12/05/13

Alternative für Deutschland vuole un Euro Nord


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Alternative für Deutschland vuole un Euro Nord




Il leader di "Alternative für Deutschland" Bernd Lucke chiarisce la sua posizione sull'Euro: non vogliamo un ritorno al D-Mark, ma l'uscita degli eurodeboli dalla moneta unica. Da Neue Zürcher Zeitung




In Germania il dibattito sull'uscita dall'Euro si infiamma. Il leader della nuova formazione "Alternative für Deutschland" in un'intervista chiarisce perché non vuole  che la Germania esca immeditamente dall'Euro.





Herr Lucke, "Alternative für Deutschland" propone la fine dell'unione monetaria. Questo significa che è la Germania a dover uscire quanto prima dall'Euro, oppure dovrebbero essere i paesi in crisi del sud Europa a farlo?





La nostra proposta prevede che siano i paesi del sud Europa ad uscire dall'Euro e che l'Euro venga mantenuto solo nei paesi del centro. Tale separazione dovrebbe avvenire gradualmente nel corso dei prossmi anni.






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ALLA RICERCA DELLA LIQUIDITA’ PERDUTA


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ALLA RICERCA DELLA LIQUIDITA' PERDUTA

Il sistema-paese soffre di arretratezza tecnologica e infrastrutturale, di inefficienza e dispendiosità della macchina amministrativa, di lentezza e corruzione di quella giudiziaria, di costi elevati di una politica e di una burocrazia ampiamente parassitarie, per non parlare dell'influenza istituzionale della criminalità organizzata e, ovviamente, della insostenibile pressione fiscale. Il male di fondo, che toglie i [...]


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UNA RACCOLTA DI ARTICOLI PER CAPIRE LE ORIGINI DELLA CRISI E LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE....


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UNA RACCOLTA DI ARTICOLI PER CAPIRE LE ORIGINI DELLA CRISI E LA SITUAZIONE INTERNAZIONALE....


 





****** SE SEI STANCO DI ESSERE PRESO IN GIRO DAI MASS MEDIA, INFORMATI... DI SEGUITO VI PROPONIAMO UNA SERIE DI DOCUMENTI E ARTICOLI PER CAPIRE COSA BOLLE IN PENTOLA: non prendete per
buono ciò che vi è scritto... bensì CERCATE RISCONTRO, INFORMATEVI ULTERIORMENTE CERCANDO SUL WEB, LEGGETE ANCHE LA DISINFORMAZIONE DI CHI NEGA CERTE REALTA' PER "INTORBIDIRE LE ACQUE" E CREARE
CONFUSIONE NELL'OPINIONE PUBBLICA: 
il signoraggio bancario - come dice l'avv. Marra - "è più difficile da
credere che da capire"... ma se vi informate a fondo potrete fare le vostre valutazioni, liberamente.












"DOSSIER: Ecco quando è iniziata la crisi dell'Italia; era il 1992 sul panfilo Britannia"

http://www.nocensura.com/ 2012/02/ dossier-ecco-quando-e-inizi ata-la-crisi.html



"L'ITALIA VITTIMA DI UN COMPLOTTO E LE PROVE CHE MONTI è COMPLICE"
 (Chi è Mario Monti; di quali poteri è espressione; circa il Golpe201...


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Imu:ipotesi stop capannoni e agricoltura


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Imu:ipotesi stop capannoni e agricoltura

Non escluso rinvio a novembre


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Lo Stato italiano inadempiente nei contributi ai dipendenti pubblici e INPS sull’orlo del fallimento


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Lo Stato italiano inadempiente nei contributi ai dipendenti pubblici e INPS sull'orlo del fallimento

Fonte: LO STATO ITALIANO NON HA PAGATO DECINE DI MILIARDI DI CONTRIBUTI AI DIPENDENTI PUBBLICI E ORA L'INPS STA PER FALLIRE.


