24/05/13

Commento ai cambi

Banqueiro-283x300 Le Banche centrali mondiali, in piena attività, continuano a guidare i mercati.
In particolare l’attenzione degli operatori è focalizzata sulle indiscrezioni che giungono dalla Fed, che sulla base della situazione economica correntepotrebbe essere la prima ad avviare il rientro della politica monetarie espansiva.
E’ probabile che si continuerà con largo anticipo a preparare il terreno per la cosiddetta exit strategy della FED con il duplice obiettivo: di evitare che la Borsa con un movimento “irrational exuberance” si porti in tempi troppo rapidi a livelli pericolosamente alti; e di far sì che nel momento in cui prende

Previsioni in tempo reale dal Financial Forecast Center

BXP45249Dati previsionali tratti dal Financial Forecast Center aggiornati in tempo r

Eurozona: gli esempi di Lettonia e Islanda. Prospettive di dinamite politica?


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Eurozona: gli esempi di Lettonia e Islanda. Prospettive di dinamite politica?

La Lettonia e l'Islanda mostrano quanto possono essere pesanti i costi economici e sociali della svalutazione interna, rispetto ai costi di una svalutazione esterna. Dal 2008 al 2010, il PIL è diminuito solo la metà in Islanda (svalutazione esterna) di quanto sia diminuito in Lettonia (svalutazione interna). Situazione Lettonia-Islanda

L'occupazione è scesa del 5% in Islanda contro il 17% della Lettonia. I sostenitori dell'euro possono sostenere che la svalutazione interna stia cominciando a (...)


-
Economia internazionale
/
,
,
,
,


Inviato da iPad

L’Europa keynesiana non se la caverà


Ti è stato inviato tramite Google Reader

L'Europa keynesiana non se la caverà

di GARY NORTH


L'Europa è il manifesto del Keynesismo. I paesi del sud hanno avuto enormi deficit pubblici per un decennio. C'è stato un boom, ma è finito. I paesi del Mediterraneo sono in depressione e la situazione sta peggiorando. Hans-Werner Sinn è un economista tedesco. E' conosciuto come uno degli economisti più pessimisti in Europa. Ma rispetto a ciò che sta affrontando l'Europa, è ottimista. Ha parlato al Peterson Institute. Tale organizzazione è più vicina alla realtà economica rispetto a qualsiasi altro think tank dell'Establishment. Permette la discussione di alcune brutte notizie; non di quelle statisticamente inevitabili, ma di alcune brutte notizie.


Sinn ha affermato che la Germania è ufficialmente solvibile, mentre le altre nazioni no. La Germania ha la disoccupazione al 5%. La Spagna al 27%. Secondo lui ci sono tre modi per uscirne. In primo luogo, i governi possono imporre più austerità. Ciò comporta una riduzione della spesa pubblica, cosa che non è politicamente accettabile. Egli pensa che danneggerebbe la crescita, ecco perché Sinn è un Keynesiano. Le nazioni profondamente depresse andranno in default ad un certo punto. Imiteranno la Grecia.


Sinn ha omesso di menzionare l'ovvio: il FMI e la BCE hanno salvato la Grecia, proteggendo in questo modo gli stupidi banchieri del nord. Se Spagna, Portogallo e Italia andranno in default, non sarà possibile alcun piano di salvataggio. Le banche dovranno incassare il colpo. In secondo luogo, la Germania deve accettare l'inflazione. Il perché non lo dice. Questa soluzione, invece, è la più comune: la Germania deve spendere a deficit e salvare gli spendaccioni. Questa strada non è popolare in Germania.


In terzo luogo, gli stati falliti possono lasciare la zona euro ed inflazionare. Ma questo vuol dire default. Non c'è via d'uscita che non prevederà dolore economico. Non vi è alcuna strategia di uscita. Questo è Keynesismo soft-core. Non ha detto questo però: la Banca Centrale Europea inflazionerà fino ad arrivare all'iperinflazione. Naturalmente nemmeno questa è una soluzione, perché tale politica deve finire, ma i debiti nei confronti dei pensionati rimarranno ancora lì. Nessuna via uscita. inoltre, il default deve includere tutti i programmi statali di welfare per i pensionati. Questa politica è inevitabile, perché i deficit — passività non finanziate — sono astronomici. La politica del default significherebbe il fallimento finale del Welfare Keynesiano. Nessuno osa parlarne, ma è sicuro al 100%, in tutto il mondo. I conti non possono essere pagati. Le promesse non possono ess...



Inviato da iPad

Weidmann, Stati possano fare bancarotta


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Weidmann, Stati possano fare bancarotta

Tale possibilita' ingrediente chiave disciplina mercato


Inviato da iPad

SALVIAMO L'EUROPA! SMANTELLIAMO L'EURO!


Ti è stato inviato tramite Google Reader

SALVIAMO L'EUROPA! SMANTELLIAMO L'EURO!




Salviamo l'Europa: Sciogliamo l'Euro

Un articolo di tre economisti europei pubblicato da Bloomberg considera lo smantellamento dell'euro - o almeno l'uscita dei paesi più forti - non come la fine dell'Europa, ma al contrario come un modo per salvarla


di Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel and Stefan Kawalec



Alla vigilia della guerra civile americana, Abraham Lincoln pronunciò la famosa frase "una casa divisa non può stare in piedi." Oggi, l'Unione Europea - impegnata da decenni alla ricerca di un' "unione sempre più stretta" - deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere letta al contrario. Affinché l'UE possa sopravvivere, l'euro si deve sciogliere.


Tra il trattato di Roma del 1957 e l'Atto unico europeo, del 1986, i governi europei hanno portato avanti la più grande rivoluzione pacifica che il continente abbia mai visto nella sua lunga e travagliata storia. La creazione di una moneta unica europea avrebbe dovuto basarsi su questo notevole successo. Era supposta essere il successivo fondamentale passo verso una maggiore unità e prosperità. La crisi economic...


Inviato da iPad

Ah ah ah ah!


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Ah ah ah ah!

