30/04/13

“La Bundesbank non crede più all’euro?”


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"La Bundesbank non crede più all'euro?"

Secondo numerosi econimisti intervistati da TagesAnzeiger Jens Weidmann sta portando l'istituto centrale tedesco verso un punto di rottura


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Governo Letta. La tempesta in arrivo contro il vascello del cambiamento


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Governo Letta. La tempesta in arrivo contro il vascello del cambiamento

Informazioni ai naviganti: il viaggio sulle rotte del cambiamento sta per essere investito da monsoni terribili che determineranno gravi rischi di naufragio. In altre parole lo spirito del tempo di ieri sta rapidamente mutando nel suo esatto contrario odierno.

E vede il ritorno all'attacco della corporazione trasversale del potere – volgarmente detta "casta" – che si muove su due piani: la stipula del Compromesso (ben poco) Storico tra Giorgio Napolitano e Silvio Berlusconi, che produce un governo aggrappato all'istinto di sopravvivenza del ceto politico bipartisan; l'imposizione di linguaggi e modelli di rappresentazione che beatificano le pratiche collusive come esempi di responsabilità e saggezza. Che difatti Enrico Letta chiama "realtà"; la sua realtà, di chierico democristiano che "non ha imparato nulla, non ha dimenticato nulla" dell'Antico Regime che vide muovere i suoi primi passi di leaderino in erba.

L'apoteosi del compromesso come supremo compimento della politica, anche quando – come nel caso attuale – è soltanto un inconfessabile accordo sottobanco di potere.

Nei corsi e ricorsi delle coazioni a ripetere che caratterizzano una politica consacrata al presidio dei privilegi partitocratrici – quale quella italiana – sembrerebbe di essere tornati agli anni Ottanta; quando, fallito il Compromesso Storico (quello vero) dopo il rapimento e l'assassinio di Aldo Moro, la restaurazione prese il nome di Caf dall'accordo occulto (o meglio, in un camper) dei partitocrati di allora: Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Aldo Forlani. Assetto spartitorio che durò un decennio, fino alla crisi di Mani Pulite. E anche la nuova spartizione, che garantisce la perpetuazione del ceto politico asserragliato nel Palazzo, è destinata a durare molto più a lungo di quanto non si pensi.

Ma c'è un'altra analogia con il passato che salta agli occhi: il percepibile e rapido scivolare dell'indignazione in fatalismo. Infatti, se nelle ultime tornate avevamo assistito al disgelo di quella forma di abulia politicamente sterile rappresentata dal non-voto – soprattutto per merito del M5s – ora segnali consistenti lasciano intendere come i tempi predispongano l'inversione di tendenza: dalla protesta alla resa. Se questa è la tendenza, viene smentita la teoria per cui spingere il Pd tra le braccia del Pdl (portando alla luce del sole i traffici sottobanco intercorsi lungo l'intera Seconda Repubblica) avrebbe coinciso con il momento terminale del regime.



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QUI CAMEROUN: LA TATA STA TORNANDO!

Abbiamo appena ultimato gli ultimi incontri e ci stiamo rilassando in hotel prima di partire alla volta dell'aereoporto.

Siamo piuttosto stanche ma entusiasti di questo viaggio; ci sono molteplici prospettive e molte occasioni di business.

Nei prossimi giorni vi posterò le ultime foto e video, ma soprattutto vi farò le mie personali riflessioni e considerazioni.

Un'amico italiano, che avevamo conosciuto l'anno passato e che oggi purtroppo non c'è più, mi aveva detto " il Cameroun è un paese che ti da molto ma ti chiede anche molto..."
In attesa del prossimo post vi lascio dunque con queste parole....

A presto.
La Tata


IL MOLTIPLICATORE, IL PAREGGIO DI BILANCIO E I CONTI CHE NON TORNERANNO.


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IL MOLTIPLICATORE, IL PAREGGIO DI BILANCIO E I CONTI CHE NON TORNERANNO.

Il moltiplicatore fiscale è una faccenda complicata. Infarcito di variabili su fattori rilevanti opinabili, secondo gli stessi ricercatori, quel che è certo è che esista. Ovviamente nessuno si azzarda più a usare quello originario Keynesiano, ma intanto, ci attestiamo sugli ultimi, ma non solo, studi di FMI-Blanchard.
E facciamo una semplificazione da praticoni come di consueto.
Con l'avvertenza che la prima parte dell'esposizione, quella relativa all'individuazione dei moltiplicatori utilizzati e alla ricostruzione dei calcoli "ufficiali" dell'Economia e di Bankitalia, è quasi un "divertissment", che mira a enfatizzare la confusione totale in cui sono piombati (al PUD€). Essenzialmente per celare la strategia di conservazione del potere e "temporeggiatrice" che stanno disperatamente adottando in attesa di vie d'uscita che, i più accorti tra "loro" (qualcuno forse ci sarà), si rendono conto essere molto scarse.
Quindi svolte badogliste sempre più probabili e calcoli di futuro riposizionamento opportunistico che dominano, come "retropensiero" che i media irregimentati non riescono più a ben dissimulare, tutto quanto sta accadendo.

