13/03/17

Il lavoro in Grecia, siamo alla mafia: datori di lavoro estorcono parte del salario ai dipendenti [feedly]



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Il lavoro in Grecia, siamo alla mafia: datori di lavoro estorcono parte del salario ai dipendenti
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Una prassi in stile mafioso nel mercato del lavoro in Grecia. Lo denuncia il blog KTG, scrivendo come i datori di lavoro tendono ad assumere persone con precedenti penali per estorcere loro una quota salariale da impiegati.

Si tratta, prosegue KTG, di una denuncia incredibile fatta dall'Associazione di categoria dei dipendenti privati. I lavoratori vanno al bancomat seguiti dallo scagnozzo dei datori di lavoro a cui devono lasciare parte dello stipendio.

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Secondo l'Associazione, questa prassi è nuova e figlia della riforma del mercato del lavoro introdotta nel dicembre del 2016.  Secondo la nuova legge, i datori di lavoro sono tenuti a depositare salari e stipendi sul conto corrente del dipendente. Attraverso questa pratica datori di lavoro e impiegati hanno una prova ufficiale della transazione. L'obiettivo di questo nuovo regolamento è quello di evitare l'evasione fiscale e l'elusione dei contributi previdenziali.

Tuttavia, sembra che molti datori di lavoro si siano affrettati a trovare il modo di aggirarlo, adottando pratiche in stile mafioso per chiedere il rimborso di parte dello stipendio dei loro impiegati. "Dobbiamo parlare di Medioevo nel mercato del lavoro greco dopo gli accordi di salvataggio con la Troika. Il livello di sfruttamento ha raggiunto livelli senza precedenti", afferma KTG.

In una trasmissione del canale ANT1 della settimana scorsa, un dipendente ha denunciato che il suo capo incassa dai 200 a 300 euro per ogni stipendio erogato.  E ha dichiarato di essere stato costretto ad andare ad un bancomat seguito da una persona di fiducia del suo datore di lavoro per pagare la quota. Parlando in condizione di anonimato, l'impiegato ha detto che molti altri lavoratori in Grecia fanno lo stesso per mantenere il posto.

In Grecia gli accordi di "salvataggio" della Troika e l'austerità hanno portato la disoccupazione al 27% nel 2012 e 2013. E al 23-24 per cento attuale, con il 75% di lunga durata.
 
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