12/03/13

Monti dopo Monti, la carta estrema del Quirinale


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Monti dopo Monti, la carta estrema del Quirinale




Con questo premier è cresciuta la recessione, ma i partiti non percepiscono l'emergenza economica





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Che cosa è la moneta (Parte 1 di 2)


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Che cosa è la moneta (Parte 1 di 2)

monete Che cosa è la moneta (Parte 1 di 2)

Noto, con una certa curiosità, che alcuni tentativi di far giungere sul dibattito nazionale la questione monetaria, non sembrano essere sostenuti da una seria consapevolezza di che cosa sia la moneta.

Con questo post della rubrica "Discussioni di Economia" (DdE), diviso in due parti, proviamo a capirne di più circa la moneta e il suo valore.

La moneta è un po' come l'olio lubrificante di un'automobile: aiuta i meccanismi e gli ingranaggi delle operazioni di scambio di beni e servizi a ruotare senza attriti e impedimenti vari, in modo tale da far correre facilmente l'economia lungo le vie che portano alla soddisfazione dei bisogni di ogni singolo individuo.

La moneta è quindi un'innovazione, vecchia di migliaia di anni, che ha permesso all'uomo di facilitare i comportamenti di sussidiarietà volontaria e che tipicamente si verificano nei liberi scambi commerciali. Essa ha consentito all'uomo di superare le difficoltà insite nella forma primordiale di scambio di beni e servizi, quale è il baratto. Infatti, se prima dell'invenzione della moneta si era costretti a scambiare le proprie quattro mele in eccesso con due uova, per fare una deliziosa torta ai bambini (ad esempio), c'era il rischio che questa opportunità di scambio (e di guadagno) non venisse colta, perché non c'era certezza di riuscire a trovare qualcuno che avesse, contemporaneamente, due uova e il bisogno di mele. Così, le mele in eccesso sarebbero marcite e buttate via e la torta, per far felici i bambini, non si sarebbe potuta realizzare perché le uova necessarie non erano facilmente reperibili, avendo a disposizione solo quattro mele che nessuno, il quale abbia delle uova, non vorrebbe.

Con l'uso della moneta, l'inconveniente su descritto si risolve velocemente ed efficacemente. E' una conclusione banale ma, fidatevi, è sempre meglio ricordarcelo.

Infatti, c'è stato un momento, non facilmente definibile, in cui le persone hanno capito che la soluzione sarebbe stata quella di usare un bene in particolare, che fungesse da mezzo di scambio; una moneta, appunto. Qualcosa che potesse essere accettata da chiunque in cambio di beni e servizi. Nella storia dell'uomo, i beni usati come moneta sono stati innumerevoli: bestiame, pelli di animale, semi di una pianta particolare, metalli indispensabili alla vita di tutti i giorni, pietre belle e rare da trovare. Insomma, l'u...



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Nyt, Italia rischia decennio recessione


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Nyt, Italia rischia decennio recessione

Rogoff agita spettro che crisi ue possa trascinarsi


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I tedeschi non amano più l’euro


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I tedeschi non amano più l'euro

La Germania si trova già immersa nella campagna elettorale che vedrà in autunno il rinnovo completo del Bundestag. E con l'occhio rivolto alle urne e il cuore attento al portafoglio, con la crisi economica in corso e la difficoltà di tirare avanti che penalizza anche una buona parte dei cittadini, politici e giornali si sono messi virtualmente a sparare contro quelli che vengono additati come coloro che succhiano il sangue dei tedeschi, gente seria e sobria, lavoratrice e risparmiatrice e che non ha grilli nella testa.

E i nemici sono i soliti. Tutti i Paesi dell'area Sud dell'Unione europea che nella loro incontinenza nelle spendere e spandere le risorse pubbliche, hanno...
Filippo Ghira


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Tabella dei CDS


cds 250x250Credi default Swaps Corporate e Sovrani rilevati l'11/03/2012

DAL NEONAZISMO TECNOCRATICO DOVREMO LIBERARCI DA SOLI


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DAL NEONAZISMO TECNOCRATICO DOVREMO LIBERARCI DA SOLI

Di fronte alla gravità del quadro contemporaneo, le tensioni sociali e politiche che stanno scuotendo l'Italia sono non solo sono normali, ma vanno considerate perfino salutari. Denotano una capacità di resistenza, una ferrea volontà di rivendicare un principio di dignità da parte di un popolo ferito ma non ancora domo e rassegnato. Sarebbe stato molto più grave, al contrario, registrare una diffusa apatia, un generale senso di smarrimento capace di impedire agli italiani di cogliere la mostruosità del delitto storico e politico che li vede incolpevoli vittime. Annebbiati dalle analisi malevole dei vari Fubini, Polito, Franco, De Bortoli, Scalfari e via discorrendo, i cittadini avrebbero davvero potuto convincersi circa l'indispensabilità di accettare con animo grato alcune politiche di chiara matrice neonazista (per quanto diluite in salsa tecnocratica). E, invece, è bello constatare come il popolo votante si sia dimostrato più scaltro delle tante presunte volpi che popolano il nostro Parlamento, bocciando nell'urna con estrema chiarezza tutte quelle forze politiche presentatesi all'insegna dell'adorazione dell'agenda Monti. Non bisogna mai dimenticare, infatti, che il vero e dissimulato obiettivo insito nelle politiche del famoso "risanamento" consiste nel realizzare una nuova e moderna selezione della specie. Un fenomeno, assassino e violento, da promuovere utilizzando la ricchezza al posto della razza. Questo modello di darwinismo sociale, sostenuto dalla Troika in Grecia con fare particolarmente spregevole, è finalizzato alla promozione di una selezione spietata che consenta soltanto al ceppo umano più forte e resistente di rimanere in vita,  condannando alla morte per stenti, al suicidio, alla pazzia o alla disperazione quella parte di società europea che, per sensibilità o purezza d'animo, non è in grado di opporre una Resistenza risoluta, dignitosa e coraggiosa. Di questo stiamo parlando. Ed è bene non dimenticare mai la gravità del pericolo che incombe sulla nostra civiltà per conservare una indispensabile lucidità di analisi e di giudizio. Molto spesso, nel valutare il passato con gli occhi del presente, ci si stupisce di alcuni comportamenti collettivi che appaiono quantomeno stravaganti. "Possibile", si chiedono in tanti, "che durante il fascismo la maggior parte degli intellettuali si dimostrò acquiescente con il regime"? "Nessuno tedesco ai tempi di Hitler colse la disumanità del progetto?" Queste domande, con il senno di poi, hanno poco senso. Il clima generale che si respira all'interno di un Paese in un determinato periodo storico è sempre il risultato di molti fattori, il più delle volte irrazionali. La capacità di manipol...



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La neve in mezza Europa


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La neve in mezza Europa

Negli ultimi giorni ha nevicato in gran parte dell'Europa nord-occidentale, in particolare in Francia, Regno Unito, Belgio, Olanda e Germania. La neve ha creato numerosi problemi ai trasporti: centinaia di voli sono stati cancellati, in particolare negli aeroporti di Francoforte e Parigi. Anche molti Eurostar che collegano Londra, Parigi e Bruxelles sono stati sospesi. Il maltempo ha causato anche disagi al traffico stradale, in particolare in Belgio, Francia e Inghilterra sud-orientale, dove centinaia di persone sono rimaste bloccate per ore in macchina. Nel Sussex, in Inghilterra, la polizia ha contato più di 300 incidenti stradali provocati in qualche modo dalla neve in 24 ore.