domenica 12 maggio 2013


Lo stato italiano non ha versato per anni i contributi pensionistici ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni e quindi li ha fatti confluire nell'Inps, ponendoli a carico di coloro che la sventura pose a lavorare nel comparto produttivo. Il presidente dell'Inps, Mastropasqua,  ha confermato che l'ente ha quasi terminato le sue disponibilità: in breve sarà illiquido e a sostegno del suo allarme, ha citato la Relazione della Corte dei Conti sul bilancio preventivo 2012 da cui emerge chiaramente che la fusione con Inpdap ed Enpals operata all'inizio del 2012 si è rivelata una pillola avvelenata per i conti dell'Inps: "il patrimonio netto … è sufficiente a sostenere una perdita per non oltre tre esercizi". – scrive l'alta Corte.


Ma la Corte dei Conti non si ferma all'allarme di bilancio. Infatti, scrive: «Questo, a causa della fusione Inpdap-Inps, ovvero l'ente previdenziale dei dipendenti pubblici con la previdenza privata. Una fusione voluta dalla manovra del governo Monti denominata Salva-Italia del 2011, che non ha cancellato il buco di 23 miliardi di euro, equivalente al debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti. Buco che ora grava nelle casse del Superinps, con il rischio di non riuscir più a pagare le pensioni per i prossimi anni se non verranno fati interventi a carattere urgente per risanare i conti.»


Mi auguro abbiate letto con attenzione. La Corte dei Conti accusa senza mezzi termini lo Stato italiano di evasione contributiva, per la qual cosa un privato cittadino finirebbe in galera e un'azienda vedrebbe confiscato il suo patrionio. La frase il «debito che lo Stato ha nei confronti dei contributi previdenziali per i suoi dipendenti» non lascia spazio a nessun'altra interpretazione. Lo stato italiano ha violato le leggi dello Stato italiano,e questo buco da 23 miliardi di euro nei conti dell'Inps – insanabile dall'Inps – va a sommarsi  al «deficit di 91 miliardi che la Pubblica Amministrazione ha nei confronti dei propri fornitori». che la Corte dei Conti stigmatizza in un'altra relazione refa pubblica due mesi fa.  Ovviamente questi 114 miliardi di euro di buco in cassa dello Stato vanno a sommarsi agli oltre 2000 miliardi di euro di debiti, dello Stato, quelli che oggi sono arrivati ad essere il 130% del Pil. Una vera follia.


Ma rimaniamo all'Inps. Mastropasqua aggiunge: «Se le amministrazioni dello Stato rallenteranno ancora i pagamenti l'Inps avrà "ulteriori problemi di liquidità", che non potrà non ripercuotersi sul regolare pagamento corrente delle pensioni. Le entrate contributive si incrementeranno dello 0,9% (a 213,762 miliardi) ...



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LA GRANDE TRAPPOLA DELL'EURO. LA GERMANIA STRINGE AL PRESA SUL COLLO DELL'ITALIA


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LA GRANDE TRAPPOLA DELL'EURO. LA GERMANIA STRINGE AL PRESA SUL COLLO DELL'ITALIA