La rinascita del primo importatore mondiale di gas e petrolio (ed anche il più indebitato paese al mondo dopo la Liberia e la Repubblica Democratica del Congo, vedi grafico a lato), il Giappone, si sarebbe dovuta attuare da subito ed in modo durevole grazie all'aumento molto forte dell'inflazione programmata (hanno stampato miliardi e miliardi di yen, solo poche SETTIMANE fa). Ed invece la corsa alla ripresa ed alla crescita è già finita, hanno bruciato già nove decimi di quanto stampato, con un bel doppio crash finanziario dovuto ad uno "starnuto" di notizie negativa dal settore industriale cinese.
Il 99% degli economisti e giornalisti di tutto il mondo avevano salutato l'uso della "stampante di moneta" come l'unica soluzione a tutti i problemi di debito e crescita, modello da importare in Europa al più presto portando i nostri stupidi risparmi ad evaporare ancora più in fretta per rimpinzare le casse vuote di banche e di quel che resta della grande industria...
Invece la realtà è una sola: i soldi non si mangiano, non si mettono nel serbatoio, non alimentano centrali termiche e non si possono trasformare per ottenere manufatti.
A questa crisi sistemica non esiste nessuna cura, se non attendere la sua fine... e la nostra. 
 
___________


Inviato da iPad

Paga tutto Fed. Wall St.in festa, Tokyo crolla


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Paga tutto Fed. Wall St.in festa, Tokyo crolla

Schizofrenia crescente sui mercati. La Fed promette di continuare a stampare moneta, la speculazione può continuare a impazzare, ma non in eterno. E Tokyo...


Leggi tutto



Inviato da iPad

CASE: uscita controllata dall'Euro? Ecco come potrebbe funzionare


Ti è stato inviato tramite Google Reader

CASE: uscita controllata dall'Euro? Ecco come potrebbe funzionare

Uno studio dell'istituto CASE, Center for Social and Economic Research, pubblicato qualche tempo fa sulla German Economic Review, sostiene che l'uscita controllata di alcuni paesi dall'Euro, potrebbe essere la soluzione da adottare per preservare la vita dell'Unione Europea e del mercato unico.

La crisi dell'Euro, come sappiamo, ha scosso l'attenzione della politica e del pubblico attorno al tema della "difesa della moneta unica". Secondo alcuni, eliminare l'Euro significherebbe dare via alla (...)


-
Economia internazionale
/
,


Inviato da iPad

ISTAT PREVEDE 80 ANNI DI AUSTERITA'.VERSO UN GOVERNO ORGANICO PD-PDL?


Ti è stato inviato tramite Google Reader

ISTAT PREVEDE 80 ANNI DI AUSTERITA'.VERSO UN GOVERNO ORGANICO PD-PDL?



FONTE: SENZASOSTE.IT



Non è uno scherzo o un tentativo maldestro di mettere in piedi una trama di fantapolitica. Sapevamo che la tragica approvazione, tramite Pd-Pdl, del fiscal compact e del pareggio di bilancio in costituzione avrebbe provocato danni permanenti a questo paese. Danni dei quali non si ha ancora chiara l'effettiva portata. Pensando magari che "la crescita" arriva davvero "risanando" parte dello stato del paese. L'Istat, che non è una casa editrice di fantascienza ma l'istituto nazionale di statistica, mette invece in guardia su quanto sta realmente accadendo in questo paese. Ha infatti pubblicato una simulazione su quanti anni occorrono a due paesi dell'eurozona, praticando l'austerità, per raggiungere i parametri fissati dal fiscal compact, e dal pareggio di bilancio in costituzione, grazie alla guida del Six e del Two Pack (gli accordi tra stati dell'eurozona che prevedono rigidità di bilancio e sorveglianza ferrea di Bruxelles).


Inviato da iPad

“SI SALVI CHI PUO’”


Ti è stato inviato tramite Google Reader

"SI SALVI CHI PUO'"


"SI SALVI CHI PUO'"

-IL SISTEMA LIBERISTA E' SUL PUNTO DI IMPLODERE-

Io che, da lungo tempo, interpreto i segnali allarmanti e i sempre più ricorrenti scricchiolii del Sistema Bestia, non che il diramarsi di tutte le sue metastasi sul tessuto connettivo sociale so, con la matematica certezza che é propria della logica elementare, che siamo prossimi ad un evento catastrofico di portata planetaria.

Quando un progetto biologico naturale, che si è evoluto in milioni di anni in virtù di logiche e regole connaturate e imperiture (che in realtà definiscono il progetto stesso), ad un certo punto, e a una velocità impressionante, sviluppa una realtà ipertrofica diametralmente opposta (per modalità, finalità e motivazioni) al progetto originario, possiamo dichiarare, senza ombra di dubbio, che siamo in presenza di un tumore.

Le moderne società occidentali, liberiste, rappresentano per il nostro pianeta questo tumore.

Le sue metastasi hanno intaccato irreversibilmente gli organi vitali di un corpo (la terra e la società), oramai in coma irreversibile.

Per comprendere in maniera elementare e ovvia (senza essere per questo addentro a qualche particolare specializzazione) il futuro del capitalismo, era sufficiente, solo qualche decennio fa, dare un'occhiata sommaria alla qualità delle nostre acque e annusare l'aria delle nostre civili metropoli. Era evidente, anche ai più recalcitranti detrattori, il degrado ambientale innescato dalla deriva etica e di valori del capitalismo liberticida, sulla quale, lo stesso, aveva investito ogni sforzo e r...


Inviato da iPad

Il processo di decondizionamento del piddino in cinque fasi


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Il processo di decondizionamento del piddino in cinque fasi












Ieri Beppe Grillo ha detto che tra un anno (se riusciremo a smentire Keynes che ricordava che nel lungo periodo saremo tutti morti) sarà indetto un referendum popolare sull'euro. Giusto il tempo di raccogliere le firme e di prendersi un anno per informare il popolo sulla questione.


Beh, sempre meglio di niente e del giovane di bottega che vuole morire per Maastricht; l'intento di rispettare la volontà popolare è lodevole, oltre che molto comodo, vista l'implicazione di delega della decisione, ma non c'è tempo, bisogna risolvere prima la questione con altri mezzi.  Questo non è l'acqua pubblica ma il destino di una nazione.