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JUNK! A un passo dalla spazzatura.


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JUNK! A un passo dalla spazzatura.

 Fitch BBB+ Loretta Napoleoni Byoblu Claudio Messora



 di Loretta Napoleoni



 L'agenzia di certificazione Fitch ha declassato l'Italia a BBB+, una sigla che solo gli addetti ai lavori capiscono pienamente. A noi basta sapere che siamo ad un passo dal giudizio 'spazzatura', la certificazione junk, quella che si dà ai paesi senza speranza. Quali i motivi e le conseguenze per noi italiani?







 Con un debito pubblico superiore a 2 mila miliardi ed un'economia che si e' contratta complessivamente del 2,6 per cento nel 2012 e del 2,8 nell'ultimo trimestre del 2012, non si capisce bene come il paese riuscira' a servire questo debito. Nel rapporto di Fitch non si parla esplicitamente del Fiscal Compact, ma e' chiaro che questo pesa sulle aspettative future. Se bisogna scorporare dalla spesa pubblica ogni anno 50 miliardi di euro e' chiaro che l'impatto sull'economia sara' negativo. Ed infatti le previsioni di Fitch sono per un'ulteriore contrazione del Pil nel 2013, probabilmente pari al 2 per cento.



 La recessione si fa sentire anche sul mercato azionario italiano. Le quotazioni delle nostre imprese sono scese del 10 per cento dal picco registrato nel gennaio del 2013, mentre l'interesse sulle obbligazioni decennali (4,64%) è salito ed è arrivato quasi ai livelli di quelle spagnole (4,76%). Nel giro di qualche settimana insomma il costo del finanziamento del nostro debito è aumentato di un punto percentuale. Domani, all'asta dei 5 miliardi di euro indetta del Tesoro, questo potrebbe anche superare quello spagnolo.



 Tra i motivi del declassamento c'e' anche l'incertezza politica a seguito delle elezioni. Fitch non si esprime a riguardo, ma e' chiaro che le aspettative erano per una vittoria congiunta Bersani-Monti e per la creazione di un governo molto simile a quello tecnico dello scorso anno. Assurdo? Come si fa a vedere positivamente un governo che nel 2012 ha fatto peggiorare tutti gli indicatori economici? La risposta e' semplice: tale governo garantisce che la gestione della crisi sia nelle mani giuste: BCE, Unione Europea e Consiglio d'Europa. L'Italia cosi' guidata finirebbe come la Grecia, una nazione certamente declassata a livello di spazzatura, che però non ha prodotto la temutissima impl...


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Tre passi fatidici verso il disastro


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Tre passi fatidici verso il disastro

  Tre passi fatidici verso il disastro

Non so chi abbia suggerito a Berlusconi ed ad Alfano la strategia in tre atti  che stanno attuando consistente nella manifestazione di parlamentari dentro il Tribunale di Milano, nell'incontro con il Presidente della repubblica ed infine, venerdì prossimo, nella diserzione dell'atto di insediamento del nuovo Parlamento.  Si tratta, per me, di tre boumerang dai quali il PDL rischia di uscire frantumato. La manifestazione dei parlamentari dentro il Tribunale ha suscitato indignazione nella opinione pubblica democratica, ha alimentato l'idea del berlusconismo che vuole una magistratura prona ai voleri del potere esecutivo ed inoltre ha consentito a Grillo di inserirsi alla grande e con perfidia nella vicenda giudiziaria di Berlusconi indebolendolo con l'annunzio che M5S voterà per l'arresto. Tanto è stato eclatante quanto comproducente.
  L'incontro con Napolitano è stata una scelta suicida perchè il Capo dello Stato misurando la perdita di consenso nella borghesia italiana del berlusconismo ha dato una risposta fredda e micidiale alla richiesta di suo intervento confermando il ruolo autonomo della Magistratura. Di fatto il gruppo PDL è stato bacchettato. Esce dallo incontro con l'amaro in bocca.
  La gelida risposta di Napolitano è stata la misurazione della caduta di rilevanza del PDL e dello stesso Berlusconi ed è destinata a seminare germi di panico. La sorte del PDL strettamente connessa alla vicenda giudiziaria di Berlusconi rischia di fare deflagare tutto un pezzo del quadro politico italiano.
   L'assenza all'insediamento delle Camere sarà il ruzzolone finale. Il PDL rincuorato dalla rimonta elettorale che lo ha condotto a salvare una posizione di prestigio non si rende conto di due cose: primo, che la rimonta non può nascondere la perdita di sei milioni di voti, in secondo luogo della nuova architettura del Parlamento in cui il PDL non ha maggioranza ma ha anche perduto il monopolio della opposizione. Il gioco è tripartito. Il PDL è ridimensionato nel nuovo Parlamento.
  La verità è che non si può forzare la storia. Ogni forzatura è un inganno ed un possibile disastro. La borghesia italiana guarda altrove e cerca di salvare se stessa in un rapporto con i neoliberisti europei e nostrani. La borghesia, la confindustria, i cosidetti poteri forti puntano le loro carte su Renzi e non disdegnano quale approccio con il M5S.
   Se si va a nuove elezioni ammesso che Berlusconi non sia già in carcere il duello sarà tra Renzi e Grillo. Alfano è fuori gioco. Non ha alcun appeal. E' un buono e fedele amministratore del partito proprietà del suo Capo.


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Argentina: il salario minimo garantito fa impazzire il FMI


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Argentina: il salario minimo garantito fa impazzire il FMI

La guerra tra le due Cristine e l'impatto sull'Europa. Sopratutto sull'Italia
In Gran Bretagna gli hanno dato un nome preciso e ormai la seguono come se fosse una telenovela nella sezione geo-politica: "The Christines at war",la guerra delle Cristine, che sarebbe una fiction a puntate davvero impossibile non seguire.
Ci siamo anche noi, dentro, naturalmente, e il nostro ruolo in questa telenovela non è certo dalla parte dei buoni. La Storia ci ha messo nella situazione di dover interpretare il ruolo di quei personaggi che quando entrano in scena, dopo le prime due battute, ci spingono a dare una gomitata al nostro compagno di poltrona per commentare "questo mi sa che fa una brutta fine". Non siamo certo gli eroi di questa fiction iper-realista. La nuova puntata (vera chicca per gourmet) si è svolta in un sontuoso teatro internazionale: la East Coast degli Usa, tre giorni fa uno scambio di battute al fulmicotone tra la segretaria del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, dalla sede di Washington –reduce da un incontro ufficiale con il ragionier vanesio- la quale, infantilmente ha minacciato l'Argentina usando di proposito una metafora calcistica "per il momento sto mostrando a quella nazione il cartellino giallo; ma c'è una inderogabile scadenza che è il 10 dicembre 2012. Superata quella data scatterà automaticamente il cartellino rosso e l'Argentina verrà espulsa dal Fondo Monetario Internazionale". La presidente argentina si trovava in quel momento a un tiro di schioppo, stava a New York, al palazzo dell'Onu. Da aggiungere che (gli sceneggiatori sono abili professionisti di mestiere) nell'esatto momento in cui madame Christine minacciava la senora Cristina, la presidente stava parlando all'assemblea dell'Onu a Manhattan perorando la causa dell'indipendenza del Sud America e chiarendo –con gravi toni minacciosi ben coperti dalla consueta retorica diplomatica- che il teatro internazionale geo-politico non è più quello degli anni'70 e che la grande stagione dello schiavismo colonialista è tramontata. Finito il suo intervento, i suoi segretari le hanno comunicato immediatamente l'esternazione della sua omonima francese. E la presidente Kirchner ha dichiarato subito: "L'Argentina è una grande nazione. Ma prima ancora è una nazione grande. Abbiamo un vasto territorio baciato dalla fortuna naturale. Abbiamo risorse nostre, che ci consentiranno la salvaguardia della nostra autonomia e della nostra indipendenza. Ma soprattutto siamo un paese orgoglioso che ci tiene alla propria dignità. Vorrà dire che staremo fuori".