Le "anime candide" (?) e "fognatrici" in chiave rigorosamente "euro", ci ripetono pateticamente ogni giorno che "tutto" il velleitario armamentario del "federalismo fiscale solidaristico UEM" possa essere materia di trattativa in sede UEM, ma continuano a ignorare le norme dei trattati europei, e del diritto internazionale, utilizzandole come una clava soltanto per autoflagellare l'Italia.
Per costoro, un piccolo chiarimento. Ma non certo per illudersi che possa servire a suscitare un (tardivo) risveglio.
La Germania ha gravemente e irrevocabilmente violato i trattati, configurando un "sistema" articolato di alterazione della concorrenza intra UEM, onde favorire le proprie esportazioni. Ciò ha fatto coordinando una strategia efficace e spregiudicata che non tollera controlli e verifiche di rispetto delle norme dei trattati.
Ecco come:
1) le "famose" riforme Hartz".
Sforare, come ha fatto la Germania dal tempo delle riforme Hartz, il limite debito/PIL (che quasi inizialmente rispettava) per"fiscalizzare", (fuori da una situazione congiunturale in atto, attenzione!) i costi di disoccupazione-sottoccupazione, indotte per deflazionare le retribuzioni, vìola:
A) l'art.107, paragrafo 1, ultima parte, dell'attuale trattato sul funzionamento dell'unione (TFUE), in materia di "aiuti di Stato", laddove si ottenga (appunto "in qualsiasi forma") una riduzione dei costi delle proprie imprese, incidente sugli scambi tra paesi membri, come nel caso, mediante la svalutazione del tasso di cambio reale, che provochi, a sua volta, un vantaggio concorrenziale  asimmetrico "intenzionale", sia per le proprie esportazioni, sia, e ancor più, a favore di una restrizione delle importazioni (questo l'effetto forse più rilevante del gioco sui tassi di cambio reale);


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Il perché della Siria


Moneta Sovrana Nazionale Siriana
Moneta nazionale e Sovrana. Non conosce il signoraggio, tiene lontana gli usurai e sopratutto è emessa dalla Banca Centrale Siriana Statale. In più ti concede il mutuo sociale della tua dignità.
Gli altri paesi con Banca centrale nazionale e moneta sovrana sono Iran e Corea del Nord. La Libia è stata azzerata nella sua determinazione di ottenere la sovranità e l’autodeterminazione del suo popolo, ma prima della guerra voleva emettere un dinaro d’oro di stato, dopo la guerra la sua banca centrale è stata completamente privatizzata, in particolare a BNP Paribas che aveva già una piccola quota dal 2007, ma evidentemente alla Francia non bastava, così come è stata privatizzata o è privatizzanda l’acqua, e l’acquedotto che aveva costruito Gheddafi, e lo dico a occhi chiusi, senza neanche fare la ricerca, privatizzanda o privatizzata a Suez Gaz de France. L’Ungheria è sotto controllo stretto e forse presto penalizzata dall’UE che vuole toglierle il voto al Consiglio, per le modifiche apportate alla Costituzione nel senso di un controllo governativo sulla sua banca centrale. L’Irak voleva vendere il petrolio in euro. Il petrolio è controllato dagli stampatori di moneta. Sono gli stessi che controllano la Federal Reserve, la maggior parte delle banche centrali mondiali, la Bank of England, il cartello del petrolio e della chimica/farmaceutica. Di cosa ancora avete bisogno per capire le vere poste in gioco nelle cosiddette rivoluzioni colorate, nelle guerre in Medio Oriente, negli scandali a sfondo sessuale di capetti scomodi e imbizzarriti rispetto al NOM?
N. Forcheri
12 maggio 2013

Cina, piccoli risparmiatori contro grandi speculatori. E il prezzo dell’oro cala


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Cina, piccoli risparmiatori contro grandi speculatori. E il prezzo dell'oro cala

"Le madri cinesi spingono in alto il prezzo dell'oro", titolava il South China Morning Post, secondo cui le signore in questione hanno "battuto Wall Street". "Da un paio di settimane, hanno puntellato i prezzi precipitandosi sull'oro per i matrimoni delle figlie – aggiunge il quotidiano di Hong Kong – sventando così il piano dei guru finanziari, che vendevano allo scoperto il metallo prezioso nella speranza di spingerlo più in basso".  Dopo la prima ondata di "mamme", c'è stata una forte ripresa dell'oro sia sui mercati internazionali sia su quelli nazionali, "ma la febbre d'acquisto non è scomparsa", racconta il Global Times, spin off in lingua inglese del Quotidiano del Popolo.