Allora, rinunziando a distinguere tra moltiplicatore della spesa corrente e quello del public investment, e al periodo, breve o medio, di rilevazione, avevamo ipotizzato, focalizzando sui criteri "consolidati di attuazione dell'austerity, un moltiplicatore di circa 1,5 per ogni punto di riduzione del deficit via tagli della spesa.
Sapir


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Tutte le vignette più cattive su Enrico Letta


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Tutte le vignette più cattive su Enrico Letta

Cosa sarebbe un nuovo governo senza la sua parte di satira? E il neonato governo di Enrico Letta sta scatenando da giorni l'ironia del web e non soltanto di quello nostrano: la "grande coalizione" fa parlare di sé anche in


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I buchi di Arpav


ArpavIl deficit di quasi 30 milioni di euro accumulato da Arpav non può essere completamente imputato all'ex direttore generale dell'Agenzia.
Andrea Drago ha molte responsabilità, come ha rilevato la commissione d'inchiesta del Consiglio regionale.
Tuttavia, evidenzia il capogruppo di verso nord, Diego Bottacin, sarebbe una semplificazione riduttiva e una sostanziale assoluzione degli organi politici di programmazione e controllo attribuire all'ex direttore l'insieme della gestione deficitaria di Arpa Veneto.

Obbligazioni messicane


imagesNon sono particolarmente innamorato della moneta messicana, perché il rendimento è pari a quello di un paese come l’Australia, però nella diversificazione valutaria ci può benissimo stare, anche se rende meno di Turchia e Brasile.

Financial Times: ecco perché per la Germania il vero problema è la Francia, non l'Italia


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Financial Times: ecco perché per la Germania il vero problema è la Francia, non l'Italia

Come parte della sua spinta per revisionare le economie più deboli d'Europa, il governo tedesco ha cercato di vendere una ricetta decisamente teutonica per il successo - un misto di grave rettitudine fiscale e una versione ridotta ad alta velocità dell'Agenda 2010 - il pacchetto di diritto del lavoro e riforme previdenziali varate dal governo di Gerhard Schröder nel 2003, che aveva lo scopo di rendere il mercato del lavoro più aperto, reattivo e flessibile. Il problema è la Francia, non l'Italia (...)


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Economia internazionale
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Governo Letta, scontro Pd-Pdl sull’Imu. Berlusconi: “Abolirlo o non ci stiamo”


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Governo Letta, scontro Pd-Pdl sull'Imu. Berlusconi: "Abolirlo o non ci stiamo"

letta
Mentre al Senato è in corso il dibattito sulla fiducia scoppia la polemica sull'imposta. Franceschini: "Non sarà tolta". Delrio: "Verrà sospesa la rata di giugno, con l'impegno di alleggerirla". Brunetta: "Su questo non si tratta, si mettano l'anima in pace".


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Banche tedesche verso il crack


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Banche tedesche verso il crack

Se Atene piange, Sparta non ride. Se l'Italia non sta bene, nemmeno i crucchi scoppiano di salute. Le banche tedesche non stanno poi tanto meglio di quelle italiane. In una interrogazione alla Commissione di Bruxelles, l'eurodeputato della Lega, Mario Borghezio, ha sottolineato le magagne della Deutsche Bank che attualmente si trova investita da uno scandalo di proporzioni immense. Due suoi ex dipendenti hanno infatti rivelato che la filiale Usa avrebbe nascosto dodici miliardi di perdite in derivati durante gli ultimi anni. A sua volta, insiste Borghezio, la Commerzbank che è privata ma ha un quarto del capitale di proprietà pubblica, ha ottenuto 35 miliardi di sovvenzioni statali,...
Andrea Angelini


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Monte dei Paschi E’ Stata Salvata Per Non Finire Come Corzine