Le persone, gli esperti in grado di elaborare un piano di uscita dalla trappola ci sono già. Basta radunarli, chiuderli in conclave e farli uscire solo quando il piano, che esiste già in varie versioni, è pronto nella forma definitiva e più adatta al caso It...


Inviato da iPad

Intervista all' uomo della busta coi proiettili.


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Intervista all' uomo della busta coi proiettili.



Ho appena nominato lo "street journalism" nello scorso post e subito ho ricevuto un contatto, da una persona che mi chiedeva un'intervista. Oggi come oggi abbiamo con noi Gianpiernaik de Bustis, noto anche come l'uomo che da vent'anni manda buste coi proiettili dentro. Mi ha chiesto di intervistarlo per fare chiarezza sul suo ruolo istituzionale e per dipanare le molte falsita' che la stampa dice su di lui.






Il sig de Bustis dirige da anni un'azienda che si chiama "Utile Allarme SrL", una piccola PMI leader del mercato nel mandare buste coi proiettili ai magistrati, piazzare bombe che non esplodono, nel fare contestazioni sistematiche in piazza, e con l'avvento di Internet ovviamente non poteva mancare la minaccia su twitter, l'attacco hacker e la pagina di Facebook chiusa.







  • U. Buongiorno signor de Bustis, e grazie per la disponibilita'.A cosa dobbiamo la sua decisione di rilasciare un' intervista?

  • G. Ho sentito il bisogno di difendere l'onorabilita' e l'immagina dell'azienda di famiglia, contro le calunnie che vengono dalla stampa.

  • U. Per esempio?

  • G. innanzitutto, respingo ogni insinuazione circa i nostri standard di sicurezza. Sono vent'anni che inviamo buste coi proiettili, e mai nessuno si e' fatto male. Ma alcuni gionali continuano a scrivere che chi riceva una busta coi proiettili sia in pericolo.

  • U. E non lo e'?

  • G. Ma quando mai? Dico, andiamo ai fatti: lei ha mai saputo di un magistrato che ha ricevuto una busta coi proiettili e gli sia successo qualcosa?

  • U. Beh, che so, Falcone o Borsellino.

  • G. E qui la volevo! Perche' proprio Falcone e Borsellino non ricevettero mai buste coi proiettili! In genere chi vuole davvero uccidere il magistrato non si rivolge a noi. Anche perche'...

  • U. Anche perche'?

  • G. Anche perche' noi accettiamo commesse solo dal destinatario.

  • U. In che senso?

  • G. La Utile Allarme SrL accetta commesse solo dal destinatario. Cioe', di certo non mandiamo buste coi proiettili a chi non le vuole. Altrimenti saremmo in carcere.

  • U. Quindi, e' chi riceve la busta coi proiettili a pagarvi?

  • G. Beh, certo, ci mancherebbe altro. Noi della Utile Allarme abbiamo iniziato nel 1923 , e da quando mio nonno - buonanima - inizio' , abbiamo sempre seguito questa regola: la soddisfazione del cliente.

  • U. quindi il cliente e' soddisfatto di ricevere a casa una busta coi proiettili?

  • G. beh, certo. Pensi che abbiamo quasi il 70% dei clienti che tornano da noi. Quasi tutti quelli che ricevono una busta coi proiettili poi comprano anche una bomba carta ...


Inviato da iPad

Roubini: il conflitto tra la Fed e Bernanke potrebbe portare ad un crollo


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Roubini: il conflitto tra la Fed e Bernanke potrebbe portare ad un crollo

In un'intervista con la CNBC-TV18, Arnab Das di Roubini Global Economics, ha detto che la testimonianza di Ben Bernanke e i minute dell'incontro della Federal Open Market Committee (FOMC) hanno inviato segnali contrastanti che potrebbero alimentare una bolla dei prezzi degli asset.

Ha aggiunto che se la Fed e Bernanke continuano di questo passo, allora i mercati potrebbero assistere a un crollo più forte piuttosto che solo ad una correzione. Intervista CNBC

D. Cosa pensa dei segnali inviati (...)


-
Economia internazionale
/
,
,
,
,
,


Inviato da iPad

Stati Uniti. Attivista contesta Barack Obama durante un discorso


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Stati Uniti. Attivista contesta Barack Obama durante un discorso

Stati Uniti. Attivista contesta Barack Obama durante un discorso
Medea Benjamin una attivista del movimento americano Code Pink ha interrotto oggi il discorso tenuto Barack Obama all'Università di…
Continua a leggere l'articolo...


Inviato da iPad

Lo Stato non produce alcunché. Mai.


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Lo Stato non produce alcunché. Mai.

Siamo veramente sicuri drainche la spesa pubblica possa contribuire alla stabilità macroeconomica ed alla maggiore produttività del lavoro? Sono in molti a sostenerlo: credendo fermamente nell'assunto che la spesa in parola, se destinata a finanziare grandi progetti di investimenti pubblici, possa effettivamente stimolare la domanda aggregata e concorrere all'accumulo di capitale.

In un mio precedente articolo (di critica nei confronti della concezione ancora prevalente, fortemente informata ai precetti economici Keynesiani) argomentavo che la spesa pubblica, lungi  dall'essere uno strumento adeguato per contrastare la recessione e la disoccupazione, acuirebbe invece, sempre e comunque, quegli effettivi problemi economici, che dovrebbe essere chiamata a risolvere.


In un altro articolo, ho cercato di dimostrare che è proprio il meccanismo bancario della riserva frazionaria, protetto e favoreggiato dai poteri pubblici, (a prescindere se via sia, o meno, l'istituzione della banca centrale) ad essersi sempre configurato come la fonte effettiva delle fluttuazioni della domanda aggregata.


Nel presente scritto mi propongo di sviscerare due punti:


1.      non esiste proprio nulla che possa definirsi come un "investimento pubblico": esiste solo ed esclusivamente il "consumo pubblico". Questo corollario diventa ineludibile, una volta riconosciuti:

a. il carattere distintivo della posizione economica dello Stato, nell'ambito di un sistema economico caratterizzato dalla divisione del lavoro, e

b. la natura stessa dei principi di organizzazione e di gestione, in base ai quali le amministrazioni pubbliche conducono tutte le loro attività.


