.aspx?AuthorId=1202 )

Traduzione di Italia dall'Estero ( http://italiadallestero.info/archives/16380 )