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Monte dei Paschi E' Stata Salvata Per Non Finire Come Corzine

pandora%20box Monte dei Paschi E Stata Salvata Per Non Finire Come Corzine

La recessione in Europa è ben più profonda di quanto si credesse. I commentatori mainstream ancora si attaccano alla figura dello zio Mario affinché salvi capre e cavoli, ma non c'è niente da fare. Questa recessione sta sottolineando una cosa che alla Scuola Austriaca è chiara da molto tempo e che ha ripetuto costantemente in questi ultimi anni: l'inutilità del settore bancario centrale, e soprattutto la sua pericolosità. I tassi di interesse di riferimento sono allo 0.75%, e nonostante ciò la disoccupazione greca è ancora al 27% (per non parlare di quella spagnola). Ora girano voci di un ulteriore taglio dei tassi, ma le banche europee ancora non prestano e le imprese sono restie a prendere in prestito. Quindi i prezzi salgono lentamente, mentre la crescita economica è stagnante. La BCE può continuare a comprare pattume obbligazionario dei vari governi europei ma ciò non andrà ad alterare questo fatto. I Keynesiani sono all'angolo, continuano ad invocare deficit per superare la recessione ma neanche questo sta funzionando. Gli stati stanno affrontando una lenta ma inesorabile resa dei conti: entrate in calo, spese del welfare in aumento. devono assolutamente trovare un modo per tagliare le spese senza far incorrere la popolazione in dolore economico. E' per questo che i Keynesiani stanno invocando uno stimolo da parte della BCE, ma ancora una volta non funzionerà per far uscire i vari paesi dell'UE dalla recessione.
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da Zero Hedge

Coloro che ripenseranno al Novembre 2011 si ricorderanno che la scommessa di Jon Corzine sui titoli italiani non fu quella che alla fine portò al fallimento di MF Global, beh forse in parte, ma la causa vera fu l'improvvisa carenza di liquidità dovuta al modo in cui erano strutturate le negoziazioni (



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NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.


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NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

joe black9 150x150 NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

 

 

NO IMU. NO IVA, soldi agli esodati, ai cassintegrati, agli ammortizzatori sociali,

rinvio della Tares…

Ma con che soldi, quali risorse?

tasche vuote NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

 

… Se le beve proprio tutte questo pueblo  italiota… (seguono sorrisi). Forse adesso sì che si spiega la frase di E Letta "Meglio votare PDL che Grillo…)

 

letta alfano 479x300 NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

 

Silenzio su F35 e missioni all'estero, sul conflitto di interessi, ambiente, aspettative dell'Italia e degli Italiani e sugli 8 punti dello smacchiatore di giaguari.

E Pippo esce dall'aula.

pippoarrabbiato 490x275 NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

No l'altro Pippo. Almeno è coerente anche se , palesemente, conta purtoppo … 'na Pippa

pippocivati NO IMU. NO IVA . E gli asini voleranno.

 

Compattissimo il Pd, a parte una defezione. Merito della...



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Il Parco Giochi della volatilità, degli investimenti e della speculazione


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Il Parco Giochi della volatilità, degli investimenti e della speculazione

E' la festa del risparmio. Venite siori e siore! Accorrete! Potrete investire rischiando poco o nulla! Ed i ritorni sono garantiti, si sale sempre! E i nostri amministratori (FED in primis) faranno il possibile per far si che la festa … Continua a leggere


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« I DIRIGENTI EUROPEI NON SOPPORTANO PIU' LA DEMOCRAZIA! »


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« I DIRIGENTI EUROPEI NON SOPPORTANO PIU' LA DEMOCRAZIA! »

Che cosa ci riserva l'Unione europea? Ex sindacalista in una grande azienda, oggi giornalista, Pierre Levy, in particolare, ha cercato di rispondere a questa domanda attraverso il suo ultimo libro, "L'Insurrection". Un libro fortemente politico che spazia nei campi dell'economia, del sociale e della geopolitica. Il sottotitolo del libro, "il favoloso destino dell'Europa all'alba dell'anno di grazia 2022", non è un puro prodotto della fantasia di Pierre Lévy, ma ci rinvia ad una inquietante attualità e solleva una questione: bisogna restare nell'Unione europea? 

Il suo romanzo ci fa piombare nel 2022, e dalle prime righe questo futuro non troppo lontano ci appare insieme assurdo e spaventoso. Ma, cosa ancora più spaventosa, ci si accorge subito che questo mondo non è puro frutto della sua immaginazione, ma si basa su elementi attuali decisamente realistici…

Questo è lo spirito del libro. Anche se questo è un libro molto politico, ho preferito una forma insolita per un saggio. Volevo ridere di cose che non sono affatto divertenti, portando all'assurdo ed estremizzando le logiche attuali. L'idea era quella di capire cosa sta succedendo oggi in campo economico, politico, sociale e geopolitico, andare fino in fondo. Sperando che tutto ciò faccia riflettere.


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BOOM: la banca con la maggiore esposizione sui derivati ce l’abbiamo noi in EUROPA


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BOOM: la banca con la maggiore esposizione sui derivati ce l'abbiamo noi in EUROPA



Il primato è in possesso di Deutsche Bank. E ora si capiscono anche tanti comportamenti dei tedeschi verso la BCE.