2.      Dal momento che sono esclusivamente gli investimenti privati ​​a costituire l'unica fonte di accumulazione del capitale e di progresso economico, una tassazione eccessiva riduce il capitale disponibile e pregiudica la crescita economica.


Attività Produttive e atti di consumo nell'ambito di un sistema caratterizzato dalla divisione del lavoro


Per comprendere come lo Stato sia semplicemente un consumatore di risorse, ancorché di tipo speciale, diventa fondamentale cogliere l'idea che la spesa pubblica nel suo complesso includendo nel novero anche le spese...



Inviato da iPad

Crollo in Borsa di Bankia : -50%. In Spagna aperta un’inchiesta


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Crollo in Borsa di Bankia : -50%. In Spagna aperta un'inchiesta

bannerInvestire_640x80

L'autorità di controllo sulla Borsa spagnola aprirà un'inchiesta sulla seduta di Borsa di giovedì 23 maggio, dove il titolo dell'istituto di credito Bankia ha perso oltre il 50%.

Che qualcosa non sia andato secondo la normalità è evidente osservando i volumi di scambio, che sono risultati enormi: 49,39 milioni a fronte di un capitale di 19,93 milioni.

L'istanza di controllo vuole analizzare le compravendite. E' possibile che la banca sia stata oggetto di trame speculative: Bankia è nata di recente dall'unione di sette casse di risparmio fortemente esposte nei confronti di titoli tossici legati al settore immobiliare.
Una situazione che è andata peggiorando, costringendo il governo spagnolo ad annunciare un piano di salvataggio nel giugno del 2012, che ha portato alla nazionalizzazione dell'istituto.
Il momento attuale è poi delicato anche perché la banca si appresta a lanciare due aumenti di capitale per un totale di 15,54 miliardi di euro.

(Fonte : Valori.it)

L'articolo Crollo in Borsa di Bankia : -50%. In Spagna aperta un'inchiesta sembra essere il primo su Ticinolive.



Inviato da iPad

IN ARRIVO IL PAGAMENTO DEI DEBITI DELLA P.A. MA NON RIMETTERÀ IN FUNZIONE L’ECONOMIA E NON SALVERÀ L’OCCUPAZIONE. di Antonio de Martini


Ti è stato inviato tramite Google Reader

IN ARRIVO IL PAGAMENTO DEI DEBITI DELLA P.A. MA NON RIMETTERÀ IN FUNZIONE L'ECONOMIA E NON SALVERÀ L'OCCUPAZIONE. di Antonio de Martini

http://corrieredellacollera.com


Chiunque abbia avuto dei crediti verso la Pubblica Amministrazione lo sa: appena arrivano i pagamenti, i fondi vengono usati per restituirli alle banche che li hanno anticipati in varie forme e l'utile viene " mangiato" dagli interessi passivi nel frattempo maturati.



Poiché gli istituti finanziari in questa fase economica non prestano più volentieri i denari alle imprese – specie se piccole o medie – i denari non torneranno ad alimentare il ciclo economico, ma faranno acquistare alle banche altri BTP o finiranno per finanziare investimenti esteri in paesi che offrono condizioni migliori di impiego.


Stesso ragionamento per i disoccupati.


Il milione e quattrocentomila disoccupati nuovi del 2012 sono provenienti da due fonti:



A) aziende che hanno chiuso i battenti ed è intuitivo che non ci saranno riassunzioni, perché le resurrezioni sono privilegio di uno.

B) aziende che hanno ridotto il personale ed è altrettanto nutritivo che fino a che non vedranno una ripresa degli ordini, gli Imprenditori si guarderanno bene dal richiamare i licenziati. Ormai avranno varato nuovi <business model e adatteranno la produzione dei loro beni o servizi alla situazione.


Pagare le imprese superstiti era ed è un atto doveroso che andava fatto prima, ma gabellare il provvedimento per un rilancio dell'economia è una disinformazione bella e buona.

Non mi stancherò di ripetere che per rilanciare l'economia bisogna rilanciare i consumi e non dare denari alle banche ( che se li tengono in casa) o alle imprese ( che li consegnano alle banche).


Se ai pensionati minimi si dessero millecinquecento euro ciascuno, questi si precipiterebbero a comprare le cose di cui hanno necessità ; i negozianti incasserebbero è farebbero riordini di merce e il meccanismo renderebbe a girare. Costerebbe otto o dieci miliardi.


Facciamo un esempio terra terra ad uso del legislatore: per far muovere un'auto, non basta mettere benzina nel serbatoio. È necessario che la benzina venga bruciata nei cilindri e che la catena di distribuzione giri facendo muovere le ruote.

La laurea non ce l'hanno, ma speriamo abbiano preso la patente.



Inviato da iPad

Il diktat tedesco


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Il diktat tedesco

Di Boaventura de Sousa Santos  (da Publico.es traduzione di Riccardo Micco)


Dottore in Sociologia del Diritto presso l'Università di Yale (Usa) e cattedra di Sociologia all'Università di Coimbra (Portogallo)


La riunione del 9 aprile fra il segretario del Tesoro nordamericano ed il superministro tedesco Wolfgang Schäuble ha dimostrato che il fondamentalismo neoliberale impera oggi più in Europa che negli Stati Uniti. Alla raccomandazione fatta da Jacob Lew a favore dell'attenuazione dell'enfasi sull'austerità in Europa e sulla promozione della crescita economica il ministro tedesco ha risposto seccamente che "in Europa nessuno vede contraddizione tra consolidazione fiscale e crescita" e che "dobbiamo abbandonare questo dibattito, secondo il quale bisogna scegliere tra austerità e crescita".


Dimostrare che esistono alternative al Diktat tedesco del nazional-austeritarismo e che queste sono politicamente proponibili, è la sfida maggiore che oggi devono affrontare le società europee, inclusa la portoghese.