Il future sull'oro di giugno si è assestato su 1.446,20 per oncia sul Comex, il 6 per cento al di sopra del prezzo del 15 aprile. Immaginate un tiro alla fune: di qui la "sciure" cinesi, di là gli gnomi di Wall Street. Di fatto, la corsa all'oro dei cinesi qualunque ha messo in crisi le strategie dei grandi speculatori internazionali. Ecco che cosa è successo. Da tempo, il prezzo dell'oro è in calo sui mercati globali, a causa dell'azione di grandi fondi speculativi che attuano le cosiddette "short selling" ("vendite allo scoperto").  È una tecnica che consiste nel cedere un certo asset (azioni di imprese o "futures" sulle materie prime come l'oro appunto) in quantità tale da determinarne il crollo del prezzo sui mercati, per poi ricomprarlo immediatamente dopo: il guadagno deriva dalla differenza tra il prezzo a cui si è venduto l'asset (metti 100) e quello a cui lo si è ricomprato (metti 80). 

Il paradosso è che molto spesso gli speculatori non possiedono neanche il bene in questione, ma se lo fanno prestare da chi lo detiene effettivamente. A operazione conclusa, lo restituiscono, pagano un compenso prestabilito e si tengono il guadagno realizzato.  È un modo per creare denaro dal denaro, senza nessun nesso con il valore reale della merce che si tratta. È un'attività speculativa che può prendere di mira qualunque cosa sia quotata sui mercati finanziari, dal granoturco ai debiti sovrani degli Stati europei (esempio, quest'ultimo, non casuale). 

Ora, il giochino funziona perché solo i grandi fondi speculativi hanno le risorse necessarie per spostare (cedere e ricomprare) grandi quantità di prodotti finanziari. Ma se un esercito di formiche risparmiatrici si mette di mezzo facendo massa critica, anche il Soros di turno può restare con un palmo di naso. Ne parlano i media cinesi. Il 15 aprile, il future sull'oro di giugno è sceso del 9,3 per cento, fino a un prezzo di 1.361,10 dollari per oncia, la perdita giornaliera più ripida in quasi ...



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L'EURO: UN DISASTRO DESTINATO A FALLIRE


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L'EURO: UN DISASTRO DESTINATO A FALLIRE







Vi propongo l'opinione di Lars Seier Christensen, CEO di Saxo Bank, riportata in un'intervista pubblicata su ForexInfo










di Federica
Agostini


"In
25 anni di carriera passata nel settore finanziario
 - ha detto il CEO
Saxo Bank Lars Seier Christensen all'evento di Londra
#FXDebates - raramente ho assistito ad un periodo così
turbolento e allo stesso tempo interessante
 come quello della crisi
dell'Euro.


La crisi
dell'Euro si è rivelata un totale disastro, con conseguenze enormi per tutti i
partecipanti al mercato valutario e per i cittadini dell'Eurozona." 





Riportiamo
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Nuova Germania: via dall’euro e dagli orrori di Bruxelles


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Nuova Germania: via dall'euro e dagli orrori di Bruxelles

Politica monetaria: esigiamo un ordinato scioglimento del sistema monetario dell'euro. La Germania non ha bisogno dell'euro; l'euro ha danneggiato altri paesi. Esigiamo la reintroduzione delle valute nazionali o la creazione di più limitati e più stabili accordi monetari. La reintroduzione del Dm non deve essere un tabù. Esigiamo un cambiamento dei trattati europei per rendere possibile l'uscita di ogni Stato dall'euro. Ogni popolo deve poter decidere democraticamente sulla propria valuta. Esigiamo che la Germania pretenda questo diritto al ritiro, bloccando con il suo veto ulteriori crediti dell'Esm. Esigiamo che i costi della cosiddetta politica di salvataggio non vengano sostenuti dal contribuente; le banche, gli hedge-funds e i grandi investitori privati sono i beneficiari di questa politica: devono per questo risponderne per primi. Chiediamo che agli Stati eccessivamente indebitati e senza speranza sia accordato un taglio del debito. (continua…)




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Regno unito, “Nel 2020 sarà povero un bambino su quattro”


