01/02/18

Perché "non avere nulla da nascondere" non è un motivo per accettare la sorveglianza di massa

"Non ho nulla da nascondere", "Non ho fatto nulla di male o di illegale, quindi non importa se sono spiato". Questo è l'argomento sul quale si scontrano sistematicamente i difensori delle nostre libertà digitali. Ma avere "nulla da nascondere", e accettare di fornire tutti i propri dati a Facebook, Google e una moltitudine di servizi "gratuiti" pur sapendo, più precisamente dopo le rivelazioni di Edward Snowden, che questi dati alimentano direttamente la sorveglianza di massa: questo è davvero un ragionamento sostenibile nel lungo periodo? È questa la società che vogliamo? Uscito nelle sale per alcuni mesi, prima del lancio sotto una licenza Creative Commons programmata per il 30 settembre, il documentario "Nothing to Hide" (Nulla da Nascondere) di Marc Meillassoux è una risposta entusiasmante a questa cruciale domanda per il nostro futuro.
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