La sfida è comune, anche se le messa in pratica varia da paese a paese. La storia europea mostra in modo tragico che non è una sfida facile. Le ragioni tedesche hanno una base di predestinazione divina, che il filosofo Fichte definì bene nel 1807, quando contrappose lo spirito germanico a quello straniero nella maniera seguente: il germanico sta allo straniero allo stesso modo che lo spirito sta alla materia, o il bene al male.


D'accordo con esso, qualunque compromesso è un segno di debolezza o inferiorità. La propria legge deve cedere alla forza perchè non si indebolisca.


Quando all'inizio della I Guerra Mondiale, ormai un secolo fa, la Germania invase e distrusse il Belgio con il falso pretesto di difendere la Francia, violò tutti i trattati internazionali, data la neutralità di questo piccolo paese (le aggressioni tedesche tendono storicamente a prendere di mira i paesi più deboli). Senza nessuno scrupolo, il cancelliere tedesco dichiarò al parlamento: "L'illegalità che pratichiamo dovremmo ripararla una volta raggiunto l'obiettivo militare. Quando si vive sotto minaccia e si lotta per un bene supremo, ognuno si governa come può."


Questa arroganza non esclude una certa magnanimità, sempre che le vittime si comportino bene. La nota che la cancelleria tedesca inviò alla belga il 2 agosto 1914 – un documento che passerà alla storia come un monumento alla bugia e la fellonia internazionale – conteneva le condizioni 3 e 4 che recitavano: "3. Se il Belgio oss...



Inviato da iPad

LE VERE CAUSE DELLA SVENDITA DEL MADE IN ITALY


Ti è stato inviato tramite Google Reader

LE VERE CAUSE DELLA SVENDITA DEL MADE IN ITALY

Ci sarebbe poco da aggiungere a questo commentario ragionato di Flavio sulla questione della "svendita all'estero" dell'industria italiana. Questione che, nei media italiani si tende ad affrontare continuando a dare la colpa alla eccessiva tassazione e dimenticando che essa è solo un corollario di una "verità" più ampia e, complessivamente, ben diversa.  Essa ha a che fare con il divorzio tesoro-Bankitalia, col legare il nostro cambio al marco (nelle varie forme partite con lo SME), con la competitività di prezzo regalata a concorrenti che "barano" e che addirittura additiamo a modello, con la assurda auto-preclusione della domanda estera, con una connessa debolezza della spesa pubblica, corrente e per investimenti: tutti elementi che hanno determinato la crisi da domanda in cui ora ci ritroviamo. Senza che i governanti lo vogliano riconoscere come tale e senza che, comunque, mostrino la benchè minima volontà di adottare i provvedimenti indispensabili per risolverla.

Le vere cause della svendita del "Made in Italy".

Lo Stato colpevole, lo Stato che spreca, lo Stato che impedisce all'impresa di sopravvivere. Il luogo comunismo imperversa anche sul web. Noi, nel nostro piccolo, ci dedichiamo a correggere le "lievi imprecisioni" che da troppe parti falsificano la storia economica del nostro paese. Ci dedichiamo oggi ad un articolo di qualche tempo fa'. Partiamo dal pezzo: eccolo.
Prima di tutto suggeriamo di leggerlo completamente. Perché è molto utile: la prima parte, fatto salvo un passo non chiaro sulla politica, è sostanzialmente corretta, inoltre la tabella delle aziende italiane di proprietà straniera ci può aiutare a capire molte cose sui comportamenti ufficiali delle stesse imprese in questa crisi oramai dive...


Inviato da iPad

Tra un sempre più banzaiii titolo di stato 10y giapponese che rende meno dell'1% ed un investimento banzai che può rendere anche il 50%...


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Tra un sempre più banzaiii titolo di stato 10y giapponese che rende meno dell'1% ed un investimento banzai che può rendere anche il 50%...

Ma voi...

tra un sempre più banzaiii titolo di stato decennale giapponese che rende meno dell'1% e che rischia di "impazzire" se solo la Banca Centrale Giapponese perdesse un filino il controllo...

ed un investimento anch'esso banzai ma che può rendere anche il 50%...

cosa scegliereste?



MARTEDI' 28 MAGGIO ORE 18,30

INCONTRIAMOCI A MILANO
AL SEMINARIO SUI NON PERFORMING LOANS (NPL)

PER CAPIRE INSIEME QUESTO STRUMENTO E RIFLETTERCI SOPRA...

A SEGUIRE UNA CENA A BUFFET (COSTO 35-40...



[clicca sul titolo per leggere tutto il post]


Inviato da iPad

Primo scoppio della bolla giapponese


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Primo scoppio della bolla giapponese

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano


Pessima giornata per i mercati azionari, tutti in calo dopo una salita durata alcuni mesi e che ha sfidato la forza di gravità ed i fondamentali, che indicano una crescita economica globale ancora debole. Il Giappone è sprofondato, perdendo il 7,32 per cento sull'indice Nikkei.


(...)
Continua a leggere Primo scoppio della bolla giapponese (489 parole)




© Phastidio.net, 2003 - 2013. |
Permalink


Tags: | Categorie: Articoli, Economia & Mercato




Leggete anche:






Inviato da iPad

Salviamo l'Europa: Sciogliamo l'Euro

Un articolo di tre economisti europei pubblicato da Bloomberg considera lo smantellamento dell'euro - o almeno l'uscita dei paesi più forti - non come la fine dell'Europa, ma al contrario come un modo per salvarla
di Brigitte Granville, Hans-Olaf Henkel and Stefan Kawalec
Alla vigilia della guerra civile americana, Abraham Lincoln pronunciò la famosa frase "una casa divisa non può stare in piedi." Oggi, l'Unione Europea - impegnata da decenni alla ricerca di un' "unione sempre più stretta" - deve confrontarsi con una straziante verità. La massima di Lincoln deve essere letta al contrario. Affinché l'UE possa sopravvivere, l'euro si deve sciogliere....Continua a leggere

E' QUESTIONE DI TEMPO MA LA DITTATURA DELL'EURO VERRA' SPAZZATA VIA


Ti è stato inviato tramite Google Reader

E' QUESTIONE DI TEMPO MA LA DITTATURA DELL'EURO VERRA' SPAZZATA VIA





 



officina-empleo.jpg



Traduzione di Alex 



Di Thomas CATAN e Marcus WALKER, Wall Street Journal - La disoccupazione in Spagna ha raggiunto il  27%. I giovani sono
in fuga da Portogallo e Irlanda. Un greco su quattro ha difficoltà nel comprarsi da mangiare.