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Regno unito, "Nel 2020 sarà povero un bambino su quattro"

Principale imputato, il welfare che viene a mancare, sempre più. Un bambino su quattro, nel 2020, sarà ufficialmente povero. Queste le previsioni, nel Regno Unito, del prestigioso e influente Institute for Fiscal Studies (Ifs), che ha fatto uno studio commissionato dall'Irlanda del Nord ma che ha validità per tutto il regno della regina Elisabetta. Duro colpo, così, per il governo britannico, conservatore e liberaldemocratico, guidato da David Cameron. Governo il quale è additato come principale responsabile del peggioramento della situazione per le famiglie dall'Ifs, che avverte: "Se non si invertirà la tendenza, nel 2020 ben 3,4 milioni di minori saranno in povertà relativa, e cioè vivranno in famiglie che guadagneranno sotto il 60% di uno stipendio medio ai livelli attuali". Tutto questo nonostante il Child Poverty Act, il programma d'intenti del governo Cameron di qualche tempo fa, che si poneva come obiettivo la riduzione drastica della povertà infantile. Secondo gli esperti che stilarono il documento, le politiche di Cameron avrebbero portato, per il 2020, a un bambino su 20 in povertà relativa. Sta avvenendo esattamente il contrario, dice ora l'Ifs, "e il taglio del welfare ne è la principale causa".

I benefit, cioè gli aiuti di Stato alle famiglie, vengono resi sempre più selettivi e sempre meno corposi. Con queste politiche, dice lo studio, a fine legislatura, nel 2015, altri 600mila bambini saranno scivolati in povertà relativa. "Gli obiettivi del Child Poverty Act non saranno mai raggiunti di questo passo – scrivono gli esperti dell'Ifs – e il governo deve approntare il prima possibile una seria politica di riduzione del danno e di inversione di tendenza". In aumento, secondo l'istituto, anche il numero dei bambini in povertà assoluta, cioè quelli che vivono in famiglie il cui reddito è sotto il 60% del reddito medio del 2010/2011. "Nel 2020 saranno poco meno di 3 milioni", precisa l'istituto, "e anche questo caso il piano del governo non verrà rispettato".

Una politica fiscale più severa, contributi alle famiglie sempre meno distribuiti "a pioggia" – questa è una delle critiche più comuni degli oppositori al sistema del welfare britannico – e tagli dei budget dei ministeri chiave, in sostanza, sottolinea l'Ifs, stanno rendendo il Regno Unito, sempre più, un Paese "simile ad altre nazioni europee". La spending review, chiaramente, è arrivata anche a queste latitudini, le casse del Regno Unito sono sempre meno pingui e "con le riforme fiscali e sociali dall'aprile 2010 – dice lo studio – si è arrivati a questa situazione".

Famiglie povere anche per la crisi economica e per la disoccupazione? "Certo – dicono gli studiosi – ma la riforma del welfare è responsabile per la quasi totalità dell'aumento...



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Dario Spitale, AD della GAA SIM: dalla BCE 1000mld alle banche europee. L'Italia li impiega nel modo sbagliato


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Dario Spitale, AD della GAA SIM: dalla BCE 1000mld alle banche europee. L'Italia li impiega nel modo sbagliato

Forexinfo ha intervistato l'AD della GAA SIM, Dario Spitale sugli ultimi avvenimenti che hanno interessato il mercato finanziario, sia azionario che obbligazionario. In questa settimana si sono registrati infatti nuovi record, in primo piano i listini di Wall Street che hanno superato i massimi storici. Ma nello stesso tempo l'economia reale continua a soffrire e al momento non si vedono segnali di miglioramento. Il sistema produttivo americano e europeo continua a manifestare sofferenza, i (...)


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Interviste
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Secondo voi è allarmante?