Quando parliamo di derivati, spesso il pensiero vola oltre oceano, dove le Banche USA (soprattutto dopo la vicenda subprime) sono viste le più cariche e pericolose a causa di una teorica super esposizione sui derivati ed un generoso utilizzo della leva finanziaria.
Però se avete letto gli ultimi post sull'argomento DERIVATI avrete sicuramente visto che negli USA, complice anche un massiccio deleveraging (che poi deve ancora essere realmente certificato, visto che a me la situazione puzza sempre un pochetto) la situazione per le banche USA è sensibilmente migliorata. Ed in Europa?
In Europa non poi così tanto. Anzi, proprio in ambito derivati, veniamo a scoprire un dato che ha del clamoroso.
La banca con la maggior esposizione al mondo in derivati non è Usa ma è appunto Europea e come avrete intuito (visti i post precedenti) è una banca tedesca, la più grande e importante, ovvero DEUTSCHE BANK.
Il solito ZeroHedge  ci suggerisce di andare a veder a pagina 87 del bilancio della banca stessa, che potete visualizzare CLICCANDO QUI.  dove scopriamo che la cifra "monstre" che aveva fatto di JPMorgan Chase un'inarrivabile primatista con 69.500 miliardi di USD (68.5 trilioni di USD, ovvero come il PIL mondiale) viene ridicolizzada da un nuovo PRIMATO della Deutsche Bank. Signori, i tedeschi hanno un'esposizione in derivati apri a 55.6 trilioni di Euro che in USD è pari a circa 72.8 trilioni di $!
Volete farvi una risata? Guardate il grafico che mette a confronto il PIL tedesco e l'esposizione in derivati di DB.



Chiudo con questa domanda che di per se, dopo questo post, non ha bisogno di risposta.



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La promesse di Enrico Letta si scontrano con le direttive di Angela Merkel


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La promesse di Enrico Letta si scontrano con le direttive di Angela Merkel

Angela Merkel lo aspetta a Berlino. Nel suo discorso di insediamento, il neo premier Enrico Letta ha detto no al rigore, basta all'austerità e ha promesso crescita e sviluppo. E poi stop al pagamento dell'Imu, no all'aumento dell'Iva e sostegno alle fasce deboli.


«L'Europa sarà una delle ossessioni, se diventerò presidente del Consiglio, di tutta la mia azione», aveva anticipato il neo premier il 25 aprile e alla prima apparizione di fronte al parlamento ha confermato: «Nelle sedi europee individueremo le strategie per arrivare alla crescita senza compromettere il risanamento. Di solo risanamento l'Italia muore», ha proclamato, annunciando un viaggio immediato a Berlino, Bruxelles e Parigi, le tre grandi capitali continentali.


ALLENTARE L'AUSTERITY. L'allentamento dell'austerità è uno dei pochi punti sui cui convergono le tre forze di maggioranza: Partito democratico, Popolo della libertà e Scelta civica.


E Letta ne ha fatto la sua, ambiziosa, scommessa, quasi l'architrave del suo programma.


ESERCIZI DI RETORICA. A guardare la potenza delle forze sul terreno europeo e i prossimi appuntamenti elettorali, però, i conti rischiano di essere fatti in casa. E la scommessa sulla crescita rischia di restare puro esercizio di retorica. Nonostante le buone intenzioni, questo governo in Europa «non potrà cambiare quasi nulla», ha spiegato a 



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Governo. Prima tappa obbligata a Berlino


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Governo. Prima tappa obbligata a Berlino

Governo. Prima tappa obbligata a Berlino
Neanche il tempo di incassare la fiducia in Parlamento e il nuovo premier Letta sarà già oggi in Germania per ricevere il vero "via libera". Un prevedibile segnale di subalternità che farà la differenza tra parole…
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L'Imu non verrà eliminata, governo al lavoro sull'Iva


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L'Imu non verrà eliminata, governo al lavoro sull'Iva

L'Imu non sarà eliminata, ci sarà una proroga per la rata di giugno, ha spiegato il ministro per i Rapporti con il Parlamento Franceschini, che ieri [...]




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Nino Galloni: "Come ci hanno desovranizzati"


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Nino Galloni: "Come ci hanno desovranizzati"




Claudio Messora intervista Nino Galloni, economista ed ex direttore del Ministero del Lavoro. Un'altra imperdibile intervista in crowdfunding. Un viaggio nella storia d'Italia che passa per Enrico Mattei e Aldo Moro, lungo un progetto di deindustrializzazione che ha portato il nostro Paese da settima potenza mondiale a membro dei Pigs.