Nonostante lo stato di Depressione, l'Europa non dispone di un piano di emergenza per ridare lavoro alla gente. Nell'ottica
della strategia  di uscita dalla crisi dell'Euro, di matrice tedesca, per sfuggire alla crisi dell'euro  gli stati  dell'Europa meridionale devono continuare
a tagliare la spesa pubblica, abbassare i salari, limare al ribasso i prezzi  fino a quando saranno di nuovo competitivi.  In base ad alcuni  studi di Goldman Sachs, al ritmo
attuale, ci potrebbe volere un decennio o più per completare il processo.



Tutta questa prolungata sofferenza fa nascere una domanda: esiste un punto di rottura oltre al quale  gli europei diranno
 semplicemente: "Basta"? 



Certamente gli europei hanno contestato l'austerità.  Ma nonostante i timori,  nessun paese ha abbandonato 
l'euro.   Il supporto alla  moneta comune rimane alto, nonostante il  diffuso disincanto nei confronti dell'Unione europea. Secondo un sondaggio
pubblicato questo mese dal Pew Research Center, oltre il 60% degli spagnoli, greci, italiani e francesi vogliono mantenere la moneta comune. (1 )
 



Gli Europrofeti di sventura, che prevedevano che la Grecia sarebbe uscita  dalla moneta unica l'anno scorso, hanno
apparentemente sottovalutato la volontà degli europei di sopportare anni di difficoltà, piuttosto che scommettere sull'uscita. ...



Inviato da iPad

Rivolta immigrati a Stoccolma: polizia svedese chiede rinforzi


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Rivolta immigrati a Stoccolma: polizia svedese chiede rinforzi

Stoccolma, 23 mag. (TMNews) – La polizia di Stoccolma ha chiesto rinforzi, mentre nelle capitale svedese si profila una quinta notte di rivolte nelle periferie a forte concentrazione di immigrati, dove in questi giorni sono state bruciate auto e attaccate stazioni delle forze dell'ordine.


I disordini, che hanno deteriorato l'immagine di nazione pacifica ed egualitaria di cui la Svezia godeva all'estero, hanno scatenato un dibattito nel Paese sull'integrazione degli immigrati, che formano il 15 per cento della popolazione.


Molti degli immigrati che arrivano nel Paese grazie alla generosa politica sui rifugiati, faticano a imparare la lingua e trovare un impiego malgrado i numerosi programmi predisposti dal governo. Oggi la polizia ha annunciato che chiederà rinforzi da altre parti del Paese, perchè l'allerta è sempre alta e si prevede che la situazione non sia destinata a migliorare a breve. I vigili del fuoco hanno raccontato di essere stati chiamati per novanta diversi incendi nel corso della notte, la maggior parte dei quali causati dai rivoltosi.


All'alba di oggi, la locale stazione di polizia nel distretto di Kista, vicino alla periferia di Husby dove domenica notte erano scoppiati i primi disordini, è stata bersaglio di una sassaiola. Massi sono stati inoltre lanciati contro due centrali di polizia nel sud di Stoccolma; nella periferia sud di Skogaas, un ristorante ha riportato ingenti danni dopo essere stato dato alle fiamme.


"Gradualmente stiamo diventando di più come gli altri Paesi", ha osservato Aje Carlbom, antropologo sociale all'Università di Malmoe.


I disordini sarebbero iniziati in seguito alla sparatoria della polizia costata la vita a un 69enne residente di Husby, avvenuta la scorsa settimana dopo che l'uomo aveva brandito un machete in pubblico. L'uomo era scappato nel suo appartamento, dove la polizia aveva cercato di mediare la sua resa ma aveva finito per aprire il fuoco agendo – secondo la sua ricostruzione – per legittima difesa.


Gli attivisti locali hanno spiegato che la sparatoria costata la vita all'uomo ha scatenato la rabbia dei giovani, che a loro volta hanno denunciato azioni brutali della polizia. Nel corso della prima notte di rivolti, hanno affermato che gli agenti li hanno apostrofati come "barboni, scimmie e negri". Due persone, tra le quali un poliziotto, sono rimaste ferite in quattro notti di disordini. La polizia nel frattempo è impegnata a gettare acqua sul fuoco e minimizzare la situazione. "Ogni ferito è una tragedia, ogni auto bruciata è un fallimento per la società…ma Stoccolma non sta bruciando. Manteniamo una visione equilibrata della situazione", ha dichiarato Ulf Johansson, vice capo della polizia per la contea di Stoccolma.


Per approfondimenti visita


Inviato da iPad

GRANDE EVASIONE ED EVASIONE DI SUSSISTENZA. La ragion di stato, IPOCRISIA di sistema …e TU paghi)


Ti è stato inviato tramite Google Reader

GRANDE EVASIONE ED EVASIONE DI SUSSISTENZA. La ragion di stato, IPOCRISIA di sistema …e TU paghi)

bannerInvestire_640x80

joe black2 150x150 GRANDE EVASIONE ED EVASIONE DI SUSSISTENZA. La ragion di stato, IPOCRISIA di sistema ...e TU paghi)

 

 

Un esempio PLATEALE di IPOCRISIA per Ragion di Stato:

Il fatto : Corte D'Appello, secondo grado, ultimo grado di giudizio sulla "sostanza processuale" deposito delle motivazioni

20130523 berlu GRANDE EVASIONE ED EVASIONE DI SUSSISTENZA. La ragion di stato, IPOCRISIA di sistema ...e TU paghi)

«Mediaset, Berlusconi anche da premier gestì un'enorme evasione fiscale»: le motivazioni della condanna
Le motivazioni della sentenza della corte d'appello di Milano sul caso dei diritti tv

