Giuseppe Sandro Mela.

Campo di Sterminio in Cambogia. Campo di Sterminio di Choeung 650x432 Su, Caproni che belate che comandano le Banche. Votate PD, il partito che é una banca: MPS.
Cambogia. Campo di Sterminio di Choeung. Vota PD: ti troverà un posto nelle teche.

  Suvvia, non fate i timidi. Sono anni che tutti i bravi cittadini di credo comunista o, più in generale, di sinistra, si strappano i capelli perché saremmo finiti nelle mani adunche e grifagne dei banchieri.
  Banchieri razza perversa, maledetta, mai sufficientemente esecrata, affamatori del popolo, tesi esclusivamente al loro misero e stramaledetto tornaconto ed illecito guadagno: in poche parole, i prototipi dei Kapitalisti! La quintessenza del male.
  Quindi, per sfuggire alla morsa di codesta genia la panacea sarebbe una soltanto: votare PD.
  Solo il PD vi difende dalle banche kapitaliste.
  PD: grande nome, grande tradizione. PCI, poi Quercia, poi Pds. Gli eredi degli sterminatori di oltre centocinquanta milioni di esseri umani: coloro che assistettero compiaciuti al massacro cambogiano indicando agli italiani quel regime come il loro obiettivo politico. Grande tradizione di miseria ed assassinio.
  Quelli del furto e del peculato se ne fanno un baffo. Fossero onesti, mica militerebbero in quel partito!
  Ma da sempre anche una grande tradizione di collusione con il mondo finanziario.
  Il PD é Monte Paschi Siena.
  «Pubblico è bello, se comando io». E come non si potrebbe essere ultrastatalisti sfegatati quando ci si guadagnano paccate di soldi? Al punto tale che si impossessarono di una grande banca per gestire i loro affarucci: Monte Paschi Siena, tramite la Fondazione che la governa.
  Fu la vacca da mungere, l’agone dove perpetrare tutte le nefandezze finanziarie che a parole imputavano agli altri.
  La telefonata del luglio 2009 che ora incastra il dr. Giuseppe Mussari fu registrata da mano provvida. Guarda caso, coinvolge anche Nomura.
  Decine di anni di bilanci falsi, una dirigenza rigorosamente comunista doc, con tessera Stella di Lenin in tasca, e proprio per questo di sublime incapacità: tanto da portare Mps al fallimento.
  Fallimento Mps? No problem.
  Sono o non sono statalisti? «Pubblico è bello!».
  Bene, che lo stato ripiani i debiti e non rompa il giocattolo di don Bersani, capo-cupola dei faccendieri.
  E giù, poco tempo fa, 3,9 miliardi del contribuente nelle caditoie senesi.
  Non bastano? Ancora stato: «Per uscire dalla crisi serve più Stato»: parola di Bersani. Indovinate l’uso che ne farebbe?
  Adesso che state pagando di tasca vostra, sì, l’Imu che avete versata é servita a dare qualche mese di respiro ai compagniucci, vi sentite un po’ meglio?
  Non fatevi proprio nessuna illusione, ma nessuna.
Il buco supera allegramente i trecento miliardi:
vota PD, sanerai Monte Paschi Siena.
  «Il Pd c’entra in questa vicenda. Ha sempre avuto molta influenza attraverso la Fondazione sulla banca e sulla vita politico-culturale (di Siena)»
  «Fenomeno storico, meno forte in questi ultimi anni, della commistione tra banche e politiche che va ulteriormente sradicato».
f.to: prof. sen. Mario Monti
                Nota.
  E siamo nel clima agrodolce pre-elettorale: quello dei sondaggi taroccati, delle promesse mirabolanti. Poi verrà a galla tutta la verità: ed allora sì che avrete l’immneso onore di pagare i conti del PD.
  E adesso, sotto anonimi comunistelli e statalisti da strapazzo, insultate pure a destra e manca, sputate il vostro rabbioso veleno, la bile che trasborda la vostra povera cistifellea.
  Lo so che tanto non ce la avete come me, ma piangete calde lacrime sul fu Monte Paschi Siena: «Pubblico è bello!» e vorreste continuare a starngugiarvi nell’orgia del denaro pubblico che trova alla fine naturale collocazione nelle vostre tasche. Ma non c’é nemmeno più mezzo centesimo.

  ROMA, 25 gennaio (Reuters) – Il premier uscente Mario Monti ha detto oggi che il Partito democratico è coinvolto nel caso Mps in quanto ha sempre avuto influenza sulla banca senese tramite la Fondazione.