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Tutte le balle di Letta sul programma di governo


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Tutte le balle di Letta sul programma di governo

Il governo Letta è nato. Nell'attesa della fiducia anche di Palazzo Madama, il premier ha illustrato il suo programma da sogno, da Paese dei balocchi. Dall'abolizione dell'Imu a quello del finanziamento ai partiti, dalla legge elettorale al taglio dei doppi stipendi fino alla riforma dei partiti. Siamo andati a rispolverare il passato politico degli ultimi anni di Enrico Letta. E a guardarlo (e a ricordare alcune delle sue dichiarazioni di allora e alcuni dei suoi voti in Parlamento) non c'è affatto da aver fiducia. Leggere per credere…



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GERMANIA 4 EUROPA 0?


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GERMANIA 4 EUROPA 0?


di Sebastiano Isaia




Ubaldo Villani-Lubelli scopre le non poche magagne sociali che affliggono la Germania e se ne esce con una considerazione che la dice lunga sulla comprensione della società capitalistica da parte dell'intelligenza borghese: «Da un sistema sociale ed economico considerato un modello, ci si sarebbe aspettato una distribuzione più equa della nuova ricchezza» (La Germania non è un paese per poveri, Limes, 10 aprile 2013). Ora, proprio perché la società tedesca ha i problemi denunciati da Villani-Lubelli essa può in effetti venir considerata come un buon modello di sistema capitalistico, visto che quei problemi rappresentano un lato della stessa medaglia. L'astratta richiesta di una «distribuzione più equa della ricchezza» non tiene conto della natura sociale, appunto capitalistica, del modello tedesco, come di ogni altro modello esistente su questo pianeta, e accompagna da sempre i piagnistei dei riformatori sociali, quelli che, per dirla col solito ubriacone di Treviri, accettano il Capitalismo salvo piagnucolare sulle sue necessarie contraddizioni. Chi accetta la causa e ne ricusa "solo" gli effetti indesiderati e imprevisti, merita il disprezzo di coloro che quegli effetti sperimentano sulla propria pelle. «Lo scopo che si proponeva in primo luogo il genio sociale che parla per bocca di Proudhon, era di eliminare quanto c'è di cattivo in ogni categoria economica, per avere solo il buono» (K. Marx, Miseria della filosofia). Separare il «lato buono» della prassi capitalistica (espressa nelle categorie dell'economia politica) da quello «cattivo»: è l'eterna chimera riformista.


La Germania è dunque «un modello imperfetto»: questa l'epocale scoperta che dovrebbe afflosciare gli entusiasmi di non pochi economisti, sindacalisti e politici nostrani: da Romano prodi a Fabrizio Barca, da Tremonti alla Camusso, che fino a qualche mese fa individuavano nell'«economia sociale di mercato» di quel Paese «l'unica alternativa credibile ai modelli di crescita americano e cinese». Gira e rigira ho sempre tra i piedi la risibile terza via!


Il governo tedesco non solo non nasconde all'opinione pubblica europea i non pochi problemi sociali che la Germania deve affrontare per rendere più solida e meno contraddittoria la sua performance economica, ma piuttosto li mette bene in mostra, in qualche caso li enfatizza, per dimostrare alle «cicale» del Sud che le «formiche» teutoniche non navigano nell'oro, e che quindi non ha alcun senso nutrire risentimenti nei loro confronti: nel Paese che mezza Europa detesta si lavora duro per un tozzo di pane! E se qualche briciola avanza, la si regala ben volentieri a chi nella Patria Europea ne ha più bisogno. Come si fa a non apprezzare cotanta gener...



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L’agenda Letta costa 19 miliardi. Dubbi sulle risorse


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L'agenda Letta costa 19 miliardi. Dubbi sulle risorse




Taglio del costo del lavoro e cancellazione Imu sono sostituti, non ci sono soldi per farli entrambi





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Krugman: fine della farsa, solo il deficit ci salva dall’incubo


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Krugman: fine della farsa, solo il deficit ci salva dall'incubo

Sarebbe davvero tanto facile mettere fine alla piaga della disoccupazione? Ebbene sì. Basta aumentare la spesa pubblica a deficit per creare subito posti di lavoro. Problema: «Chi ha il potere in mano non ci vuole credere». Qualcuno di quei potenti, scandisce il Premio Nobel americano per l'economia, Paul Krugman, «ha una sensazione viscerale che la sofferenza sia un bene». Lo dicevano anche alcuni "padri" dell'Eurozona, come l'ex ministro prodiano Tommaso Padoa Schioppa, che auspicava «riforme che vi facciano soffrire». La mania delle élites? Far pagare (a noi) un prezzo per i "peccati" del passato, «anche se i peccatori di allora e chi soffre oggi sono dei gruppi sociali di persone completamente diverse». Qualcuno di quei potenti, accusa Krugman, vede nella crisi una magnifica opportunità per smantellare tutta la rete di sicurezza sociale. «E quasi tutti, nelle élites politiche, prendono le parti di una minoranza benestante che in realtà non sta sentendo molto dolore». (continua…)




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Quelli che rubano la benzina


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Quelli che rubano la benzina

In tre mesi sedici persone sono state fermate per furto di carburante tra Bari e Foggia


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Il presidente dell'Unicredito ponto a servisi impunemente dei depositi bancari degli italiani.