Chi non ha seguito ...


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"Il mio regno per un cavallo" tuona Bersani. Ma ha sbagliato ippodromo.


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"Il mio regno per un cavallo" tuona Bersani. Ma ha sbagliato ippodromo.



di Sergio Di Cori Modigliani


Il perdurante silenzio della direzione del PD, incapace e muta di fronte all'attacco berlusconiano contro la magistratura, chiude –di fatto- ogni possibile illusione di una potenziale trattativa politica al fine di formare un governo per il bene del paese.
Le chiacchiere stanno a zero.
L'impossibilità naturale del PD, versione Bersani-D'Alema-Letta, di porsi come opposizione al malaffare legalizzato, denuncia la debolezza strutturale dei piddini smascherandone il vero tragico volto, quello che, poco a poco, l'intera cittadinanza pensante aveva già capito, da tempo, per conto proprio: l'esistenza di un sistema politico consociativo di mutuo soccorso tra il PD e il PDL.
E' per questo motivo che i cosiddetti "8 punti" di Bersani non valgono nulla.
La debolezza intrinseca e subdola di tale proposta viene evidenziata dal silenzio chiassoso della direzione nazionale di un partito ormai allo sfascio. Come del resto il PDL, dove le opposizioni interne vengono richiamate all'ordine schiavista per salvare il caro leader, in tal modo evitando la benché minima discussione relativa al fatto di aver perso 6 milioni di voti alle elezioni.


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Famolo strano



Malika4In amore ed in guerra non esistono regole, si diceva una volta, certamente in amore esistono più stranezze, non solo nel modo di farlo, ma nei luoghi.
Una volta quando il mondo era più rurale, esistevano campagne, nella bella stagione e fienili, poi la modernizzazione ha portato a farlo un po’ ovunque, dapprima nelle auto, poi negli uffici, durante l’orario o fuori con la scusa degli straordinari, nei bagni di bar, scuole, molto gettonato ed ancora uffici, ascensori, archivi poco frequentati.
Siamo passati dal sesso slow al sesso fast, del resto la scomodità dei siti ci spinge a rapporti veloci, spesso “tangenti” pagate per fare carriera od acquisire benefit o regali....

Tav all’inglese: il treno ancora non c’è, ma sono già stati spesi 300 milioni


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Tav all'inglese: il treno ancora non c'è, ma sono già stati spesi 300 milioni

Il Tav all'inglese è già costato 253 milioni di sterline, circa 300 milioni di euro. Ancora prima che anche un solo binario sia stato posato. A rivelarlo, nel Regno Unito, è ora la parlamentare Cheryl Gillan, che, pur essendo conservatrice e sostenendo il governo guidato da David Cameron, è anche la titolare del seggio di Chesham e Amersham, dove dovrebbe passare la contestata linea ferroviaria ad alta velocità. Gillan è andata a frugare fra le carte del dipartimento dei Trasporti e delle imprese che hanno vinto gli appalti: così, appunto, in un paio d'anni di progettazione, 253 milioni di sterline se ne sono andati in parcelle a ingegneri e architetti, agenzie di pubbliche relazioni, campagne stampa, ricerche di mercato e gruppi di pressione. Ma ora secondo le associazioni che si oppongono alla linea HS2 – questo il nome del progetto – a rischio è l'intero bilancio. "Il budget di 33 miliardi di sterline verrà ampiamente superato – dice ora Penny Gainesdi 'Stop HS2′ – ed è stata accantonata anche la politica del coinvolgimento dei cittadini con forum e riunioni". Evidentemente, dicono ora gli oppositori, "fa paura l'opinione dei cittadini e degli abitanti delle campagne".

Treni a 225 miglia orarie permetteranno di raggiungere Manchester e Leeds in tempi ridotti di più di un terzo. Gallerie, sopraelevate, ponti e altre soluzioni ingegneristiche cambieranno il panorama della campagna inglese dell'entroterra, quelle stesse campagne che ora, pur essendo nell'anima conservatrici, si ribellano ai progetti di un governo conservatore. Come appunto l'elettorato rappresentato dalla parlamentare Gillan, che ora si è fatta portavoce del malcontento. Ma il malumore è trasversale, se è vero che anche il parlamentare laburista Frank Dobson, che rappresenta l'area londinese di Holborn e St Pancras, è andato all'attacco. "Il progetto per il rifacimento della stazione di Euston vedrà sicuramente il suo costo complessivo crescere a dismisura", ha detto. Euston, infatti, sarà il terminal dell'HS2 nella capitale e lo scalo dovrà essere completamente rifatto. "Il costo sarà superiore del 40% rispetto al budget iniziale", ha precisato Dobson. E interi complessi di condomini nell'area di Camden dovranno essere sventrati, con ricadute anche sulla socialità di questa zona popolare della metropoli inglese, temono ora gli abitanti.

La stampa britannica, nel mentre, indaga. Così l'Independent on Sunday è venuto a scoprire che Fujitsu ha già avuto quasi 17 milioni di sterline per il sistema informatico dell'HS2, nonostante precedenti non proprio rosei per quanto riguarda il rapporto dell'azienda con il settore pubblico. Nel 2008, ricorda il giornale, la multinaziona...



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Toh...se n'è accorto perfino Krugman che qualcosa negli USA non quadra...


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Toh...se n'è accorto perfino Krugman che qualcosa negli USA non quadra...

Toh...se n'è accorto perfino il premio Nobel per l'economia Paul Krugman che qualcosa negli Stati Uniti non quadra...

ovvero se n'è accorto perfino uno dei principali sostenitori della teoria "pompa che ti passa"...;-)



Del resto come vi sottolineavo:  Dow Jones: ottobre 2007 a 14.198 con tassi FED al 4,75%, marzo 2013 a 14.127 con tassi FED a 0-0,25%

e nel mio post: Negli USA tutto è tornato come prima della Grande Crisi? A parte le "Bolle"...pare di no... evidenziavo parecchie...



[clicca sul titolo per leggere tutto il post]


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Uscire dalla crisi: austerità vs. stimolo. Ecco l'errore madornale dell'Eurozona


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Uscire dalla crisi: austerità vs. stimolo. Ecco l'errore madornale dell'Eurozona

Esistono due approcci di base per stabilizzare la nostra pessima economia. Il primo approccio si chiama "austerità".