MILANO – Da un lato, i giudici d'appello del caso Mediaset scrivono che proprio lui, Silvio Berlusconi, è stato uno dei «responsabili di vertice di tale illecita complessa operazione», un sistema che ha portato avanti per anni, anche da premier, con la gestione di una «enorme evasione fiscale».Dall'altro, la Cassazione mette nero su bianco che la richiesta di trasferire a Brescia i processi Mediaset e Ruby è stata ispirata da «strumentali esigenze dilatorie» e attuata muovendo «accuse infamanti» alle toghe di Milano
CORTE D'APPELLO – Il caso dei diritti Mediaset? Silvio Berlusconi era uno dei due «responsabili di vertice di tale illecita complessiva operazione», scrivono i giudici di secondo grado di Milano nelle motivazioni della sentenza che ha confermato i 4 anni di carcere per il Cavaliere e i 5 di interdizione dai pubblici uffici. Si è trattato di «un sistema portato avanti per molti anni» dall'ex premier e «proseguito nonostante i ruoli pubblici assunti». Non solo. Sarebbe lo stesso Berlusconi – che per la gravità del reato non è meritevole delle attenuanti generiche – ad «ideare e creare» il sistema de...



Inviato da iPad

FLASH CRASH IN JAPAN... BUT DON'T PANIC!


Ti è stato inviato tramite Google Reader

FLASH CRASH IN JAPAN... BUT DON'T PANIC!



Ieri l'amico Claudio mi ha mandato questo esilarante siparietto messo in piedi dalla compagnia teatrale della Roccia Nera ...

Flash Crash in Japan (but don't panic!)


The Japanese stock market experienced a major sell off today, with the Nikkei down 7.3% and the TOPIX down 6.8%, but BlackRock's Fundamental Japanese Equity team believes joining the rush to the exit could be costly. Here is a round-up of what happened today: 


This was a technical "flash crash" correction. There was no domestic reason for the sell-off. There was a spiral of profit taking from retail investors and hedge funds. 

Retail investors have been very active in Japan this year and make up around a third of market volume, so their activity has a big impact on share prices.

Hedge funds have been very active in the index futures market and have already made huge absolute profits in Japan. Traded volumes were high today, indicating a big rush to book profits. At.e-fundresearch.com

Loro lo chiamano flash crash tecnico per gli amici correzione esagerata nessuna ragione per un sell-off, neanche se l'indice fosse salito del 200 % immagino invece di un modesto 80 % in sei mesi. E' solo un'innocente presa di profitto da parte degli investitori al "dettaglio" parco buoi per gli amici e degli hedge fund.

Il sell-off è niziato quando qualcuno si è messo a giocare con i futures e poi tutti dietro come un branco di bisonti a gettarsi nel baratro.

Loro dicono di non vedere nessun significativo problema anzi è solo un momento così, le banche stanno rivedendo i loro modelli di rischio e i rispetti stop loss...

Premetto che non penso come più volte che la festa sia già finita qui ma la prima parte dell'anno di grazia "double face" sta per finire ancora qualche settimana o forse un paio di mesi al massimo e poi tutti i nodi verranno al pettine.

Invece lor signori suggeriscono che è una buona occasione opportunità per acquisti di lungo termine, segnatevela questa! Nell'immediato altri bisonti che si buttano nel baratro volatilità e altre scene di panico forse.

A loro avviso il Giappone rimane in un mercato toro strutturale beata innocenza interessata!

" Gli utili societari saranno forti con uno yen più debole che spinge a quote di mercato più elevate a livello mondiale e di conseguenza i profitti. (... e meno male che questa non è una guerra e che nessuno sta svalutando...)

Ma il clou dello spettacolo è quando scrivono che i fondamentali restano molto buoni, loro credono che 


Inviato da iPad

Chi finanzia Renzi? Tra i nomi il “caymano” banchiere Serra e il ‘sultano degli appalti’ Alfredo Romeo


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Chi finanzia Renzi? Tra i nomi il "caymano" banchiere Serra e il 'sultano degli appalti' Alfredo Romeo

Il cavallo di battaglia renziano – rottamato da Grillo – è: trasparenza. E così trasparenza fu: sul sito della Fondazione BigBang di Matteo Renzi compare una lunga lista di finanziatori che hanno pagato di tasca propria la campagna politica del giovane Renzi per un totale di 814502,23 euro. Tra i più generosi compaiono: Davide Serra, il finanziere fondatore del Fondo Algebris  Cayman Islands detto il "caymano" dopo aver battibeccato con Bersani, che ha sborsato 100 mila euro e Alfredo Romeo, il noto immobiliarista coinvolto nell'inchiesta 'Appaltopoli' della Procura di Napoli e condannato in Appello a 3 anni di

Leggi tutto...



Inviato da iPad

FINANZA/ Il "trucco" della Fed che aiuta le banche a speculare


Ti è stato inviato tramite Google Reader

FINANZA/ Il "trucco" della Fed che aiuta le banche a speculare

La discesa degli indici di borsa di ieri, spiega MAURO BOTTARELLI, non deve trarre in inganno. Resta il fatto che le banche europee hanno ricevuto denaro anche dalla Fed

(Pubblicato il Fri, 24 May 2013 06:05:00 GMT)

TONFO BORSA/ Così Usa e Giappone hanno gelato Piazza Affari, di G. Meritempo
FINANZA/ Per Letta arriva il "boomerang" di Goldman Sachs, di P. Annoni


Inviato da iPad

Draghi, rischi senza lavoro giovani

Che genio sto Draghi!!!!  Merita il Nobel......
zio

Ti è stato inviato tramite Google Reader

Draghi, rischi senza lavoro giovani

Segnali di miglioramento da finanza e spread


da Ansa



Inviato da iPad

L’eurozona va sciolta, altrimenti Berlino ci condurrà al disastro


Ti è stato inviato tramite Google Reader

L'eurozona va sciolta, altrimenti Berlino ci condurrà al disastro

Le elites tedesche stanno imponendo all'Europa un'austerità estrema. Il retroterra ideologico: ci si salverà solo imitando il modello tedesco fondato sulle esportazioni e sulla politica salariale deflazionistica. Solo con un simile trattamento la periferia dell'Unione Europea (UE) potrebbe recuperare competitività. Così queste economie sono spinte in una profonda recessione di cui non si vede la fine. Decine di  milioni di persone sono costrette ad una miseria senza precedenti, che per decenni si riteneva superata nell'Europa capitalista. Alla fine anche la Germania entrerà nel vortice della crisi, visto che sta distruggendo il suo mercato interno. C'è un'unica soluzione: la dissoluzione dell'eurozona.