  “Il Pd c’entra in questa vicenda”, ha detto Monti parlando a Radio Anch’io. “Ha sempre avuto molta influenza attraverso la Fondazione sulla banca e sulla vita politico-culturale (di Siena)”.
  Il presidente del Consiglio uscente ha sottolineato di non voler attaccare il leader del Pd Pier Luigi Bersani, ma che intende criticare la commistione tra banche e politica che va “ulteriormente sradicata”.
  “Non sono qui per attaccare Bersani, ma per attaccare molto decisamente il fenomeno storico, meno forte in questi ultimi anni, della commistione tra banche e politiche che va ulteriormente sradicato”, ha affermato.
  “Poi lascio ai partiti di puntare gli uni l’indice contro gli altri”, ha aggiunto il premier uscente.

  ROMA – Mps ancora pesante in Borsa all’indomani degli inquietanti sviluppi della vicenda derivati. Le azioni perdono oggi un altro 6,22% a 0,23 euro con scambi sempre forti: in meno di un’ora è già passato di mano il 2% del capitale. Ieri era emerso che i vertici della banca avevano omesso alla Banca d’Italia i documenti dello scandalo.
  Al tempo stesso l’istituto aveva precisato, per la prima volta, che la richiesta dei 500 milioni di Monti bond in più (per un totale di 3,9 miliardi) effettuata a fine novembre è legata alle perdite addizionali sul portafoglio titoli (3,2 miliardi a fine settembre 2012). Secondo gli analisti di Equita sim, quindi, «il beneficio della riduzione degli spread a fine anno non sarà più di un miliardo ma solo di 500 milioni».
  Oggi, intanto è previsto un Cda della banca che non dovrebbe esaminare il portafoglio titoli, mentre la Consob a stretto giro sentirà collegio sindacale e revisori oltre ad essere in contatto costante con i vertici della banca. Domani invece è in agenda l’assemblea straordinaria con all’ordine del giorno il via libera al cda per l’emissione dei Monti Bond, di cui 1,9 finalizzati alla sostituzione dei Tremonti Bond del 2009.
  SUL ‘FATTO’ LA TELEFONATA GALEOTTA Una ‘conference call’ fra Londra e Siena nella quale i vertici di Nomura chiariscono i termini dell’operazione in derivati al centro dei guai del Montepaschi, sottolineandone i punti critici e registrando la conversazione. È la ‘telefonata che scotta’, quella del luglio 2009 che avrebbe portato alle dimissioni dalla presidenza dell’Abi Giuseppe Mussari, allora ai vertici di Mps, e a riportarne una sintesi è il Fatto Quotidiano.
  Il presidente di Nomura, Sadeq Sayeed, spiega a Mussari, al direttore generale Mps Antonio Vigni e ad altri manager che «le potenziali difficoltà di gestione contabile dell’operazione sono dovute al fato che l’asset swap e il pronto contro termine saranno eseguiti a condizioni non di mercato». Sayeed vuole accertarsi che Mussari e il management senese «siano a conoscenza di questa preoccupazione» e che la società di revisione Kpmg sia «pienamente» informata. 
Mussari, prosegue la sintesi del Fatto, «afferma che Bmps ha una relazione molto trasparente con gli auditor e che Kpmg è stata messa al corrente in modo completo di questa transazione». L’ex presidente afferma poi di essere a conoscenza che la lettera di mandato dell’operazione «non sia stata inviata a Kpmg, ed è tranquillo sul fatto che non debba essere inviata».
  BERSANI: L’AVVERSARIO E’ BERLUSCONI «L’avversario rimane Berlusconi e la destra». Così Pier Luigi Bersani, intervenuto ad Agorà, su Raitre, risponde ad Antonio Ingroia secondo il quale invece il vero avversario è Mario Monti. «Quando sento dire da Ingroia – ha affermato Bersani – che dice ‘Berlusconi non è l’avversario’, io dico: accidenti, che novità».
  «I voti sono tutti utili – ha detto Bersani – per segnalare la protesta, per descrivere un’appartenenza; ma per battere la destra e vincere c’è un solo voto utile, e questa è la mia preoccupazione». «Ingroia sostiene – ha ricordato Bersani – che l’avversario non è Berlusconi, ma per me lo è ancora. Se non lo si ritiene l’avversario si può pure lavorare perchè alla fine vinca». «Io non attacco nessuno – ha insistito Bersani – però sono padrone di non essere d’accordo che la coppia Maroni-Berlusconi prenda piede in questo Paese, perchè in questi anni ci hanno messo in un mare di guai». 