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Secondo voi è allarmante?


di Paolo Barnard

Riunione a New York, pochi giorni fa, dei maggiori Hedge Funds del mondo. Sono i fondi speculativi "padroni dell'universo", quelli che scommettono miliardi su qualsiasi cosa e persino contro interi Stati, facendoli a pezzi certe volte (compresa la Gran Bretagna anni fa, leggi: Soros).


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Cerchi lavoro all'estero? I luoghi dove hanno più bisogno di te


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Cerchi lavoro all'estero? I luoghi dove hanno più bisogno di te

Zero crescita, disoccupazione alle stelle e gli italiani restano all'estero. E quelli che sono ancora in Italia stanno pensando di fare le valigie. Non si frena così la fuga di cervelli dal nostro Paese: domina ancora l'incertezza e le prospettive risultano desolanti, visto che secondo gli analisti dell'Istat nel 2014 la disoccupazione raggiungerà il 12,3% (rispetto all'11,9 del 2013 e al 10,7% del 2011).

Prospettive desolanti per l'Italia

Il costante calo dell'occupazione, che con le politiche (...)


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Lavoro e Diritti
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Cassa integrazione da record, e servono altri soldi


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Cassa integrazione da record, e servono altri soldi

di REDAZIONE


Nei primi quattro mesi del 2013 sono rimasti a casa del lavoro in cassa integrazione l'equiivalente di 530.000 persone con una perdita media a testa di 2.600 euro. Si tratta di dati diffusi dall'Inps secondo i quali nel primo quadrimestre sono stati autorizzati 365 milioni di ore di cassa integrazione con un aumento del 13% rispetto allo stesso periodo del 2012. Ma una parte di questi lavoratori – sottolinea la Cisl – rischiano di restare a casa definitivamente perdendo il posto dopo il periodo di cassa integrazione. "Sono 178.000 i posti di lavoro a rischio" – dice la Cisl, sempre elaborando i dati Inps – tendendo conto del tiraggio 2012 e dei lavoratori in cassa in deroga o in cassa straordinaria, i provvedimenti che preludono piu' facilmente (rispetto alla cassa ordinaria) alla perdita del posto di lavoro.


I sindacati con forza tornano a chiedere il rifinanziamento della cassa in deroga (crollata nei primi quattro mesi del 54,41% rispetto allo stesso periodo del 2012 a causa della mancanza di fondi) ma avvertono che le risorse non andranno cercate all'interno dei fondi del lavoro come quelli per il salario di produttivita'. Altre tasse servono?


Il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini: "Ho attivato le strutture competenti del Ministero per valutare nuove ipotesi di intervento a breve e a medio termine". Nel periodo gennaio-aprile – rilancia il sindacato – la cig ordinaria ha raggiunto quota 132,8 milioni di ore (+31,48% tendenziale) mentre la cig straordinaria ha totalizzato 181,5 milioni di ore (+63,84%). La cassa integrazione in deroga (cigd) ha registrato in quattro mesi appena 50,5 milioni di ore autorizzate con con un calo del 54,41%. Se si considera un ricorso medio alla cig, pari cioe' al 50% del tempo lavorabile globale (9 settimane), sono coinvolti nel periodo gennaio-aprile 1.061.154 lavoratori in cigo, cigs e in cigd. Se invece si considerano i lavoratori equivalenti a zero ore, pari a 17 settimane lavorative, si determina un'assenza completa dall'attivita' produttiva per 530.577 lavoratori, di cui 263 mila in cigs e 73 mila in cigd.



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Hai mai visto una nonna di 86 anni volteggiare sulle parallele?


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Hai mai visto una nonna di 86 anni volteggiare sulle parallele?

Lei si chiama Johanna Quaas ha 86 anni e fa ginnastica ogni giorno. Ha vinto 11 medaglie in diverse competizioni di ginnastica senior in Germania. Alla faccia della nonnina!