Leggi tutto



Inviato da iPad

Vaticano, Rotschild, Rockefeller: al potere i loro uomini


Ti è stato inviato tramite Google Reader

Vaticano, Rotschild, Rockefeller: al potere i loro uomini

Bernabè Napolitano Monti e Draghi


«La grave congiuntura attuale rappresenta una crisi senza precedenti. Già il crac del 2008 ha messo in evidenza la debolezza del sistema finanziario internazionale. L'Europa è sotto attacco. La si preferisce divisa, con monete deboli. Si sono gettate le premesse per la creazione di un nuovo ordine mondiale». Parola di un banchiere, che ha chiesto di restare anonimo, che per una vita ha lavorato al Banco di Santo Spirito, istituto legatissimo alle finanze vaticane, di cui lo Ior detiene una partecipazione. Nel 1989 il Banco è confluito nella Cassa di Risparmio di Roma con cui, assieme al Banco di Roma, nel 1992 fonderà la Banca di Roma, oggi parte del gruppo Unicredit.



Leggi tutto



Inviato da iPad

Vaticano, Rotschild, Rockefeller: al potere i loro uomini


Vaticano, Rotschild, Rockefeller: al potere i loro uomini

24/5 •
«La grave congiuntura attuale rappresenta una crisi senza precedenti. Già il crac del 2008 ha messo in evidenza la debolezza del sistema finanziario internazionale. L’Europa è sotto attacco. La si preferisce divisa, con monete deboli. Si sono gettate le premesse per la creazione di un nuovo ordine mondiale». Parola di un banchiere, che ha chiesto di restare anonimo, che per una vita ha lavorato al Banco di Santo Spirito, istituto legatissimo alle finanze vaticane, di cui lo Ior detiene una partecipazione. Nel 1989 il Banco è confluito nella Cassa di Risparmio di Roma con cui, assieme al Banco di Roma, nel 1992 fonderà la Banca di Roma, oggi parte del gruppo Unicredit.

Ron Paul: il compito del Fisco americano è violare le nostre libertà

di REDAZIONE
Proponiamo in ANTEPRIMA per L’Indipendenza la traduzione integrale dell’articolo The IRS’s Job Is To Violate Our Liberties di Ron Paul, ex deputato del Congresso statunitense per lo Stato del Texas con il Partito Repubblicano, ex candidato alla presidenza statunitense nel 1988, 2008 e 2012, da sempre promotore di una visione... Continua a leggere

FINANZA/ Il "trucco" della Fed che aiuta le banche a speculare


FINANZA/ Il "trucco" della Fed che aiuta le banche a speculare

Mauro Bottarelli
venerdì 24 maggio 2013

Tranquilli, non è ancora il giorno del giudizio. Il tonfo del Nikkei, il peggiore dall’incidente di Fukushima e lo sprofondo rosso delle Borse europee di ieri è stato soltanto un test della Fed, una simulazione di worst case scenario. In parole povere, Ben Bernanke ha sfruttato il momento di massima euforia e liquidità sui mercati per mandare il canarino nella miniera di carbone e vedere se c’era gas o meno: ce n’era eccome, infatti il canarino - leggi i bond governativi giapponesi - è morto. Stecchito. Stretto da sempre più pressione da parte del Comitato monetario della Federal Reserve (Fomc) affinché il diluvio di denaro immesso sui mercati rallenti o cessi del tutto, il capo della Fed ha giocato pesante: volete che chiuda la stamperia? Eccovi serviti, guardate la reazione dei mercati al fatto che io abbia soltanto adombrato questa possibilità nel mio discorso al Congresso di mercoledì.
Tranquilli, quindi, come al solito ha ragione Goldman Sachs, la quale due giorni fa diceva chiaro e tondo che se rallentamento sarà, lo sarà soltanto da dicembre prossimo dopo la riunione del Comitato. Esiste un 5% che si possa anticipare a settembre, ma soltanto se la ripresa metterà il turbo. Quindi, molto difficile. Che Bernanke abbia bluffato apposta era chiaro fin dal principio, visto che parlare di fronte al Congresso di «rischio di rallentamento e cessazione della ripresa in caso di restrizione prematura», ma accennare subito dopo «all’aumento del rischio di bolle», significa voler scientemente mandare al manicomio i mercati. Il tutto, poi, pochi minuti prima che venissero rese pubbliche le minute della riunione del Fomc della Fed, del cui contenuto ovviamente Bernanke era già a conoscenza. Anche in quel caso, un capolavoro di equilibrismo per far spaventare i mercati il giusto, né troppo, né poco.

Infatti, nessun tracollo in chiusura per le Borse europee mercoledì. Per il Fomc, infatti, «servono molti altri progressi prima di rallentare il QE, i principi della Fed sull’uscita dal programma restano validi», ma «alcuni membri del Fomc vorrebbero rallentare l’acquisto di assets già da giugno» e per gli stessi «le condizioni su certi mercati finanziari stavano diventando troppo ottimistiche». Insomma, serve altra carta in circolo, ma anche no. Detto fatto, il castello di sabbia dell’Abenomics è crollato miseramente: la Bank of Japan ha dovuto iniettare tre triliardi di yen (quasi 20 miliardi di dollari) nel sistema finanziario per calmare la volatilità innescata da un evento di rottura del circuito nel mercato dei futures sui bond sovrani. Ovvero, la famosa sindrome del “VaR shock” di cui vi ho parlato martedì, con i rendimenti che continuavano a salire e le banche che vendevano obbligazioni sovrane come se non ci fosse un domani, perché in avvicinamento al territorio di rischio per i loro criteri di valutazione sulle perdite potenziali: grazie a quella liquidità e alla sell-off obbligazionaria, il denaro in uscita è rientrato sull’azionario e dal -10% il Nikkei è riuscito a chiudere al -7,3%.