Per quanto riguarda invece le previsioni sull’esito delle urne, Bersani ha invitato alla cautela, nonostante i sondaggi: «I dottori consigliano di non misurare la pressione tutti i giorni – ha concluso – comunque quando sento dire che abbiamo la vittoria in tasca io dico ‘no’».
  “IL PD NON C’ENTRA” «A Maroni che ha parlato a nome della Lega dico solo una parola: Credit Nord», la banca legata al Carroccio salvata nel recente passato, ha detto Bersani ad Agorà su Raitre, a proposito delle polemica su Mps. «Il Pd non c’entra niente», ha ripetuto Bersani.
  Mps, ha ricordato, «ha un governo, una fondazione con gli enti locali, e questo fatto non è un’esclusiva di Siena, anche a Verona per esempio è così. Gli enti locali hanno un potere di indirizzo e non di gestione, ed anzi il comune di Siena ha lavorato al cambiamento».
  Il problema, secondo il segretario del Pd, sono i prodotti derivati: «Abbiamo sempre chiesto una limitazione drastica di questo strumento – ha sottolineato – ma non avendo la maggioranza in Parlamento non ci siamo riusciti. Se vogliono fare la campagna elettorale con questo, non gli basterà».

  Capita spesso di leggere dei veri e propri esercizi di comprensione su quale sia il potere su cui, in ultima istanza, poggia il Pd. Se ne parla in termini di geografia del sistema politico, un centrosinistra che tende al centro, oppure di geografia economica. Allora si parla del radicamento territoriale del Pd nelle ex-zone rosse. Oppure, facendo esercizio più sociologico, si parla della permanenza della rappresentanza, da parte del Pd, di residui di classe operaia, di pubblico impiego o di una sua forte rappresentanza nei confronti dei pensionati. In tutti i casi si tratta di simulacro ovvero, di fatto, il Pd è solo un simulacro di rappresentanza di regioni che sta portando verso il declino e di ceti sociali ai quali offre solo un progressivo impoverimento.
  Ma allora, ci si domanda, quale è la vera base sociale, produttiva del Pd? Sicuramente la si trova nelle evoluzioni del mondo delle coop in tre principali rami: grandi opere, grande distribuzione e immobiliare (sul rapporto tra Ipercoop e mattone ci sarebbe molto da scrivere. Su Senza Soste ora in edicola c’è un’inchiesta in questo senso). Ma si tratta solo di una parte del radicamento del potere reale del Pd.
  Se si comincia a osservare Unipol, il cui titolo ultimamente è in salute, si capisce come da (molto) tempo il principale partito del centrosinistra presidi un altro grande potere delle società postindustriali: il ramo finanziario-assicurativo. Eccoci quindi ad uno storico potere italiano, nel ramo bancario, nel quale il radicamento Pd può vantare una lunga storia. Ci riferiamo al Monte dei Paschi che è controllato direttamente dal Pd senese quindi su una base territoriale con rilievo nazionale. Ora non ha importanza descrivere qui la guerra tra bande che si è aperta nel Pd a Siena con la crisi di Mps, una guerra che nessuno in Toscana riesce a spegnere tale è l’autonomia del partito democratico senese dal resto della regione. Bisogna soprattutto brevemente raccontare come l’Mps, grazie alla acquisizione sbagliata di Antonveneta e ad una lunga serie di operazioni speculative andate a male, da almeno un lustro si trova in cattive acque. Tanto che, nell’autunno del 2012, il governo Monti decreta, su un testo approvato da un relatore Pd ed uno Pdl, un aiuto alla banca senese pari a 3,9 miliardi di euro. Aiuto poi messo in discussione dal Bce ma superiore, dal punto di vista finanziario, ai “risparmi” che la riforma Fornero ha prodotto con i tagli alle pensioni.