La logica di questo approccio si basa sulla teoria che la nostra economia sia pessima perché il nostro governo sta spendendo più di quanto incassa e che il disavanzo risultante crei "incertezza". Una volta che questo deficit spending sarà ridotto, secondo quanto dice questa teoria, ciò farà sparire l'incertezza, e la fiducia tornerà. E poi la nostra economia sarà in grado di (...)


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Economia internazionale
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This time is different! Le borse sui livelli del 2000 e del 2007


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This time is different! Le borse sui livelli del 2000 e del 2007

Il grafico settimanale che ho messo in apertura del post è già stato pubblicato qualche tempo fa. Un grafico molto semplice del benchmark USA, lo SP500, il riferimento di tutti gli investitori globali. Come vedete ci troviamo esattamente allo stesso … Continua a leggere


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LE FABBRICHE: UNO STRUMENTO DI SCHIAVITU’ INDOTTA DAL BISOGNO PRIMARIO


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LE FABBRICHE: UNO STRUMENTO DI SCHIAVITU' INDOTTA DAL BISOGNO PRIMARIO



di Gianni Tirelli

Un uomo, costretto a lavorare otto ore ogni santo giorno (che piova o tiri vento), per quarant'anni della sua vita dentro una fabbrica malsana, caotica e assordante, per miserabili 1000 euro al mese, non solo è un irresponsabile ma (senza il dubbio di essere smentito), uno psicopatico. Questo, vale anche per le otto ore svendute di fronte ad un computer, o alla guida di un Tir, o alla cassa di un supermercato. Questa non è la vita o estrema condizione di sopravvivenza, ma stato vegetativo. E mai nella storia del mondo si era raggiunto un tale livello di SCHIAVITU' e di FOLLIA!! L'uomo ragionevole, muore per un calcio sferrato dal suo cavallo, per essere caduto ubriaco dal fienile o colpito da un fulmine in una notte di tempesta, mentre cerca di radunare il suo gregge di pecore. L'uomo ragionevole, muore annegato, dopo essere caduto con la sua bicicletta in un fossato, di notte, tornando dall'osteria verso casa.

L'uomo ragionevole, muore soffocato dall'ultimo boccone della sua cena o avvelenato dalla puntura di una vipera – muore per un colpo di pugnale al cuore, sferratogli dal suo acerrimo nemico, per una parola di troppo – muore di fatica, dopo avere dissodato, con la sola forza delle sue braccia, un campo di patate. L'uomo ragionevole, muore da uomo, sereno, fra le quatro mura della sua casa di pietra, circondato dall'affetto dei suoi cari, perché la memoria delle sue azioni, sia da conforto per tutti quelli che lo hanno amato. L'uomo ragionevole cerca l'autonomia e la libertà, in una condizione d'autenticità, e di qualità della vita. Diversamente, meglio sarebbe per lui, vivere di espedienti e trovare ristoro, nel freddo di una baracca di lamiera e cartone, e che fosse la carità, a soddisfare i suoi bisogni, e le notti stellate, i suoi sogni.

Il mito dell'alfabetizzazione poi, e della scolarizzazione obbligatoria, sdoganato dal Sistema come riscatto ad una condizione di ignoranza, accesso alla società civile e come presupposto per un lavoro dignitoso (mortificando così, il lavoro della terra, vera conoscenza, tradizioni, principi e valori), è miseramente defunto.

La perdita di autonomia e autosufficienza (un tempo valore fondamentale dell'illuminata società contadina), ci ha relegato dentro una schiavitù senza catene, omologando gli individui e privandoli dei personalismi, immaginazione e slanci rivoluzionari. Per il

Sistema una vera pacchia!!

Quella che oggi, impropriamente, viene definita "la cultura", si è rivelato arido apprendimento, improduttivo e inconcludente.
Quanti giovani, oggi, hanno butta...


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La lobby del credito smentisce Mediobanca: “Le banche non hanno bisogno di aiuti”


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La lobby del credito smentisce Mediobanca: "Le banche non hanno bisogno di aiuti"

"Esiste un'attenzione al problema dei crediti deteriorati, ma non ci sono aspetti patologici tali da richiedere cure sistemiche come avvenuto in Spagna". Lo ha detto Giovanni Sabatini, il direttore generale della Confindustria delle banche, l'Abi, a margine di un convegno sul Risparmio immobiliare privato. Il riferimento è al rapporto di Mediobanca securities che lunedì 11 rilanciava l'idea della creazione di una "bad bank" dove far confluire tutte le attività "tossiche" degli istituti di credito della Penisola con una dotazione di capitale da 18 miliardi di euro da richiedere al fondo europeo salva Stati Esm.

Secondo Sabatini, tra l'altro, l'idea si fonda su un "presupposto non corretto: la situazione italiana è profondamente diversa da quella spagnola. Da noi, per esempio, la bolla immobiliare non c'è stata". Il problema, quindi, "è sempre quello che si fanno i confronti sulla base di dati disomogenei. Il Financial Times commentando lo studio di Mediobanca fa riferimento a percentuali di copertura che per le banche spagnole è più alta che per quelle italiane". I dati, insomma, "non sono comparabili: mentre in Italia i crediti deteriorati sono rilevati in modo rigoroso, in altri Paesi le prassi sono disomogenee".

Lo studio di Piazzetta Cuccia, invece,  valuta in 124 miliardi di euro i crediti problematici (che almeno in parte non saranno restituiti) delle prime dieci banche italiane. L'analisi, tra l'altro, è arrivata proprio mentre la vigilanza di Bankitalia sta terminando un giro ispettivo per gli istituti mirato proprio alla valutazione dell'adeguatezza della copertura dei crediti problematici. Le ultime due banche finite nel mirino sono state, venerdì 8, la torinese Bim (gruppo Veneto Banca) oggi in odore di cessione e Banca Marche che in seguito ai rilievi degli sceriffi di Visco ha annunciato un rosso tra i 450 e i 500 milioni. Stessa sorte, in precedenza, era toccata al Banco Popolare. 

Intanto dai conti pubblicati da Intesa Sanpaolo, per il campione nazionale è emerso un rosso di 83 milioni di euro relativamente al quarto trimestre 2012. Nel periodo in questione è stata svalutata Telco, la holding che custodisce la partecipazione in Telecom Italia, per 107 milioni di euro.



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La dittatura dell'euro


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La dittatura dell'euro

C'è uno che dice che Grillo è l'unica speranza contro la dittatura dell'euro. 

Ho soggiornato per qualche mese in ameni luoghi che si trovano tra il centro america e gli stati uniti. Lì hanno monete nazionali, banche centrali e robetta così che tanto piacerebbero ai nostri rossi-bruni. 
C'è un particolare, vanno avanti a botte di una media di 50 morti al giorno come in Messico. Quando cammini per strada puoi avere il privilegio di vedere intere colonne di camionette con gente che indossa la mimetica ed il passamontagna, le mitragliatrici non hanno proiettili di gomma. Se ti capita di stare nel mezzo ad un'operazione di "rastrellamento" e hai sfiga vieni catalogato come danno collaterale, ammesso che qualcuno venga a reclamare il tuo corpo. Ci sono elezioni democratiche in cui vincono sempre gli stessi ed un sacco di gente, quando suonano l'inno nazionale, passa il tempo con la mano sul cuore.
Non hanno l'euro, l'economia galoppa però c'è qualcosa che stona in tutto quel ben di dio.
Ah, che bella cosa la famiglia, dio, la nazione e la moneta nostra.
Da noi, però, abbiamo il problema della dittatura dell'euro. Tutta qui l'analisi dei progressisti nostrani, gli alternativi.