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Tasse, la stangata di fine estate


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Tasse, la stangata di fine estate

C'è il rischio di un rientro amaro dalle ferie estive per gli italiani che potrebbe costare 240 euro medi a famiglia: i conti della Uil in questa infografica di Centimetri:


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Il governo Letta e i soldi


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Il governo Letta e i soldi

Il governo di Enrico Letta è nato con l'obbiettivo dichiarato di «fare le riforme che servono al paese». Una delle più importanti è la legge elettorale, mentre si è accennato anche ad alcune riforme costituzionali. Su quali siano le riforme di tipo economico c'è invece ancora molta incertezza: una delle poche cose sicure è che l'IMU sarà in qualche maniera riformulata. Potrebbe essere abolita, oppure le rate pagate finora potrebbero persino essere restituite. Alcuni esponenti politici hanno accennato alla possibilità di diminuire l'IRAP, un'imposta sulle attività produttive particolarmente odiata.


Una cosa certa è che a luglio scatterà l'aumento automatico di un punto dell'IVA, programmato dal governo Monti lo scorso autunno. Come finanziare le misure proposte finora dagli esponenti della maggioranza, però, è ancora un mistero. Ecco tutti i numeri di queste manovre e dove si potrebbero – e più probabilmente non potrebbero – prendere i soldi.


Abolire l'IMU

L'IMU sulla prima casa procura un gettito di circa 4 miliardi di euro – forse qualcosa in più visto che i comuni hanno una leggera flessibilità nel decidere le aliquote. Il pagamento della prima rata dell'IMU, che si paga a giugno e che vale circa 2 miliardi, avrebbe dovuto essere sospeso in uno dei primi consigli dei Ministri, ma il governo ha annunciato che se ne discuterà la prossima  settimana. Il gettito dell'IMU quest'anno va tutto ai comuni, quindi nel caso venga approvata la sospensione, il governo dovrà comunque reperire circa 2 miliardi da versare ai comuni entro giugno.


Se oltre alla cancellazione dell'IMU sulla prima casa si dovesse decidere di restituire anche la rata pagata l'anno scorso, il governo dovrebbe reperire in tutto 8 miliardi di euro (4 per finanziare i comuni quest'anno e 4 per rimborsare l'IMU dello scorso anno). L'IMU costa ai contribuenti una media di 200 euro l'anno. Per il 75% dei contribuenti l'IMU è meno costosa dell'ICI, la precedente tassa sugli immobili. La struttura dell'IMU, come ha scritto anche la Commissione Europea, è più progressiva e più equa della precedente ICI – anche se, ovviamente, si può fare ancora meglio.


Sempre sull'IMU c'è anche la questione dei capannoni industriali. Come tutti gli altri fabbricati, anche le strutture dove operano le aziende devono pagare l'IMU. Si tratta, a seconda delle stime, di circa una decina di miliardi di euro divisi tra quelli che pagano i capannoni intestati a società e quelli che vengono pagati per strutture intestate e imprese individuali. Il presidente di Confindustria ha chiesto di cambiare questa parte dell'IMU. L'IMU sui capannoni fa parte delle numerose i...



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CEO Saxo Bank: L'euro? Un disastro destinato a fallire! La crisi continuerà

ForexInfo riporta un'intervista al Presidente di Saxo Bank sulla crisi attuale. Le voci sul disastro euro ormai si  moltiplicano. 
 di Federica Agostini
"In 25 anni di carriera passata nel settore finanziario - ha detto il CEO Saxo Bank Lars Seier Christensen all’evento di Londra #FXDebates - raramente ho assistito ad un periodo così turbolento e allo stesso tempo interessante come quello della crisi dell’Euro.
La crisi dell’Euro si è rivelata un totale disastro, con conseguenze enormi per tutti i partecipanti al mercato valutario e per i cittadini dell’Eurozona."... Continua a leggere

Gli italiani non si fidano della banche, 15 milioni senza conto corrente


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Gli italiani non si fidano della banche, 15 milioni senza conto corrente

Il 29% degli italiani con più di 15 anni di età, non ha un conto corrente bancario. Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti unbanked sono circa il 3% della popolazione con più di 15 anni, e in Germania soltanto il 2%


Sono quasi 15 milioni gli italiani che non tengono i propri risparmi in una banca. Lo rileva una elaborazione effettuata dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre secondo la quale a livello europeo nessun altro Paese può contare un numero così elevato di cittadini che non possiede un contro corrente in un istituto di credito.