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Il presidente dell'Unicredito ponto a servisi impunemente dei depositi bancari degli italiani.







I depositi non assicurati potrebbero essere utilizzati in futuri
fallimenti bancari d'accordo su un approccio
comune, secondo Federico Ghizzoni, l'amministratore delegato del più
grande istituto di credito in Italia, UniCredit SpA. (UCG)




Il test di Cipro ha funzionato, dunque tutti gli altri (bankster) possono fare la stessa cosa, cioè, usufruire dei conti bancari della gente di cui sono responsabili.

I "merdias" (media di merda) non ve lo hanno fatto sapere? Eppure é vero.



Su Bloomberg:



"Uninsured deposits could be used in future bank failures provided
global rulemakers agree on a common approach, according to Federico
Ghizzoni, the CEO of Italy's biggest lender, UniCredit"...


Bene! E poiché la cosa sarà inevitabile...Leggete questo:



"Cutting large deposits in failing banks, along with other liabilities such as bonds, to offset losses is acceptable as long as small savers' funds remain protected, Ghizzoni told reporters in Vienna late yesterday. The European Union has to introduce identical rules in all of its member states and ideally those rules would be coordinated globally, he said. In fact, to the Italian, deposit impairment is perfectly ok as long as "everyone does it" - in other words, if it does become the template the Dutch finance minister already said it is, then all is well".


Ecco fatto...




E pensare che negli anni '70, le banche hanno promosso il libretto degli assegni per fare in modo che le persone possano dormire tranquille, con i loro soldi in banca! Ora le banche hanno solo bisogno di domandare a Bruxelles una legge su misura, e il furto non sarà più tale ... La follia!  


Leggere qui Bloomberg per credere.



Fonte:

Revue de Presse par Pierre Jovanovic



I precedenti:



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Letta ottiene la fiducia, Civati esce dall’aula. M5S contrario. Al governo servono soldi: dove li prenderà?


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Letta ottiene la fiducia, Civati esce dall'aula. M5S contrario. Al governo servono soldi: dove li prenderà?

Numeri entro le aspettative per la fiducia del Governo alla Camera. Pd, Scelta Civica e Pdl votano secondo copione. Conferma le attese anche Pippo Civati, che esce dall'aula. La Lega si astiene mentre Fratelli d'Italia, Sel e Movimento Cinque Stelle votano no. Andrea Colletti (M5S): "E' il governo della trattativa Stato Mafia". Per il piano-Letta servono 7/8 miliardi subito: dove li prenderà?



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L’ideatore del MES ha conti nei paradisi fiscali… Ma va?


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L'ideatore del MES ha conti nei paradisi fiscali… Ma va?

Non ci mancherai: "Repubblica" dà il benservito a Vittorio Grilli, ai suoi conti off shore e alle "magagne" della ex moglie…Fonte: http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/non-ci-mancherai-repubblica-d-il-benservito-a-vittorio-grilli-ai-suoi-conti-off-54963.htm


Il ministro della sua economia verrà dimenticato in fretta – Altro che "gelido tecnico": conti off shore, pagamenti in nero, "aiutini" alla ex moglie e telefonate imbarazzanti – L'ex "grand commis", una volta al governo, ha mostrato il suo vero volto…



Alberto Statera per "Affari & Finanza – la Repubblica"


VITTORIO GRILLI jpegVITTORIO GRILLI JPEG


Nel giorno in cui la settimana scorsa moriva Antonio Maccanico, grand commis dello Stato che per un trentennio aveva ricoperto nella generale stima importanti incarichi istituzionali – da segretario generale del Quirinale con Pertini a presidente di Mediobanca – 'Il Sole-24Ore' pubblicava un'inchiesta assai imbarazzante su Vittorio Grilli, alto civil servant di nuova generazione.


Ministro dell'Economia nel governo Monti, dopo aver ricoperto gli incarichi di ragioniere generale dello Stato e di direttore generale del Tesoro, due delle posizioni più importanti nella pubblica amministrazione, Grilli disponeva di cinque conti esteri a lui riconducibili nei paradisi fiscali delle isole del Canale e, secondo le rivelazioni di Claudio Gatti, avrebbe pagato in nero parte della ristrutturazione di un lussuoso appartamento ai Parioli, acquistato ad un prezzo dichiarato assai inferiore ai livelli di mercato.


La casa di Vittorio Grilli ai ParioliLA CASA DI VITTORIO GRILLI AI PARIOLI


Grilli si è difeso il giorno successivo con la lettera di un avvocato che rivendica la correttezza di ogni suo atto, ma che non smentisce il pagamento della casa con fondi di un conto offshore, né l'evasione delle imposte sulla ristrutturazione attraverso pagamenti in contanti.