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Banco di Sardegna: il Pd vuole un nuovo caso Montepaschi?


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Banco di Sardegna: il Pd vuole un nuovo caso Montepaschi?

Critiche per la probabile nomina del senatore uscente alla presidenza. Si rischia un altro caso Mps, con Grillo alla finestra


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Monti e la politica dei due forni

6a14f7dcf1c323dcc9d91beaabe77c45 Mario Monti è “salito” in politica con un segreto, quanto inconfessato sogno: quello di riuscire a replicare gli storici successi elettorali della grande Balena bianca, conseguiti nell’immediato dopoguerra.
Monti sogna infatti un nuovo aprile 1948, quando la Dc stravinse contro la sinistra frontista di Nenni e Togliatti, trascurando però due fattori fondamentali: il primo è che “supermario” non possiede le grandi doti di politico e di statista che furono di Alcide De Gasperi, essendo solo un modesto tecnocrate prestato alla politica; il secondo fattore è relativo al fatto che, dal ’48, molta acqua è passata sotto i ponti e i vertici della gerarchia ecclesiale non esercitano più sui fedeli quell’influenza che esercitavano allora.
Monti però non desiste e si è proposto, in materia di tattica politica, di imitare gli storici leader della Democrazia Cristiana; in primis Giulio Andreotti.

Un governo a 5 Stelle?


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Un governo a 5 Stelle?

Grillo e Casaleggio vogliono un Governo a 5 Stelle. Sono perfettamente d'accordo con loro. Bersani ricevendo l'incarico, andrà a cercare i voti in Parlamento, mettendo al centro gli otto punti usciti dalla Direzione del Pd, punti che in larga misura dovrebbero esser condivisi dal M5S. Ma il suo Governo non troverà maggioranza per la prevedibile indisponibilità di Grillo e Casaleggio (i parlamentari del M5S non contano nulla).

Bersani potrebbe scegliere una delle seguenti strade. La prima restare in carica per gli affari correnti, dopo aver incassato la scontata fiducia alla Camera, attendere che il nuovo Capo dello Stato sciolga le Camere e traghettare, da Presidente del Consiglio in carica il Paese verso nuove elezioni. La seconda strada potrebbe esser quella della sfida aperta: rimettere il mandato subito e chiedere che Napolitano affidi l'incarico di formare un governo ad uno degli eletti del M5S (il meno folle si spera), garantendo un appoggio esterno del centro sinistra a questo governo. Grillo e la sua compagnia dovrebbero così assumersi le proprie responsabilità, fare i conti con l'azione di governo, oppure dire apertamente "non siamo capaci di governare l'Italia". Noi cittadini potremo misurarne le capacità, verificare se tra gli oltre 160 mister X vi sono persone in grado di gestire il Paese, se sono in grado di uscire dalle chiacchiere da bar e tradurle in provvedimenti sensati, se sono capaci di gestire la politica estera, le condizioni economiche, la sicurezza interna ed esterna.

Non solo, si toglierebbe a Grillo e soci la comodissima rendita di posizione che deriva dal restare all'opposizione di qualunque governo, per sparare poi a palle incatenate sul centro sinistra nella certezza di poter lucrare altri consensi alla prossima consultazione elettorale.

Governino lor signori e vediamo che succede. Magari ci sorprenderemo, scoprendo valenti statisti tra i grillini.

Altro discorso riguarda Giorgio Napolitano.

Voglio dire, con rispettosa franchezza, che non se ne può più. Giorgio Napolitano è stato ed è uomo di riferimento dei poteri forti economico – finanziari; lo era ai tempi del Pci (non vi era mai stato per questo un particolare feeling con Berlinguer), ha imposto la scellerata strada del governo Monti, bloccando la strada ad elezioni immediate dopo la caduta di Berlusconi, ha quindi garantito tutti i provvedimenti (anche quelli al limite della costituzionalità) del governo di Mario Monti. Lavora, già da prima delle elezioni, alla (ri)costituzione di un governo tecnico guidato da una personalità "alta". Caduta, dopo la batosta elettorale, l'ipotesi di un Monti bis, i nomi che c...



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Le banche e i banchieri: dal Medioevo a oggi


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Le banche e i banchieri: dal Medioevo a oggi



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Il credit crunch minaccia l’economia italiana. L’allarme di Fulvio Conti e Franco Bernabè


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Il credit crunch minaccia l'economia italiana. L'allarme di Fulvio Conti e Franco Bernabè

La terza economia della Zona euro, l'Italia, è al limite dell'asfissia. Due settimane dopo le elezioni legislative, che hanno fatto piombare il paese nell'incertezza, l'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti e il presidente esecutivo di Telecom Italia, Franco Bernabè, hanno chiesto un intervento urgente per evitare la minaccia del credit crunch.

Credit crunch è il termine che indica il peggioramento o il calo dell'offerta del credito, ad esempio con le banche che alzano i tassi di interesse, chiudendo così l'accesso al credito per una larga fascia di persone.

Presentando un rapporto di Confindustria che sottolinea la situazione critica di almeno un terzo delle imprese italiane colpite da liquidità insufficiente, Conti e Bernabè chiedono misure rapide per sbloccare la situazione.
"La mancanza di liquidità soffoca l'economia italiana. Il paese deve intervenire rapidamente per iniettare finanziamenti nel settore economico – ha dichiarato Bernabè in un'intervista su SkyTG24.
L'azienda che presiede, Telecom Italia, ha annunciato per il 2012 una perdita netta di 1.6 miliardi di euro. Franco Bernabè ritiene che oltre agli strumenti a disposizione della Banca centrale europea, la Banca d'Italia potrebbe "fare più di quel che ha fatto sinora, in quanto senza liquidità le aziende muoiono."

L'amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, che è anche vice presidente di Confindustria, ha lanciato l'allarme in un'intervista sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, chiedendo il pagamento immediato dei 48 miliardi di euro di arretrati di debiti commerciali che l'amministrazione pubblica ha verso il settore privato.
A suo dire, questo rimborso non intaccherebbe la credibilità degli impegni europei dell'Italia in materia di gestione dei conti pubblici, in quanto i mercati hanno già anticipato questa manovra contabile.

Italia a rischio paralisi
Confindustria ha pubblicato di recente uno studio che attesta un netto deterioramento in Italia della situazione del credito. L'Italia si trova confrontata al rischio di una terza ondata di credit crunch, dopo quelle del 2007-2009 e 2011-2012, con circa un terzo delle aziende che hanno liquidità insufficiente rispetto alle esigenze operative. Le banche diventano sempre più selettive e alzano all'inverosimile i tassi di interesse (4.4% per i crediti alle piccole imprese).