"Questo record europeo – spiega il segretario della Cgia Giuseppe Bortolussi - è riconducibile a ragioni storiche e culturali ancora molto diffuse in alcune aree e fasce sociali del nostro Paese. Non possiamo disconoscere, ad esempio, che molte persone di una certa età e con un livello di scolarizzazione molto basso preferiscono ancora adesso tenere i soldi in casa, anziché affidarli ad una banca".


Secondo Cgia in Italia è molto praticato il pagamento in contanti e coloro che ricorrono a questa modalità hanno la necessità di avere i soldi sempre a portata di mano. Sarebbero poi moltissimi i pensionati che tengono i propri soldi nei libretti di risparmio postale o utilizzano in misura maggiore, rispetto ai cittadini di qualsiasi altro Paese dell'Ue, il conto corrente di un familiare.


"Detto ciò – aggiunge Bortolussi - è altresì vero che non sono poche le persone che diffidano delle nostre banche perché ritengono che le spese di gestione di un conto corrente siano troppo elevate. Un'accusa, quest'ultima, che gli istituti di credito respingono da sempre, ritenendo, tra le altre cose, che l'elevato costo sia da attribuire al livello di tassazione raggiunto in Italia. Un peso che non è riscontrabile in nessun altro Paese d'Europa".


Lo studio della Cgia è stato realizzato su dati della Commissione europea che ha monitorato quanti cittadini europei con più di 15 anni di età non dispongono di un contro corrente bancario. All'Italia, con quasi 15 milioni di persone senza un conto (pari al 29% degli italiani over 15) seguono Paesi come la Romania, con poco più di 9.860.000 persone (55% dei romeni over 15 ) e la Polonia, con poco meno di 9.700.000 cittadini (30%). Il divario con i Paesi nostri omologhi è abissale. In Francia e nel Regno Unito i cosiddetti unbanked sono in entrambi i Paesi poco più di un milione e mezzo (pari al 3% della popolazione con più di 15 anni). In Germania, invece, la soglia di coloro che non detengono un conto corrente si abbassa a poco più di un milione e quattrocentomila persone (pari al 2%).


Per approfondimenti visita RaiNews24



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IL CASO/ Imprese e lavoratori, la "guerra" da evitare per uscire dalla crisi


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IL CASO/ Imprese e lavoratori, la "guerra" da evitare per uscire dalla crisi

La capacità di risparmio delle famiglie, come pure i loro consumi, sono in calo e il sistema in crisi. MAURO ARTIBANI spiega dove sta l'inghippo che frena la ripresa

(Pubblicato il Sun, 12 May 2013 06:18:00 GMT)

IMU E CREDITI PA/ Bortolussi (Cgia): le Pmi moriranno per colpa dello Stato
J'ACCUSE/ Così la Germania sta uccidendo le imprese italiane, di M. Bottarelli


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J'ACCUSE/ Perché l'Europa punisce l’Italia e premia la Spagna


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J'ACCUSE/ Perché l'Europa punisce l'Italia e premia la Spagna

Per EMILIO COLOMBO, ciascuna procedura è diversa da Stato a Stato, perché ciascuno ha problematiche differenti. Alla Spagna è stato dato molto più tempo per rientrare rispetto all'Italia

(Pubblicato il Sun, 12 May 2013 06:13:00 GMT)

FINANZA/ Gentili: il 29 maggio si gioca il futuro di Letta (e dell'Italia)
IMU E IVA/ Forte: ecco il "trucco" di Letta per far votare al Pd il programma Pdl


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