17/07/17

Che idea i visti a tempo! Vienna chiude tutto e la Francia, in stato di emergenza, ci si pulisce il culo



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Che idea i visti a tempo! Vienna chiude tutto e la Francia, in stato di emergenza, ci si pulisce il culo
// Rischio Calcolato


Non c'è limite al peggio. Sembrava impossibile ma, parlando di questione migranti, siamo passati dallo schiaffo preventivo stile Tallinn all'auto-schiaffone, tanto per non perdere tempo. Ovvero, pestiamo la merda appena fatta da soli, così per abbreviare l'attesa della figuraccia di turno. Perché una cosa è essere sfanculati da cinque o sei ministri dell'Interno UE, un'altra è essere smentiti da Angelino Alfano: a quel punto, anche il residuo di dignità rimasto, chiede asilo politico. La vicenda è nota: stando a un articolo del "Times", l'Italia stava pensando alla cosiddetta "opzione nucleare", ovvero rilasciare 200mila visti temporanei per l'UE ai clandestini che gentilmente ospitiamo, al fine di battere in punta di diritto le reticenze degli altri Stati europei sui ricollocamenti. Ora, io me li vedo i tavoli di lavoro tra ministero dell'Interno e degli Esteri: stanze piene di fumo, regolamenti europei gettati sui tavoli, sudore e sinapsi che si eccitano come 16enni davanti a un dvd di Moana. Cosa mi ricorda una scena simile…
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Poi, il colpo di genio: i visti temporanei per mandare i migranti verso i Paesi del Nord e svuotare un po' di strutture al collasso, contemporaneamente vendicandoci per gli schiaffoni sulla regionalizzazione del piano Triton. "In Europa non servono atti di forza, urlare o battere i pugni, ma un duro negoziato", così il sottosegretario agli Esteri, Mario Giro, sintetizzava al "Times" la strategia del governo per convincere l'Europa a una gestione meno egoista dell'emergenza migranti. Di più, "l'idea è al vaglio del ministro dell'Interno, Marco Minniti – ha confermato il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la tutela e la promozione dei diritti umani e non si tratta di una minaccia all'Europa ma qualcosa previsto dalla normativa vigente: qualcosa di molto più serio, di meno velleitario e meno illegale dell'annunciato blocco dei porti". Finalmente si sono messi a far lavorare quelle egregie menti che si ritrovano e hanno tirato fuori il proverbiale coniglio dal cilindro, oltretutto inattaccabile a livello procedurale e di trattati europei. Evviva!

Poi, passati due giorni di turgore degno di miglior causa, ecco che oggi arriva l'uno due. Primo, la reazione austriaca. "Se l'Italia concederà visti umanitari, Vienna chiuderà il Brennero", ecco le pacate parole del ministro degli Esteri austriaco, Sebastian Kurz, il quale ha definito "assurda l'ipotesi dei pass provvisori, perché in tal caso sempre più gente arriverebbe e questo non allevierebbe il peso per Italia e Grecia". Nel caso in cui l'eventualità si dovesse verificare, assicura Kurz, "proteggeremmo la frontiera e non permetteremmo che la gente vada liberamente a Nord". E tanto per dimostrare che questa volta fanno sul serio, non come la minaccia dei carrarmati di tre settimane fa, oggi pomeriggio il ministro dell'Interno, Wolfgang Sobotka , si è recato proprio al Brennero per valutare la capacità operativa e di reazione in caso di flussi incontrollati dall'Italia: per ora, nessun utilizzo delle barriera ma, in caso di necessità, saranno in funzione entro 24-36 ore.

Poi, a stretto giro di posta con Vienna, ecco che Angelino Alfano veste i panni della mietitrice, mantello nero e falce in mano: "La questione dei visti non è all'ordine del giorno. Oltretutto, le voci riprese dal Times non arrivavano da fonte governativa". Ma come, due ministeri che hanno unito le loro menti e anche questa volta hanno partorito una puttanata? Pare proprio di sì. Perché, al netto dei due appigli che Roma vedeva all'orizzonte – una sentenza della Corte di Giustizia dell'UE che potrebbe cambiare lo scenario, ribaltando l'applicazione del Trattato di Dublino e niente meno che la proposta suggerita dai giuristi della Comunità di Sant'Egidio, ovvero attaccarsi alla nebulosa direttiva Ue del 20 luglio 2001, numero 55, concepita dopo la crisi jugoslava -, la realtà è una sola: li abbiamo voluti? Adesso ce li teniamo. Tutti. E di più, perché siamo solo a metà luglio.