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Oltre il Ridicolo (il Discorso)


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Oltre il Ridicolo (il Discorso)

 Oltre il Ridicolo (il Discorso)

Dunque arrivò il giorno del grande discorso del Presidente del Consiglio Enrico Letta, in sintesi:

  • Imu sospesa
  • l'Iva non si alza
  • Non bisogna più indebitare le giovani generazioni 
  • Bisogna introdurre una forma di sussidio di disoccupazione
  • la prima azione del nuovo governo sarà quella di andare in missione (con aereo di stato) a prendere ordini dalla signora Merkel e a fare vedere quanto siamo europeisti.

 L'esordio di Enrico Letta non poteva essere più ridicolo.

Ballano circa 11 miliardi di euro per realizare il Letta programma, di grazia dove si prendono?

La campagna elettorale è finita e per Dio si sarebbe dovuto raccontare la verità per una volta. E invece no questa ameba prestata alla politica si presenta bel bella a raccontarci del suo Erasmus  e sparare cazzate su nanotecnologie e green economy a reti unificate. Ci sono 800 miliardi di euro di Spesa Pubblica, in gran parte fatte da spesa corrente.

Un leader vero doveva dire subito dove trovare le risorse e invece nulla, ha fatto il Berlusconi senza esserlo.

Che schifo di discorso, ma comincio a sospettare che gli atti del governo sarnno molto peggio.



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LA GRANDE NAZIONE SPAGNOLA SCENDEREBBE SUBITO DALLA CROCE SE USCISSE DALL’ EURO


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LA GRANDE NAZIONE SPAGNOLA SCENDEREBBE SUBITO DALLA CROCE SE USCISSE DALL' EURO

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DI AMBROSE EVANS- PRITCHARD

blogs.telegraph.co.uk





Sembra che abbiamo staccato il cervello. La disoccupazione in Spagna è aumentata di altre 237.000 persone nel primo trimestre ed è arrivata a 6,2 milioni, il 27,2% della popolazione.

Per capirci meglio è come dire 8,3 milioni di disoccupati in Gran Bretagna, o 39 milioni negli Stati Uniti.
Il paese sta perdendo 3.581 posti di lavoro
al giorno. Ci sono 1,9 milioni di famiglie in cui nessuno ha un lavoro.


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Senza clienti, addio euro


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Senza clienti, addio euro

Non cambia mai nulla nelle determinanti di questa maledetta crisi europea. Intervistate, come ogni semestre, dalla BCE, piccole e grandi imprese sono accomunate da un vero ed unico problema: la mancanza di clienti (cerchio rosso). Anzi le grandi (secondo grafico) … Continue reading


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Nino Galloni – Come ci hanno deindustrializzato


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Nino Galloni – Come ci hanno deindustrializzato

galloniIntervista di Claudio Messora a Nino Galloni - ByoBlu.com.


MESSORA: Nino Galloni, economista, ex direttore del Ministero del Lavoro; uno che di cose in questo paese ne ha viste tante. Nino, buongiorno.


GALLONI: Buongiorno!


MESSORA: Benvenuto su byoblu.com, a queste interviste volute dalla rete. Io ero rimasto molto colpito dalla tua affermazione in un convegno che ripresi e misi su Youtube, intitolando il video "Il funzionario oscuro che fece paura a Kohl". Nel tuo racconto del processo con il quale siamo entrati nell'euro, tratteggiavi questa decisione assunta dalla politica italiana di un vero e proprio progetto di deindustrializzazione del nostro paese. E mi sono sempre chiesto: ma perché mai, alla fine, la politica avrebbe dovuto decidere questo strangolamento, questo inaridimento, la morte del nostro tessuto produttivo? Ho cercato, via via, delle risposte nel tempo, ma oggi che sei qua forse queste risposte ce le puoi dare tu. È un processo, quello di deindustrializzazione, che parte da molto lontano. Riesci a farci una carrellata di eventi e poi arriviamo al focus?