All'indomani della decisione dell'agenzia di rating Fitch Ratings di declassare la nota dell'Italia da A- (qualità media) a BBB+ (qualità medio bassa) e con prospettiva negativa, gli interventi di Conti e Bernabè traducono bene il nervosismo crescente degli ambienti industriali di fronte ai rischi di paralisi e di blocco istituzionale.
Anche se sin qui il downgrade di Fitch Ratings ha avuto un impatto relativamente limitato, la situazione potrebbe cambiare se anche l'agenzia di rating Moody's decidesse di declassare l'Italia entro la fine...



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La neve a Parigi


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La neve a Parigi

La capitale francese è in tilt: ma il resto del paese non se la passa meglio


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Uno nuovo studio del FMI conferma: l'austerità fa crescere il debito pubblico


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Uno nuovo studio del FMI conferma: l'austerità fa crescere il debito pubblico

Reblogged from Keynes blog: Non è bastato il mea culpa del capo economista del FMI Olivier Blanchard che, prima del World Economic Outlook 2012 e poi con un apposito working paper aveva spiegato che l'austerità è controproducente perché deprime l'economia. Ora un nuovo studio pubblicato dal Fondo Monetario Internazionale e intitolato "La sfida della riduzione del [...]


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Sono Queste Forze Nascoste che "Hanno Eletto" il Presidente?


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Sono Queste Forze Nascoste che "Hanno Eletto" il Presidente?

A quanto pare gli USA sembrano indirizzati verso quelli che potrebbero sembrare dei tagli alla spesa. Gli elettori sono ingenui, ci cascano ogni volta. Sono raggirabili, o per meglio dire, finché gl iassegni del governo arrivano nella cassetta delle lettere si lasciano raggirare. Infatti, si tratta del solito film che vediamo ripetuto in ogni governo del mondo: tagli alla spesa. Sappiamo già la fine, prima che l'orologio arrivi allo 0 la bomba verrà disinnescata; così sarà per i tagli alla spesa. Quindi, i cosiddetti tagli automatici tanto temuti dall'establishment politico ammontano a quasi il 2% della spesa federale totale (che nell'ultimo decennio è stata pari a $47 bilioni). Avere un'azienza sull'orlo del fallimento e rinunciare al caffè della mattina riuscirà a salvarla? Ma attenzione perché se vi aspettate che l'apparato statale rinunci al suo potere vi sbagliate, infatti Obama ha già lasciato intendere che già qualcosa "bolle in pentola." Cos'è? Che domande! Aumenti della spesa! Il governo tratta gli elettori come se fossero dei bifolchi analfabeti. I media mainstream fanno lo stesso.
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di Bill Bonner


Oggi, Idi di Febbraio, teniamo il cappello in mano... chiniamo la testa... e lasciamo che la nostra bocca resti aperta per lo s...


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BAD BANK. OVVERO, PAGHIAMO NOI



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Forex: sterlina crolla a 1,4830 dopo market mover UK


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Forex: sterlina crolla a 1,4830 dopo market mover UK

Sul forex non si ferma la discesa della sterlina, che stamattina ha aggiornato i minimi più bassi da fine giugno 2010 sul dollaro americano. Il tasso di cambio sterlina/dollaro è sceso fino a 1,4830. Il pound è in calo anche su euro e yen. Il tasso di cambio euro/sterlina è salito a 0,8776 sui massimi delle ultime due settimane. Pesante flessione per il cambio sterlina/yen, che è crollato a 142, dopo aver toccato stamattina un top di giornata a 144,12.

A creare le condizioni per un nuovo (...)


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Analisi dei Mercati
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L’ELEZIONE DEL NUOVO PONTEFICE E IL NUOVO ORDINE MONDIALE . di Antonio de Martini


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L'ELEZIONE DEL NUOVO PONTEFICE E IL NUOVO ORDINE MONDIALE . di Antonio de Martini

In tutti i conclavi del XX secolo (1903, 1914, 1922, 1939, 1958, 1963, 1978, 1978,) ci sono voluti, secondo il blog di J.M. Guenois, in media otto scrutini. Il Papa eletto potrebbe arrivare tra il pomeriggio e la fine del terzo giorno. Un venerdì.

Il primo conclave del XXI secolo, quello che ha eletto Ratzinger nel 2005 ha richiesto quattro scrutini, ma l'agonia del Papa polacco aveva dato a tutti il tempo per prepararsi all'evento.



Gli italiani hanno il 25% del totale cardinali e il 30% dei cardinali elettori ( 28 su 115) segno che il Papa dimissionario ha cercato – specie nell'ultimo concistoro – di rafforzare la mentalità universalista con una immissione di italiani che non hanno, in genere, una cultura " patriottica", vuoi perché non lo siamo, vuoi perché per noi italiani la Chiesa Universale è "cosa nostra".

Gli Americani sono 11 , i tedeschi 6, i brasiliani 5.


Si tratta i numeri che, senza bisogno di commenti, fanno giustizia dell'ipotesi di una scelta in base al criterio nazionale. Quando fu eletto un Papa polacco e poi un tedesco, non lo furono certo in base alla consistenza numerica dei rispettivi compatrioti nel sacro collegio.


Un sistema per sbagliare pronostico consiste certamente nel voler affrontare la nuova elezione coi criteri prevalsi nella precedente tornata e se questo metro di misura dovesse essere valido per l'elezione papale oltre che per le guerre, dovremmo dimenticare che la numerosità non conti, ma potremmo pensare di applicare la teoria degli insiemi, facendo i conti per continente: 62 europei; 33 dal continente americano e una sparuta pattuglia rispettivamente dall'Asia( 11) e Africa (11). Chiude l'elenco un australiano.

Temo che questa volta una scelta "minoritaria" gratificherebbe soltanto i fautori dell'esotismo.


Evito di entrare nelle tematiche specifiche. Penso che i cardinali – comunque esaminino la situazione – si troveranno alla fine di fronte a tre opzioni:


a) un Papa che accompagni in qualche modo la rassegnazione intensificando il dialogo, a mio parere già giunto ai limiti del folclore. Questi, continuerebbe a subire l'attacco degli avversari cedendo posizioni e sentendosi ineluttabilmente surclassato dai tempi.

L'insistenza generale sui requisiti di alta spiritualità fa pensare che questa opzione potrebbe essere subita, ma non liberamente scelta.


b) un Papa che risponda con vigore alla sfida del Nuovo Ordine Mondiale, puntando al rilancio del movimento unitario cristiano ( verso gli ortodossi, verso i protestanti inglesi? Verso l'alt alla diaspora dal Medio Oriente?) in maniera da rispondere alla crisi della spiritualità anche con il recupero di antiche ferite, la conquista di nuove anime, la nuova disciplina delle intelligenze.


C) un Papa proveniente dalla carriera diplomatica o addirittura un ex segretario di Stato, come avvenne con il Cardinal Pacelli nel 1939 nell'imminen...