  Questo per dire in che genere di politiche si è gettato il Pd. Per salvare una propria banca da uno sbilancio epocale, di proporzioni gigantesche, è entrato nel governo Monti legittimando le politiche di trasferimento delle risorse dello stato dalla spesa pubblica agli aiuti ai bilanci delle banche. Monti si è occupato, per dare un’idea sommaria dell’operazione, degli aiuti a banche greche, spagnole, portoghesi (che finiranno, in una partita di giro, alle banche tedesche e francesi) e al Pd è toccato il corposo aiuto a Mps. Aiuto che è servito, tra l’altro, ad evitare che la banca fosse commissariata dallo stato, disintegrando il residuo potere piddino senese e nazionale nei corridoi di Mps. Queste storie hanno sempre la caratteristica di fornire nuovi capitoli. Pochissimi giorni fa, con delle prove fornite dal Fatto Quotidiano, esce la prova inoppugnabile che Mussari, allora presidente di Mps e fino a poche ore fa presidente dell’associazione delle banche italiane (praticamente un ministro), aveva fatto una pesante operazione di cosmesi finanziaria con il bilancio 2009 del Monte dei Paschi. In poche parole aveva acquisito come attivo una serie di pericolosi derivati, contratti con una banca giapponese, che altro non erano che letali bombe ad orologeria nei bilanci della banca senese. E bravi Monti e il Pd, con il concorso del Pdl, che hanno decretato aiuti, e di quali proporzioni, ad una banca che è piena di vere e proprie bombe ad orologeria finanziarie. Tutto questo per sottrarre la banca ad un vero controllo pubblico.
  Nel frattempo Mussari, che alcuni blog finanziari definiscono “il peggior presidente dell’Abi di sempre” si è dimesso, dichiarandosi innocente, dall’associazione italiana dei bancari. Resta uno sbilancio di dimensioni ciclopiche in Mps, con risorse considerevoli tolte ai beni pubblici per immetterle in una voragine di debiti privati. Tutto questo, naturalmente, senza che Mps abbia minimamente migliorato la propria offerta finanziaria a imprese, famiglie, singoli, coppie in cerca di mutuo. Si è presa una parte notevole di denaro pubblico per farla sparire nel niente di una voragine di bilancio.
  A questo punto chiedersi cosa sia veramente il Pd non fa certamente male. Al di là delle operazioni di creazione di simulacro per attirare elettori resta la sostanza materiale di un potere profondamente immobiliare (Ipercoop non è solo grande distribuzione), legato alle grandi opere (le cooperative edilizie) e speculativo-finanziario (Unipol e Mps). Si tratta di tipici poteri del liberismo odierno nazionale, quello legato al circuito mattone-moneta. Un circuito a cui le attuali politiche dell’eurozona di trasferimento, per quanto convulso ed instabile, delle ricchezze dalla spesa sociale ai bilanci delle banche va benissimo. Ma anche un partito molto diverso non solo dalla propaganda che fornisce di sè ma anche dall’immagine che comunemente si fanno anche i suoi avversari. Eppure basta seguire gli interessi materiali per sapere, in politica e non solo, chi si ha davanti.

Il Monte dei Paschi di Siena nel 2009 durante la gestione di Giuseppe Mussariha truccato i conti con un’operazione di ristrutturazione del debito per centinaia di milioni di euro, di cui oggi i contribuenti italiani pagano il conto.   L’operazione è denominata “Alexandria”, dal nome di un contratto derivato simile a quel Santorini, del quale si è parlato tanto nei giorni scorsi e che scolora di fronte all’ultimo cadavere trovato nelle casseforti di Rocca Salimbeni. L’amministratore delegato, Fabrizio Viola, e il presidente, Alessandro Profumo, hanno scoperto solo il 10 ottobre 2012 un contratto segreto risalente al luglio 2009 con la banca Nomura relativo al derivato Alexandria. Quel contratto impone subito una correzione nel bilancio 2012 da 220 milioni, ma i consulenti di Pricewaterhouse ed Eidos stanno studiando per quantificare il buco reale che è certamente più alto: un autorevole ‘uomo del Monte’, sotto garanzia di anonimato, parla al Fatto di 740 milioni di euro. Il contratto (Mandate agreement) di 49 pagine in inglese è rimasto nascosto per tre anni e mezzo in una cassaforte del direttore generale Antonio Vigni, che lo firmò assieme all’ex capo della finanza Gianluca Baldassarri.
  Nomura, quando si è vista contestare l’accordo, ha sventolato sotto il naso di Viola e Profumo la trascrizione di una telefonata del luglio 2009 nella quale il presidente di Nomura in Europa, Sadeq Sayed, chiedeva espressamente all’allora numero uno Giuseppe Mussari se i contratti legati all’operazione erano stati correttamente comunicati ai revisori dei conti della Kpmg. Il punto è che due operazioni apparentemente slegate tra loro in realtà erano connesse proprio dalcontratto segreto e l’una era il rimborso dell’altra. La prima operazione permetteva a Mps di scaricare su Nomura la perdita di Alexandria e così diabbellire il bilancio 2009. La seconda “rimborsava” i giapponesi in quanto, come si dice nella telefonata, il Monte Paschi “entrerà in un asset swap e due operazioni pronti contro termine a 30 anni legate a tale swap”. Mussari, registrato a sua insaputa, conferma al capo di Nomura che le due operazioni sono legate. Poi risponde che “Kpmg è stata messa al corrente” ma poi aggiunge che non aveva ritenuto di inviare ai revisori di Kpmg il contratto segreto “in quanto non si tratta di un documento relativo alla transazione”.