Certo, in virtù della direttiva "balcanica", tutti i Paesi europei si potrebbero prendere una parte dei migranti e riconoscere loro la protezione temporanea, peccato che per recepirla in Consiglio europeo, occorre la maggioranza qualificata, 14 Paesi su 27. E, come fa lucidamente notare l'ANSA, "il governo dunque dovrebbe cercare accordi intergovernativi con alcuni Stati per applicare da subito la direttiva. Come sottolinea Giro, al momento non abbiamo un forte potere negoziale, ma dobbiamo trovare alleati. Con buona pace di chi invoca atti di forza (ma non spiegando come si possa fare, se non al costo di vite umane). E' un duro negoziato, ma da due anni in Europa si parla solo di argomenti proposti da noi. Agli italiani chiediamo pazienza e calma". Capito, calma e pazienza, non rompete i coglioni se oggi, in pieno giorno, una risorsa della Guinea con in tasca un foglio di espulsione datato 4 luglio scorso, ha tentato di accoltellare un poliziotto in stazione Centrale a Milano: è il loro folklore locale.

E vi chiederete, come mai una reazione così dura e immediata da Vienna ma nemmeno un fiato da Parigi, nonostante il durissimo scontro in atto sui respingimenti sistematici a Ventimiglia? Perché alla Francia non frega un cazzo, nemmeno se a Bruxelles impazzissero di colpo e redigessero una legge ad hoc per l'Italia che obbliga tutti a prendersi, subito, una quota di migranti. E sapete perché? Perché Emmanuel Macron non avrà a disposizione le menti illuminate di cui possono beneficiare i nostri ministeri interessati dalla questione ma gode di qualcos'altro, lo stato di emergenza. Il quale doveva terminare il 15 luglio e, invece, è stato prorogato fino al 1 novembre prossimo. E quell'atto sterilizza qualsiasi normativa UE, ponendo il bene suprema della sicurezza nazionale in cima a tutto e in capo alla figura del presidente: possiamo lasciare i fini giuristi di Sant'Egidio all'opera per dei mesi, qualsiasi cazzata partoriscano, si schianterà contro il muro dell'Eliseo. Seduta stante.

Strano , però: se lo sa un signor nessuno come me, come mai due ministeri e un'associazione leader nel settore dell'accoglienza e della cooperazione internazionale non hanno preso in esame questo ostacolo da niente? Dilettanti allo sbaraglio o paraculi ci hanno provato comunque? Chissà. Una cosa è certa, Macron non recederà di un millimetro, anche perché non solo Calais è di nuovo in fiamme ma stanno spuntando campi profughi spontanei ovunque nel Paese, uno nelle adiacenze dell'aeroporto parigino Charles De Gaulle. Quindi, al netto di questo risultato ottenuto dall'ultimo sondaggio di Statista sul livello di fiducia dei cittadini nei confronti dei loro governi,

state certi che da Ventimiglia non passerà nemmeno l'aria. E, tanto per stroncare del tutto le residue speranze che albergano fra Viminale e Farnesina, guarda cosa va a saltarti fuori sabato scorso, in contemporanea con l'alzata d'ingegno dei visti? Stando a un'indiscrezione della tv saudita Al Arabyia, infatti, il probabile successore del Califfo Al Baghdadi alla guida dell'Isis sarebbe Jalaluddin Al-Tunisi, un mujaheddin d'origine tunisina ma cittadino francese! Mohammed Ben Salem El Ayouni – questo il suo vero nome – è nato nel 1982 a Msaken nella provincia di Sousse ma sarebbe poi emigrato in Francia, dove ha vissuto per diversi anni e ha appunto acquisito la nazionalità. Come altri militanti europei, ha partecipato alle rivolte del 2011, un passo di transizione verso una successiva tappa, ormai consueta: la Siria. A Tunisi – sempre secondo la tv – ha combattuto nella Brigata dei Ghourabaa (i migranti).

Considerato un personaggio di esperienza, con doti militari e di leadership sarebbe stato poi inviato in Libia per aiutare la lotta dello Stato Islamico e, durante la battaglia per Sirte, è stato nominato emiro della Wilayat (provincia) Sirte. Successivamente, ha assunto la guida del network estremista nell'intera Libia. Dopo la caduta della città si è installato, insieme al resto dei suoi uomini, nel sud del Paese e sembra che grazie ai suoi contatti sia riuscito a portare nei ranghi dello Stato Islamico numerosi guerriglieri islamici di ispirazione qaedista, legati a al gruppo Oqba bin Nafi, molto attivo in Tunisia. Tu guarda che botta di culo! Non solo ormai Macron è pappa e ciccia con Donald Trump, il quale lo ritiene il suo uomo di riferimento in Europa per le questioni importanti in agenda – in primis la lotta al terrorismo – ma il nuovo capo dell'Isis è cittadino francese e faceva anche parte della Brigata dei migranti.

E pensate che Macron recederà di un millimetro dalla sua linea dura, soprattutto con l'alibi della cittadinanza francese che apre ottimi spiragli per interventi sulle banlieue, sulla cittadinanza da revocare e sui controlli/repressione del fenomeno in patria? Dove intendono farli passare i migranti con il visto temporaneo, tutti dalla Svizzera? Chiedete a FunnyKing quante possibilità di successo avrebbe il piano. Dai, sicuramente da qui a Natale una soluzione salterà fuori. Peccato che, avanti di questo passo, sarà il governo di Lagos a prenderla per noi.


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