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LETTURE/ Quella "teoria" che può salvare l'Europa in bancarotta


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LETTURE/ Quella "teoria" che può salvare l'Europa in bancarotta

L'economia sociale di mercato soffre di un deficit di chiarezza. Un libro appena uscito raccoglie gli scritti dei suoi teorici illustri: da Eucken a Muller-Armack e Lutz. MAURIZIO SERIO

(Pubblicato il Tue, 12 Mar 2013 06:18:00 GMT)

CHESTERTON/ Quella "profezia" sui banchieri di Wall Street, di P. Gulisano
DIBATTITO/ Da Reagan alla Merkel, la parabola di un sogno sconfitto, di G. Passali


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Mangiamo 7kg di additivi all’anno


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Mangiamo 7kg di additivi all'anno

Nei paesi industrializzati le persone mangiano
tra i 6 e 7 chili di additivi ogni anno!

Un panino di grano tenero con prosciutto e senape in una bella confezione triangolare di plastica, un pacchetto di patatine salate all'aceto, e una bottiglietta di una bevanda gassata all'arancia: è il genere di pranzo che le persone dei mondo occidentale mangiano ogni giorno. Sembra gustoso, non è particolarmente consigliato per la salute, ma è sicuramente un pranzo conveniente e che sazia. E si trova sulla mia scrivania.
Il panino al prosciutto contiene non meno di tredici additivi con funzioni strane: emulsionanti, agenti trattanti, stabilizzatori, regolatori di acidità (indicati sulla confezione con una « E » seguita da un numero). Ci sono anche degli ingredienti sorprendenti: che cos'è il frumentone e perché non lo ho mai usato quando ho fatto il pane? Perché il prosciutto affumicato dovrebbe avere bisogno di acqua? Apparentemente le patatine sono adatte a vegetariani e ai celiaci, ma contengono ancora degli esaltatori di sapidità: glutammato monosodico e ribonucleotide di sodio. E la bibita? Contiene l'8% di succo d'arancia e poi sciroppo di glucosio-fruttosio, zucchero, aspartame e saccarina, conservante, aroma, colorante e qualcosa chiamato cloud (che, a chi interessa, è lo stabilizzatore E1450).
Nel 2000, l'industria alimentare ha speso circa venti miliardi di dollari per dare al nostro cibo un aspetto più carino, un gusto migliore e una durata maggiore. Si tratta di un grande giro di affari, indotto dall'enorme bisogno che i paesi industrializzati hanno di nutrire a buon mercato – e con profitto – moltissime persone. L'industria degli additivi alimentari è convinta che questi prodotti chimici semplifichino la nostra vita. Permettono al nostro cibo di rimanere fresco per un tempo maggiore e hanno reso possibile il concetto di «cibi pronti». Senza gli additivi, sostengono, dovremmo spendere molto più tempo in cucina. Dovremmo anche impiegare più tempo per fare la spesa, dato che il nostro cibo durerebbe solo un paio di giorni prima di iniziare ad andare a male. E poi dimenticatevi la margarina (che non contiene grassi saturi), i piatti a basso contenuto calorico e i prodotti con vitamine aggiunte. Come dice la Federation of European Food Additives and Food Enzymes Industries, «l'utilizzo di additivi alimentari… ha reso possibile la preparazione in larga scala di cibo buono e sano a prezzi economici… in effetti, molti dei cibi odierni non esisterebbero senza additivi».



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ELLEN BROWN: I PIANI DI GRILLO TESTATI DA ALTRI PAESI CON SUCCESSO, MENTRE L'AUSTERITA' HA SEMPRE FALLIT


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ELLEN BROWN: I PIANI DI GRILLO TESTATI DA ALTRI PAESI CON SUCCESSO, MENTRE L'AUSTERITA' HA SEMPRE FALLIT


Della serie... così, ANCHE, vedono dall'estero il fenomeno italiano del momento... nel seguito note da una autrice che sta proponendo, in generale, alternative al sistema occidentale in implosione.


Ellen Brown, è una avvocatessa americana ed è autrice di undici libri, incluso "Web of Debt: The Shocking Truth About Our Money System and How We Can Break Free" (Ragnatela di debito:la shockante verità sul nostro sistema bancario e come possiamo liberarcene) . I suoi siti: webofdebt.com e ellenbrown.com. E' anche presidentessa del Public Banking Institute (Istituto Bancario Pubblico).

Avevo già tradotto in precedenza un suo articolo:
BASILEA III: LE BANCHE MONDIALI PIU' VICINE AL DOMINIO GLOBALE
.

Steve Colatrella, che vive in Italia e ha fatto un articolo in Counterpunch sul fenomeno Grillo, dice che Grillo ha la piattafo...


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Il picco del carbone in Gran Bretagna


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Il picco del carbone in Gran Bretagna


Da "Cassandra's Legacy". Traduzione di MR

Questo è un testo che ho pubblicato nel 2007 nel n° 73 della newsletter di ASPO. Ho pensato che fosse appropriato riprodurlo qui perché in un post recente ho menzionato la questione della politica italiana e delle importazioni di carbone dalla Gran Bretagna prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. E' un soggetto che avevo già toccato in questo vecchio studio. Quindi, eccolo, in generale ancora valido dopo diversi anni.


L'ANTENATO DEL PICCO DEL PETROLIO: IL PICCO DELLA PRODUZIONE BRITANNICA DI CARBONE NEGLI ANNI 20.
di Ugo Bardi - ASPO Newsletter n. 73


Figura 1. Produzione del carbone britannico dal 1815 al 2004. I dati dal 1815 al 1860 provengono da Cook e Stevenson, 1996. I dati dal 1860 al 1946 provengono da Kirby, 1977. I dati dal 1947 ai giorni nostri sono dell'Autorità Britannica per il Carbone (accesso del 2006). I dati della produzione sono misurati con una funzione Gaussiana che approssima la curva di Hubbert. 


Ci troviamo a pochi anni dal picco del petrolio, il momento in cui la produzione mondiale di petrolio inizierà un declino irreversibile. Cosa dovremmo aspettarci al picco e dopo? La storia non è una guida diretta, visto che non ci sono casi nel passato di una importante merce globale, come il petrolio, che abbia raggiunto il proprio picco.

Tuttavia, ci sono stati picchi regionali che hanno avuto effetti globali. Il caso più conosciuto è quello della produzione statunitense di petrolio che ha raggiunto il picco nel 1970 e che ha portato la prima grande crisi petrolifera negli anni seguenti. Ma quello non è stato il primo caso di una grande risorsa che ha raggiunto i...


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Bisognerebbe forse rivolgersi a "Chi l'ha visto?" per avere notizie dei gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL.



Lo tsunami sindacale

Tsunami-Wavedi Giorgio Cremaschi Huffington Post.
Bisognerebbe forse rivolgersi a "Chi l'ha visto?" per avere notizie dei gruppi dirigenti di CGIL CISL UIL. Sono scomparsi anche dallo spettacolo mediatico e se qualche presenza c'è stata, non se ne è accorto nessuno.  Qualcuno potrebbe obiettare che questo avviene perché le grandi confederazioni sono estranee all'avvitarsi su se stessa della crisi politica, fanno un altro mestiere.
Ma è difficile dimenticare il loro impegno pre elettorale.  La CISL è stata promotrice della lista Monti, mentre la CGIL ha investito tutto sulla vittoria di Bersani. Entrambi i gruppi dirigenti di queste confederazioni sono dunque usciti sonoramente sconfitti dal voto, a maggior ragione perché un gran numero degli iscritti alle loro organizzazioni non li ha seguiti e ha votato 5 stelle.
Ma la scelta di collateralismo elettorale non è la causa, ma solo un disperato, fallito, tentativo di affrontare così una crisi del sindacalismo confederale che ora sta precipitando dopo anni e anni di scivolamento verso il basso.