  Il consiglio presieduto da Alessandro Profumo ha già ricevuto una relazione dettagliata di otto pagine dal titolo “Alexandria” (che Il Fatto ha visionato) e una pagina è dedicata anche alle operazioni Santorini e Nota Italia. Alla relazione sono allegate la trascrizione e la traduzione della conversazione Mussari-Sayed su carta intestata Nomura. I consiglieri ne discuteranno il prossimo 24 gennaio, un giorno prima dell’assemblea dei soci che si annuncia infuocata. La storia sembra presa da un libro di John Grisham, ma il giallo finanziario ha una ricaduta immediata sui bilanci dello Stato italiano che ha messo a disposizione i 3,9 miliardi per sottoscrivere i Monti-bond con i quali Mps farà fronte alle sue perdite. Nella sua relazione al Cda, Viola scrive: “A fronte dei possibili impatti patrimoniali derivanti dagli esiti delle analisi relative a tali operazioni strutturate, codesto Consiglio ha deliberato di incrementare di euro 500 milioni (da 3,4 a 3,9 miliardi, ndr) la richiesta al ministero dell’Economia di sottoscrizione dei Monti bonds”.
  La relazione prosegue aggiornando il consiglio riguardo “alle attività intraprese (…) in considerazione delle richieste di chiarimento avanzate dalla Banca d’Italia con lettera del 20 novembre”. Richieste preoccupate perché, spiega Viola, “hanno fatto seguito all’inoltro alla Banca d’Italia in data 15 ottobre 2012 di un contratto rinvenuto il 10 ottobre 2012 e sottoscritto già il 31 luglio 2009 tra Mps e Nomura, relativo alla ristrutturazione del titolo Alexandria… (mandate agreement) in proposito si segnala che il Mandate agreement non era presente tra la documentazione consegnata alla Banca d’Italia (…) né ai revisori contabili”. L’amministratore Viola in pratica segnala l’omessa comunicazione all’Autorità di vigilanza commessa dai suoi predecessori e poi spara: “In data 13 dicembre 2012 Nomura ha trasmesso il verbale di una telefonata intercorsa il 7 luglio 2009 tra gli allora vertici di Mps e i vertici europei di Nomura”. La conversazione è in realtà una conference call che si svolge il 7 luglio 2009 alla presenza di nove persone. A Siena ci sono il presidente Mussari e l’ad Antonio Vigni, con i responsabili finanza, Gianluca Baldassarri e contabilità Daniele Bigi, l’unico tuttora rimasto nella sua posizione al Monte dei Paschi. A Londra c’è il presidente di Nomura Europa con quattro dirigenti, due dei quali italiani.
  I pm senesi Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso, che indagano già sull’acquisizione di Antonveneta nel 2008, stanno cercando di capire se e quali reati siano stati commessi. “Tale verbale – scrive Viola – è stato già acquisito dalla Procura della Repubblica” e anche da Bankitalia e Consob. Viola prosegue spiegando perché il contratto e la telefonata impongono di contabilizzare subito una perdita maggiore di 220 milioni di euro. La ragione del restatement, cioè della correzione contabile è che l’errore era “determinabile sulla base di informazioni esistenti al tempo”. Poi Viola ripercorre la storia del contratto segreto: “Mps decide di migliorare la tipologia del rischio finanziario cui era esposta con il note Alexandria”, un derivato basato sui rischiosi mutui ipotecari. Incredibilmente Nomura, prosegue Viola, “si è resa disponibile a scambiare” questo pessimo investimento “con una credit linked note con sottostante titoli subordinati bancari e garantita da obbligazioni emesse da GE Capital European Fund (più sicure dei mutui ipotecari, ndr) ed è questo scambio a realizzare il miglioramento del profilo di rischio”. Nomura insomma accettava un baratto tra spazzatura e oro (che permetteva a Mussari di chiudere in utile) perché in cambio il Monte comprava i rischiosi derivati di Nomura. Proprio quelli descritti nel contratto segreto.