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Euro: com'e' successo che siamo in guerra


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Euro: com'e' successo che siamo in guerra


MA QUALE FIDUCIA, QUESTO E' ALTO TRADIMENTO, SCOPRI PERCHE'



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L’offesa alla verità sta all’origine della catastrofe


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L'offesa alla verità sta all'origine della catastrofe

di ENZO TRENTIN


Mettiamo insieme alcune notizie apparentemente disgregate: l'Agenzia Giornalistica Italia (AGI) in un lancio del 23 aprile 2013, riporta una ricerca del Wall Street Journal : quello del giornalista (insieme a militari e boscaioli) è il lavoro peggiore al mondo, quello di attuario è il migliore. Il giornalista, professione ambita da tanti destinati alla disoccupazione, è la peggiore al mondo. Per essere quasi certi di trovare lavoro una volta usciti dall'università meglio scegliere la professione – sconosciuta ai più ma sicura e redditizia – di "attuari" (maghi delle "previsioni sull'incerto"), professione riconosciuta in Italia da un ordine professionale. A pesare, in particolare per i giornalisti della carta stampata, passati dalla 196esima in fondo all'ultima posizione, è il peggioramento delle condizioni, con "prospettive lavorative diminuite, lo stipendio medio che continua a scendere mentre crescono le ore di impiego, rendendo nell'insieme il lavoro più stressante".


A confermare il panorama deprimente del giornalismo cartaceo c'è, per esempio, la questione del palazzo di via Solferino, sede storica del Corriere della Sera . Si discute da parecchi anni della cessione della sede. I giornalisti si sono opposti con serie e motivate ragioni. Tuttavia sino a quando la situazione economica del Gruppo Rcs non risolverà i suoi problemi, con tutta probabilità andrà in garanzia alle banche. Intanto 106 giornalisti del Corriere saranno licenziati. E Diego Della Valle e Gilberto Benetton hanno scritto una lettera al Cda di Rcs, annunciando che voteranno contro l'aumento di capitale all'assemblea dei soci del gruppo.


Secondo TMNews il 28° Reggimento "Pavia" dell'Esercito Italiano ha nei suoi ranghi figure professionali apparentemente "atipiche" per un'unità operativa come specialisti di internet, tipografi, operatori di ripresa e specialisti del montaggio video, oltre ad avere nelle sue disponibilità gli equipaggiamenti necessari ad allestire una radio per informare la popolazione con specialisti delle trasmissioni e della comunicazione radiofonica. Saper "comunicare" la propria missione, anche attraverso l'uso dei social media e dei new media è oggi fondamentale per un soldato che si trovi ad operare in qualsiasi parte del mondo. E qual è questa "missione"? Materializzare un mix di attività volte prioritariamente a colpire il cuore e la mente della popolazione , allo ...



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Hollande riesce a farci dimenticare quanto è messa male l’Italia


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Hollande riesce a farci dimenticare quanto è messa male l'Italia

di MATTEO CORSINI


Leggo dall'Agenzia Ansa: "E' l'economista Jean Pisani-Ferry, professore universitario a Parigi e membro del think tank europeo Bruegel. Il governo francese ha scelto il suo commissario generale alla strategia e alla prospettiva, figura creata dal presidente Francois Hollande per elaborare la strategia della politica pubblica d'investimento per il futuro, al posto dell'attuale Centro di analisi strategica. Il commissario stilerà ogni anni un rapporto al Primo ministro e al presidente, incentrato sulla "determinazione dei grandi orientamenti del futuro della nazione e degli obiettivi a medio e lungo termine del suo sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale". I suoi pareri saranno discussi davanti al parlamento, e resi pubblici".


Ho già avuto modo di sostenere in altre occasioni che quando uno, seguendo la cronaca politica italiana, è preso dallo sconforto, gli basta gettare lo sguardo verso la Francia per rendersi conto che forse c'è anche di peggio. Peraltro si tratta di una magra consolazione. Il presidente socialista Hollande, alle prese con una economia in recessione nonostante deficit di bilancio compresi tra il 5 e il 7.5 per cento negli ultimi anni e un aumento del debito di circa 25 punti di Pil dal 2007, adesso ha avuto la brillante idea di nominare un "commissario generale alla strategia e alla prospettiva". Probabilmente ritiene che sia sufficiente creare figure che conferiscano alla Francia una qualche similitudine con la Cina (dove si è recato in visita di recente) per risollevare le sorti dell'economia d'Oltralpe. Se questo fosse il caso, temo che le sue aspettative andranno deluse.


Qui si va ben oltre ciò che aveva sostenuto Keynes, quando scrisse: "Gli uomini di azione, che si credono esenti da ogni influenza intellettuale, son di solito schiavi di qualche economista defunto. Pazzi al potere, che odono voci nell'aria, distillano le loro frenesie da scribacchini accademici di qualche anno fa…". Hollande, infatti, forse per non sembrare pazzo, si affida direttamente a un economista vivente, il quale dovrà annualmente stilare un rapporto incentrato sulla "determinazione dei grandi orientamenti del futuro della nazione e degli obiettivi a medio e lungo termine del suo sviluppo economico, sociale, culturale ed ambientale".


Credo non ci sia nulla di male, né di strano, se un presidente si avvale della consulenza di uno o più economisti. Che, però, i consigli degli economisti debbano essere utilizzati, come pare, per mantenere o appesantire ulteriormente la pre...



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