Mediobanca, servono 21 miliardi per le banche


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Mediobanca, servono 21 miliardi per le banche

Secondo Mediobanca Securities ai principali istituti di credito italiani servirebbero 21 miliardi di euro per fare completa pulizia sui bilanci del [...]




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Grecia, Video shock: polizia picchia brutalmente manifestante



Da vnewsblog.wordpress.com


Un’altra brutta notizia dalla Grecia.

Il 10 Marzo si è svolta una manifestazione a Piazza Syntagma contro le politiche economiche della Troika (che stanno causando moltissimi suicidi) e contro le miniere d’oro (scontri aIerissos).


Verso le 19.00, i manifestanti hanno iniziato a gridare contro la brutalità e la repressione della polizia. A quel punto i poliziotti hanno lanciato molti gas lacrimogeni, soffocando i manifestanti. Il motto della manifestazione era “La primavera dei popoli è iniziata”.
Nel video (fonte enet.gr) si vedono due poliziotti che trascinano un manifestante e iniziano a picchiarlo con brutalità inaudita, immagini davvero feroci. Cercano di tappargli la bocca, ma lui grida il suo nome: è Alexandros Stavropulos, un attivista greco.
Per chi non riuscisse a vederlo, questo è l’orrore dell’austerity.
Diffondiamo e aiutiamo i fratelli greci nella Resistenza.




Fonte: http://vnewsblog.wordpress.com/2013/03/10/grecia-video-shock-polizia-picchia-brutalmente-manifestante/

Crisi Eurozona: terminerà per la fine del 2013? Ecco cosa si prevede


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Crisi Eurozona: terminerà per la fine del 2013? Ecco cosa si prevede

"I rischi politici per l'Eurozona e la sua valuta si sono ritirati e se l'area rimane sulla "strada giusta", la crisi della regione potrebbe essere in gran parte finita entro la fine dell'anno": queste le parole di Holgar Schmieding, capo economista di Berenberg Bank.

"Ora abbiamo solo un rischio molto piccolo riguardo la disgregazione della moneta. Un anno fa, mentre si avvicinavano le elezioni greche, il rischio era più grave. Ora, la crisi della zona euro sembra abbastanza contenuta, a meno (...)


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Economia internazionale
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INCHIESTA/ Pil al -8,1%, un disastro che ci avvicina alla Grecia


INCHIESTA/ Pil al -8,1%, un disastro che ci avvicina alla Grecia


Ugo Arrigo

martedì 12 marzo 2013
L’Istat ha diffuso ieri dati molto preoccupanti sull’andamento dell’economia italiana nell’ultimo trimestre del 2012. Infatti, il Prodotto interno lordo (Pil), corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito in termini reali dello 0,9% rispetto al trimestre precedente e del 2,8% nei confronti del quarto trimestre del 2011. La recessione in corso sembra dunque nuovamente in accelerazione, smentendo l’interpretazione prevalente del periodo in cui furono pubblicati i dati del terzo trimestre 2012 che ipotizzava invece una fase di rallentamento (nel trimestre estivo il Pil era infatti diminuito solo dello 0,2% rispetto al precedente). Nel trimestre autunnale invece i principali aggregati della domanda interna hanno registrato diminuzioni significative rispetto a quello precedente, con cali dello 0,5% per i consumi finali nazionali (di cui 0,7% quello relativo ai consumi delle famiglie) e dell’1,2% per gli investimenti fissi lordi. Le importazioni sono diminuite dello 0,9% e le esportazioni sono aumentate dello 0,3%. Il valore aggiunto ha registrato variazioni congiunturali negative sia per l’industria (-2,2%) che per i servizi (-0,3%), mentre è aumentato dello 0,6% in agricoltura. Su base annua risulta invece diminuito in tutti i settori: -7,3% in agricoltura, -6,3% nelle costruzioni, -4,1% nell’industria in senso stretto e persino -1,6% nei servizi. La variazione del Pil acquisita per il 2013 è già pari al -1,0% (è il dato che si verificherà se nei prossimi trimestri dovesse restare fermo sui livelli attuali).
In estrema sintesi, si può dire che si tratta di un grande disastro. Vengono smentite tutte le ottimistiche previsione di una prossima fine della crisi e si confermano due nostre precedenti valutazioni: quello uscente sarebbe stato l’unico governo nella storia della Repubblica ad aver visto lungo tutto il suo mandato un Pil reale continuamente decrescente e quella appena conclusa sarebbe stata la prima legislatura repubblicana ad aver riconsegnato il paese con un Pil reale più basso di quello relativo al periodo in cui lo aveva preso in carico.
Grazie ai dati Istat di ieri ora possiamo anche precisare di quanto più basso: esattamente dell’8,1% rispetto al livello del primo trimestre del 2008, l’ultimo della precedente legislatura. E poiché quella in corso è una recessione fiscale autoprodotta e autolesionistica, i dati di ieri confermano anche un nostra interpretazione negativa dell’operato del governo tecnico Monti: quella di aver scambiato l’economia italiana col solo settore pubblico, il settore pubblico col suo bilancio e il bilancio col suo pareggio. Che peraltro non è stato ottenuto, se non nella cosiddetta interpretazione strutturale, cioè al netto degli effetti del ciclo. Che è come dire, per farci comprendere anche dall’immaginaria casalinga di Voghera, che l’inasprimento delle tasse ha ridotto gli imponibili senza in conseguenza realizzare il gettito che si sarebbe altrimenti verificato. Ma nell’ipotesi che gli imponibili non fossero diminuiti le sorti del gettito sarebbero state ben diverse. In sostanza il cane si sta mordendo la coda, ma se non lo facesse sarebbe perfettamente dritto.

Forexinfo intervista Claudio Borghi: uscita dell’Italia dall’euro? Una certezza, non una possibilità


Forexinfo intervista Claudio Borghi: uscita dell’Italia dall’euro? Una certezza, non una possibilità

Pubblicato il 12 03 2013 alle 12:18 da Erika Di Dio

Forexinfo intervista Claudio Borghi Aquilini, economista, editorialista e Professore presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove insegna Economia degli Intermediari Finanziari, Economia delle Aziende di Credito ed Economia e Mercato dell’Arte.
Dopo essersi laureato in Scienze Economiche e Bancarie all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, ha vinto i premi "Associazione Studi di Banca e Borsa" e l’importante premio "Agostino Gemelli", consegnato al migliore laureato del proprio corso di laurea.
Da Gennaio, è in pubblicazione il libro del Prof. Borghi dal titolo "Investire nell’arte", per Sperling & Kupfer e con prefazione di Francesco Micheli; libro in cui Borghi mostra come, nel bel mezzo della crisi, sia possibile investire con saggezza nel mercato dell’arte, un settore in costante crescita e che presenta numerosi vantaggi fiscali.
Ecco qui di seguito l’intervista che abbiamo realizzato con l’economista di Milano sulle più recenti vicende economiche e politiche che ci circondano.
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